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Il 25 luglio 2008, alla presenza del
Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, del Comandante delle
Scuole, del Corpo Docente dell'Istituto e degli Ufficiali
frequentatori, si è svolta la cerimonia di chiusura dell'Anno
Accademico 2007/2008. Hanno preso la parola il Comandante della
Scuola Ufficiali, Gen. D. Massimo Iadanza, e il Comandante Generale
dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Gianfrancesco Siazzu.

Relazione del Comandante della Scuola Ufficiali
Carabinieri
Signor Comandante Generale, Autorità, gentili signore e signori,
è con vivissimo piacere che porgo a tutti loro il più sentito
benvenuto e la mia gratitudine - espressa anche a nome del Quadro
Permanente e degli Ufficiali frequentatori - per la costante
attenzione alle attività della Scuola.
Un particolare saluto al Corpo Docenti, civile e militare, che -
con radicato senso di responsabilità e tenace abnegazione -
contribuisce in maniera determinante al compimento della missione
della Scuola.
La chiusura dell'anno accademico sottolinea, in particolare, il
momento culminante per gli Ufficiali "in uscita", proiettati nella
futura vita professionale di comandanti.
Mi riferisco ai Tenenti del 3° anno di Applicazione, che hanno
completato il ciclo di studi raggiungendo l'ambito traguardo della
laurea in giurisprudenza, nonché del 13° Formativo e del 48°
Applicativo.
I Sottotenenti del 1° e 2° anno di Applicazione, invece,
continueranno il loro percorso formativo in attesa di seguire le
orme dei loro "Anziani".
Anche quest'anno la Scuola - oltre ai corsi di base - ha sviluppato
un'intensa "formazione permanente", svolgendo:
- il seminario per Comandanti di Regione;
- i corsi per Comandanti Provinciali e per Capi Ufficio
Personale;
- le fasi di forza armata per gli ufficiali dell'Arma del 10°
corso ISSMI;
- il 9° corso per Comandanti di Compagnia;
- il 6° corso di Formazione per Formatori, accuratamente
rivisitato su direttive del Comandante delle Scuole;
- infine, il 25° corso d'Istituto per Capitani, armonizzato - a
livello interforze - ai programmi dei corsi di Stato
Maggiore.
Sono state ulteriormente incrementate le attività didattiche tese
allo sviluppo delle capacità operative dell'Ufficiale con:
- prove di tecniche investigative;
- prolungamento dei tirocini presso i comandi territoriali e della
linea mobile dell'Arma;
- turni presso la Sala Operativa del Comando Generale e la
Centrale Operativa del Comando Provinciale di Roma;
- nonché, attività sportive culminate in un bellissimo saggio
ginnico.
Per la prima volta, inoltre, i Capitani del corso d'Istituto e i
frequentatori dei cinque corsi di base, per complessivi 280
ufficiali, sono stati i protagonisti dell'esercitazione di Tecnica
professionale "Aurelia 2008" in cui hanno dovuto affrontare e
risolvere le complesse problematiche relative alla gestione di
grandi eventi delittuosi, effettivamente verificatisi sul
territorio nazionale, con simulazioni calibrate sia a livello di
Comando Provinciale che di Compagnia e Nucleo Operativo e
Radiomobile e caratterizzate da una spiccata interdisciplinarità
con il coinvolgimento di tutte le cattedre, comprese quelle di
"Logistica" e "Medicina militare" di recente istituzione.
L'entusiasmo espresso da tutti i frequentatori per l'innovativa
attività è stata la prova più eloquente del raggiungimento
dell'obiettivo didattico prefissato.
Anche il compito, affidato alla Scuola, di contribuire alle fasi di
pianificazione e organizzazione del 194° annuale della fondazione
dell'Arma in Piazza di Siena, è stata una preziosa opportunità
addestrativa per accrescere le esperienze dei frequentatori nella
gestione di eventi complessi, nei servizi di rappresentanza e
cerimoniale, che caratterizzeranno l'attività professionale dei
futuri comandanti.
Le discipline di particolare valenza professionale, inoltre, sono
state approfondite con l'organizzazione di seminari, tra i quali
segnalo quello sulla trattazione dei diritti umani per preparare
l'Ufficiale ad operare in uno scenario internazionale - sempre più
globalizzato - dove l'Arma è chiamata ad esercitare ruoli
importanti e determinanti.
L'immagine internazionale di questo Istituto è confermata dalle
numerose visite da parte di delegazioni straniere e dalla presenza
di giovani Ufficiali turchi, albanesi, afgani, nigerini, iracheni,
svizzeri, e - per la prima volta - di 3 funzionari della
Gendarmeria della Città del Vaticano; a tutti rinnovo il mio
apprezzamento per l'impegno e la costanza evidenziati negli studi e
per i sinceri rapporti di amicizia e solidarietà vissuti con i
colleghi italiani.
La preparazione culturale dei frequentatori è stata affinata anche
con diverse conferenze tenute da importanti personaggi in campo
scientifico, economico, sociale, del giornalismo e dello sport, tra
cui ricordo quelle dell'amministratore delegato della Fiat Sergio
Marchionne, dello scrittore Magdi Allam e del grande campione
Pietro Mennea.
Sono
continuati gli sforzi per tenere "al passo coi tempi" gli standard
delle strutture didattiche e alloggiative del massimo Istituto di
formazione dell'Arma. Al riguardo, pur nelle difficoltà di esercizi
finanziari caratterizzati da scarsa disponibilità di risorse, mi
piace sottolineare l'attenzione degli Uffici gestori del Comando
Generale che hanno consentito, tra l'altro:
- il rifacimento del campo sportivo polivalente;
- la ristrutturazione di alcune aule didattiche, del poligono di
tiro e del laboratorio linguistico per 30 postazioni.
Mi sia consentito ora rivolgermi agli Ufficiali frequentatori che
tra pochi giorni saranno chiamati ad affrontare le delicate e
onerose sfide del servizio operativo, punteggiate - però - da
straordinarie gratificazioni.
Giovani Ufficiali, in questa Scuola Voi avete ricevuto l'imprimatur
dell'essere Ufficiale, appreso i valori fondanti dell'Istituzione e
vissuto impressioni e sensazioni che hanno vivificato la vostra
esaltante scelta di vita.
Quali responsabili della formazione vi abbiamo trasmesso il valore
altamente etico del sapere in tutti i suoi aspetti e la capacità di
coniugare - poi - con successo la maturata esperienza didattica con
l'attività di comandante.
Vi abbiamo offerto un modello per interpretare questo difficile
ruolo senza tentennamenti, con autorevolezza, con pieno senso di
responsabilità, silente operosità e incondizionata disponibilità
verso i vostri carabinieri e verso il cittadino.
Il nostro punto di riferimento è stata la realtà quotidiana
dell'Arma, quella realtà costellata di difficoltà, grandi o
piccole, per il singolo carabiniere come per la pattuglia, che
evidenzia ed esalta la determinazione e l'efficienza del comandante
di Stazione, da sempre patrimonio delle comunità.
Da oggi dovrete dimostrare - in ogni momento - capacità
professionale, coraggio, saggezza, straordinaria generosità, per
trovare collaboratori che obbediscano con l'entusiasmo e l'orgoglio
di essere guidati da un "vero" comandante e partecipare - sempre
come protagonisti - allo svolgersi di una vita ordinata e
sicura.
Vi auguro un affettuoso e sentito "buon lavoro", nella
consapevolezza che il successo non potrà mancare se agirete sempre
con fede, onestà, lealtà, e saprete "mettere sul campo" la vostra
sapiente intelligenza e il vostro palpabile entusiasmo.
Non dimenticate, però, che il patrimonio culturale, morale e
militare dovrà essere sempre arricchito con le novità che il
progresso scientifico e dottrinale proporrà negli anni a venire. è
necessario, quindi, curare continuamente il "sapere" con l'umiltà
di chi ritiene di non sapere e la passione di chi vuol
conoscere.
Signor Comandante Generale, con il convincimento di aver perseguito
le finalità addestrative nel quadro delle Sue direttive, La prego
voler dichiarare chiuso l'anno accademico 2007/2008 della Scuola
Ufficiali Carabinieri.
Intervento del Comandante Generale dell'Arma dei
Carabinieri
Rivolgo il mio saluto più cordiale alle Autorità, al Corpo dei
Docenti, ai numerosi colleghi dell'Arma non più in servizio, alla
Rappresentanza Militare, ai graditi ospiti, al personale del quadro
permanente e agli Ufficiali frequentatori della Scuola.
Per la Scuola Ufficiali Carabinieri, vero e proprio "centro di
cultura" dell'Arma, la cerimonia odierna costituisce, come sempre,
uno dei momenti più significativi nella vita dell'Istituto ed è per
me l'occasione opportuna di proporre una riflessione sull'identità
stessa dell'Ufficiale dei Carabinieri, figura antica ma viva,
dinamica ed attuale, che la società contribuisce ad arricchire ogni
giorno di nuovi stimoli, quasi imponendogli l'imprescindibile
padronanza di sempre più moderni ed efficaci strumenti
professionali.
L'Ufficiale, oggi molto più che ieri, è un punto di riferimento per
la crescente domanda di sicurezza dei cittadini, un interlocutore
naturale e autorevole per le comunità nelle quali opera. In sintesi
si può ben dire che l'Ufficiale costituisce per i cittadini la
garanzia per la piena esplicazione dei diritti dei singoli e per lo
sviluppo stesso del Paese.
Quindi, non solo un "professionista della sicurezza" tanto più
efficiente quanto più preparato, ma un interlocutore di più ampio
respiro del corpo sociale che in lui vede il rappresentante dello
Stato, capace di farsi interprete delle effettive esigenze dei
cittadini, che acquisisce autorevolezza in virtù della sua
disponibilità a farsi carico di tali esigenze.
La Scuola Ufficiali, vero centro di eccellenza formativa,
attraverso il contributo determinante di un Corpo altamente
qualificato di docenti, civili e militari, ai quali desidero
esprimere la più viva gratitudine per il loro prezioso lavoro, si
muove esattamente in questa direzione: affinare e modernizzare le
strategie ed i programmi di formazione e di specializzazione dei
frequentatori.
Ufficiali allievi, in particolare voi che a breve raggiungerete i
Reparti, l'Arma sta per compiere duecento anni. Due secoli di
completa partecipazione agli eventi che condussero all'unità della
Patria, alle due guerre mondiali ed alla progressiva trasformazione
del nostro Paese da terra di emigrazione a meta
d'immigrazione.
Due secoli in cui l'Arma dei Carabinieri è stata tra i protagonisti
di questi avvenimenti, rimanendo fedele ai suoi principi ed ai suoi
valori, ma proiettandosi sempre nel futuro, cogliendo, con rara
tempestività, lo spirito del cambiamento. E ciò, indubbiamente, in
virtù della sua struttura militare che le ha consentito di
affrontare efficacemente e con compattezza le nuove esigenze della
società, mantenendo integra la sua identità.
Il segreto di questa vitalità va sicuramente ricercato
nell'equilibrio, proprio dell'Istituzione, tra disciplina militare,
intesa come attitudine del singolo ad operare quale parte di un
sistema complesso, e culto del diritto, che educa ad avere in
eguale considerazione i fini da perseguire ed i mezzi da
utilizzare.
Questo felice connubio rende il Carabiniere capace di operare, in
egual misura, in una Grande Unità o in un piccolo drappello di una
Stazione distaccata, allorquando, spesso da solo, è esclusivamente
la sua coscienza a ricordargli doveri e responsabilità e la sua
capacità professionale a sostenerlo nella decisione. Una decisione
che ha quale fine non una vittoria che appaghi la sua personalità,
ma l'affermazione, invece, del principio di legalità.
Ho voluto proporvi questa riflessione perché è fin troppo facile,
in una società tecnologicamente evoluta, cedere alla suggestione di
comandare uomini o di operare nel sociale premendo solamente
pulsanti di sofisticati strumenti elettronici. Il comandante è tale
solo quando la mente ed il cuore procedono di pari passo.
Quando un'attività, come la nostra, incide sul destino di una
persona, vittima o aguzzino che sia, motivazione e coscienza non
sono meno importanti di perizia e conoscenza.
L'Arma, che ha l'umanità elevata a norma nel proprio regolamento,
ne è sempre stata consapevole ed ha costantemente dato prova di
attenersi strettamente a questo principio di equilibrio e di umana
partecipazione.
è un patrimonio che dovrete conservare e alimentare ad ogni costo,
perché non è stato facile acquisirlo.
Questi anni ci pongono di fronte ad una sfida forse più difficile,
ma certamente costruttiva e stimolante. I cittadini chiedono
maggior sicurezza, aspirano in genere ad una miglior qualità della
vita, ma riconoscono in pieno il ruolo essenziale delle Forze
dell'Ordine. Diventa sempre più largo il dibattito sulla necessità
di una giustizia più celere, sull'indispensabilità della certezza
della pena e sulla sua efficacia correttiva, sulla tutela della
legalità quale compito comune di ogni cittadino e di ogni
istituzione. è senza dubbio un momento di crisi ma certamente non
involutivo.
Lo scenario ci impone impegno e professionalità da parte di
tutti.
Voi giovani Ufficiali, in primo luogo, dovrete acquisire una grande
capacità di gestione, perché, come "Comandanti" avrete il dovere di
guidare ed impiegare, valorizzandolo, uno straordinario capitale di
risorse umane, e di gestire, secondo i migliori principi di buona
amministrazione, le ulteriori risorse materiali disponibili per
raggiungere i più elevati livelli di efficienza.
Il futuro Vi riserva grandi sfide che dovrete essere pronti a
fronteggiare con determinazione e forte volontà di superarle, nella
consapevolezza di svolgere un ruolo di primaria importanza per il
bene dell'Arma e della Nazione tutta.
Nell'avviarmi alla conclusione, desidero ringraziare vivamente il
Comandante delle Scuole, il Generale Corrado Borruso, per
l'ineccepibile azione d'indirizzo e coordinamento dell'intero
comparto delle scuole dell'Arma, ed il Comandante della Scuola
Ufficiali, il Gen. Massimo Iadanza, per l'incisiva azione di
comando che ha svolto.
Ufficiali frequentatori, nel rinnovarvi, in chiusura dell'Anno
Accademico 2007 - 2008, il mio saluto più cordiale e
nell'esprimervi il mio compiacimento più vivo per l'impegno che
avete profuso negli studi, vi auguro sempre maggiori soddisfazioni
nella vita professionale e in quella familiare, che auspico piena
di serenità anche per i Vostri Cari.
Ricordate che fate parte di una grande Famiglia, il cui prestigio
noi tutti siamo chiamati a tutelare, mantenendo fede, in ogni
circostanza, al giuramento prestato. Lo dobbiamo ai nostri Caduti,
a coloro che ci hanno preceduto e che, con il loro sacrificio e con
la loro dedizione, con le loro rinunce ed il loro silenzio operoso
hanno tracciato il solco della via da percorrere. Lo dobbiamo agli
Italiani che guardano a noi con stima e fiducia. E non possiamo
deluderli!
Buon lavoro e buona fortuna!
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