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Alessandro Ferranti Primo Segretario
presso l'Ambasciata d'Italia in Guatemala.
Già Primo Segretario commerciale presso l'Ambasciata d'Italia a
Città del Messico.
Tenente di complemento in congedo dell'Arma dei Carabinieri.
"Soldati, oggi andate a combattere per un oggetto sacro, andate a
combattere per la Patria;
io vi prometto che nella presente giornata conquisterete un giorno
di gloria.
I nostri nemici sono i primi soldati del mondo,
ma voi siete i primi figli del Messico e vi vogliono strappare la
vostra Patria.
Soldati, leggo nella vostra fronte la vittoria, viva la
indipendenza nazionale, viva la Patria".
(Parole di esortazione del generale messicano Ignacio Zaragoza alle
proprie truppe all'alba della celebre battaglia di Puebla del 5
maggio del 1862 contro le truppe francesi)
Capitolo I. Storia ed epigoni
dell'Esercito messicano
1. Prolegomeni della tradizione militare messicana
a. Le vestigia militari del tempo pre-ispanico
I prodromi della storia militare delle civilizzazioni
succedutesi nel susseguirsi del tempo ad incidere entro lo spazio
geografico oggi pertinente alla sovranità territoriale degli Stati
Uniti Messicani si perdono nei tempi primigeni delle varie civiltà
precolombiane, rimontando nei loro preludi più vivi all'epopea
guerriera meso-americana pre-azteca tolteca(1).
Nell'arco temporale di massimo splendore dell'egemonia náhuatl(2),
la ridda di campagne di conquista condotte dal popolo dei mexica e
degli aztechi, lungo viatico della formazione e solidificazione di
un impero che si estese a gran parte dell'espressione cartografica
meso-americana(3), quello che per vastità di latitudine ed
eterogeneità di sudditi lo storico Arnold Toynbee definirebbe un
"Impero Universale", oltre a costituire nerbo e fondamento della
complessa ispirazione religiosa e dei suoi sofisticati rituali(4)
nonché le sue elaborate liturgie, rappresentarono il germe di una
pratica permanente e raffinata della guerra, volta ad alimentare
l'originario spirito conquistatore delle prime comunità
meso-americane, da mantenere ben desto pure quale minaccia
deterrente per i vicini anch'essi usualmente bellicosi(5).
Gli usi ed i costumi in cui si immedesimavano le consuetudini e le
gerarchie sociali e si impregnavano lo stesso fluire ed il divenire
di tali civiltà costituiscono le tracce testimoniali del
radicamento della cultura della guerra nei più viscerali anfratti
ancestrali del meticciato messicano a tutto tondo tra comunità
indigene e colonizzazione spagnola, scaturito dall'incontro tra due
mondi sino allora a compartimenti stagni e tanto divaricati nelle
proprie impronte di umanesimo, eppure assai affini quanto ad
attitudine bellica, e forgiatosi in una nuova identità di sintesi
coagulata su di una maieutica di sincretismo non afferente solo
alla liturgia cristiana ed all'arte cosiddetta
indo-cristiana(6).
b. La "Conquista"
Con lo sbarco dei "conquistadores" guidati da Hernán Cortés, la
battaglia di Centla(7) costituì uno dei primi apologetici fatti
d'armi del complesso confronto tra le disciplinate soldataglie
spagnole, tra le migliori e più efficaci espressioni dell'arte
della guerra del tempo, ed i pugnaci guerrieri del Nuovo Mondo,
agli occhi occidentali inaspettatamente avvezzi alla marzialità.
Con alcuni di questi Cortés poté stabilire presto anche una vera e
propria alleanza militare(8), la prima di una lunga serie, quando
verso la metà del 1519 trenta villaggi totonachi si riunirono nella
località di Cempoala per marciare insieme ai castigliani alla volta
della Gran Tenochtitlan, capitale dell'impero(9).
Secondo le cronache del tempo, al loro arrivo all'ambita meta, l'8
novembre del 1519, furono accolti dall'imperatore Motezuma con
tutti gli onori. Pochi giorni dopo, con un'audace iniziativa Cortés
invitò quest'ultimo a recarsi nell'antico palazzo reale di
Axayácatl ove gli spagnoli erano stati ospitati e lo fece
prigioniero imponendogli voto d'obbedienza a Carlo V Re di Spagna.
L'indole straordinariamente supina del loro imperatore non valse a
scongiurare la reazione degli aztechi al sopruso spagnolo. Fu
piuttosto l'inizio di una dura e sanguinosa lotta, culminata con
l'espulsione dei "conquistadores" da Tenochtitlan nel corso di
quella che sarebbe passata alla storia come la "noche
triste"(10).
Un episodio che mostrò in tutta la sua brutalità la notevole
bellicosità del popolo mexica, i cui combattenti per la propria
drammatica sopravvivenza, pur di riuscire a fare prigionieri
anziché uccidere i soldati castigliani per poi poterli immolare in
sacrificio, si esposero ad enormi perdite sui campi di battaglia,
affrontando impavidamente, con in braccio i propri rudimentali
armamenti, le luccicanti armature e le impressionanti armi da fuoco
degli spagnoli(11).
Dopo l'affronto subito e perseguendo con rinnovata bramosia il
mordace intento d'espugnare una volta per tutte la capitale
dell'impero, da valente stratega quale indubbiamente era, Cortés
fece bloccare ogni via di comunicazione di Tenochtitlan, impedendo
così ogni suo rifornimento. Nella città, già piegata dalle piaghe
della peste e del vaiolo pervicacemente introdotte nel - sino
allora intonso - ecumene azteco dai mali secolari degli uomini
della "Conquista", si scatenò un'autentica guerra civile per il
controllo del potere tra i nobili superstiti, che ne indebolì
ulteriormente le difese.
Intaccati nel corpo e nella morale, i nativi non poterono resistere
a lungo agli oltre 80.000 uomini di cui Cortés arrivò a disporre
(la maggior parte dei quali di comunità indigene che si erano man
mano andate alleando con gli spagnoli, lasciandosi ingenuamente
sedurre dalle promesse di libertà) e molti di coloro che per
ventura sfuggirono alla terribile sorte delle malattie scelsero
disperatamente d'immolarsi petto al nemico, mentre gli ultimi
valorosi difensori della città arrivarono ad accamparsi nella
vicina Tlatelolco.
Il 13 luglio del 1521, al termine di oltre due mesi di continui
combattimenti di posizione e precessioni di fronte, gli spagnoli
catturarono Cuauhtémoc, ultimo signore - "Tlatoani" - di
Tenochtitlan, e posero fine alla guerra con quello che è ricordato
come il massacro di Tlatelolco, che costò la vita, come ebbe il
vanto di scrivere a futura memoria lo stesso Cortès, ad oltre
40.000 aztechi.
Le terre conquistate furono ribattezzate "Nueva España" (Nuova
Spagna) e nel 1525 un decreto di Carlo V consegnò ad un governo
locale - denominato Udienza Reale - i poteri amministrativo e
giudiziario. La Nuova Spagna(12) si sarebbe chiamata Messico
dall'assonanza del nome della capitale azteca, México, distrutta e
poi fatta ricostruire da Cortés ispirandosi ai canoni urbanistici
delle città spagnole del tempo(13).
La "Conquista" diede ai Reali di Spagna il dominio di un territorio
vastissimo e ricchissimo di materie prime e di minerali preziosi,
primi fra tutti oro e argento. Per gli aztechi e le altre
popolazioni indigene significò l'annientamento quasi totale della
propria cultura ed identità, che però sarebbero tracimate e
confluite nei secoli successivi in una nuova miscellanea meticcia,
una rinnovata civiltà erede di due popoli piantata in un nuovo
Paese, il Messico.
Già, ma quando il Messico comincia ad essere tale? Come ha scritto
Octavio Paz, il celeberrimo letterato messicano, nel voler proporre
una risposta a tale domanda, "il Messico non era ancora Messico nel
1550, però senza quello che si fece allora il nostro Paese non
sarebbe ciò che è. Le fondamenta ed i cimenti della moderna nazione
messicana si trovano nella realtà variopinta e contraddittoria di
quella epoca. In certo modo il secolo XVI, più che una nascita, fu
una profezia di ciò che saremmo stati ed anche di ciò che avremmo
potuto essere"(14).
È, dunque, dalla conquista della Gran Tenochtitlan fino al
raggiungimento dell'indipendenza del Paese che si possono trovare
alcune delle più profonde ed autentiche radici del Messico e dei
suoi stessi simboli patri, e rintracciare segnatamente i prodromi
della tradizione militare nazionale così come sono andati
delineandosi e fissandosi nel lento evolvere del processo di
fusione e formazione della nazione.
Si è, infatti, che i "conquistadores" spagnoli ed i loro
discendenti furono la prima rappresentanza militare nelle terre
della Nuova Spagna, che non poté però ignorare nell'invenzione e
definizione del proprio ruolo almeno un barlume, ognora assai
tenace, di testimonianza delle vestigia militari tramandate dalle
civiltà native sconfitte e deturpate.
c. Lo strumento militare della colonia. L'Esercito Realista
Completata la "Conquista" gli spagnoli stabilirono un sistema
militare strutturato in milizie, con piccoli contingenti che
potrebbero considerarsi quali germinali distaccamenti di presidio.
Vero è che durante il tempo coloniale(15), peculiarmente
caratterizzato dalla presenza di autorità rappresentative del Re di
Spagna, alla figura del Viceré incombeva la responsabilità della
garanzia e del mantenimento della sicurezza nel ruolo a lui
spettante di Comandante Generale. Per il clima di stabilità
imperante nei primi decenni della colonia, non si avvertì la
necessità di allestire un corpo armato permanente sino allorquando,
a seguito di varie minacce di invasione da parte inglese dei
territori d'oltremare, ci si affrettò ad attrezzare preparativi di
difesa cui seguì l'inizio del reclutamento volto ad integrare le
sparute milizie esistenti(16).
Sforzo militare che incrementò la consistenza delle già esistenti
compagnie di presidio, unità di combattimento costituite sin dal
XVII secolo per contrastare la bellicosità di alcune comunità
indigene, soprattutto di quelle presenti nel nord del Paese(17). A
quel tempo, l'unica forma di rappresentanza professionale militare
era data dalla scorta di alabardieri del Vicerè a protezione del
suo Palazzo(18).
L'occupazione dell'isola di Cuba da parte degli inglesi nell'agosto
del 1762(19) montò oltremodo l'inquietudine militare nella Nuova
Spagna, principalmente nel porto di Veracruz(20).
Nel 1764 venne fondato il Reggimento dei "Dragones de España",
alimentato con ufficiali ed elementi di truppa chiamati dalla
Spagna ed articolato su otto compagnie, alle quali nel 1765 se ne
aggiunsero altre quattro, disponendosi in tre squadroni dispiegati
a Città del Messico e Jalapa.
Nel giugno del 1768 sbarcarono a Veracruz truppe cosiddette
"peninsulari" appartenenti ai Reggimenti di Fanteria di "Flandes" e
"Saboy", e a quelli di Cavalleria di "Castilla", "Granada",
"Zamora" e "Guadalajara"(21).
Nel novembre del 1783 giunse dalla Spagna il tenente generale Juan
de Villalba, al quale si deve la fondazione del Reggimento di
Fanteria "Real América", con proprio reclutamento(22). Sulla scorta
del nuovo modello, si formarono milizie regionali di fanteria e di
cavalleria, alimentate con l'introduzione della leva, che furono
dislocate in alcune delle città più importanti fino a somigliare ad
un corpo militare di stanza permanente, il primo embrione del
futuro dispositivo militare di sicurezza di quelle terre.
2. Il processo di Indipendenza
nazionale. L'Esercito Insorgente e l'Esercito
Trigarante
Il processo che condusse all'indipendenza del Messico fu assai
lungo e travagliato. La Nuova Spagna rimase sotto l'egida della
Corona spagnola per circa trecento anni, e solo verso la fine del
XVIII sec. la maturazione nella struttura sociale, economica e
politica della colonia mosse l'avanguardia illuminata a ricercare
un fondamento diverso per la propria identità rispetto
all'insistente, minuzioso e sempre più invadente retaggio del
dominio spagnolo. Una tale introspezione indusse a forgiare,
sull'onda degli ideali indipendentisti che andavano permeando quasi
tutti i territori d'oltreoceano, un moto di emancipazione e di vera
e propria insurrezione, alimentato nella sua virulenza pure
ideologica dal vacuum generato dall'occupazione napoleonica della
Spagna nel 1808(23). Fu così che si diede fuoco alle polveri della
guerra di liberazione dal giogo coloniale in cui il Messico si
trovava imbalsamato, sulla miccia di un'idealistica rivoluzione
contadina che vide allineati a braccetto, sotto i deflagranti
principi dell'Illuminismo traghettati oltreoceano, "liberales" e
"conservadores", avverso il sistema coloniale.
Quello che era cominciato come un quasi spontaneo moto
rivoluzionario si trasformò rapidamente, e nemmeno
surrettiziamente, in una guerra di chiaro smalto indipendentista,
combattuta in prima linea da un Esercito Insorgente che venne
traguardandosi sempre più su un'impronta repubblicana.
Dopo una sequela di azioni militari degli insorgenti guidate dal
suo primo ispiratore, il celebre prete di Dolores don Miguel
Hidalgo y Costilla(24), per una proposta concreta di istituzioni
politiche esecutive, legislative e militari svincolate finalmente
dal retaggio coloniale si dovette attendere l'avvento alla guida
del processo di emancipazione nazionale del generale José María
Morelos y Pavón(25), l'altra icona del movimento rivoluzionario, il
quale il 13 settembre del 1813 presentò al Congresso di
Chilpancingo un suo documento denominato "Sentimenti della
Nazione", destinato nei propositi del sacerdote condottiero a
fungere da fondamento per l'edificazione del Messico libero ed
indipendente. Sulla scorta delle così denominate "Dichiarazioni del
Congresso di Chilpancingo"(26) - per il tema che a noi qui
interessa - il Decreto Costituzionale per la Libertà dell'America
Messicana del 22 ottobre del 1814, ratificato a Apatzingán nello
Stato federato di Michoacán, istituì all'art. 134 la Segreteria di
Guerra(27), primo Dicastero da cui veniva a dipendere, perlomeno
sulla carta, lo strumento militare della originaria entusiastica
rivendicazione d'indipendenza nazionale.
Una serie di sconfitte militari inflitte dalle truppe spagnole
comandate dal generale Calleja, che continuò a combattere fedele al
Re di Spagna anche quando quest'ultimo era stato di fatto
detronizzato dal Bonaparte, e la morte del generale José María
Morelos y Pavón, costrinsero il movimento d'indipendenza ad una
fase di sofferta retrocessione e recessa introversione, sino a
ridursi a pochi sparuti e spesso inservibili nuclei ribelli.
La fine della parabola napoleonica e la conseguente restaurazione
in Europa restituirono legalmente la potestà sulle colonie
dell'opposta sponda atlantica a Re Ferdinando VII di Spagna.
Epperò, Ferdinando non poté conservare a lungo la pingue ed
altrettanto onerosa eredità; nel 1820 una rivoluzione portò i
liberali al potere a Madrid: questi abolirono l'Inquisizione,
confiscarono i beni della Chiesa ed ingiunsero al Vicerè della
colonia messicana di fare altrettanto, in addendum ad abolire la
schiavitù, la discriminazione razziale, i processi da parte dei
tribunali militari ed ecclesiastici, e ad introdurre un
immaginifico principio di tolleranza religiosa. Gli ambienti
conservatori tradizionalmente detentori del potere in Messico,
pregni nella specie di latifondisti e di esponenti delle alte sfere
dell'Esercito e della Chiesa, vedendo nel nuovo Governo di Madrid
un alter ego liberale che minava alle radici gli equilibri
consolidati della società, furono così indotti a perseguire essi
stessi l'indipendenza dalla Spagna(28), contribuendo in modo
decisivo a ridare vigore ed anelito all'asfittico movimento
insorgente.
Il primo mandatario della nazione messicana designato dall'ondata
indipendentista fu il colonnello realista Agustín de Iturbide,
creolo, cattolico fervente, proprietario terriero, che
paradossalmente già si era distinto nella repressione dei moti
guidati da Hidalgo e Morelos, pur se d'ispirazione alquanto
moderata. Fu lui che nel febbraio del 1821 seppe ricomporre
un'alleanza con tutte le fazioni divise, esortando i cittadini
della Nuova Spagna a lasciare da un canto le divisioni ideologiche
e ad unire gli sforzi per conseguire il comune obiettivo
dell'indipendenza(29).
Il 24 agosto del 1821 il Vicerè Juan O'Donojú e Iturbide firmarono
il Trattato di Cordoba, che riconosceva il Messico come una nazione
indipendente secondo quanto statuito dal "Plan de Iguala"(30). Nel
settembre O'Donojú fece smantellare l'Esercito Reale, ed il 27
dello stesso mese Iturbide entrò trionfante a Città del Messico a
capo dell'Esercito Trigarante(31), un imponente contingente
"composto da ottomila uomini di fanteria e diecimila
cavalli"(32).
Il primo atto della Giunta provvisoria di Governo, costituita da 34
persone incluso Juan O'Donojú, consistette nel decretare l'Atto
d'Indipendenza dell'Impero Messicano(33), il 28 settembre del
1821(34). Per acclamazione venne nominato Agustín de Iturbide Capo
Supremo delle Armi di Mare e Terra, con il titolo di "Generalísimo
Almirante". L'incoronazione di Iturbide con il nome di Agustín I,
primo imperatore costituzionale del Messico, avvenne il 21 luglio
del 1822. Il nascente impero si estendeva sull'enorme vastità di
circa 5 milioni di chilometri quadrati, dall'attuale Oregon fino
all'istmo di Panama(35).
Nel mettere mano al difficile compito di gestire il gravoso
fardello dell'improvvisa indipendenza, Iturbide si impegnò nella
ricerca di un riequilibrio sociale ed economico interno,
consapevole che le feritoie nelle rivalità di classe erano sempre
più incontenibili: abolì le leggi discriminatorie ai danni degli
indios, e soppresse i vasti ed anacronistici poteri ancora in dote
all'Inquisizione(36).
Non poté o non volle spingersi oltre, e non accolse così le
richieste delle avanguardie liberali sull'ampliamento della
tolleranza religiosa. Rimaneva pertanto il dogma che solo la
religione cattolica poteva essere praticata. Per essere più
espliciti, gli ufficiali dell'Esercito prestavano giuramento di
difendere non solo la nazione, ma anche la Chiesa Cattolica.
Per altro verso, tra gli altri provvedimenti adottati, Iturbide
organizzò l'amministrazione pubblica in quattro Segreterie di
Stato, tra le quali figurava la Segreteria di Stato della Guerra e
della Marina, incaricata di trattare tutti i temi relazionati con
l'Esercito e la Marina militare. A capo del nuovo Dicastero venne
nominato Antonio de Medina, che divenne il primo Ministro della
Guerra e della Marina del Messico indipendente; questi organizzò il
Ministero(37) dividendolo in otto sezioni incaricate di trattare i
temi di Fanteria, Cavalleria(38), Artiglieria, Fortificazione e
Ingegneri, Marina, Capitanerie e Comandi Generali, Presidi e Punti
Militari, Militari Ritirati, Ospedali, Pensioni e Premi, così come
il personale inquadrato in ciascuna di esse. Una simile struttura,
che di fatto veniva a coincidere con l'articolazione organizzativa
dell'Esercito spagnolo(39), fu denominata Esercito Imperiale
messicano(40). Il 1° febbraio del 1822 venne istituita la "Academia
de Cadetes" per la formazione dei nuovi ufficiali
dell'Esercito(41). Si ritenne inoltre conveniente creare, a mo' di
contrappeso alla rete incipiente di reparti regolari territoriali,
una milizia civica o "Guardia Nacional".
Nonostante i buoni e nobili propositi, e seppure al neoimperatore
si debba riconoscere la forza morale e materiale di sancire il
disconoscimento del diritto di sovranità del Re di Spagna sulle
terre messicane, Iturbide non riuscì però nell'intento di coagulare
una adeguata stabilità politica. Il 6 dicembre del 1822, infatti, i
liberali sostennero il brigadiere Antonio López de Santa Anna(42)
nella risoluzione di emanare il cosiddetto "Plan de Veracruz", ove
si disconosceva Iturbide per avere sciolto il Congresso del 12
maggio precedente nel quale si era proposto di eleggere con il voto
popolare una nuova forma di governo, auspicabilmente di tipo
repubblicano. Il 24 gennaio del 1823 scoppiò una vasta ribellione
alimentata ad arte dagli ispiratori liberali contro il Governo di
Iturbide. Contemporaneamente, da Veracruz Santa Anna lanciava il
"Plan de Casa Mata", formulato dal brigadiere José Antonio
Echavarría, ottenendo l'adesione di quasi tutti i corpi
dell'Esercito e costringendo Iturbide ad abdicare, il 19 marzo del
1823.
Ristabilito il Congresso l'8 aprile dello stesso anno, si dichiarò
nulla l'elezione dell'Imperatore Iturbide, nominando in sua vece
una reggenza composta da tre membri incaricati di governare nel
mentre si elaborava la Costituzione e nelle more dell'elezione del
futuro Presidente della Repubblica, che sarebbe stato López de
Santa Anna(43). Il 16 aprile del 1823 venne decretato che tutto ciò
che prima si chiamava imperiale avrebbe portato il nome di
nazionale, per cui l'Esercito Imperiale Messicano venne ora
denominato Esercito Nazionale Messicano.
Con la firma dell'Atto d'Indipendenza, si constatò l'importanza di
disporre di un Esercito professionale per far fronte alle necessità
di carattere militare della nuova amministrazione, il cui primo
passo fu l'istituzione, nell'ottobre del 1823, di un "Colegio
Militar" per la formazione dei cadetti e futuri ufficiali(44).
Dinnanzi a tali cambiamenti il Ministro della Guerra e della
Marina, maresciallo di campo José Joaquín Herrera, emanò il 18 ed
il 24 ottobre del 1823 due decreti relativi rispettivamente alle
nuove uniformi d'ordinanza ed alla nuova classificazione degli
ufficiali generali(45).
Il 4 ottobre del 1824 fu promulgata la Costituzione Federale degli
Stati Uniti Messicani, con la quale venne istituito un Governo
repubblicano, rappresentativo e federale, composto da Stati liberi
e sovrani. In quel frangente, "…un'ombra ignominiosa, l'ombra dei
caudillos, portò i costituenti del 1824 a creare un Esercito
debole, un Potere Legislativo dotato di ampie facoltà e un Governo
nazionale dipendente dagli Stati e sottomesso ad essi in due aree
vitali: la riscossione delle imposte ed il reclutamento delle
truppe. La mancanza di risorse proprie e di forza efficace per far
eseguire le disposizioni del Governo federale furono due carenze
che cominciarono a minare la sua autorità"(46). La nuova
Costituzione diede il "la" ad un incipiente processo di
agglomerazione di distinte fazioni politiche partitiche, suggellata
in una più compiuta differenziazione euristica: la direttrice
conservatrice proponeva che si cercasse la protezione e tutela di
una potenza straniera mentre quella liberale puntava a mantenere e
rafforzare l'indipendenza politica del Paese, situazione che si
cercò di risolvere con la promulgazione delle Sette Leggi
Costituzionali del 29 dicembre del 1836 da parte del Presidente
Santa Anna, cambiando così il sistema repubblicano federale in
sistema repubblicano centralista(47).
Dopo di allora e fino al 1846 si assistette ad "uno dei periodi più
catastrofici di questa epoca. Dieci uomini occuparono la poltrona
presidenziale (otto membri dell'Esercito e due civili), e con
l'eccezione di uno, gli altri furono espulsi dal loro incarico da
ribellioni armate"(48).
Al calare del triste sipario, nel 1845, il generale Mariano Paredes
y Arrillaga, del partito conservatore, spodestò il Presidente Santa
Anna, e fu a sua volta destituito dal generale José Mariano Salas,
esponente del partito liberale. Il risolutivo trionfo di
quest'ultimo partito, nel 1846, servì a derogare la Costituzione
Centralista del 1836 e la Basi Organiche del 1843, con il reintegro
della Costituzione Federale del 1824, alla quale si apportarono
significative modifiche ed integrazioni conosciute come Atti di
Riforme, del 18 maggio del 1847.
3. La drammatica trasfigurazione
dell'Esercito da nazionale a federale
Nei primi quarant'anni d'indipendenza e dopo la breve parentesi
imperiale, il Messico ebbe ben 73 Capi dello Stato, con una cronica
alternanza tra liberali e conservatori ed un intricato e
peripatetico giocoliere di rivalità personali in seno alle medesime
divaricazioni partitiche. In questa situazione, pure le Forze
Armate, nei vertici come nella base, si trovarono sospese tra le
due principali fazioni politiche. Dall'inizio della vita
indipendente e repubblicana il neo istituito Esercito Nazionale fu,
per giunta, chiamato ad affrontare vari severi conflitti
internazionali per scongiurare la disintegrazione della nascente
sovranità statuale, nella specie il tentativo d'invasione spagnola
del 1829, la secessione del Texas e(49) e, soprattutto, la guerra
contro gli Stati Uniti.
a. La Guerra messicano-statunitense
Il Governo messicano non aveva riconosciuto l'esistenza della
Repubblica del Texas dopo l'invereconda dichiarazione unilaterale
di secessione scaturita dalla rivoluzione texana del 1836. Al
compimento di nove anni d'indipendenza di fatto, nel 1845, il
Presidente statunitense John Tyler, con un profetico colpo di coda
nell'ultimo giorno in carica, ed ottemperando idealmente ai dettami
della politica espansiva insita nella "dottrina Monroe", formalizzò
un'offerta di annessione che i reggenti del Texas accolsero,
aggiungendo così la 28ª stella alla bandiera degli Stati Uniti
d'America.
A distanza di poche settimane il Presidente neo-eletto James K.
Polk incaricò il diplomatico John Slidell di recarsi in Messico per
avanzare domanda di acquisto della California e del New Mexico(50).
Giunto a Città del Messico Slidell non venne ammesso nelle stanze
presidenziali, forse subodorando queste l'assenza nella proposta in
parola di alcuna compensazione per la cessione, ritenuta ingiusta,
del Texas.
Pochi giorni dopo, il 24 aprile del 1846, la cavalleria messicana
attaccò con audacia un distaccamento statunitense sagacemente
inviato per istruzione presidenziale presso il confinario Rio
Grande, facendo prigionieri i soldati superstiti. Polk, appresa la
notizia e con la baionetta innestata sin dall'episodio di Slidell,
prese la palla al balzo e, rivolgendosi al Congresso l'11 maggio,
asserì che il Messico aveva "invaso il nostro territorio e versato
sangue statunitense sul suolo statunitense".
Con buona dose di real politik, sorvolò dal precisare alle orecchie
dei legislatori la circostanza che sul territorio in questione
esistesse una disputa tra i due Paesi. Per parte sua il Congresso
approvò a larga maggioranza la mozione di guerra, che venne
dichiarata formalmente l'11 maggio(51).
Punto nel vivo del proprio incipiente orgoglio nazionale, il
Messico in quel momento era tutt'altro che pronto a sostenere un
conflitto con il potente vicino, ed ancor meno lo era lo strumento
militare di cui poteva disporre. Gli effettivi dell'Esercito ed i
loro comandanti erano scarsamente armati e peggio equipaggiati. I
fucili ed i revolver erano per lo più desueti, ed i cannoni, a
corto raggio e ad anima liscia, risalivano alla guerra
d'indipendenza. Per contro, gli statunitensi erano dotati di fucili
di ultima generazione - tra cui in particolare la carabina a
percussione Harpers Ferry, modello 1841, calibro 0,54 - e cannoni a
lunga gittata. D'altra parte i soldati messicani erano reclutati
eminentemente con la coscrizione e, per giunta, erano scarsamente
remunerati e spesso mal nutriti, mentre quelli statunitensi si
stringevano nei ranghi di un Esercito regolare con arruolamenti su
base prevalentemente volontaria e salari dignitosi e
puntuali(52).
Dopo la dichiarazione di guerra, le forze statunitensi invasero il
territorio messicano su più fronti. Sul versante del Pacifico, una
flotta di unità della Marina militare si diresse alla volta delle
coste della California con l'obiettivo di cannoneggiare le poche
postazioni poste a baluardo difensivo ed effettuare sbarchi a
terra. Nel contempo, truppe di terra al comando di Stephen W.
Kearny occupavano praticamente senza colpo ferire il New
Mexico(53). Il contingente di terra principale, guidato dal
generale Taylor, si aggiudicò dopo lunghe settimane di
fronteggiamenti e di scontri la risolutiva battaglia di Monterrey,
nel settembre del 1846(54). Il Trattato di Cahuenga, firmato il 13
gennaio del 1847, pose termine ai combattimenti nell'Alta
California.
Nel frattempo un'intempestiva dichiarazione d'indipendenza del
semi-spopolato Stato dello Yucatán, a sud-est del Paese, provocò un
moto di sollevamenti a Città del Messico, che indussero il debole
Governo di turno del Presidente Mariano Paredes a riaffidare le
sorti del Paese al generale Antonio López de Santa Anna, rientrato
dal suo esilio cubano dopo l'umiliante sconfitta patita nella
rivoluzione del Texas(55). Contravvenendo ai patti intercorsi con i
buoni uffici dell'amministrazione statunitense di negoziare subito
la resa a corrispettivo del ritorno in patria, Santa Anna marciò
personalmente verso nord alla testa delle raffazzonate pur se
ingenti truppe - circa 20.000 uomini, che poté collezionare con uno
schema che sembrò sublimare la consuetudine militare di tipo
nazionale, qual era stata sino allora, andando a ricalcare
piuttosto un primo modello di Esercito a composizione e
reclutamento federale - per affrontare il corpo di spedizione
guidato da Taylor e nel frattempo stabilitosi a Saltillo, subendo
però, nonostante tutto, la completa disfatta(56).
Nel marzo, il Presidente Polk impresse alla guerra il corso finale
con l'invio di un secondo contingente alla guida del generale
Winfield Scott, che giunse nel porto di Veracruz via mare,
incaricato di intraprendere un'invasione su ampia scala marciando
dritti sulla capitale, seguendo la medesima rotta solcata da Hernán
Cortés. Scott, superata la cintura di Veracruz piegando la strenua
difesa opposta dai reparti messicani nell'omonima battaglia, mosse
poi verso Jalapa e Puebla(57), che potè espugnare senza che venisse
sparato un solo colpo, grazie anche alla mediazione della Chiesa
Cattolica, e da lì, ricevuti ulteriori rinforzi, proseguì alla
testa di 14.000 uomini alla volta di Città del Messico(58).
All'inanellarsi delle successive sconfitte messicane nelle
battaglie di Padierna(59), Churubusco(60) e Molino del Rey, i
reparti statunitensi penetrarono inesorabilmente nella capitale
giungendo sino all'ultimo ridotto difensivo, il Castello di
Chapultepec(61), estremo baluardo fortificato nel cuore di Città
del Messico. Fu questo lo scenario di uno degli episodi di maggiore
eroismo militare universale, che vide nutrirsi l'aspra ed impari
contesa con il sangue dei giovani cadetti del "Colegio Militar" che
vi aveva sede, i quali soccombettero stoicamente sotto l'impietoso
fuoco nemico pur di non subire l'onta di deporre le armi ed
accettare una resa disonorevole con la consegna della bandiera, e
per tale supremo gesto se ne celebra il ricordo con maestosa
solennità ogni anno, nella ricorrenza del 13 settembre, il giorno
dei "Niños Héroes" (fanciulli eroi).
Schiacciata l'estrema resistenza, la capitale venne
irriverentemente occupata(62).
Il Trattato di Guadalupe Hidalgo, sottoscritto il 2 febbraio del
1848, servì da lapidario segno della capitolazione messicana,
stigmatizzando esso l'annessione agli Stati Uniti di Texas,
California, Nevada, Utah, come pure di porzioni di Colorado,
Arizona, New Mexico e Wyoming(63). A causa della guerra il Messico
perse così due quinti del suo territorio, covando dopo di allora un
memore crogiolo di laconico ed angusto risentimento, misto ad
algida rassegnazione avverso agli Stati Uniti(64).
Di più, a fronte della "dedizione patriottica che caratterizzò
buona parte della truppa, della milizia e delle forze popolari, i
generali ed i leaders dei partiti si distinsero per la loro
inettitudine nel difendere l'integrità del territorio che avevano
ereditato, e furono incapaci di evitare i colpi che abbatterono lo
spirito nazionale. L'affondamento militare e morale che lasciò
dietro di sé l'invasione nordamericana mandò in frantumi il candido
ottimismo dei primi anni dell'indipendenza ... un amaro sentimento
di colpa invase la riflessione sui fatti che condussero a quella
catastrofe. Angustiati, i messicani si chiesero perché l'invasione
straniera non aveva suscitato un movimento di resistenza nazionale.
Perché ciascuna delle battaglie che ebbero luogo si tradussero in
vittoria per i nordamericani ed in vergognosa sconfitta per i
messicani? … queste e altre domande furono motivo di un
intensissimo dibattito negli anni che seguirono la
guerra"(65).
4. La Riforma e l'intervento
francese
Sul tortuoso selciato di anni piuttosto bui di introversione e
ripiegamento del Paese, che avevano fatto tabula rasa di un
Esercito sconfitto, umiliato ed annichilito nel degrado dalla
vittoria del potente avversario, un primo crocevia di ripresa
nell'istinto di rifondazione del proprio strumento ed orgoglio
militare lo si rintraccia solo nel 1853, allorquando vennero
emanate le "Basi per l'Amministrazione della Repubblica", al cui
art. 1 figurava, e ne veniva disciplinata l'articolazione, il
Ministero della Guerra e della Marina(66).
Il 1° marzo del 1854 nel dipartimento di Guerrero (corrispondente
all'attuale omonimo Stato) veniva pronunciato da Juan Álvarez e
Ignacio Comonfort il "Plan de Ayutla", movimento di sollevazione
consolidatosi in un Esercito Restauratore delle Libertà, che si
dirigeva a contrastare l'ennesima dittatura di Antonio López de
Santa Anna, tornato grazie ad un colpo di Stato ad imporsi al
Governo del Paese con il titolo di "Su Alteza Serenísima". Con il
trionfo militare del Piano, e dei settori soprattutto liberali che
lo sostenevano e che avevano servito da contrafforte per alimentare
il latente malcontento popolare per il regime in essere oltre che a
contrastarlo con le armi in pugno, nell'agosto del 1855 López de
Santa Anna fu costretto all'esilio scalzato al potere da una
generazione di uomini politici e pensatori moderni mossi da
inusitati ideali di progresso umano e sociale, affrancato dai lacci
e laccioli del conservatorismo reazionario, tra cui spiccava la
figura di Benito Juárez(67).
a. Il movimento della Riforma
Sull'onda dei successivi Governi liberali, venne promulgata la
Costituzione Politica del 1857, nella quale il Ministero della
Guerra e della Marina conservava la medesima denominazione
recentemente acquisita, ciò sino al 23 febbraio del 1861,
allorquando cambiò appellativo in Segreteria di Stato e Ufficio di
Guerra e Marina, e con decreto del 16 aprile dello stesso anno
venne più semplicemente denominata Segreteria di Guerra e
Marina(68).
L'imprimatur liberale che ammantava la nuova Costituzione del 1857
non si spingeva sino a proclamare la libertà religiosa, epperò, se
l'omissione vale quanto l'azione, lasciava cadere il principio sino
allora sacrosanto e mai messo in discussione della religione
cattolica e romana quale unica confessione di Stato. L'Episcopato
messicano vi percepì una minaccia alla propria esistenza, e reagì
ordinando al clero di negare l'assoluzione dai peccati a quanti
giurassero fedeltà alla nuova Carta. Il gruppo conservatore, che
vedeva anch'esso colpiti i propri interessi per altri riflessi
liberali nell'impianto generale della Grund Norm, postulò nel
dicembre del medesimo anno il cosiddetto "Plan de Tacubaya", che
prevedeva il disconoscimento della predetta Costituzione e la
convocazione di un Congresso per redigerne una nuova, per poi
indire nuove elezioni e nominare un Presidente
costituzionale.
I reparti della Guardia Nazionale presenti nella capitale, come
anche il Presidente, il generale Ignacio Comonfort(69), presagendo
l'imminente marea montante, annunciarono essi stessi con un
manifesto alla nazione la propria adesione al piano, seguiti dai
distaccamenti militari presenti a Puebla, México, Tlaxcala, San
Luis Potosí e Veracruz.
Comonfort licenziò i propri ministri di fede liberale e li sostituì
con una giunta di generali. Uno di essi, Félix María Zuloaga,
costrinse di lì a poco alle dimissioni lo stesso Comonfort,
tacciato anch'egli di indulgente affinità verso talune posizioni
vicine ai liberali(70).
Comonfort, prima di andare ad ingrossare le fila degli esiliati,
fece scarcerare Benito Juárez, capofila e trascinatore del
movimento liberale e che era stato poc'anzi imprigionato con gli
altri ministri liberali. Mentre a Città del Messico si scatenavano
sollevamenti contro il Governo e Comonfort fuggiva all'estero,
Juárez giungeva a Guanajuato, dove veniva acclamato Presidente
della Repubblica(71).
Questi, insieme ai suoi ministri, nel maggio del 1858 si trasferì
al porto di Veracruz, dove stabilì la capitale della Repubblica
Costituzionalista. Le truppe fedeli a Juárez e quelle sostenitrici
del conservatore Zuloaga(72) intrapresero un sanguinoso conflitto
che si sarebbe protratto tre anni, ricordato nelle pagine di storia
come la Guerra delle Riforme.
Degna di maggiore menzione è la memorabile battaglia di Salamanca,
tra il generale conservatore Luis G. Osollo, al comando di un
contingente di cinquemila uomini guidato da Miguel Miramón, Tomás
Mejía e Francisco García Casanova, ed i liberali al comando di
Anastasio Parrodi(73), Leandro Valle(74) e Mariano Moret, il cui
esito vide prevalere i conservatori.
La Guerra delle Riforme(75) fu vinta da Juárez, anche grazie
all'aiuto degli Stati Uniti, che assicurarono alle forze liberali
sostegni in materiali di armamento e rifornimenti ed inviarono
unità della Marina da guerra ad incrociare a titolo dissuasivo al
largo di Veracruz. Le truppe liberali al comando del generale
Ortega entrarono trionfanti a Città del Messico il giorno di Natale
del 1860(76).
b. L'intervento francese
Con il trionfo dell'ispirazione liberale, nonostante i
resistenti conservatori non si sarebbero arresi all'Aventino dando
subito inizio ad azioni di guerriglia, ci si sarebbe attesi
finalmente di assistere all'inizio di una stagione di stabilità per
il Messico, retto da un Governo legittimato dalla vittoria militare
di un uomo di carisma. Tre anni di devastazioni avevano però avuto
un costo finanziario - oltre che di vite umane - enorme; sicché nel
luglio del 1861 Juárez decretò la grave decisione di sospendere per
due anni le quietanze di saldo dei debiti contratti con l'estero
durante i Governi di López de Santa Anna, Comonfort e, dopo di
loro, Zuloaga. A seguito di tale decisione ed al fine di tutelare e
recuperare i pertinenti interessi economici temuti a repentaglio,
il 31 ottobre del 1861 Francia, Spagna e Gran Bretagna(77) decisero
di intervenire militarmente in Messico, coniugando una inedita
Triplice Alleanza(78).
Un corpo di spedizione spagnolo sbarcò a Veracruz nel dicembre del
1861, seguito, il mese successivo, da truppe francesi e da un
reparto di fucilieri di marina inglesi. Il Governo di Juárez non si
oppose, dando però istruzioni ai suoi cittadini di "non
collaborare" con gli invasori e cercando prontamente la trattativa
diplomatica(79).
Fu allora che si acclararono le vere intenzioni francesi(80):
Napoleone III, che nel marzo aveva inviato in Messico il generale
conte Charles Ferdinand de Lorencez, diede infatti ordine alle
proprie truppe(81) di marciare speditamente verso l'interno per
occupare la capitale(82).
Il primo scontro che vide contrapposti i reparti messicano e
francese ebbe luogo nella località delle Cumbres de Acultzingo. Il
generale José María Arteaga, al comando di truppe ancora una volta
poco addestrate e scarsamente equipaggiate, non poté contenere
l'avanzata francese, e solo il sopraggiungere dei rinforzi al
comando del generale Porfirio Díaz evitò che la sconfitta si
trasformasse in una Caporetto(83).
Seguendo la direttrice verso Città del Messico, nella convinzione
di poter sconfiggere facilmente i messicani e senza curarsi nemmeno
d'indirizzare una previa dichiarazione di guerra, come stabilito
oltretutto dal diritto bellico consuetudinario del tempo, Lorencez
mosse temerariamente all'assalto dei forti di Loreto e Guadalupe,
posti a difesa della città di Puebla. Il generale messicano Ignacio
Zaragoza, al comando di 4.800 uomini, si asserragliò per resistere
all'avanzata dei francesi, che furono respinti nei vari battenti
tentativi di espugnare le fortificazioni subendo peraltro gravi
perdite, sino a dover abbandonare il campo di battaglia e
ritirarsi, sconfitti e caricati in fuga a sciabola sguainata dalla
cavalleria messicana(84).
Dopo l'umiliante disfatta del 5 di maggio, Napoleone III ordinò un
rafforzamento del corpo di spedizione che così superò le 23.000
unità. Il generale Elías Forey, che sostituì Lorencez richiamato in
Patria con ignominia, portò nuovamente l'attacco francese a Puebla
il 16 marzo del 1863. Nonostante l'eroica resistenza opposta dai
resistenti messicani guidati dal generale González Ortega, Puebla
cadde dopo 62 giorni di assedio. Il 7 giugno del 1863, con il
sostegno dei conservatori messicani, Forey piegò le ultime difese
di Città del Messico, occupandola.
Pur se soverchiate, le truppe messicane avevano dimostrato molta
più capacità di resistenza di quanto preventivato e, nonostante le
sconfitte subite cominciarono un'intensa attività di guerriglia,
mentre Juárez decretava, da El Paso del Nord dove era rifugiato, la
pena di morte per i collaborazionisti, concentrati tra le fila del
rinato Esercito Conservatore.
Il rappresentante francese Pierre Alphonse Dubois de Saligny formò
una giunta di governo, alla quale invitò a partecipare molti dei
maggiorenti conservatori, dichiarò decaduto il Governo di Juárez e
proclamò la costituzione di una monarchia parlamentare. Nacque così
nel 1864 il secondo Impero Messicano.
c. Il secondo Impero
Una delegazione di esponenti della fazione conservatrice del
Messico ostile a Benito Juárez ed alla Costituzione del 1857 giunse
al castello di Miramare a Trieste, dove risiedevano Massimiliano
Ferdinando d'Asburgo e sua moglie Carlotta Maria Amalia di Coburgo
Gotha, per offrire la Corona del Messico all'arciduca
austriaco.
Per convincere il principe la delegazione fornì ampie, e come si
sarebbe rivelato ben poco fondate, assicurazioni sulla buona
disposizione del popolo messicano a voler accogliere la svolta
imperiale. Massimiliano, solleticato nel proprio orgoglio di
principe senza corona, si lasciò convincere, giungendo a Veracruz
il 27 maggio del 1864 a bordo della fregata austriaca "Novara"(85).
Prima della partenza, al di là delle vacue promesse, di concreto
Massimiliano aveva potuto ricevere solo le garanzie francesi:
ottomila soldati si sarebbero trattenuti in Messico per sei anni,
con i relativi costi di mantenimento a carico del Governo imperiale
messicano.
Rampollo emblematico della tradizione asburgica, il novizio
imperatore era un uomo moderno ed affine alle dottrine
dell'Illuminismo. La sua indole si scontrò così subito con i
medesimi conservatori, tenaci avversari di ogni intento
riformatore, mentre le fazioni liberali gli riservarono una ferrea
opposizione ideologica, rappresentando egli "l'invasore" e la
prevaricazione straniera della sovranità e delle libere istituzioni
del Messico. Inoltre, Massimiliano si trovò a dover fronteggiare
una resistenza armata molto più efficace del previsto; le azioni di
contro-guerriglia, affidate alla guida del colonnello francese
Dupin, non sortirono effetti positivi, intervenendo ad alimentare
una spirale inarrestabile di violenza.
Sul piano internazionale gli Stati Uniti, avvinti in quegli anni
nella guerra di secessione (1861-1865), erano rimasti fedeli alla
scelta iniziale di riconoscimento della legittimità del Governo di
Juárez, né sembravano disposti a riconoscere l'impero messicano
anche per motivi di filosofia politica. Anzi, in ottemperanza alla
sempreverde "dottrina Monroe", erano ben più inclini a pretendere
che le truppe francesi di stanza, cioè a dire occupanti,
lasciassero quanto prima il territorio messicano. Per parte sua, a
Napoleone III non sfuggiva che l'ormai certa vittoria del Nord
nella guerra civile americana lo poneva a rischio di scontrarsi
direttamente con gli Stati Uniti(86).
Dinnanzi al precipitare del quadro complessivo degli eventi, e dopo
un inutile invito a Massimiliano ad abdicare, Napoleone III ordinò
il ritiro totale delle sue truppe entro il marzo del 1867.
Nelle stesse settimane Massimiliano, nel disperato
tentativo di supplire al declinato sostegno francese, tentava
di riorganizzare l'Esercito conservatore, designando i
generali a lui più vicini per le più alte cariche(87). Partite
le truppe francesi, tutto il Messico insorse contro
Massimiliano e le poche migliaia di uomini che gli erano
rimaste fedeli vennero ben presto sovrastate dalle numerose
truppe agglutinatesi rapidamente attorno ai rinnovati ideali
repubblicani. All'avvicinarsi delle truppe avversarie a Città
del Messico Massimiliano riparò a Querétaro. Il 6 marzo del
1867 il generale Mariano Escobedo assediò la città, mentre il
generale Porfirio Díaz cingeva Città del Messico, impedendo il
rafforzamento delle truppe imperiali. Dopo 71 giorni di agonia
Querétaro cadde e dovette arrendersi alle truppe di Escobedo,
Massimiliano consegnò la sua sciabola in segno di sconfitta,
ed il 19 giugno venne fucilato(88). Benito Juárez, insediatosi
nuovamente quale Presidente costituzionale, il 15 luglio entrò
con gli onori della folla nella capitale, restaurando così il
Governo repubblicano.
d. La transizione repubblicana ed il Porfiriato
Il Presidente Benito Juárez si dedicò a riorganizzare
l'amministrazione civile e militare, riducendo significativamente
gli effettivi dell'Esercito(89).
Dopo anni di governo improntati ad un impegno di rinnovamento
complessivo del Paese in adesione ai principi liberali di
riformismo invalsi soprattutto nel campo sociale, attitudine questa
mista ad una certa inclinazione autocratica, il 18 luglio del 1872,
vittima di un'angina pectoris, Benito Juárez morì. Gli succedette
Sebastian Lerdo de Tejada. Di qui, dopo la breve parentesi di
stabilità crogiuolo della rinascita del sentimento nazionale volto
a costruire il futuro del Paese, riprese la consuetudine tutta
messicana di quel tempo dei conflitti intestini per la detenzione
del potere. Il 1° gennaio del 1876, appropinquandosi la parabola
finale della presidenza di Lerdo de Tejada, i generali Fidencio
Hernández e Francisco Meixueiro lanciarono il "Plan de Tuxtepec",
promuovendo il generale Porfirio Díaz a capo del movimento che si
proponeva di scongiurare la paventata rielezione del mandatario
uscente. Deflagrò di lì a poco il conflitto tra le forze leali al
Presidente ed i nuovi insorti. Il 20 maggio del 1876, ad Icamole,
il generale Carlos Fuero, leale al Governo lerdista, inflisse una
terribile sconfitta ai comandanti sollevati dal generale Porfirio
Díaz che si vide obbligato a ripiegare le sue forze nei territori a
sud della Repubblica. Il 16 novembre si svolse la battaglia di
Tecoac, tra le forze guidate da Díaz e quelle del generale lerdista
Ignacio R. Alatorre; l'aspra contesa si risolse con un testa a
testa molto sanguinoso in un turbinio esagitato di prolungati
combattimenti corpo a corpo, e le milizie contrapposte alla
baionetta e falcidiate dall'impiego dei fucili a canne rigate da
improvvisate trincee sul modello della guerra di secessione
statunitense, finché l'arrivo di rinforzi porfiristi al comando del
generale Manuel González fece pendere la bilancia a sfavore di
Alatorre. Con l'annientamento delle sue migliori truppe a Tecoac,
Sebastián Lerdo de Tejeda fu costretto a rinunciare alla
Presidenza, che fu assunta il 28 novembre del 1876 dal generale
Porfirio Díaz(90), entrato trionfalmente nella capitale il 21 dello
stesso mese(91).
Cominciò così la lunga stagione di potere del cosiddetto
Porfiriato, un regime personale destinato a protrarsi per oltre
trent'anni, dal 1876 al 1911 (con una breve interruzione tra il
1880 ed il 1884).
Fu un periodo caratterizzato da un'inedita continuità di gestione
del potere politico, aneddoticamente tipica di un regime
dittatoriale con tutte le implicazioni connesse soprattutto sotto
il profilo della repressione delle voci avverse e dissidenti. Ciò
nondimeno, nel corso del suo lungo governo il Paese conobbe uno
sviluppo economico mai raggiunto prima, grazie anche alla completa
apertura al capitale straniero (in un primo momento soprattutto
statunitense) investito prevalentemente nello sfruttamento delle
immense risorse minerarie e nello stabilimento di industrie
tessili.
Si avviò una modernizzazione del Paese con la costruzione di linee
ferroviarie e telefoniche e si registrò un netto incremento del
volume di interscambio commerciale con l'estero.
Contemporaneamente, le originarie terre comuni degli indios furono
concentrate in latifondi concessi da Díaz ad una ristretta cerchia
di grandi proprietari terrieri.
Díaz era un militare e giunse al potere grazie al sostegno
dell'Esercito, ma forse inaspettatamente una volta insediatosi al
governo il ruolo politico delle Forze Armate fu minimizzato, con
l'obiettivo che "nessun altro caudillo potesse tornare ad
impiegarlo come strumento della sua ambizione politica"(92).
Per altro verso, anche se almeno apparentemente sempre più
costrette nel proprio ruolo, fu in tale periodo che le Forze Armate
messicane, e l'Esercito in particolare, godettero di una delle
migliori tappe della loro storia, beneficiando finalmente di una
solida visione programmatica ed organizzativa volta a garantire la
soddisfazione delle esigenze di impiego per la salvaguardia della
sovranità territoriale e statuale del Paese.
Si guardò molto all'Europa, alla Germania ed alla Francia nella
specie, per trarre modelli di ispirazione da applicare nel processo
di ristrutturazione, modernizzazione e professionalizzazione dello
strumento militare, tradottasi anche nel perfezionamento dei
fondamenti normativi con lo scopo di introdurre nelle sue fila una
maggiore disciplina militare (il tasso di diserzione nei decenni
precedenti era stato sempre ridondante), un adeguato senso
dell'obbedienza ed una dedizione assoluta alle finalità d'istituto,
sul modello dei canoni dei grandi Eserciti europei
dell'epoca(93).
A tangibile testimonianza simbolica nel moto di riedificazione
dell'orgoglio nazionale avviato nel periodo in parola, e tante
volte sino allora macabramente calpestato dagli eventi, dopo 14
anni di ospitalità presso l'Arcivescovato di Tacubaya, il
prestigioso "Colegio Militar" nel giugno del 1883 tornò ad occupare
le installazioni luogo del martirio del Castello di
Chapultepec(94).
5. La Rivoluzione
Dopo trent'anni al potere il generale Porfirio Díaz aveva
conseguito, come si è detto, un'apparente stabilità nel Paese, ciò
però al prezzo di una cristallizzazione delle grandi disuguaglianze
sociali che ottenebravano la società messicana e di un
conseguentemente latente quanto crescente malcontento popolare a
fronte di un incipiente nazionalismo diffuso tra tutte le masse.
Quando il generale fu per l'ennesima volta rieletto, nel 1910,
erano in pochi a dubitare che il suo Governo avrebbe perseverato
nel privilegiare i gruppi elitari che ne sostenevano le politiche.
Come se non bastasse, gli Stati Uniti si sentivano danneggiati
dalla politica di apertura assoluta nella attrazione di capitali
stranieri, che stavano giungendo sempre più dall'Europa a discapito
delle opportunità d'investimenti per i capitalisti
statunitensi(95), e - diligentemente memori dei precetti della
"dottrina Monroe" - si mossero a guardare con favore la possibilità
di un cambiamento di governo.
A ciò si aggiunse l'affermarsi del settore operaio e della nuova
classe media, portatori tutti di istanze e pretese maggiormente
liberali. Furono queste le condizioni propizie affinché l'avvento
dei nuovi temuti "caudillos" potesse agglutinare attorno a sé gli
oppositori del regime ed accendere la miccia di stravolgenti moti
sociali alla cadenza della rivoluzione(96).
Anche se sin dagli inizi del Porfiriato vi furono oppositori al suo
regime, i cosiddetti anti-rielezionisti si moltiplicarono a partire
dai primi anni del secolo XX, arrivando a formare associazioni
civiche che funsero da architrave del sistema ideologico
rivoluzionario.
In questo contesto, nel 1909 venne fondato il "Club Central
Antirrelecionista", nel quale emerse la figura di Francisco
I.
Madero, che seppe ben presto attirare a sé molte simpatie in tutto
il Paese. Il suo crescente seguito preoccupò seriamente il regime,
tanto da farlo incarcerare durante le elezioni del 1910 nelle quali
trionfò ancora una volta - come detto - Porfirio Díaz.
Madero fuggì insieme ad altri membri del ricostituito partito
liberale negli Stati Uniti, da dove lanciò il "Plan de San Luis",
che dichiarava nulle le elezioni ed illegittimo il Governo di
Porfirio Díaz, ed esortava il popolo a sollevarsi il 20 di novembre
di quell'anno. In quella data i generali Pascual Orozco, Pancho
Villa(97) ed altri combattenti iniziarono la lotta
armata(98).
Molti altri si sarebbero uniti prima della fine dell'anno. Aveva
così inizio la Rivoluzione Messicana(99).
Le fazioni rivoluzionarie sorsero in tutto il Paese; di fronte
all'imponente consistenza della sollevazione, l'Esercito federale e
le Forze Rurali di presidio (che altro non erano se non semplici
milizie contadine di supporto) furono incapaci di arrestare
l'imponente movimento. Alla fine di novembre dello stesso anno
scoppiarono ad effetto domino numerose insurrezioni in tutto il
Paese.
Gli strati più umili della popolazione seguirono Madero e Carranza,
formarono le unità combattenti dell'Esercito di Alvaro Obregón,
aderirono alla mitica Divisione del Nord guidata da Pancho Villa e
formarono le milizie di Emiliano Zapata, che sarebbero passate alla
storia come Esercito Liberatore del Sud(100).
Il 10 maggio del 1911 Francisco Madero, Pancho Villa e Pascual
Orozco riuscirono ad espugnare Ciudad Juárez(101). Dopo ripetute
sconfitte il generale Porfirio Díaz decise di rinunciare alla
Presidenza e di imbarcarsi verso l'esilio in Francia per
scongiurare ulteriori bagni di sangue. Il suo incarico venne
assunto interinalmente da Francisco León de la Barra. Celebrate le
elezioni presidenziali, il 6 novembre del 1911 Francisco I Madero
fu nominato allo scranno presidenziale.
Tra le prime misure adottate figurò lo scioglimento dell'Esercito
Rivoluzionario, iniziativa che causò ammutinamenti e ribellioni tra
le sue fila(102). Il nuovo mandatario cercò di conciliare l'antico
regime con i precetti della rivoluzione, nella convinzione che il
Paese necessitasse di un cambiamento politico e non di una riforma
sociale, per cui concesse sì alcune libertà in materia civile -
come una certa libertà di stampa, duramente repressa al tempo del
Porfiriato - ma nulla in tema di riforme economiche.
Rotto il connubio con molti di coloro che avevano condiviso con lui
sino a poc'anzi il moto rivoluzionario, Madero si trovò rapidamente
in mezzo al guado tra opposte fazioni progressiste e reazionarie.
Arroccatosi su posizioni più radicali tra i suoi oppositori, il
generale Pascual Orozco prese le armi contro di lui alla fine di
gennaio del 1912. Il generale José González Salas partì alla volta
dello Stato di Chihuahua per contrastarlo, subendo la sconfitta a
Rellano. Madero inviò pertanto a combattere contro Orozco il
generale Victoriano Huerta e Pancho Villa, che in una rapida
campagna sconfissero totalmente gli "orozquistas" nelle battaglie
di Conejos, Rellano y Bachimba (12-30 maggio del 1912).
Dal 9 al 19 febbraio del 1913 ebbe luogo la "Decena Trágica",
guidata dai generali Aureliano Blanquet, Félix Díaz e Bernardo
Reyes sostenuti da unità dell'Esercito e della Scuola Militare di
Aspiranti. La prima azione fu quella di tentare di occupare il
"Palacio Nacional" della capitale, ma gli si contrapposero le
truppe leali al Governo(103), e gli insorti dovettero rifugiarsi
nella vicina "Ciudadela".
Nello stesso giorno gli allievi del "Colegio Militar" scortarono il
Presidente Madero fino al "Palacio Nacional", episodio noto come la
"Marcha de la Lealtad". Madero pose dunque il generale Victoriano
Huerta al comando delle forze leali per combattere gli insorti. Si
rivelò ben presto, questo, un grave errore, perché Huerta, assunta
la guida delle Forze Armate e quindi dell'unico potere in quel
momento ancora legittimante una titolarità di governo, cioè a dire
quello militare, obbligò Madero a rinunciare alla Presidenza dietro
la promessa di avere salva la vita. Promessa poi rivelatasi
mendace, dal momento che questi venne fatto assassinare il 22
febbraio del 1913 insieme al Vicepresidente José María Pino
Suárez.
Il 26 marzo dello stesso anno il Governatore di Coahuila,
Venustiano Carranza, proclamò il "Plan de Guadalupe", con il quale
esortava i messicani a lottare contro il Governo huertista(104).
Carranza si auto-nominò quale Primo Capo del nuovo Esercito
Costituzionalista(105) da egli stesso fondato, e unto dal potere
esecutivo per abbattere Huerta(106). Questi, sostenuto peraltro
dagli Stati Uniti, una volta conquistato il potere instaurò una
feroce dittatura, un regime sul quale sarebbe rimasto in sella sino
al 1915, allorquando fu costretto all'esilio stretto all'angolo dai
suoi oppositori, Carranza in testa, con l'accusa di essere il
mandante dell'omicidio di Madero.
6. Post-Rivoluzione e tempi
attuali
Conclusasi la tappa armata della Rivoluzione Messicana con il
suo trionfo ed annichilito l'establishment conservatore, sotto la
guida militare del Presidente Venustiano Carranza e del Segretario
di Guerra e Marina generale Alvaro Obregón, l'Esercito messicano si
istituzionalizzò e riavviò la sua professionalizzazione,
costituendosi anche nuovi dipartimenti incaricati di amministrare
le nascenti fabbriche militari.
Il 5 febbraio del 1915 Carranza, quale Capo dell'Esercito
Costituzionalista, emise un decreto con il quale veniva costituita
l'Arma dell'aviazione militare all'interno dell'Esercito, incipit
dell'attuale Forza Aerea Messicana, con la conseguente costituzione
in seno alla Segreteria di Guerra e Marina del Dipartimento,
Direzione e Infrastruttura dell'Aeronautica Militare. A seguito
della promulgazione della Costituzione del 1917, con la
predisposizione dei decreti del 14 aprile e del 31 dicembre dello
stesso anno, si ratificò l'esistenza della Segreteria di Guerra e
Marina.
Dopo gli anni di lotta rivoluzionaria era comprensibile che i
militari avessero una certa preponderanza nel Congresso Costituente
che avrebbe elaborato la nuova Costituzione. Molti dei deputati
costituenti erano stati, infatti, militari in servizio attivo. Come
militari furono coloro che vigilarono sulle loro sessioni di lavoro
all'esterno del "Teatro de la República" della città di Querétaro.
Il primo Presidente a governare sotto l'egida della nuova
Costituzione, che ancora oggi regge le sorti del Paese, fu lo
stesso Venustiano Carranza, che pochi anni dopo sarebbe stato
assassinato dai suoi oppositori. Dopo un breve interinato di Adolfo
de la Huerta, giunse alla Presidenza della Repubblica un altro
generale, Alvaro Obregón, che sarebbe stato a sua volta ucciso
entro pochi anni.
In quella epoca, la possibilità di governare efficacemente su tutto
il territorio messicano era praticamente nulla, il che propiziò il
sorgere di diversi potentati locali che si mantenevano al potere
con la forza delle armi(107). Octavio Paz ha descritto con le
seguenti parole la situazione imperante allora: "anche se la
recentemente adottata Costituzione - quella del 1917 - avesse
previsto la trasmissione pacifica del potere attraverso elezioni
democratiche, la realtà era molto diversa: i partiti politici non
esistevano ed il Paese era retto dalla dittatura rivoluzionaria,
cioè a dire, dalla dittatura dei caudillos militari della
Rivoluzione. La lotta tra le fazioni non fu mai democratica: non
era il numero di voti ma quello di soldati e fucili ciò che dava la
supremazia politica"(108).
Per avere il polso della posizione preponderante dell'Esercito in
questi anni, basti citare pochi dati significativi: tra il 1920 ed
il 1933 il 32% dell'ammontare totale della spesa pubblica fu
destinato al bilancio delle Forze Armate, e durante il Governo di
Carranza il 28% degli incarichi di Gabinetto fu assicurato a
militari, percentuale che salì addirittura al 48% nel Governo di de
la Huerta ed al 59% con Obregón, per poi finalmente cominciare ad
invertire la tendenza(109).
Durante questa delicata e prolungata fase di transizione, dal 1926
al 1929 l'Esercito venne ampiamente impiegato per reprimere la
sollevazione popolare conosciuta come la rivolta dei
"Cristeros"(110), allorquando una consistente fetta della
popolazione cattolica si ribellò in armi al Governo del Presidente
Plutarco Elias Calles, che aveva fatto dell'anticlericalismo una
stella polare della propria politica imponendo leggi fortemente
restrittive delle libertà e delle guarentigie della Chiesa
Cattolica messicana in linea con i contenuti fortemente laicisti ma
sino allora di fatto rimasti negletti della Costituzione del 1917.
La guerra costò la vita a decine di migliaia di persone, esponendo
molte fila dell'Esercito alle contraddizioni di un severo conflitto
di coscienza tra i dettami fortemente anticlericali ed il più
spesso ispirati a taluni precetti massonici delle élites di governo
e le convinzioni morali solidamente ancorate alla religiosità
cattolica ed alle sue gerarchie ampiamente diffuse tra i ranghi
specie più bassi delle truppe, alimentati prevalentemente dai ceti
popolari e contadini(111).
Più in generale, la sfida che si trovarono a dover affrontare i
vari Governi post-rivoluzionari abbracciava il contenimento delle
oligarchie locali, l'estromissione dei militari sleali alle
autorità elette e l'istituzionalizzazione delle condizioni
politiche basilari per poter governare il Paese.
La strategia per conseguire i predetti obiettivi, dopo anni di
violenti conflitti stigmatizzati dagli assassini dei diversi eroi
rivoluzionari (Obregón uccise Carranza, il quale a sua volta aveva
fatto uccidere Zapata), e dalla guerra "Cristiada"(112), iniziò a
prendere forma nel 1929, quando il Presidente Elías Calles fondò
una nuova istituzione politica, il Partito Nazionalista Messicano
(PNM), concepita per fungere da centro gravitazionale e di
convergenza di tutte le componenti sociali del Paese, partito che
sarebbe divenuto in seguito il Partito Rivoluzionario Istituzionale
(PRI) destinato a reggere le sorti del Paese per 72 anni di fila
sino alle elezioni presidenziali del 2000.
Si può lasciare la parola ad Octavio Paz per descrivere gli inizi
del PNM: "agente, braccio civile del potere rivoluzionario, il
partito non possedeva forza per sé stesso; il suo potere era il
riflesso del potere del caudillo e dei militari e potentati che
reggevano le province"(113).
Il PNM, che includeva di quattro settori uno militare che
annoverava gli ufficiali di maggiore spicco dell'Esercito
Costituzionalista, poté comunque amalgamarne gli intenti verso il
condiviso obiettivo di unificare le Forze Armate e rifondare
l'Esercito messicano.
I diversi gruppi armati sorti dalla rivoluzione si fusero per dare
forma al nuovo Esercito Nazionale Messicano di cui il progetto di
nazione in cantiere abbisognava, avviando un processo di
ristrutturazione per renderlo idoneo a svolgere le funzioni
assegnate dalla Carta Costituzionale, di difesa della sicurezza e
della sovranità nazionale. Con il decreto presidenziale del
generale Lázaro Cárdenas, il 25 ottobre del 1937 la Segreteria di
Guerra e Marina cambiò il nome in Segreteria della Difesa
Nazionale, ed il 31 dicembre del 1939, per disposizione
legislativa, le sue funzioni si separarono dalle questioni relative
alla Marina militare costituendosi il Dipartimento della Marina
Nazionale.
L'11 settembre del 1940 fu promulgata la Legge sul Servizio
Militare obbligatorio, che tuttavia entrò in vigore solo il 3
agosto del 1942. Il servizio era obbligatorio per tutti i cittadini
messicani per nascita o naturalizzazione tra i 18 ed i 40 anni di
età.
Nel dicembre del medesimo anno ebbe inizio il Sessennio
presidenziale di Manuel Ávila Camacho, l'ultimo generale
Presidente. Fu infatti a partire dalla decade degli anni '40 che si
sedimentarono nuove consuetudini imperiture per un definitivo
riassetto dell'ambito di pubblico dominio del potere militare
rispetto ai settori civili, con la scomparsa del settore militare
in seno al PRI prima e, pochi anni dopo, l'arrivo di un esponente
della società dei borghesi (nel proprio significato di non
indossare un'uniforme) a sedere sulla poltrona presidenziale del
Paese.
Da quel momento di cesura la presenza e l'influenza dei militari
nella vita pubblica andarono contraendosi inesorabilmente, pur
cristallizzandosi nel contempo un complesso di appannaggi di
carattere finanziario ed assistenziale a beneficio dei membri delle
Forze Armate e dei loro vertici nella specie, tale da garantire una
posizione sociale ben al di sopra dei canoni normalmente condivisi
da altre influenti categorie.
a. L'Esercito messicano dalla seconda guerra mondiale ai giorni
nostri
Il primo atto del Governo messicano relazionato con il secondo
conflitto mondiale fu un decreto di requisizione di navi
appartenenti ai Paesi belligeranti emanato il 10 aprile del 1941, 9
bastimenti da carico italiani rifugiati a Tampico, che furono posti
a disposizione della compagnia petrolifera statale "Petróleos
Mexicanos", e 3 navi tedesche da trasporto merci e passeggeri,
rifugiate a Veracruz e consegnate alla "Compañía Mexicana de
Navegación". Il 13 maggio del 1942 venne affondato il bastimento
messicano per trasporto merci "Potrero del Llano" da un sottomarino
tedesco davanti alle coste della Florida, ed il 20 dello stesso
mese venne affondata la nave "Faja de Oro".
Il Governo messicano protestò, ma non ricevette soddisfazione da
quello tedesco, e quindi il Presidente Ávila Camacho, con l'avallo
del Congresso, dichiarò il 2 giugno del 1942 lo stato di guerra tra
il Messico e le potenze dell'Asse (Germania, Italia e
Giappone).
Una volta entrato in guerra, il Governo messicano collaborò
direttamente con quello statunitense, inviando in particolare nel
luglio del 1944 lo Squadrone aeronautico 201, come parte della così
denominata Forza di Spedizione Messicana, nel teatro di guerra del
Pacifico meridionale, ove avrebbe realizzato diverse operazioni tra
cui si ricordano le missioni di combattimento a sostegno degli
Eserciti alleati durante la campagna di liberazione delle Filippine
e di Formosa, prima volta in cui un contingente militare messicano
lasciava il suolo patrio per combattere in un conflitto
internazionale(114).
Dopo lunghi anni di sostanziale tranquillità sociale ed una
quantomeno rassicurante continuità politica, nel corso dei quali si
era conseguito di interrompere definitivamente il sodalizio di
potere tra militari e politici, consolidando l'indipendenza
funzionale del regime presidenziale dalle istituzioni armate, nel
1968, sull'onda dei movimenti giovanili e studenteschi che andavano
mettendo a ferro e fuoco molte società occidentali del tempo, montò
un intenso fermento sociale, guidato da alcuni settori di un certo
sindacalismo dissidente ed impersonato da ampie frange di studenti
delle università pubbliche.
Le mobilitazioni, che portarono fiumane di persone nelle piazze di
molte città, furono avversate dal potere con azioni di repressione
condotte spesso in spregio del rispetto dei diritti e delle libertà
fondamentali di espressione, financo della stessa incolumità fisica
dei manifestanti.
E fu così che si raggiunse l'acme della tensione con la tragica
"mattanza" di studenti nella "Plaza de las Tres Culturas" di
Tlatelolco(115), che con il sangue giovanile versato a causa
dell'uso spregiudicato della forza pubblica nell'attività di
repressione da parte dell'Esercito costituì un punto di rottura mai
più sanato del tutto tra il regime priista, incapace in quel
momento di disciplinare idealmente e pragmaticamente la propria
azione, e la società messicana, che rimase a lungo scossa ed
intimorita per l'orrida violenza.
Questi fatti secondo alcuni(116) produssero almeno due conseguenze.
In primis, il Governo fu indotto ad affidarsi sempre più al
sostegno delle Forze Armate, l'unico organo dello Stato con una
presenza sufficientemente capillare ed una capacità di presidio e
di rapidità d'intervento nel territorio della Repubblica, al fine
di poter mantenere l'ordine pubblico e la continuità della
detenzione del potere politico e, in secondo luogo, una parte della
gioventù dissidente e contestatrice si lasciò ammaliare dalla via
dell'opposizione anche armata per tentare di destabilizzare e
sfiancare il regime. Le due circostanze, generatesi a braccetto,
condussero il Paese ad una spirale di violenza e repressione lungo
un crinale privo di soluzioni alternative ad una rivalutazione del
potere militare in seno alla politica attiva, che in ogni caso già
aveva conservato la consuetudine di affidare la titolarità dei
Dicasteri d'interesse militare - le Segreterie della Difesa
Nazionale e della Marina - ai due Ufficiali più alti in grado delle
rispettive Forze Armate designati dal Presidente della Repubblica e
membri attivi del suo gabinetto di Governo.
Un simile passaggio è anche testimoniato dall'aumento incrementale
cui si assistette in quegli anni nella spesa destinata alle
esigenze della Difesa e nel numero di effettivi, che dal 1973 al
1977 passò da 60 mila a 90 mila, per raggiungere i 175 mila nel
1992.
Nel 1994 si voltò bruscamente un'altra pagina della storia
dell'Esercito e dell'evoluzione del suo ruolo, con la sollevazione
dell'"Ejército Zapatista de Liberación Nacional" guidato dal
Subcomandante Marcos(117), che nei primi giorni fu contrastato con
una imponente offensiva armata da parte, per l'appunto,
dell'Esercito messicano.
Nonostante l'esizialità degli scontri con gli insorti e le dubbie
necessità di contenimento del fenomeno rivoltoso su cui non è qui
il caso di dilungarsi oltre, a partire da quel momento la presenza
militare in zone caratterizzate da una certa o presunta instabilità
sociale, in particolare negli Stati di Guerrero, Oaxaca e Chiapas,
per giunta ultimi tre Stati della Federazione e nel medesimo ordine
ancora oggi quanto ad indici di ricchezza, aumenta
vertiginosamente, accompagnato da un proporzionale incremento della
spesa militare.
Tale inedita attitudine verrà presto affiancata da nuove funzioni
in capo alle Forze Armate ed all'Esercito in particolare, tra le
quali spicca la lotta al narco-traffico e la conseguente assunzione
da parte dei militari di compiti di pubblica sicurezza, pur se
costretti a muoversi nel limbo della mancanza di tutele e funzioni
normate ad hoc dall'ordinamento giuridico di pubblica
sicurezza(118).
7. Un orgoglio nazionale: l'"Heroico
Colegio Militar"
La prestigiosa istituzione castrense, fondata nel 1822 con il
titolo di "Academia de Cadetes" con sede nell'edificio che secoli
addietro era stato il Palazzo dell'Inquisizione e di cui il primo
direttore era stato Manuel Mier Y Terán, l'11 ottobre del 1823
venne ribattezzata come "Colegio Militar" insediandosi nella
fortezza di Perote, vicino la località di Jalapa nello Stato
federato di Veracruz.
Nel 1828 fu riportata a Città del Messico, prima nell'edificio di
Betlehemitas e nel 1835 in quello di Recogidas, e a partire dal
1841 la sede venne trasferita nel Castello di Chapultepec, dove nel
1847 i cadetti frequentatori, come si è visto, avrebbero
partecipato alla difesa della capitale contro l'invasione
statunitense assurgendo essi e l'Istituto cui appartenevano a
simboli altissimi dell'eroismo nazionale, estremi usberghi
dell'onore della Patria(119).
Nel 1860, al termine della Guerra dei Tre Anni, Benito Juárez
soppresse il "Colegio Militar" sostituendolo con la "Escuela
Militar de Infantería y Caballería", nell'ex convento di San
Fernando, poi chiuso a seguito dell'invasione francese.
Al trionfo della Rivoluzione il Collegio venne ristabilito con sede
nel "Palacio Nacional", da dove fu spostato presso l'ex convento di
Santa Catarina e poi in quello che era stato l'edificio
dell'Arcivescovato nel quartiere capitolino di Tacubaya. L'8 giugno
del 1883 fu riportato nel Castello di Chapultepec, sotto la
direzione del generale Francisco P. Méndez, dove rimase fino al
1913, quando venne ricollocato nei vecchi locali di quella che era
stata la "Escuela Militar de Aspirantes".
Durante il conflitto rivoluzionario degli inizi del XX secolo, il
Collegio fu chiuso dal Governo di Venustiano Carranza per essere
sostituito nel 1916 dalla "Academia del Estado Mayor", con sede
nell'ex convento della Encarnación. Chiusa pure questa Accademia,
il Collegio fu ripristinato nel 1920 e sei anni dopo fu trasferito
nel quartiere capitolino di Popotla, dove rimase fino al 1976,
quando gli furono assegnate le attuali installazioni al fianco
dell'autostrada Città del Messico-Cuernavaca.
I cadetti di marina frequentarono il Collegio dal 1837 al 1897,
anno in cui venne fondata la "Escuela Naval" di Veracruz.
Capitolo II. Articolazione e compiti
dell'Esercito degli Stati Uniti Messicani(120)
1. Fondamenti normativi costituzionali e
secondari
a. La Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani e le
Forze Armate
La Costituzione messicana, trattando dei "Poteri degli Stati
Uniti Messicani", radica la legittimità costituzionale delle Forze
Armate all'art. 73, comma XIV(121), sancendo che il Congresso,
composto dalle Camere dei Deputati e dei Senatori, ha facoltà di
costituire e sostenere le istituzioni armate dell'Unione, e cioè
l'Esercito, la Marina da Guerra e la Forza Aerea, e regolamentarne
l'organizzazione ed il funzionamento.
Proseguendo nello scorrere il dettato costituzionale, la tutela
della sicurezza nazionale è affidata all'esistenza di Forze Armate
sotto un unico comando, quello del Presidente della Repubblica, al
quale è attribuita la funzione di vegliare sulla pace e l'ordine
pubblico del territorio nazionale. Più precisamente, l'art. 89,
comma VI(122), stipula che è facoltà ed obbligo del Presidente
della Repubblica di disporre della totalità della Forza Armata
permanente, cioè l'Esercito, la Marina da Guerra e la Forza Aerea,
per la sicurezza interna e la difesa esterna della Federazione.
Tale precetto, in combinato disposto con i commi IV, V e VII del
medesimo art. 89, concernenti le nomine degli alti comandi delle
Forze Armate(123), contiene ciò che si potrebbe estrinsecare quale
la primazia del potere politico su quello militare, primato
avvalorato per esclusione dall'interpretazione analogica dei commi
II e III dell'art. 118, relativi al divieto per i Governi degli
Stati federati della Repubblica di disporre di truppe o navi da
guerra, né di dichiarare guerra ad alcuna potenza straniera, salvo
nelle ipotesi di invasione o pericolo imminente(124).
Dalla lettura delle norme sopra illustrate, che formano nel loro
complesso l'architrave fondamentale della disciplina delle Forze
Armate, discende sinallagmaticamente la mancata previsione nella
trama costituzionale di un seppur minimo appiglio giuridico che ne
consenta a qualsiasi titolo l'impiego al di fuori dei confini
nazionali non ancorato teleologicamente alle evenienze
esplicitamente statuite e sopra richiamate.
Seguono alcune norme più di dettaglio, ad iniziare dall'art. 13,
che sancisce il foro militare delimitando pure i limiti della
esclusiva giurisdizione castrense(125).
La Costituzione del 1917 si addentra poi a regolamentare l'attività
del personale militare formalizzando alcuni precetti che
evidenziano date incompatibilità tra l'esercizio della professione
militare e la titolarità di alcune cariche pubbliche(126).
Un altro aspetto interessante è ciò che riguarda la distribuzione
di competenze in materia di dichiarazione di guerra e di
mobilitazione delle Forze Armate fuori del territorio nazionale a
fronte, naturalmente, delle necessità di difesa esterna della
nazione in costanza di stato di guerra.
Entrambe le competenze incombono al Presidente della Repubblica, ma
nel primo caso questi potrà pronunciarsi "previa Legge del
Congresso" (art. 89, comma VIII), e nel secondo necessiterà del
permesso del Senato (art. 76, comma III(127)).
Un ultimo cenno per completare il quadro costituzionale concernente
l'Esercito messicano lo merita l'art. 129(128), legiferante in
materia di funzioni che competono alle autorità militari in tempo
di pace.
La prima parte della norma si lega a quanto disposto dall'ultimo
paragrafo dell'art. 16, in tema di limiti ed ambiti di
ammissibilità di varie forme di requisizione militare(129), e la
seconda si richiama a ciò che statuisce l'art. 132(130) quanto alla
giurisdizione di riferimento per le infrastrutture militari.
b. Quadro normativo secondario
Scendendo al piano normativo secondario ermeneutico ed
esecutivo, occorre citare la "Legge Organica dell'Esercito e della
Forza Aerea Messicani"(131), che all'art. 1 stabilisce i compiti
generali assegnati alle predette Forze Armate:
- difendere l'integrità, l'indipendenza e la sovranità della
nazione;
- garantire la sicurezza interna;
- aiutare la popolazione civile in caso di pubbliche
necessità;
- realizzare azioni civiche e opere sociali che tendano al
progresso del Paese;
- in caso di disastro prestare aiuto per il mantenimento
dell'ordine, alle persone e ai loro beni e per la ricostruzione
delle zone colpite.
Le prime due missioni, nella specie, sono volte ad assicurare la
permanenza e continuità delle Istituzioni create per mandato
costituzionale, e a garantire alla nazione stabilità, tranquillità
e sviluppo sociale. È poi da segnalare la "Legge Organica della
Amministrazione Pubblica Federale", che all'art. 29 sciorina i
compiti assegnati alla Segreteria della Difesa Nazionale (d'ora
innanzi Sedena) quale Dicastero di Stato(132), dal quale vengono a
dipendere per quanto attiene alla direzione ed amministrazione sia
l'Esercito che la Forza Aerea.
Ancora, è d'interesse osservare che sulla base di una mozione di
incostituzionalità formulata dalla Camera dei Deputati nel 1996,
nel corso della LVI Legislatura, circa la legittimità della
partecipazione dei Segretari della Difesa Nazionale e della Marina
al Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica basandosi
sull'articolo 129 prima citato, che come si ricorderà stabilisce
che in tempo di pace nessuna autorità militare può esercitare più
funzioni di quelle che abbiano diretta connessione con la
disciplina d'istituto, la Suprema Corte di Giustizia della
Nazione(133) ha emesso nel 2000 sei tesi giurisprudenziali, che
dopo di allora hanno acquisito carattere di osservanza
obbligatoria, le quali chiariscono ulteriormente gli ambiti di
impiego istituzionale delle Forze Armate:
- 34/2000. Trattandosi di sicurezza pubblica, ogni autorità ha due
chiare limitazioni: non vulnerare le garanzie delle persone e non
superare le attribuzioni che la legge le conferisce;
- 35/2000. Lo Stato messicano attraverso i suoi tre livelli di
governo deve coadiuvare il raggiungimento degli obiettivi di
sicurezza pubblica, tradotti in libertà, ordine e pace pubblica,
come condizioni imprescindibili per godere delle garanzie che la
Costituzione conferisce ai governati;
- 36/2000. È costituzionalmente possibile che l'Esercito, la Forza
Aerea e l'Armata (la Marina militare), nel tempo in cui non sia
stata decretata la sospensione delle garanzie, possano agire a
sostegno delle autorità civili per compiti di sicurezza
pubblica;
- 37/2000. Le Forze Armate sono costituzionalmente legittimate ad
agire, attenendosi agli ordini del Presidente della Repubblica,
quando esista una situazione che ponga la società in grave pericolo
o conflitto.
- 38/2000. Le Forze Armate possono agire in aiuto alle autorità
civili, in materia di sicurezza pubblica, quando queste sollecitino
il sostegno della forza di cui dispongono;
- 39/2000. La partecipazione dei Segretari della Difesa Nazionale
e della Marina nel Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica non
viola l'articolo 21(134) della Costituzione.
2. Organizzazione
a. Livelli di comando
Il Comando Supremo dell'Esercito e della Forza Aerea spetta al
Presidente della Repubblica, che lo esercita direttamente
attraverso il Segretario della Difesa Nazionale o l'autorità
militare altrimenti designata.
L'Alto Comando corrisponde al Segretario della Difesa Nazionale;
questi, sulla base delle direttive ed istruzioni che gli vengano
impartite dal Presidente della Repubblica, è responsabile di
organizzare, addestrare e amministrare l'Esercito e la Forza
Aerea.
Per l'esercizio delle sue funzioni si affida ai seguenti organi
ausiliari:
- Sottosegretario;
- Ufficiale Maggiore;
- Ispettore e Controllore Generale;
- Organi del Foro di Guerra;
- Stato Maggiore della Difesa Nazionale.
Il Messico adotta ancora il servizio di leva, obbligatorio per
tutti i cittadini di sesso maschile idonei dai 18 ai 49 anni, con
coscrizione sottoposta ad un articolato sistema di sorteggio ed
aperta anche a forme di servizio civile, mentre per le donne, a
partire dal 2000, esiste la possibilità di prestare servizio
militare su base volontaria.
b. Divisione Territoriale Militare
La cartografia della difesa territoriale nazionale suddivide il
Paese in Zone Militari raggruppate in Regioni Militari. Le Zone
Militari si dividono a loro volta in Settori e questi in
Sottosettori. Assecondando il medesimo principio, lo spazio aereo
nazionale si divide in Regioni Aeree Militari e queste in Basi e
Stazioni Aeree Militari. La Divisione Territoriale Militare in
tempo di pace è chiamata ad adempiere le "Missioni Generali"
previste all'art. 1 della "Legge Organica dell'Esercito e della
Forza Aerea Messicani" sulla base delle direttive e delle
previsioni stabilite, in relazione alle varie situazioni
contingenti, dall'Alto Comando nei piani militari strategici
finalizzati alla difesa nazionale.
Guardando all'organizzazione d'impiego, l'Esercito e la Forza Aerea
si suddividono in Armi e Servizi, articolati in Unità, Dipendenze,
Installazioni e Organismi Circostanziali.
c. Le Armi ed i Servizi
Le Armi dell'Esercito sono quelle di: Fanteria, Cavalleria,
Blindata, Artiglieria e Zappatori.
L'Arma nella Forza Aerea è data dal personale dei Piloti
Aviatori.
I Servizi si distinguono in:
- servizi tecnici(135): Ingegneri, Trasmissioni, Materiali di
Guerra, Trasporti, Intendenza, Sanità, Informatica, Meteorologico,
Controllo Militare dei Voli, Mantenimento di Materiale Aereo,
Materiale Aereo Elettronico, Rifornimento di Materiale Aereo,
Materiale Bellico di Forza Aerea;
- servizi Amministrativi: Amministrazione, Giustizia Militare,
Cartografico, Polizia Militare, Di Personale, Di Archivio e
Storia:
- servizi Generali: Generali di Stato Maggiore, Intelligenza
Militare, Comunicazione Sociale;
- servizi Speciali e di Sicurezza Sociale: Amministrazione
Specialità di Musica, Sicurezza Sociale.
d. Le Unità
Le Unità sono gli organismi di costituzione di base della
truppa, strutturati internamente in vari gradi, equipaggiamenti ed
addestramenti, per realizzare missioni operative secondo schemi
tattici.
Esse di dividono in:
- grandi Unità Superiori: raggruppano sotto la direzione di un
Quartier Generale comune due o più Unità Elementari o due o più
Unità Superiori di minore livello(136);
- grandi Unità Elementari: sono le Unità di organizzazione ed
operatività permanente, soggette a pianificazione organica, che
sotto la direzione di un Quartier Generale raggruppano un certo
numero di piccole unità di combattimento delle diverse Armi e di
sostegno ai diversi Servizi(137).
3. Compiti
istituzionali
I compiti dell'Esercito e della Forza Aerea, i cui effettivi in
termini percentuali hanno raggiunto negli ultimi anni quasi lo 0,2%
della popolazione messicana, si sostanziano nella garanzia della
sicurezza interna e nella difesa esterna della Federazione, e in
una serie di obblighi di carattere interistituzionale da cui
discendono molteplici attività, tra cui segnatamente il sostegno
alle politiche di governo, il mantenimento dello Stato di diritto,
la lotta al narco-traffico, la protezione ambientale, il sostegno e
conforto alla popolazione in caso di disastri nel territorio
nazionale e in Paesi amici nel pieno rispetto della loro sovranità.
Le attività peculiarmente svolte dall'Esercito e dalla componente
della Forza Aerea sono elencate di seguito:
- vigilanza del territorio nazionale: garantire la sorveglianza e
protezione del territorio nazionale, mediante attività di
riconoscimento negli ambiti terrestre, aereo e anfibio,
pianificate, dirette e supervisionate dai comandi responsabili di
Regioni, Zone, Settori e Sottosettori Militari;
- rafforzamento della sovranità nazionale: contribuire a
salvaguardare l'integrità e la sovranità della nazione, attraverso
la dislocazione su tutto il territorio in un quadro strategico di
sicurezza e difesa nazionale;
- rafforzamento dell'identità nazionale: rafforzare lo spirito
civico ed il senso di nazionalità e di comune appartenenza del
popolo messicano, contribuendo allo sviluppo e al benessere della
società, in ossequio al quadro normativo vigente;
- attività di contrasto a situazioni di rischio per lo Stato di
diritto e la sicurezza interna della nazione: oltre alle predette
funzioni di carattere generale, possono essere chiamate a svolgere
altre funzioni dietro mandato specifico del Comandante in Capo,
cioè a dire il Presidente della Repubblica, a fronte di specifiche
situazioni di rischio per la salvaguardia dello Stato di diritto e
della sicurezza interna.
a. Lotta al traffico di stupefacenti
Il Governo federale avviò le prime attività di contrasto del
traffico di stupefacenti già nel lontano 1924, avvalendosi sin da
allora del sostegno della Sedena. Nel 1966, a fronte del repentino
aggravamento del fenomeno, venne avviata su tutto il territorio
nazionale l'applicazione del cosiddetto "Plan Canador", con la
partecipazione di Sedena a sostegno delle attività istituzionali
intraprese in prima battuta dalla Procura Generale della
Repubblica, assimilabile a Dicastero della Giustizia federale. Da
quel frangente in poi l'Esercito ha partecipato, per la verità più
o meno assiduamente, ad un concerto interistituzionale senza
apparente soluzione di continuità di attività volte a contrastare
il traffico criminogeno in questione sulla base delle direttive
volta a volta fissate dal Governo, che nelle ultime amministrazioni
si sono concretate in linee di azione esplicitate entro Piani
nazionali sessennali per il controllo del traffico di sostanze
stupefacenti, i cui paradigmi sono de plano assimilabili alle
motivazioni qui di seguito riportate:
- la difesa della sicurezza nazionale del Paese, poiché la
delinquenza organizzata e la sua influenza nel narco-traffico
rappresentano oggi uno dei possibili rischi per la sicurezza delle
istituzioni e lo sviluppo di uno Stato di diritto;
- la salute della popolazione, giacché è evidente che attualmente
il narco-traffico colpisce tutto il Paese in modo eguale;
- la cooperazione internazionale, nell'avere chiaro che la lotta
contro il narco-traffico è di carattere transnazionale e può
realizzarsi in maniera efficiente solamente attraverso la
cooperazione tra tutti i Paesi(138).
Anche facendo leva su simili argomentazioni già precedentemente in
essere, l'amministrazione attualmente in carica guidata dal
Presidente della Repubblica Felipe Calderón Hinojosa, insediatosi
quale titolare del nuovo Sessennio di Governo il 1° dicembre del
2006, ha dall'inizio largamente impiegato lo strumento militare
nella lotta al crimine organizzato ed in particolare al traffico di
sostanze stupefacenti, con un dispiegamento di elementi
dell'Esercito senza precedenti con particolare concentrazione negli
Stati federati maggiormente interessati dal fenomeno. Ciò pure in
conseguenza di una esiziale affidabilità ed efficacia riscontrata
nell'assolvimento dei compiti di prevenzione e repressione da parte
delle forze di polizia federali e men che meno di quelle operanti
localmente, ma con l'effetto di montare una crescente sensibilità
ed attenzione sociale al tema dell'uso dello strumento militare per
compiti di ordine pubblico, pur se riconducibili in questo contesto
a funzioni di mera repressione e prevenzione di certe fattispecie
di reato e ad adempimenti tipici dell'attività di polizia
giudiziaria, i quali ultimi peraltro, almeno codici alla vista, non
spetterebbero strictu sensu al personale militare, e di ingenerare
un profondo e divaricato dibattito politico interno
sull'opportunità e legittimità medesima di un simile impiego.
Non è il caso, a miglior ragione per la sua indubbia attualità, di
approfondire in questa sede limiti e risvolti della spinosa
questione rapidamente accennata, la cui possibile lettura si lascia
alle parole dello stesso Presidente Calderón il quale, nel
rivolgere un messaggio alla nazione a suggello della presentazione
del suo primo Informe (i.e.: rapporto) di Governo dinnanzi al
Congresso messicano il 1° settembre del 2007, affrontando il tema
dello Stato di diritto e della sicurezza ha affermato che: "Quando
assunsi la Presidenza trovai una delicata situazione in materia di
sicurezza pubblica, per questo durante il tempo che comprende
questo Informe abbiamo intrapreso una lotta frontale contro la
violenza ed il crimine organizzato. L'obiettivo fondamentale di
questo sforzo è stato di garantire il rispetto della legge in tutto
il territorio nazionale … il problema non era solo la presenza del
crimine organizzato, ma anche la belligeranza e la impunità con cui
varie organizzazioni criminali avevano assunto il controllo
territoriale di diverse regioni del Paese … la situazione aveva
sovrastato le capacità delle autorità locali e, di conseguenza,
imponeva l'azione sussidiaria e solidale della Federazione … è per
questo che abbiamo deciso di agire con tutta la forza dello Stato
per ristabilire l'ordine e l'autorità … abbiamo dispiegato varie
operazioni, che … hanno contato con l'appoggio decisivo e con la
determinazione delle nostre Forze Armate. L'obiettivo primordiale
era ed è restituire allo Stato il suo potere non delegabile ed
irrinunciabile … Rendo un riconoscimento molto speciale alle Forze
Armate del Paese, che con valore e patriottismo hanno dato grandi
prove della loro lealtà e servizio alla Nazione … L'Esercito
Messicano è un Esercito per la pace, in effetti la lotta contro il
crimine organizzato è una lotta per la pace, è una lotta per la
sicurezza e per la libertà delle famiglie messicane"(139).
b. Sostegno al sistema nazionale di sicurezza
In tempi più recenti il problema della salvaguardia della
sicurezza ha indotto il Governo federale a stabilire meccanismi che
articolino gli sforzi delle autorità dei tre livelli di governo per
raggiungere gli obiettivi di sicurezza ai fini della tutela
dell'integrità e della protezione dei diritti delle persone, così
come la preservazione delle libertà, dell'ordine e della pace
pubblici. In questo contesto le Forze Armate coadiuvano le autorità
responsabili della sicurezza sviluppando le seguenti azioni:
- l'integrazione della Sedena nei Consigli di Sicurezza: il
generale Segretario della Difesa Nazionale forma parte, come
detto(140), del Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica e
partecipa alla ricerca di soluzioni istituzionali per il contrasto
alla criminalità; i Comandanti di Regioni e Zone Militari fanno
parte dei Consigli di Sicurezza Pubblica Statali e
Municipali;
- la sua partecipazione nelle Basi di Operazioni Miste di
Sicurezza: queste sono strumenti ideati per applicare le
deliberazioni assunte in seno ai Gruppi di Coordinamento di
Sicurezza Pubblica, affrontando la problematica della criminalità
organizzata e comune nel Paese mediante azioni dissuasive e
coattive che coadiuvino a ridurre gli indici delittivi.
Infine, con la recente costituzione del Sistema Nazionale di
Sicurezza Pubblica, il Messico si è attrezzato di un dispositivo
per fare fronte alla criminalità organizzata, i cui strumenti
principali sono dati dal Sistema Nazionale di Informazione sulla
Sicurezza Pubblica(141) ed dalla Rete Nazionale di
Telecomunicazioni(142), alimentata dal Centro di Comando,
Controllo, Comunicazione e Computo (C-4) di Sedena.
4. Sostegno ai programmi di interesse
civile
a. Programmi di lavoro sociale
Hanno l'obiettivo di coadiuvare il Governo della Repubblica nel
sostegno delle popolazioni del Paese maggiormente emarginate ed
affette da grandi carenze ed indici di povertà, individuate dalla
Segreteria dello Sviluppo Sociale. Per lo svolgimento di queste
attività si usa organizzare gruppi costituiti da personale medico,
logistico e di sicurezza e tecnici del genio. Per l'esecuzione di
tali programmi i comandi territoriali realizzano attività
sociali:
- di grande impatto, nelle aree di maggiore povertà, dove sia più
difficile il sostegno governativo federale, statale e
municipale;
- a beneficio diretto della popolazione in età scolare, al fine di
garantire maggiore sicurezza, igiene e comodità, mediante la
realizzazione di lavori di restauro e mantenimento di edifici e
materiali scolastici;
- nell'ambito delle campagne nazionali di salute, vaccinazione e
antirabbica, con azioni specialistiche di prevenzione medica.
b. Piano acquifero
La Sedena agisce normalmente a supporto delle attività
istituzionali svolte dalla Commissione Nazionale delle Zone Aride
per l'erogazione del liquido vitale nelle aree più secche, ed
aderisce al Programma Nazionale di Riforestazione (PRONARE), nel
cui contesto partecipa, in coordinamento con la Commissione
Nazionale Forestale (CONAFOR), con un proprio programma annuale di
produzione di alberi nei Vivai Forestali Militari teso a soddisfare
le necessità previste dai Comitati Statali di Riforestazione.
c. Salvaguardia della vita e dei beni delle persone di fronte a
disastri di origine naturale o antropogenico in coordinamento con
il sistema nazionale di protezione civile
Il Messico è un Paese esposto a diverse temibili tipologie di
disastri; la sua ubicazione geografica lo rende particolarmente
vulnerabile all'attività sismica o vulcanica e la sua posizione
nella regione intertropicale espone le popolazioni incidenti
soprattutto sulle coste del mar dei Caraibi, del Golfo del Messico
e dell'oceano Pacifico al passaggio ricorrente di cicloni tropicali
e ai conseguenti danneggiamenti, sia per l'azione dei forti venti
sia per le intense precipitazioni.
In questo quadro, è bene ricordare il cosiddetto "Plan de Defensa
Nacional III" (DN-III-E)(143) per l'aiuto alla popolazione civile
nei casi di disastri, che costituisce lo strumento operativo
militare di pianificazione strategica contenente i lineamenti
generali di impiego dell'Esercito e della Forza Aerea per
realizzare le attività di aiuto alla popolazione colpita da
qualsiasi fenomeno perturbatore che origini un disastro,
contemplando attività di prevenzione, aiuto e recupero dell'area
colpita(144).
Dal Piano DN-III-E derivano i piani particolari di pertinenza di
ciascun livello di comando denominati Piani di Operazione ed
Applicazione del Piano in questione, e come parte di questi si
prevede l'intervento della Forza di Appoggio per Casi di Disastri
(FACD). Si tratta di un organismo di carattere contingente, che si
attiva dietro sollecitazione dell'Alto Comando ed agisce sotto gli
ordini diretti dei comandi di Regione o di Zona Militare per
rafforzare le operazioni di aiuto quando gli effetti di un disastro
possano superare la capacità di risposta ai fini dell'adeguata
protezione della popolazione.
In ordine decrescente, quanto a capacità ed applicazione, vi è il
livello tattico, nel quale si collocano i procedimenti specifici di
esecuzione del Piano DN-III-E riguardanti la valutazione iniziale
dei danni, le modalità di organizzazione e funzionamento dei centri
di coordinamento, di ricovero, dell'assistenza sanitaria, dei
trasporti, della sicurezza e vigilanza delle zone colpite, ed
altro.
Gli strumenti di pianificazione strategica e tattica menzionati
costituiscono la base per l'educazione, l'addestramento e la
formazione dei comandi, dei quadri e della truppa nell'applicazione
del Piano DN-III-E, e sono costantemente attualizzati(145).
d. Attività rilevanti di aiuto umanitario
Per il Messico l'aiuto umanitario in ambito internazionale assume
unicamente carattere bilaterale e si pone come proposito la
prevenzione e mitigazione della sofferenza cui siano esposte le
popolazioni.
La Sedena coadiuva in tal senso il Sistema Nazionale di Protezione
Civile negli interventi in tale campo decisi direttamente dal
Presidente della Repubblica. È così che ha fornito aiuto umanitario
a Paesi come El Salvador, Belize, Bolivia, Colombia, Costa Rica,
Cuba, Ecuador, Guatemala, Haiti, Nicaragua, Repubblica Dominicana e
Venezuela, e da ultimo gli Stati Uniti - con personale disarmato -
in occasione delle devastazioni causate in particolare nella
regione di New Orleans dal passaggio dell'uragano "Katrina", nel
2005.
Perseguendo la finalità di approfondire la cooperazione nel campo
umanitario, è prevista l'impartizione di un corso di
specializzazione intitolato "Corso di Sostegno alla Popolazione
Civile in Casi di Disastri" da parte di idoneo personale militare
nei Paesi che ne abbiano bisogno e ne facciano richiesta, tra cui
si annoverano sino ad oggi Belize, El Salvador, Guatemala, Honduras
e Panama.
Inoltre, la Sedena contempla, nell'ambito del Programma di
Promozione e Rafforzamento dei Diritti Umani (S.D.N.), una serie di
azioni finalizzate a diffondere e rinsaldare la conoscenza ed il
rispetto per i diritti umani tra il personale militare(146).
e. Applicazione della Legge Federale di Armi da Fuoco e
Esplosivi
Da segnalare l'esistenza entro la Sedena di alcuni servizi, tra
cui in particolare la Direzione Generale di Industria Militare,
deputati allo stretto controllo del maneggio e del commercio di
armi, sostanze esplosive e loro componenti o derivati, al fine di
reprimerne il commercio ed il traffico illeciti.
5. Struttura e compiti di Polizia
Militare
Durante il regime del Presidente Porfirio Díaz esistette una
forza denominata Gendarmeria dell'Esercito, il cui compito precipuo
era quello di repressione dei reati militari ed anche di
persecuzione degli oppositori politici, e le cui sorti seguirono
inesorabilmente quelle del Porfiriato.
Chiusa quell'embrionale esperienza, si dovette attendere il 1948
per assistere alla costituzione di un Corpo di Polizia Militare,
dipendente direttamente dal Segretario della Difesa Nazionale, con
i compiti di garantire la sicurezza alle installazioni della
Segreteria così come agli alti funzionari del Governo (Presidente
della Repubblica e Segretari di Stato). Nel 1959 venne istituito il
Battaglione unico di Polizia Militare con l'integrazione delle
Compagnie di Polizia Militare del Campo Militare n. 1-A e delle
installazioni della Sedena, seguito nel 1969 dalla fondazione del
2° Battaglione di Polizia Militare. Nel 1977 si organizzò la 1ª
Brigata di Polizia Militare con il proposito di disporre
costantemente e sull'intero territorio nazionale di personale
altamente addestrato per fare fronte a situazioni di minaccia per
l'ordine pubblico interno, articolata su un Quartier Generale, una
Compagnia del Quartier Generale, un Gruppo Blindato di Informazione
e Sicurezza e tre Battaglioni di Polizia Militare(147). Partendo
dallo schema sin qui illustrato, dalla metà degli anni '80 la
Polizia Militare ha incrementato considerevolmente le proprie
dotazioni organiche e di materiali, beneficiando di una maggiore
professionalizzazione e di un addestramento dedicato dei suoi
effettivi, con la costituzione tra il 1987 ed il 1996 di 3 Brigate
aggiuntive di Polizia Militare(148).
Al 1° giugno del 1998 risale l'istituzione del rinnovato Corpo di
Polizia Militare, con dipendenza operativa dall'Alto Comando ed
amministrativa dalla Direzione Generale del Personale della Sedena,
articolandosi in un Quartier Generale, le 1ª, 2ª e 3ª Brigata di
Polizia Militare, il Gruppo Aeromobile di Forze Speciali e la
Scuola del Servizio di Polizia Militare(149). Il Corpo di Polizia
Militare è così divenuto:
- l'organo di direzione e controllo tecnico, di addestramento e
operativo del servizio, generando la dottrina necessaria … per
l'impiego nelle missioni che assegna l'Alto Comando(150);
- I compiti e le funzioni del servizio di cui si tratta sono
disciplinati nel "Manuale per l'organizzazione e funzionamento
delle unità di Polizia Militare" edito dallo Stato Maggiore della
Sedena(151).
6. La formazione militare
a. L'educazione militare
L'educazione militare si propone di formare i futuri quadri di
comando delle Istituzioni militari al fine di disporre di personale
militare professionale, istruito ed idoneo ad eseguire
efficientemente le proprie missioni istituzionali.
Le fondamenta dell'educazione militare poggiano sulle premesse e le
norme contenute nel Piano Nazionale di Educazione e nel Piano
Generale di Educazione Militare.
Il sistema educativo militare è diretto dalla Sedena attraverso la
Direzione Generale di Educazione Militare ed il Rettorato
dell'Università di Esercito e Forza Aerea, ed è articolato nei vari
livelli di erogazione dei corsi di istruzione con Collegi, Scuole,
Centri di Studio e diversi Corsi di Applicazione, Formazione e
Perfezionamento; la struttura amministrativa ed accademica è
orientata a sviluppare conoscenze umanistiche, militari,
scientifiche e tecniche di livello superiore, medio superiore, di
formazione, di aggiornamento, di applicazione e di
perfezionamento(152).
b. L'addestramento militare
Le caratteristiche dell'addestramento del personale militare
poggiano su quattro attività fondamentali: la pianificazione,
l'esecuzione, la valutazione e la supervisione. L'istituto in
parola è organizzato in cinque livelli(153).
L'addestramento basico ha come obiettivo principale l'adattamento
delle reclute alla vita militare e la loro formazione quali
soldati. Si prosegue con un addestramento specializzato che prepara
e forma il militare allo svolgimento di una funzione od un compito
specifici. Al termine dell'addestramento specializzato il personale
somministrato viene inserito nelle attività di addestramento di
gruppo con la propria unità, che si realizzano permanentemente
nelle Corporazioni e nei Centri di Addestramento Regionale delle
Regioni Militari.
Il culmine del ciclo di addestramento ha luogo nel Centro Nazionale
di Addestramento sito a Santa Gertrudis, nello Stato federato di
Chihuahua, dove vengono addestrati per le funzioni di difesa
dell'integrità, dell'indipendenza e della sovranità della nazione i
comandi superiori (Stati Maggiori e Grandi Unità) di Esercito e
Forza Aerea, sviluppando attività di pianificazione ed esecuzione
di operazioni d'arma combinate ed operazioni congiunte con unità
terrestri ed aeree.
Le funzioni di addestramento comprendono anche la preparazione
permanente dei Corpi Speciali (Paracadutisti, Forze Speciali,
Polizia Militare, Guardie Presidenziali e Difese Rurali) e quella
periodica delle Riserve di Esercito e Forza Aerea.
Approfondimenti
(1) - La capitale della civiltà tolteca fu la città di Tula,
fondata nel 900 a.C.
(2) - "Náhuatl" è il nome della cultura e della lingua
azteche.
(3) - Al tempo pre-ispanico i regni più progrediti e potenti erano
quelli di Tenochtitlan, Texcoco e Tacuba, composti da nuclei di
popolazione del medesimo ceppo etnico.
(4) - Piace qui ricordare il cosiddetto "juego de la pelota".
(5) - L'Esercito azteco era impiegato prevalentemente per la
cattura di nemici da sacrificare sull'altare delle proprie divinità
(le "guerre floride") e per l'esazione di tributi, non certo - come
verrebbe da sussumere in ossequio all'assioma invalso nella
dottrina universale della guerra da Sun Tzu a Von Clausewitz - per
l'eliminazione dell'avversario. Nella società azteca, coincidente
con la civilizzazione mexica eminentemente sacerdotale e guerriera,
l'educazione castrense e l'addestramento all'impiego nelle armi
erano tappe obbligate per tutti i giovani maschi allo scoccare dei
15 anni d'età e si attagliava al livello sociale di appartenenza. I
rampolli di famiglie nobili frequentavano il "Calmecac" per
divenire ufficiali, se non sacerdoti e governanti, mentre ai plebei
erano riservati i "Telpochcalli", per la formazione quali membri
dei contingenti per la difesa, la conquista e, per l'appunto, le
"guerre floride". Circa la decima parte della popolazione maschile
serviva nell'Esercito, organizzato su squadroni di 200-400
guerrieri - uno per ciascun frazionamento della città, il
"Calpulli" - comandati da un "Tepochtlato", che a sua volta
rispondeva agli ordini di un "Tlacocachcatl"; ogni squadrone si
divideva in squadre di circa 20 guerrieri guidate da un
"Tiachcouh". Il corpo militense era integrato da un migliaio di
arcieri e, data l'affinità con l'ambiente acquatico, altrettanti
canoisti. I quattro maggiori "Calpulli" detenevano funzioni
specifiche in seno all'Alto Comando, nel quale al "Tlacatécatl", il
più grande, spettava l'organizzazione e l'impiego (in analogia ad
uno Stato Maggiore di un Esercito moderno), mentre i "Pochteca"
svolgevano le attività di informazione, contro-informazione e
propaganda (assimilabili alle odierne funzioni di intelligence), il
"Tlacatecuchtli" si occupava delle operazioni, il "Toyoyahuacatl"
dei servizi, rifornimenti ed evacuazioni, ed il "Huitzináhuatl" era
incaricato dell'ispezione di truppe, materiali e mezzi da
trasporto. Per i combattimenti in campo aperto si usava allestire
vari gruppi armati dei quali solo uno entrava in azione, mentre i
rimanenti restavano in stato di all'erta. Le città, invece, erano
solitamente attaccate da tre formazioni omogenee ciascuna su un
versante differente ed in modo simultaneo. Gli ordini venivano
impartiti dai comandanti avvalendosi del suono di tamburi o di
conchiglie e ricorrendo a segnali in aria con gli scudi. Gli
aztechi vantavano anche una complessa industria di fabbricazione di
armi (tra le più utilizzate: la fionda, l'arco e le frecce, alcune
con punta avvelenata, i dardi, la "macana" e l'"atlalt"), custodite
nel "Tlacochcalco" (casa dei dardi) e distribuite dal
"Tlacocachcatl". Le armi, come certi vestimenti da guerriero,
potevano pure reperirsi a mo' di arcaica forma di requisizione di
prede di guerra presso i popoli sconfitti. Cfr., per
approfondimenti, Echegaray: 1979, e El Imperio Azteca, 2004.
(6) - Cfr. anche: El Imperio Azteca, op. cit.
(7) - La spedizione di Hernán Cortés ripercorse la linea di costa
del nuovo continente tracciata dal navigatore Anton de Alaminos
fino ad arrivare il 14 marzo del 1519 nelle vicinanze della città
di Potonchán, dove venne combattuta la cruciale battaglia di Centla
contro gli indigeni maya guidati da Taabscoob, narrata - com'è
ovvio dal punto di vista spagnolo - da López de Gómara, cappellano
della casa di Cortés, nel capitolo "Battaglia e presa di Potonchán"
del suo libro dal titolo La Conquista del Messico. La "Conquista",
peraltro, è stata raccontata vividamente da taluno anche dal punto
di vista azteca, com'è il caso del frate Bernardino de Sahagún nel
Libro 12 del suo Código Florentino.
(8) - L'accordo prevedeva che, una volta sconfitto l'impero
azteco, la nazione totonaca sarebbe stata liberata dal suo giogo.
Il patto non fu rispettato e, dopo la conquista dei territori
dell'impero, i totonaca furono asserviti dai nuovi signori spagnoli
e costretti, pena la condanna a morte, ad uno stato di schiavitù
come braccianti.
(9) - I totonachi radunarono circa 13.000 guerrieri, mentre
Cortés disponeva solo di 400 uomini, qualche arma da fuoco - tra
cui archibugi e cannoni - e quindici cavalli.
(10) - La notte tra il 30 giugno e il 1° luglio del 1520, dopo la
morte di Moctezuma e non potendo contenere il crescente malcontento
e le ripetute sollevazioni degli abitanti di Tenochtitlan sempre
più avversi alla loro ingombrante presenza, gli spagnoli decisero
di lasciare la città portando con sé i tesori trafugati agli
aztechi. Allo scopo Cortés volle prendere la via più breve, verso
ovest, ma un ponte di legno sospeso sulle acque non resse il peso
delle truppe spagnole lasciando la retroguardia, comandata dal
capitano Pedro de Alvarado, intrappolata in città; perse così la
maggior parte dei suoi uomini, dei cavalli e dell'artiglieria, e
tutto il tesoro sottratto fu inghiottito dal lago. La leggenda
racconta che in quella apocalittica "noche triste" (notte triste)
Cortés, una volta raggiunta l'opposta riva del lago, pianse. La
retroguardia fu massacrata dagli aztechi ed i superstiti, compreso
Alvarado, vennero sacrificati sull'altare del Templo Mayor.
(11) - Cortés ed i sopravvissuti della cacciata da Tenochtitlan
riuscirono a raggiungere Tlacopán (oggi Tacuba) e proseguirono in
direzione di Tlaxcala. Lungo il cammino fronteggiarono e
sconfissero non senza difficoltà un gruppo di indios nelle
vicinanze di Otumba nell'omonima battaglia (18 luglio 1520).
(12) - La popolazione della Nuova Spagna prima e del Messico poi
era composta da una minoritaria classe dirigente formata da
"creoli" (persone di origine spagnola nate in Messico) e da
"gachupines" (nati in Spagna e giunti nei territori della colonia
per lo più perché chiamati ad assumere cariche pubbliche), e due
classi subordinate, i "mestizos", generati da unioni tra spagnoli e
donne indie, e gli "indios". Questi ultimi vivevano relegati in una
condizione di schiavitù quasi assoluta, impiegati come braccianti
agricoli o come servitori. Si registrò anche la presenza di circa
diecimila schiavi negri, pur se la tratta degli schiavi dall'Africa
non fu mai praticata sistematicamente, essendo più semplice ridurre
in servitù le popolazioni locali.
(13) - Secondo alcuni avrebbero esercitato una certa influenza sui
primi urbanisti di Città del Messico i canoni di Leon Battista
Alberti (1404-1472), il sommo architetto ed urbanista fiorentino
che seppe ancor prima di Leonardo incarnare gli ideali universali
dell'Umanesimo, formulando soluzioni inedite di razionalità e
dettando le regole di un'innovativa estetica, capace di forgiare ed
ispirare la sensibilità di un'intera epoca superando negli echi
suscitati anche gli abissi oceanici del Nuovo Mondo.
(14) - Paz, 2007, pag. 552.
(15) - Il periodo successivo alla "Conquista", che durò circa 300
anni, viene comunemente definito "coloniale" o del Vicereame della
Nuova Spagna.
(16) - Nel 1740 si costituì a Veracruz, sotto il Governo di Don
Pedro de Castro Figueroa, il "Regimiento de la Corona", dapprima
organizzato in cinque compagnie, aumentate poi sino ad otto per
stabilizzarsi a sei nel 1749.
(17) - Da ricordare la leggendaria ribellione guidata da Jacinto
Canek, che nel novembre del 1761 incitò alcune comunità maya a
sottrarsi al giogo di bianchi e meticci. Vinta la prima battaglia,
nel giro di poche settimane fu sconfitto e fatto prigioniero, per
essere infine giustiziato a Mérida, nello Yucatán.
(18) - Erano le cosiddette "Compañías de Alabarderos de la Guardia
del Excelentisimo Señor Virrey", formate da truppe professionali
giunte dalla Spagna e pagate dal Governo della Nuova Spagna. Tali
compagnie erano composte ciascuna di un capitano e venti
soldati.
(19) - L'occupazione inglese de L'Avana, sino allora possedimento
spagnolo, causò notevole apprensione in tutte le colonie ed in
particolare nella Nuova Spagna, dal momento che la caduta de "La
Española" svelava drammaticamente ai Reali di Spagna quanto
vulnerabile fosse la sicurezza delle loro colonie americane.
(20) - A Veracruz era di stanza sin dal 1638 la "Armada de
Barlovento", flotta navale la cui funzione era la difesa delle
imbarcazioni e dei territori costieri spagnoli dagli attacchi
pirati. Agli inizi del XVIII sec. la predetta flotta aveva potuto
imporre un ordine piuttosto stabile nel Golfo del Messico e nel
mare delle Antille, acque nelle quali si estendeva il proprio
raggio di azione.
(21) - Durante il regno di Carlo III in Spagna si concepì una forza
militare da impiegare nella Nuova Spagna su due compagnie, la prima
delle quali, con tre ufficiali e cento elementi di truppa, formò
parte del secondo Reggimento di Fanteria Leggera di Cataluña,
denominato in Messico "Voluntarios Catalanes"; la seconda compagnia
si costituì in Messico con il nome di "Fusileros de Montaña", con
quattro ufficiali e 150 elementi di truppa.
(22) - Il reggimento venne formato con unità giunte dalla Spagna -
15 ufficiali e 70 elementi di truppa - ed avrebbe costituito la
matrice sulla quale si sarebbe in seguito formato l'Esercito della
Colonia.
(23) - In quell'anno Carlo IV e Ferdinando VII di Spagna abdicarono
in successione a favore di Napoleone Bonaparte, per cui la Spagna
divenne in sostanza una sorta di protettorato francese.
(24) - Padre Miguel Hidalgo y Costilla, nato nel 1753, dopo essere
stato ordinato sacerdote fu destinato nel 1803 a reggere la
parrocchia di Dolores, nello Stato di Guanajuato. Lì si prodigò per
migliorare le condizioni economiche e sociali dei suoi fedeli,
nella maggioranza indigeni, ed applicò in pieno la parabola
evangelica del buon pastore insegnando loro svariati mestieri per
potersi affrancare dallo stato di oscura miseria. Nel 1809 Hidalgo
aderì ad una società segreta costituitasi a Valladolid, attuale
Morelia, la cui finalità era la convocazione di un Congresso per
governare la Nuova Spagna in rappresentanza del Re Fernando VII, in
quel momento succube di Napoleone Bonaparte, e quindi conseguire
l'indipendenza del Paese. Scoperta la congiura, l'incipiente
insurrezione si rifugiò a Querétaro dove Hidalgo si riunì ad altri
insorgenti tra cui spicca il nome di Ignacio Allende.
Colta l'ispirazione di un momento di propizio fermento ideale, il
16 settembre del 1810, innalzando uno stendardo con l'immagine di
"Nuestra Senora de Guadalupe", patrona del Messico, Hidalgo lanciò
il cosiddetto "grito de Dolores" - "Viva la Virgen de Guadalupe,
muerte al mal gobierno, abajo los gachupines" - che diede inizio
all'insurrezione. In poco tempo, con l'aiuto di Allende, riunì un
Esercito che contò sino a 40.000 combattenti, alla cui testa nel
mese di ottobre prese le città di Guanajuato e Guadalajara, ma non
poté giungere a Città del Messico. Il 17 gennaio del 1811 fu
sconfitto nei pressi di Guadalajara da un contingente di soldati
realisti nella battaglia di Puente de Calderón e, tentata invano la
fuga, fu fatto prigioniero, sommariamente giudicato e condannato a
morte. La sua testa, insieme a quelle di Allende ed altri
insorgenti, venne esposta al ludibrio pubblico e a perenne quanto
macabro monito nella "alhóndiga de Granaditas" di Guanajuato.
Dopo la stabilimento della Repubblica Messicana, nel 1824, venne
riconosciuto come primo insorgente e Padre della Patria. Lo Stato
di Hidalgo ne porta il nome e la città di Dolores venne
ribattezzata Dolores Hidalgo in suo onore. La ricorrenza del suo
"grito", anticipata sin dal 1853 per volontà di López de Santa
Anna, durante una delle sue numerose Presidenze, alle ore 23.00 del
giorno 15 settembre, convenzione che Porfirio Díaz, durante il suo
lungo regime, ebbe agio a voler mantenere per far così coincidere
l'altissimo momento patrio con la data del suo genetliaco, viene
celebrata a tutt'oggi dalle massime cariche dello Stato e con
enfatica partecipazione popolare quale tributo all'indipendenza del
Messico, seguita il giorno 16 da una sfilata militare.
(25) - José María Teclo Morelos y Pavón, originario di Valladolid,
oggi Morelia, dov'era nato nel 1765, era un sacerdote di profetiche
visioni liberali, che alla morte di Hidalgo prese il testimone
della guida del movimento indipendentista e, alla testa
dell'Esercito Insorgente rivoluzionario, sconfisse più volte
l'Esercito Reale spagnolo. Il congresso di Chilpancingo gli offrì i
titoli di Generalissimo e di Sua Altezza Serenissima, ma egli li
rifiutò entrambi chiedendo piuttosto, in valsa alla propria
estrazione religiosa, di essere chiamato Servo della Nazione.
Seguirono varie sconfitte, nell'ultima delle quali venne fatto
prigioniero e, quindi, fucilato il 22 dicembre del 1815 a San
Cristóbal Ecatepec.
(26) - Il Congresso di Chilpancingo dichiarò con preteso fondamento
costituzionale l'indipendenza dell'America Messicana.
(27) - Così come segue "… vi saranno tre Segretari: uno della
Guerra, un altro delle Finanze ed il terzo che si chiamerà
specialmente di Governo…".
(28) - Fu questa la caratteristica peculiare del processo
d'indipendenza messicana, guidata dai conservatori intenzionati a
proteggere i principi per essi irrinunciabili, a differenza degli
altri domini spagnoli d'America nei quali i moti indipendentisti
trassero le mosse da matrici, per contro, liberali.
(29) - L'alleanza venne formalizzata con il cosiddetto "Plan de
Iguala" o delle Tre Garanzie.
(30) - Iturbide incluse un articolo nel trattato che riconosceva la
facoltà al Congresso messicano di scegliere un sovrano creolo
nell'ipotesi in cui nessun membro delle famiglie reali europee
avesse accettato il trono del Messico.
(31) - Si trattò del primo Esercito più o meno organizzato del
Messico indipendente, con un numero approssimativo di 16 mila
effettivi.
(32) - Ocampo, 1969, pag. 16.
(33) - L'Atto di Indipendenza nei suoi passaggi fondamentali
statuiva che: "La nación mexicana que por trescientos años ni ha
tenido voluntad propia, ni libre uso de la voz, sale hoy de la
opresión en que ha vivido. Los heroicos esfuerzos de sus hijos han
sido coronados, y está consumada la empresa eternamente memorable,
que un genio superior a toda admiración y elogio ... llevó al cabo
arrolando obstáculos casi insuperables. Restituida, pues, esta
parte del Septentrión al ejercicio de cuantos derechos le concedió
el Autor de la naturaleza ... en libertad de constituirse del modo
que más convenga a su felicidad ... declara solemnemente por medio
de la junta suprema del imperio, que es nación soberana e
independiente de la antigua España". Florescano, 2004, pagg.
307-308.
(34) - Il 3 ottobre del 1821, la Capitaneria Generale del Guatemala
dichiarò la propria indipendenza dalla Spagna e l'unione all'Impero
Messicano.
(35) - La Spagna non riconobbe formalmente l'indipendenza messicana
fino al 28 aprile 1836.
(36) - Ad Iturbide si deve anche l'istituzionalizzazione del primo
e più evocativo dei simboli patri: la bandiera. Il "Plan de Iguala"
da egli proclamato riposava, infatti, su tre principi o garanzie:
"la conservazione della religione cattolica, apostolica e romana,
senza tolleranza di alcuna altra; l'indipendenza sotto la forma di
governo monarchico moderato; e la unione tra americani e europei.
Queste erano le tre garanzie, da cui prese il nome l'esercito che
sosteneva quel piano, e a ciò alludono i tre colori della bandiera
che si adottò". La bandera de México, 1985, pag. 106. Sul punto,
spiega Florescano, op. cit., pag. 312, "il colore bianco
simboleggia la purezza della religione, l'incarnato (rosso),
l'unione di americani e spagnoli, e il verde,
l'indipendenza".
(37) - Durante il tempo del primo Impero si avvicendarono alla
guida del "Ministerio de Guerra y Marina" Antonio de Medina, Manuel
de la Rosa Soto y Riva e Francisco Arrillaga.
(38) - Tra il 1821 ed il 1860 il corpo di élite dell'Esercito
messicano fu quello dei "Lanceros", formazioni di Cavalleria che
utilizzavano la tradizionale lancia al posto di armi da
fuoco.
(39) - Rispetto al modello spagnolo si conservarono, in effetti, la
scala gerarchica (con l'eccezione del più alto rango di
"generalissimo"), l'organizzazione, l'armamento, e l'obbligatorietà
della purezza della razza, quella creola, per aspirare a
progressioni di carriera, mentre si modificarono - e non di molto -
le uniformi, lo scudo delle armi e le bandiere.
(40) - Il nuovo Esercito Imperiale aveva in dotazione ben poco
armamento, soprattutto se comparato alle Forze Armate europee del
tempo, alle quali comunque si cercò di ispirarsi per quanto attiene
all'organizzazione ed al funzionamento, in particolare adottando la
"Ordenanza del Ejército Español" del 1803, che a sua volta traeva
origine dai modismi in voga nell'esemplare Esercito Prussiano di
Federico II. Nel 1827 e per iniziativa del generale Guadalupe
Victoria si operò un ampliamento degli organici per arrivare a
coprire con una minima capacità di presidio l'intero territorio
nazionale, e si avviò l'acquisto di materiali di armamento
specialmente inglesi.
(41) - Vedi par. 7 del presente capitolo.
(42) - Antonio López de Santa Anna (Jalapa 1794 - Città del Messico
1876), da giovane capitano dell'Esercito spagnolo aveva aderito nel
1821 alla rivoluzione nazionalista guidata da Agustín de Itúrbide.
Dopo averlo deposto per proclamare la Repubblica, nel 1823, divenne
pietra angolare e "caudillo forte" del Paese per i successivi
quarant'anni, pur se con una sua presenza intermittente al potere.
Nel 1829 accrebbe fulgidamente il suo prestigio militare, quando
alla testa delle truppe messicane respinse una spedizione inviata
dalla Spagna a Veracruz al comando del generale Isidro Barradas con
l'intento di restaurare il regime coloniale. Nel 1833 fu eletto
Presidente. Due anni dopo avviò un programma fortemente centralista
ed omologante, che colpiva i peculiari interessi delle province,
prima fra tutte quella del Tejas, dove si registrava una crescente
presenza di coloni anglosassoni e protestanti. Dinnanzi alle
conseguenti istanze autonomiste levatesi da parte texana, Santa
Anna non ebbe remore a ricorrere alla forza pur di scongiurare la
paventata secessione. Dopo l'epica vittoria conseguita ad El Alamo
(vedi par. 3 del presente capitolo), Santa Anna fu sconfitto e
fatto prigioniero nella battaglia di San Jacinto, e quindi
costretto a firmare un trattato che sanciva l'indipendenza texana.
Fu in seguito liberato grazie all'intervento del Presidente
statunitense Andrew Jackson. A causa di quell'episodio, la
popolarità di Santa Anna era ormai fortemente intaccata, ma nel
1838 un tentativo di invasione da parte di una spedizione militare
francese sbarcata a Veracruz gli diede l'opportunità di redimersi.
Scopo dell'iniziativa d'oltralpe era obbligare la Repubblica
Messicana a corrispondere una serie di indennizzi per danni
cagionati a cittadini e beni francesi durante le guerre civili,
oltre alla concessione di speciali privilegi commerciali a favore
dei sudditi dell'Impero francese. Tra i reclami vi era,
curiosamente, quello di un pasticciere il cui negozio era stato
saccheggiato durante un sollevamento popolare, e di lì, una volta
trapelato alla vulgata pubblica, l'ingegno popolare coniò per il
confronto franco-messicano in questione l'appellativo di "guerra de
los pasteles". Alla fine del novembre del 1838 una flotta francese
attaccò il porto di Veracruz, prendendo il controllo della città e
del Castello di San Juan de Ulúa. Dichiarata guerra al Re di
Francia, Santa Anna si pose al comando delle truppe messicane per
la difesa. Dopo settimane di scontri nei quali per la verità
l'Esercito messicano ebbe la peggio, nel marzo del 1839 la via
della trattativa politico-diplomatica condusse alla firma di un
trattato di pace con il quale la Francia rinunciava alle proprie
richieste ed in cambio il Messico s'impegnava a versare 600 mila
pesos al Governo francese. Essendo in ogni caso riuscito agli occhi
del Paese a respingere l'invasore, Santa Anna recuperò il suo
carisma di eroe nazionale, di cui portava le stigmate anche nelle
proprie carni (a cause delle ferite patite per un colpo di cannone
subì l'amputazione di una gamba). Sfruttando la rinnovata
popolarità tornò ad erigersi dittatore, sospendendo nel 1842, alla
scadenza naturale del mandato, la Costituzione liberale del 1824.
Deposto nel 1845 per il malcontento scaturito dalla disastrosa
situazione economica cui la sua gestione aveva costretto il Paese,
tornò ancora una volta al potere un anno dopo, di nuovo con il
sostegno di un Presidente degli Stati Uniti, stavolta James Polk,
con il quale aveva assunto l'impegno di porre termine alla guerra
messicano-americana (vedi par. 3.1 del presente capitolo).
Contravvenendo agli accordi, Santa Anna, che secondo le sue
biografie amava considerarsi una sorta di Napoleone d'America,
rifiutò di negoziare l'armistizio e provocò così l'invasione
statunitense di Veracruz, Jalapa e Puebla (1846). Assunta
direttamente la conduzione delle operazioni militari, rivolse le
truppe messicane contro quelle statunitensi, subendo una serie di
sconfitte. Con Città del Messico occupata dalle truppe statunitensi
nel settembre del 1847, Santa Anna fu costretto alle dimissioni e
si rifugiò in Giamaica. Da qui fu richiamato in patria nel 1853,
dai militari autori di un colpo di Stato che gli offrirono i pieni
poteri. Due anni di duro regime bastarono a scatenare una nuova
rivolta, che portò all'uscita definitiva di Santa Anna dalla scena
politica messicana. In esilio nei Caraibi per i successivi
vent'anni, fece un vano tentativo di rientrare in Messico durante
l'Impero di Massimiliano d'Asburgo (vedi par. 4.3 del presente
Capitolo), ma fu riaccolto in patria solo dopo la morte del
Presidente Benito Juárez, poco prima di morire anch'egli,
concludendosi l'ineguagliabile quanto incontrovertibilmente
contraddittoria parabola da "Giano bifronte" del longevo reggente
militare.
(43) - Iturbide si rifugiò in Inghilterra, ma tornò in patria un
anno dopo, cercando di organizzare una rivoluzione. Venne catturato
e fucilato, e il Presidente Santa Anna ne ebbe buon gioco, in nome
della sicurezza nazionale, per sbarazzarsi dei ministri liberali
del suo Governo e proclamarsi dittatore.
(44) - Vedi par. 7 del presente Capitolo.
(45) - Con il secondo decreto, si prevedeva la sostituzione dei
brigadieri con i generali di brigata e dei marescialli di campo ed
i tenenti generali con i generali di divisione, allungando così i
primi passi verso la nuova organizzazione della Segreteria di Stato
e dell'Ufficio di Guerra e Marina.
(46) - Florescano, op. cit., pag. 317.
(47) - La Quarta Legge Costituzionale del 1836, all'art. 28
relativo all'organizzazione del "Supremo Potere Esecutivo", istituì
il Ministero della Guerra e della Marina, ratificato nelle "Basi di
Organizzazione Politica della Repubblica Messicana" il 13 giugno
del 1843.
(48) - Florescano, op. cit., pag. 325.
(49) - In tale guerra, celebre è la battaglia che ebbe luogo presso
la vecchia missione cattolica spagnola di El Alamo, nel Tejas
messicano, tra il febbraio e il marzo del 1836. Nel dicembre del
1835 il distaccamento messicano a difesa della missione, stretta di
assedio, si dovette arrendere alle forze texane guidate dal
generale Edward Burlenson e cedere le armi e le munizioni
immagazzinate dal Governo messicano nella città di San Antonio di
Bexar. Santa Anna decise allora di lanciare un'offensiva allo scopo
di riconquistarla, riunendo all'uopo un contingente di 6.500
persone. Molti degli ufficiali erano veterani mercenari europei.
L'Esercito messicano, costituito da unità di fanteria e di
cavalleria e da battaglioni di fanteria di riserva equipaggiati con
moschetti inglesi di tipo Brown Bess e molti cannoni da 2.7 kg,
giunse il 23 febbraio ad El Alamo, che le forze texane, formate da
volontari del Governo Provvisorio del Texas, avevano nel frattempo
provveduto a fortificare, portandovi 18 cannoni. Dopo 13 giorni
d'assedio, le truppe messicane, dispostesi in quattro colonne,
attaccarono nel mattino del 6 marzo ed espugnarono il forte dopo
un'ora e mezza di combattimenti conclusi con un sanguinoso corpo a
corpo. Qualche tempo dopo, nella battaglia di San Jacinto, le forze
di Santa Anna furono sconfitte dalle truppe texane guidate da Sam
Houston, che intonò il grido di battaglia: "Ricordatevi di
Alamo".
(50) - Nel gennaio del 1846 Polk strinse ancor più la morsa
inviando delle truppe al comando dell'energico generale Zachary
Taylor nella regione compresa fra il fiume Nueces ed il Rio Grande,
fascia di territorio conteso fra il secessionista Texas e
l'abiurato Messico.
(51) - Pochi prima, il 5 maggio, le forze di Taylor si erano
scontrate per la prima volta con reparti messicani a Fort Texas.
Tre giorni dopo, Taylor affrontò le truppe del generale Mariano
Arista serrando il cammino verso Matamoros. Il 9 maggio, nei pressi
della località di Resaca de la Palma, gli invasori ottennero una
vittoria schiacciante. Cfr.: Florescano, op. cit.
(52) - Nell'agosto altri rinforzi rinfoltirono le forze di Taylor,
fino a formare un contingente di 11.000 uomini.
(53) - Kearny inviò anche un piccolo contingente in California, che
si congiunse a rinforzi della Marina per occupare San Diego e Los
Angeles.
(54) - Il 21 settembre Taylor aveva mosso al primo assalto di
Monterrey, subendo la perdita di circa 400 uomini. Il 24 gli
statunitensi, riorganizzatisi, riuscirono ad entrare nella città,
che dopo un'eroica difesa appariva un "enorme cimitero. Cadaveri
insepolti, muli morti e in stato di putrefazione, vie silenziose,
tutto ciò dava alla città un aspetto desolante" (Pacheco, 1976,
pag. 43, riportato in Florescano, op. cit., pag. 328).
(55) - Vedi nota a piè di pagina n. 49.
(56) - Dirigendo verso nord Santa Anna commise l'errore di far
marciare le proprie truppe da San Luis Potosí, seguendo un
itinerario di 500 chilometri caratterizzato da ampi territori
desertici e montagnosi, il che causò la morte e diserzione di
centinaia dei suoi uomini. Nella battaglia di La Angostura del 23
febbraio, i messicani iniziarono la lotta sotto buoni auspici, ma
il giorno successivo Taylor ricevette rinforzi e l'artiglieria
statunitense decimò le fila delle truppe messicane. La sconfitta
demoralizzò severamente la tenuta dei difensori nazionali, giacché
in quella battaglia si era riunito il contingente armato più
numeroso nella storia del Messico indipendente, alla guida di
alcuni dei più rinomati generali. Brading, 1980, pagg. 54 e 57-58,
riportato in Florescano, op. cit., pagg. 329-330.
(57) - Scott, il 12 marzo del 1847, sbarcò simultaneamente 8.000
uomini nella costa di Veracruz, la maggiore invasione anfibia
ricordata allora negli annali militari. Poi, anziché attaccare la
città, la strinse d'assedio e la costrinse alla resa a seguito di
intensi bombardamenti. Il 17 aprile affrontò i 12.000 uomini
raccolti da Santa Anna a Cerro Gordo, viciniori Plan del Río, e
conquistò la località inferendo drammatiche perdite tra le fila
avversarie e costringendo Santa Anna ad un'umiliante
ritirata.
(58) - Nella sua avanzata verso la capitale poté contare sul
sostegno della così denominata "Mexican Spy Company", un gruppo di
avventurieri messicani che combatterono al fianco degli
statunitensi.
(59) - Il 7 agosto le divisioni di Scott avevano iniziato la marcia
verso la Valle del Messico, dove Santa Anna aveva radunato una
forza di circa 20.000 uomini. Il riconoscimento del terreno
convinse Scott a concentrare l'attacco nella località di Padierna e
Contreras, a sud della capitale, per poi proseguire verso est,
costeggiando il fiume Churubusco. Il 19 agosto le truppe
nordamericane rischiarono di rimanere accerchiate dai movimenti del
contingente messicano affidato alla guida del generale Gabriel
Valencia, ma le incomprensioni tra questi e Santa Anna frustrarono
l'anelito dei difensori, che all'indomani vennero costretti alla
fuga dagli incontenibili assalti dell'invasore. Cfr.: Florescano,
op. cit.
(60) - Dopo i fatti di Padierna (vedi nota precedente) l'agone
della battaglia si spostò verso le località di Contreras e
Churubusco, dove l'azione congiunta dell'artiglieria e degli
assalti alla baionetta spazzò le difese messicane. Alla fine di
quella giornata di battaglia, il 20 agosto del 1847, Santa Anna
aveva perduto 4.000 uomini, ed altri 3.000 dei suoi erano stati
fatti prigionieri, tra i quali si contavano otto generali, di cui
due erano stati Presidenti del Messico. Cfr.: ibidem.
Pedro María Anaya, strenuo difensore del convento di Santa María
Churubusco dov'era asserragliato con gli uomini al suo comando
sotto gli incontenibili colpi dell'avversario, ebbe a pronunciare
quella che sarebbe stata, considerata, in seguito, la più chiara
testimonianza del tenore della sconfitta messicana, quando sfidando
il generale Twiggs appena irrotto nel convento, gli ammonì: "Se
avessimo munizioni, voi non sareste qui".
(61) - All'alba del 12 settembre Scott iniziò il bombardamento
della piazza del Castello, che si protrasse sino alle 7.30 del
mattino, quando ordinò l'assalto dei reparti di fanteria prima con
il fuoco delle armi e poi penetrando nella struttura fortificata
con le baionette innestate e le sciabole sguainate.
(62) - Il 14 settembre l'Esercito invasore occupò il "Palacio
Nacional" ed impose lo stendardo a stelle e strisce nel cuore
politico della nazione umiliata.
(63) - In cambio il Messico ricevette 18.250.000 dollari come
risarcimento dei costi di guerra.
(64) - Per giunta, nel 1853 Santa Anna, di nuovo Presidente,
dovette fronteggiare difficoltà finanziarie così grandi che fu
indotto ad accettare di vendere agli Stati Uniti un'ulteriore
porzione di territorio. La carta geografica del Messico si piegò a
metà di ciò che era al momento della dichiarazione
d'indipendenza.
(65) - Florescano, op. cit., pag. 334.
(66) - Ratificato nello Statuto Organico Provvisorio della
Repubblica emanato il 25 maggio del 1856, che regolamentò
l'amministrazione dell'Esercito e della Marina sino alla
promulgazione della Costituzione Politica del 1857.
(67) - Quella di Benito Juárez era davvero una figura senza
precedenti né antagonismi, un indio nato nel 1806 in una piccola
località vicino Oaxaca in una famiglia di umili contadini
zapotechi, che aveva saputo riscattare il proprio rango sociale
laureandosi in legge, dopo aver abbandonato gli studi in Seminario,
per difendere i diritti delle popolazioni indigene del Valle di
Oaxaca ed impegnandosi poi in politica con il partito liberale,
nelle cui fila venne eletto deputato. Dal 1848 al 1852 fu
Governatore dello Stato di Oaxaca, distinguendosi in particolare
per avere introdotto alcune importanti riforme nel settore
scolastico. Costretto per due anni all'esilio dal regime di Santa
Anna, Juárez rientrò nel panorama politico attivo nel 1855,
divenendo Ministro della Giustizia e quindi Presidente della
Suprema Corte di Giustizia della Nazione del nuovo Governo
liberale, vesti nelle quali limitò alquanto l'ambito di potere
delle autorità ecclesiastiche e delle più alte sfere militari
ampiamente sedotte dalla commistione con il potere politico.
(68) - Da ricordare la figura di Miguel Miramón, organizzatore e
stratega dell'Esercito Conservatore nonché leader del partito
conservatore e finanche Presidente della Repubblica nel 1860,
irrimediabilmente costretto all'esilio dopo il trionfo
liberale.
(69) - Il 27 settembre del 1857 Comonfort stabilì che il nuovo
Esercito Permanente si sarebbe articolato in 12 battaglioni e 2
Compagnie fisse di Fanteria, un Battaglione di Artiglieria, una
Brigata di Piazza, una Divisione di Artiglieria a cavallo, 2
Battaglioni di Genieri, una Compagnia di Sanità e 6 Compagnie di
Cavalleria.
(70) - Nel gennaio del 1858 il generale José De la Parra,
Comandante del Primo Battaglione di Genieri ed assecondato dai
corpi che componevano la cosiddetta Brigata Zuloaga, disconobbe
Comonfort quale Presidente della Repubblica e nominò in sua vece il
generale di divisione Zuloaga.
(71) - Il Governo di Juárez fu presto riconosciuto dagli Stati
Uniti.
(72) - Dopo il primo anno di guerra civile il generale Miramón
costrinse Zuloaga alle dimissioni, e si proclamò a sua volta
Presidente.
(73) - Le forze costituzionaliste guidate dal generale Anastasio
Parrodi contavano poco meno di 7.000 elementi, e 30 pezzi di
artiglieria.
(74) - Il generale Leandro Valle fu parte delle fila del partito
liberale, distinguendosi per la brillante carriera militare e
spiccando anche dal punto di vista intellettuale, apprezzato per la
buona penna, e per avere ricoperto senza demerito diversi incarichi
politici ed amministrativi.
(75) - Durante la Guerra delle Riforme l'armamento utilizzato dalle
fazioni conservatrice e liberale era composto prevalentemente da
pistole, fucili e carabine ad avancarica, baionette, daghe, lance e
spade.
(76) - Il Nunzio apostolico e il rappresentante spagnolo furono
espulsi e le leggi di riforma, che erano già state postulate tre
anni prima a Guanajuato, furono rese operative.
(77) - La Gran Bretagna, in particolare, aveva riconosciuto il
Governo di Juárez a condizione che accettasse la responsabilità
finanziaria per i danni subiti dai cittadini britannici a causa
delle azioni offensive dei vari regimi messicani succedutisi.
(78) - Gran Bretagna, Spagna e Francia s'impegnarono ad imporre il
rimborso dei loro crediti procedendo all'occupazione militare di
alcuni territori della costa atlantica messicana, pur facendo salva
sul piano giuridico l'integrità territoriale e l'indipendenza
politica del Messico.
(79) - Il 21 gennaio del 1862 le tre potenze accettarono la
proposta messicana nota come Trattati "de La Soledad", che
consentiva alle truppe straniere di avanzare sino a Córdoba ed
Orizaba in cambio del riconoscimento del Governo di Benito
Juárez.
(80) - Resisi conto Inghilterra e Spagna del proposito colonialista
dei francesi, il 9 aprile del 1862 dichiararono rotta l'alleanza e,
dopo aver composto con soddisfazione le proprie pretese con il
Governo messicano, fecero reimbarcare le proprie truppe.
(81) - Lorencez era al comando di 6 mila uomini, perfettamente
armati e disciplinati, con abbondanti provvigioni e munizioni,
considerati soldati eccellenti per le brillanti vittorie raccolte
in Europa.
(82) - Al contingente francese si unirono anche il generale Juan
Almonte, auto-proclamatosi capo supremo della nazione, ed altri
conservatori avversari del Governo liberale, che avevano assicurato
ai francesi che, di fronte all'intervento, una gran parte del
popolo messicano si sarebbe sollevato in armi per detronizzare
Juárez, cosa che non avvenne.
(83) - La 1ª Brigata di Oaxaca al comando del generale Porfirio
Díaz si fermò a San Andrés Chalchicomula, dove accidentalmente
esplosero vari quintali di polvere da sparo, causando la morte di
oltre mille soldati ed aggravando ulteriormente le già serie
carenze di organico dell'Esercito messicano.
(84) - La battaglia di Puebla del 5 di maggio del 1862 divenne ben
presto il principale referente simbolico del pathos nazionale di
quel difficile momento. La notizia del trionfo repubblicano colmò
di entusiasmo tutto il Paese e, anche se militarmente non avrebbe
arrestato l'invasione francese, riscattò la Repubblica dal velo di
inettitudine nel quale sembrava avvolta rintuzzando il fino a quel
momento latitante sentimento di identità nazionale. Come ha avuto
modo di affermare recentemente il Presidente del Messico in carica
Felipe Calderón Hinojosa, "gli eroi della battaglia di Puebla ci
lasciarono la maggiore lezione e insegnamento di patriottismo,
scrissero nella nostra storia la maggiore testimonianza che noi
messicani possiamo affrontare e sconfiggere qualsiasi nemico della
Nazione, sempre e quando lo facciamo uniti". "El Presidente
Calderón en la Ceremonia Conmemorativa al CXLV Aniversario de la
Batalla del 5 de Mayo de 1862", in Difusión y actividades de la
Presidencia, marzo-aprile 2007, pag. 96. Per altro verso,
l'intervento francese, percepito come fondamentalmente ingiusto,
suscitò forti simpatie per la causa messicana in tutta America e
nei settori liberali europei.
(85) - Massimiliano, in effetti, non aveva alcuna conoscenza delle
condizioni reali del Paese che si apprestava a voler governare. Nei
libri di storia si legge che a Roma in quei giorni, dove il
Principe si era recato per ricevere la benedizione del Pontefice,
circolava una canzoncina composizione della saggezza popolare che
intonava: "Massimiliano, non ti fidare! Torna al castello di
Miramare".
(86) - Un rischio reso palpabile dalle impressionanti parate
militari organizzate dal generale Sheridan al confine del Texas,
facendo sfilare migliaia di soldati come chiaro monito ai
francesi.
(87) - Vi furono anche alcune milizie messicane che sostennero
Massimiliano. È il caso del "Tigre de Alica", soprannome del
guerrigliero Manuel Lozada, postosi a servizio dell'arciduca
austriaco. Alla sua caduta si levò in armi contro il nuovo Governo
e lanciò il "Plan Libertador de los Pueblos de Alica", ma fu
sconfitto nella Mojonera dal generale Ramón Corona, fatto
prigioniero e fucilato nelle vicinanze di Tepic.
(88) - Un tribunale militare lo aveva condannato a morte, e Juárez
si rifiutò di commutare la pena nel carcere o
nell'espulsione.
(89) - Il 13 settembre del 1871 fu fondata l'Associazione del
Collegio Militare, ad opera di alcuni ex cadetti che avevano
combattuto nel 1847 contro gli statunitensi. Suo fondatore fu il
generale Fernando Poucel.
(90) - Porfirio Díaz, nato ad Oaxaca nel 1830, come s'è fatto
rapidamente cenno nelle pagine precedenti, si era già distinto
nella guerra contro gli Stati Uniti del 1846-1848, nella guerra
civile messicana del 1858-1860, nel corso della quale sostenne la
causa liberale di Benito Juárez, e nella lotta contro l'Imperatore
del Messico Massimiliano d'Asburgo (1863-1864). È a lui che si deve
la celeberrima frase: "Povero Messico, così lontano da Dio e così
vicino agli Stati Uniti!".
(91) - Il 28 maggio del 1878 il generale Mariano Escobedo lanciò un
manifesto a Coahuila con il quale disconosceva il generale Porfirio
Díaz e cominciava la lotta per il ritorno di Lerdo de Tejada, ma fu
sconfitto e fatto prigioniero nella località di Cuatro
Ciénegas.
(92) - L. Meyer, 2002, pag. 25.
(93) - Vennero così approntate le disposizioni contenute
nell'Ordinanza Generale dell'Esercito, quelle del Codice di
Giustizia Penale Militare e quelle del Codice di Procedimenti,
tutte volte a regolamentare le azioni dell'Istituzione armata, si
introdusse la formazione professionale per il Corpo Speciale di
Stato Maggiore e gli Ingegneri e Tecnici di Artiglieria, e si
costituì la Commissione Geografica Esploratrice.
(94) - Vedi par. 7 del presente capitolo.
(95) - Il risentimento statunitense era stato suscitato in buona
misura dalla questione petrolifera, avendo il Governo messicano
consentito l'ingresso di capitale europeo e prevalentemente inglese
nel settore.
__________________
(96) - La rivoluzione messicana fu il movimento armato iniziato nel
1910 per porre fine alla dittatura di Porfirio Díaz e terminato
ufficialmente con la promulgazione di una nuova Costituzione nel
1917, anche se gli scontri armati proseguiranno fino alla fine
degli anni '20. Si stima generalmente che durante il periodo della
rivoluzione siano morte più di 900.000 persone, tra civili e
militari.
(97) - Francisco Pancho Villa, il cui vero nome era Doroteo Arango
Arámbula, è con Emiliano Zapata uno dei simboli della Rivoluzione
messicana. Nato nel 1878 in una "hacienda" di San Juan del Río
nello Stato settentrionale di Durango da una famiglia di "peones",
umili braccianti agricoli, a 17 anni uccise il figlio dei padroni
dell'"hacienda" che aveva abusato di sua sorella e si diede alla
macchia. Nel 1910 abbracciò la causa della rivoluzione contro
Porfirio Díaz promossa da Francisco Madero. Villa raccolse intorno
a sé un contingente armato eterogeneo fatto di contadini, banditi,
disertori, avventurieri statunitensi, canadesi ed europei, tra cui
spiccava il nome del nipote di Giuseppe Garibaldi, Peppino
(1879-1950). Conquistò una città dopo l'altra, riuscendo ad
addentrarsi fino a Città del Messico. Quando Madero giunse al
potere, Pancho Villa considerò esaurita la sua funzione e si ritirò
nel suo Chihuahua, ma nel 1912 riprese le armi per difendere il
nuovo Governo. I suoi metodi erano però sempre più criticati
dall'Esercito federale, e fu così arrestato. Dopo l'uccisione di
Madero Villa, uscito dalla cella, radunò un nuovo esercito
avvalendosi per gli spostamenti ed anche per i combattimenti di
treni stipati di soldati e delle così definite "soldaderas" (madri,
spose e sorelle dei combattenti). Nel 1915, sconfitto a Celaya e
Léon dal generale Alvaro Obregón, Villa si ritirò di nuovo a
Chihuahua, dove intentò numerose operazioni di guerriglia. Il 9
marzo del 1916 guidò millecinquecento combattenti messicani in un
attacco contro la città di Columbus, nel New Mexico, dov'era di
stanza una guarnigione di seicento soldati statunitensi.
L'amministrazione guidata dal Presidente Wilson reagì dando mandato
per quella che sarebbe trasfigurata alla storia come una vera e
propria "spedizione punitiva". Posta una taglia di 5.000 dollari
sulla testa di Villa (da catturare "vivo o morto"), inviò un
contingente di settemila soldati al comando del generale John
Pershing detto "Blackjack"e del suo braccio destro, George Patton,
futuro "generale d'acciaio" della seconda guerra mondiale, a
perlustrare le ampie ed aspre località montagnose dello Stato per
tentare, inutilmente, di acciuffarlo. In quell'occasione i reparti
statunitensi impiegarono mezzi ed armamenti tra i più moderni
dell'epoca, come motocarri, motociclette e carri armati; si ricorse
addirittura ad un dirigibile, pilotato personalmente dal generale
Pershing, e vennero impiegati persino aerei da combattimento (otto,
riportano le cronache dell'epoca). Dopo la morte di Carranza (1920)
nella rivolta di Agua Prieta che rovesciò il suo regime, a Villa
venne concessa un'amnistia e l'usufrutto di una piccola "hacienda"
in cambio della deposizione delle armi. Nel 1923 fu assassinato a
Parral (Chihuahua) da alcuni seguaci di Obregón.
(98) - Durante la contesa rivoluzionaria fu ampiamente impiegata,
stigmatizzandosi quale icona e trasposizione in simbolo
dell'elemento reale della battaglia, la carabina Winchester, arma
di disegno nordamericano di calibro 30-30 (7,62 mm) con caricatore
per 9 cartucce.
(99) - La data del 20 di novembre si sarebbe convertita in una
festa civica commemorata ancora ai nostri giorni con trasporto
patriottico ogni anno.
(100) - Emiliano Zapata nacque nel 1877 nello Stato di Morelos in
una famiglia di "rancheros", piccoli proprietari di bestiame.
Avendo imparato a leggere e scrivere, divenne il portavoce della
gente del suo pueblo per denunciare le ruberie dei grandi
proprietari terrieri. Vedendo disattese le promesse governative di
equa ripartizione delle terre, verso la fine del 1910 iniziò la
lotta armata alla testa di un piccolo esercito di "campesinos", ed
assurgendo ben presto a leader del movimento rivoluzionario nel sud
del Paese. Quando le polveri della rivoluzione presero fuoco,
Zapata si avvolse nella bandiera dei moti agrari, fedele alle
prescrizioni del "Plan de San Luis". Quando, tuttavia, Madero
assunse la Presidenza della Repubblica, Zapata non poté inghiottire
il boccone per lui troppo amaro della decisione irrevocabilmente
assunta dal nuovo mandatario di imporre il disarmo e lo
smantellamento dei gruppi - "destacamentos" - zapatisti, conditio
sine qua non per la riassegnazione delle terre, escusse ai grandi
latifondi, alle popolazioni contadine medesime. Rifiutandosi di
accettare il diktat di Madero, legato a sua volta a quegli ambienti
conservatori e moderati che tentavano di cavalcare l'onda
rivoluzionaria per non esserne travolti, Zapata proclamò il proprio
"Plan de Ayala", il 25 novembre del 1911, al lemma, Tierra,
Justicia y Ley! (Terra, Giustizia e Legge!), più tardi tramutato
nel più noto, Tierra y Libertad! (Terra e Libertà!), vero decalogo
della visione ed ispirazione ideologica di matrice zapatista. In
esso, in sostanza, si chiamava la popolazione ad impugnare le armi
anche contro il Governo per poter restituire la terra ai legittimi
ed originari proprietari, i contadini. La diffusione del piano ebbe
l'effetto di accrescere l'apprezzamento ed il sostegno diffuso del
proletariato, e più in generale di coloro che si percepivano meno
abbienti, nei confronti di Zapata, e favorì decisamente il folto
arruolamento nelle fila dell'Esercito di Liberazione del Sud, la
milizia zapatista. Si alleò con Venustiano Carranza e Pancho Villa
ed insieme sottoscrissero i contenuti del "Plan de Ayala" durante
la Convenzione di Aguascalientes. Epperò, mentre i gruppi guidati
da Pancho Villa e Zapata accettarono le conclusioni della
convenzione, lo stesso non fece quello del generale Venustiano
Carranza, che rappresentava per lo più gli interessi della
borghesia agraria del nord. In dicembre le truppe contadine di
Villa e Zapata entrarono trionfanti a Città del Messico issando nel
proprio vanto anticlericale i vessilli della Vergine di Guadalupe,
patrona dei popoli indigeni. Zapata, sancendo così il definitivo
suo trapasso al mito, rifiutò con un gesto di rara eclatanza di
sedersi sulla poltrona presidenziale che pur gli sarebbe facilmente
spettata, graffitando sulle pagine della storia nazionale le
celebri parole che tanta eco hanno generato: "Non combatto per
questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano". Decise
invece di rientrare nello Stato di Morelos, dove nel 1915 gli
zapatisti distribuirono le terre confiscate e promulgarono leggi a
favore delle popolazioni contadine. Di lì a poco, le sconfitte
patite da Villa a nord del Paese capovolsero affannosamente lo
scenario della guerra, imprimendo un corso drammaticamente
discendente alla rivoluzione contadina. Lungo tale crinale, Zapata,
attirato in un'imboscata da un colonnello traditore, fu assassinato
il 10 aprile del 1919. Mandante l'ormai acerrimo rivale, Carranza.
Emiliano Zapata costituisce una figura quasi mitologica nella
memoria e nell'immaginario messicano. Basti pensare, in tempi
recenti, all'insurrezione nello Stato del Chiapas del 1° gennaio
del 1994 guidata dall'auto-proclamatosi Subcomandante Marcos, che
senza esitazione si è talmente ispirato alla sua figura da
battezzare i gruppi suoi accoliti come "Esercito Zapatista di
Liberazione Nazionale", e riproponendo oltretutto un'altra
"convenzione" per statuire i fondamenti ispiratori del proprio
movimento, e nuovamente ad Aguascalientes.
(101) - Alla presa di Ciudad Juárez e la firma dei trattati che
posero fine al regime porfirista si sarebbero aggiunti altri fatti
d'arma, vivide illustrazioni di certa onorevole applicazione
nell'arte della guerra: la battaglia di Orendain, la presa di
Zacatecas e la battaglie di Celaya sono altrettante epigoni
gloriose per l'Esercito Costituzionalista.
(102) - Alcuni Governi federati arruolarono i rivoluzionari come
forze ausiliari, come nel caso di quello di Sonora.
(103) - Nel frangente soccombette il generale Bernardo Reyes.
(104) - Il 2 ottobre del 1913 la Divisione del Nord guidata da
Francisco Villa riuscì ad espugnare la piazza di Torreón, tra i
principali snodi ferroviari del nord della Repubblica, in una delle
più severe sconfitte per le forze huertiste.
(105) - I combattenti nell'Esercito Costituzionalista per il
semplice fatto di avere servito in battaglia e aver ricevuto un
grado militare mantennero la presenza di una stratificazione
gerarchica e sociale che si rivelò una risorsa sufficiente ed
idonea ad imprimere organizzazione e disciplina alla neo-istituita
Forza Armata.
(106) - Successivamente, Carranza avrebbe convocato il Congresso
Costituente di Querétaro, che redasse i crismi dell'attuale Magna
Carta costituzionale, consegnata alla storia il 5 febbraio del
1917.
(107) - Cfr.: M. Carbonell, 2002.
(108) - Obras completas, 1998, pag. 281.
(109) - Cfr.: M. Carbonell, op. cit.
(110) - La parola "Cristeros", abbreviazione della locuzione
"Cristos Reyes", fu l'appellativo dato dai reparti governativi agli
insorti, dando il verso al loro grido vessillo di battaglia, ¡Viva
Cristo Rey!, che li sosteneva insieme alle effigi della Vergine di
Guadalupe di cui si imbandieravano. L'Esercito, integrato da
milizie irregolari definite ausiliarie, si trovò a fronteggiare una
rivolta armata che da piccoli focolai di guerriglia si estese
rapidamente a tutto il Paese. Agli insorti armati si aggiunsero le
cosiddette "brigate Santa Giovanna d'Arco", formazioni femminili
anch'esse armate che poterono contare fino a 25.000 membri. Dopo
tre anni di scontri, ogni tentativo di sedare la ribellione sembrò
vano, ed addirittura quest'ultima acquisì il controllo di vaste
zone specie nel sud e a ovest del Paese.
(111) - Fu tale il pathos della sollevazione che nel 1927 si
addensò un esercito ribelle forte sino a cinquantamila uomini, al
comando del generale Enrique Goroztieta.
(112) - Grazie soprattutto alla mediazione del Vaticano e dello
stesso Episcopato messicano, che non avevano in alcun momento
accreditato la rivolta e che anzi sin dall'inizio avevano agito per
l'individuazione di una soluzione pacifica della contrapposizione,
nonché alla decisa mediazione degli Stati Uniti, il 21 giugno del
1929 si addivenne alla firma degli "Arreglos" (accordi) che
sancivano l'immediato cessate il fuoco ed il contestuale disarmo
dei "Cristeros" in cambio di modeste aperture del Governo a favore
dei cattolici. Aperture che peraltro lasciavano intonse tutte le
leggi anticattoliche, dando luogo ad un modus vivendi che taluni
come lo storico Jean Meyer considerano sia presto divenuto
piuttosto un modus moriendi per le persecuzioni e l'ostracismo ai
danni degli stessi cattolici che ne seguirono, inaugurando una
lunga e sofferta stagione di difficoltà e tensioni nel rapporto tra
Stato e Chiesa in Messico.
(113) - Obras completas, op. cit., pag. 282.
(114) - Con un decreto presidenziale del 1992 si scelse la data del
10 febbraio per festeggiare la Forza Aerea Messicana, giacché fu in
quel giorno del 1944 che il Presidente Ávila Camacho la elevò
costituzionalmente al rango di Forza Armata, rimanendo integrata
nella Segreteria della Difesa Nazionale. Il decreto presidenziale
del 29 dicembre del 1976 ratificò la competenza e denominazione
attuale della Segreteria della Difesa Nazionale come dipendenza del
potere esecutivo dell'Unione. Negli anni '60 la Forza Aerea
Messicana acquisì i primi aerei a reazione e velivoli da trasporto
quadrimotore; negli anni '80 s'accrebbe l'approvvigionamento di
aerei supersonici F-5 e da trasporto C-130 Hercules, ampliando così
notevolmente le capacità di difesa dello spazio aereo
nazionale.
(115) - Il 2 ottobre del 1968, dieci giorni prima
dell'inaugurazione dei Giochi Olimpici di quell'anno svoltisi a
Città del Messico, il Governo priista di Gustavo Díaz Ordaz
represse con una brutalità inaudita una manifestazione di protesta
di studenti universitari, con l'impiego di reparti dell'Esercito
che non esitarono a fare fuoco sui giovani asserragliati nella
"Plaza de las Tres Culturas" di Tlatelolco, quartiere della
capitale, causando un prolungato massacro che costò la vita -
secondo le stime normalmente condivise - a 300-500 giovani, numero
ridimensionato a circa 100 dati governativi alla mano. In quella
giornata un proiettile ferì anche la giornalista e scrittrice
italiana Oriana Fallaci.
(116) - Cfr.: M. Carbonell, op. cit.
(117) - Per un approfondimento sul movimento zapatista del
Subcomandante Marcos si rimanda, tra le numerose altre opere, a
Volpi, 2004.
(118) - Cfr.: M. Carbonell, op. cit.
(119) - Asamblea Legislativa del Distrito Federal - II Legislatura,
2001, pag. 93.
(120) - Le informazioni contenute nel presente capitolo sono state
tratte prevalentemente da: Sedena, 2004 e 2005.
(121) - Recita la norma: "El Congreso tiene facultad: ...
XIV. Para levantar y sostener a las instituciones armadas de la
Unión, a saber: Ejército, Marina de Guerra y Fuerza Aérea
Nacionales, y para reglamentar su organización y servicio".
(122) - Recita la norma:
"Las facultades y obligaciones del Presidente son las siguientes:
…
VI. Disponer de la totalidad de la fuerza armada permanente o sea
del Ejército terrestre, de la Marina de Guerra y de la Fuerza Aérea
para la seguridad interior y defensa exterior de la
Federación".
(123) - Recitano tali frazioni dell'art. 89:
"Las facultades y obligaciones del Presidente son las
siguientes:
... IV. Nombrar, con aprobación del Senado, los coroneles y demás
oficiales superiores del Ejército, Armada y Fuerza Aérea Nacionales
....
V. Nombrar a los demás oficiales del Ejército, Armada y Fuerza
Aérea Nacionales, con arreglo a las leyes.
... VII. Disponer de la Guardia Nacional para los mismos objetos,
en los términos que previene la fracción IV del artículo 76".
Secondo il comma IV dell'art. 76:
"Son facultades exclusivas del Senado:
... IV. Dar su consentimento para que el Presidente de la República
pueda disponer de la Guardia Nacional fuera de sus respectivos
Estados, fijando la fuerza necesaria".
(124) - Recitano i commi dell'art. in questione riferendosi alla
disciplina pertinente agli Stati federati:
"Tampoco pueden, sin consentimento del Congreso de la Unión:
... II. Tener, en ningún tiempo, tropa permanente, ni buques de
guerra.
III. Hacer la guerra por sí a alguna potencia extranjera,
exceptuándose los casos de invasión y de peligro tan inminente, que
no admita demora. En estos casos darán cuenta inmediata al
Presidente de la República".
(125) - Recita la norma nella parte che interessa:
" … Subsiste el fuero de guerra para los delitos y faltas contra la
disciplina militar; pero los tribunales militares, en ningún caso y
por ningún motivo podrán extender su jurisdicción sobre personas
que no pertenezcan al Ejército. Cuando en un delito o falta del
orden militar estuviese complicado un paisano, conocerá del caso la
autoridad civil que corresponda".
(126) - Ad esempio, per la nomina a deputato è necessario: "no
estar en servicio activo en el Ejército Federal, ni tener mando en
la policía o gendarmería rural en el distrito donde se haga la
elección, cuando menos noventa días antes de ella" (art. 55, comma
IV); eguale schema viene previsto per la carica di senatore (art.
58). Un requisito analogo riguarda l'incarico di Presidente della
Repubblica, per il cui accesso la Costituzione prevede all'art. 82,
comma V, quanto segue: "No estar en servicio activo, en caso de
pertenecer al Ejército, seis meses antes del día de la
elección".
(127) - Recita tale norma:
"Son facultades exclusivas del Senado:
... III. Autorizarlo (il Presidente della Repubblica) también para
que pueda permitir la salida de tropas nacionales fuera de los
límites del País, el paso de tropas extranjeras por el territorio
nacional y la estación de escuadras de otra potencia, por más de un
mes, en aguas mexicanas".
(128) - Che recita:
"En tiempo de paz, ninguna autoridad militar puede ejercer más
funciones que las que tengan exacta conexión con la disciplina
militar. Solamente habrá comandancias militares fijas y permanentes
en los castillos, fortalezas y almacenes que dependan
inmediatamente del Gobierno de la Unión, o en los campamentos,
cuarteles y depósitos que, fuera de las poblaciones, estableciere
para la estación de tropas".
(129) - Secondo tale norma:
"… En tiempo de paz ningún miembro del Ejército podrá alojarse en
casa particular contra la voluntad del dueño ni imponer prestación
alguna. En tiempo de guerra los militares podrán exigir
alojamiento, bagajes, alimentos y otras prestaciones, en los
términos que establezca la ley marcial correspondiente".
(130) - Che recita:
"Los fuertes, los cuarteles, almacenes de depósito y demás bienes
inmuebles destinados por el Gobierno de la Unión al servicio
público o al suo uso común, estarán sujetos a la jurisdicción de
los Poderes Federales en los términos que establezca la ley que
expedirá el Congreso de la Unión; mas para que lo estén igualmente
los que en lo sucesivo adquiera dentro del territorio de algún
Estado, será necesario el consentimiento de la legislatura
respectiva".
(131) - Cfr.: Sedena, 1986.
(132) - Cioè a dire i seguenti:
- organizzare, amministrare e preparare l'Esercito e la Forza
Aerea;
- organizzare e preparare il Servizio Militare Nazionale;
- organizzare le riserve dell'Esercito e della Forza Aerea ed
impartire loro l'istruzione tecnica militare corrispondente;
- gestire il bilancio dell'Esercito e della Forza Aerea, della
Guardia Nazionale al servizio della Federazione e dei contingenti
armati che non costituiscano la Guardia Nazionale degli Stati (al
riguardo si segnala che la spesa militare, nel periodo compreso tra
il 1994 ed il 2004, ha inciso mediamente per lo 0,34 % sul PIL
nazionale);
- concedere licenze e ritiri, ed intervenire nelle pensioni dei
membri dell'Esercito e della Forza Aerea;
- pianificare, dirigere e gestire la mobilitazione del Paese in
caso di guerra; formulare ed eseguire, in tale caso, i piani e gli
ordini necessari per la difesa del Paese e dirigere e consigliare
la difesa civile;
- costruire e preparare le fortificazioni, fortezze ed ogni classe
di area militare per uso dell'Esercito e della Forza Aerea, così
come l'amministrazione e conservazione di caserme, ospedali ed
altri stabilimenti militari;
- consigliare militarmente la costruzione di ogni tipo di vie di
comunicazione, terrestri e aeree;
- gestire le provvigioni dell'Esercito e della Forza Aerea;
- amministrare la giustizia militare;
- intervenire negli indulti in relazione a delitti di ordine
militare;
- organizzare e fornire i servizi di sanità militare;
- dirigere l'educazione professionale dei membri dell'Esercito e
della Forza Aerea e coordinare, nel caso, l'istruzione militare
della popolazione civile;
- acquisire e fabbricare armamento, munizioni, vestiario ed ogni
tipo di materiali ed elementi destinati all'Esercito e alla Forza
Aerea;
- intervenire nel rilascio di licenze per il porto d'armi da fuoco,
vigilando a che non sia esteso alle armi vietate espressamente
dalla legge e a quelle che la nazione riservi per l'uso esclusivo
dell'Esercito, l'Armata e la Guardia Nazionale …, così come
vigilare e rilasciare permessi per il commercio, trasporto ed
immagazzinamento di armi da fuoco, munizioni, esplosivi, aggressivi
chimici, artifizi e materiale strategico;
- intervenire nell'importazione ed esportazione di ogni tipo di
armi da fuoco, munizioni, esplosivi, aggressivi chimici, artifizi e
materiale strategico;
- intervenire nella concessione di permessi per spedizioni o
esplorazioni scientifiche straniere o internazionali nel territorio
nazionale.
- prestare i servizi ausiliari che richiedano l'Esercito e la Forza
Aerea, così come i servizi civili che a dette Forze indichi
l'Esecutivo Federale;
- gli altri (compiti) che attribuiscano loro espressamente le leggi
e i regolamenti".
(133) - Sul quesito in questione la Suprema Corte di Giustizia già
nel marzo del 1996 aveva preliminarmente osservato quanto
segue:
- l'articolo 129 della Costituzione, che restringe il concetto di
disciplina militare ad attività che non trascendano le caserme, non
implica che l'Esercito non possa agire in ausilio alle autorità
civili; tale concetto è diretto a stabilire che quando si invochi
il sostegno della forza militare, questa possa agire in appoggio
alle autorità civili:
- in tempo di pace i militari hanno la facoltà costituzionale di
aiutare o sostenere le autorità civili, a richiesta espressa di
esse e senza interferire nella loro sfera di competenza;
- nel sistema giuridico messicano l'Esercito, la Forza Aerea e
l'Armata del Messico sono competenti per intervenire in attività di
sicurezza interna, aiutare la popolazione civile in caso di
pubbliche necessità, realizzare azioni civili od opere
sociali;
- le Forze Amate sono al servizio della società messicana non solo
perché la loro missione generale è intimamente vincolata alla
garanzia della loro sicurezza, ma anche perché ciò implica la
tutela delle garanzie individuali dei governati;
- l'azione dell'Esercito, della Forza Aerea e dell'Armata non è
condizionata allo scoppio di una guerra o ad una sospensione di
garanzie individuali, posto che come forze pubbliche hanno la
facoltà costituzionale di intervenire per salvaguardare la
sicurezza interna;
- le Forze Armate sono costituzionalmente abilitate a sostenere il
Potere Esecutivo Federale nelle sue attribuzioni dal momento che
entro le funzioni relazionate con la disciplina militare, alle
quali si riferisce l'articolo 129 della Costituzione, vi è quella
di aiutare le autorità civili quando per le circostanze del caso
richiedano la forza militare per salvaguardare la sicurezza interna
della nazione;
- le Forze Armate non possono agire automaticamente, quanto dietro
espressa sollecitazione ed in stretto ausilio delle autorità
civili;
- l'esperienza che si è avuta nella società messicana sulla
presenza dell'Esercito in tempo di pace costituisce un fatto noto,
dimostrando che le funzioni della disciplina militare hanno
spaziato dal sostegno alla società civile in caso di disastri
naturali fino alla riforestazione di aree verdi, allo svolgimento
di funzioni sanitarie e di salute pubblica e di vigilanza e
custodia di beni nazionali;
- le Forze Armate realizzano attività che per loro natura sono le
sole che si possono effettuare a sostegno delle autorità civili; la
loro capacità di organizzazione, la disciplina, i loro valori, ed
una serie di altri fattori permettono loro di affrontare
determinate circostanze".
(134) - Si tratta di una delle norme fondamentali dell'ordinamento
penale messicano.
(135) - Più nello specifico, essi sono i seguenti.
- Servizio di Ingegneri: è il responsabile della pianificazione,
conservazione e mantenimento di:
• edifici ed opere di ogni tipo per l'alloggiamento di unità ed
installazioni militari;
• opere di fortificazione e camuffamento;
• vie di comunicazione come piste di atterraggio, eliporti, vie
ferrate, strade e percorsi nei campi militari;
- Servizio di Trasporti: detiene la responsabilità
dell'organizzazione, direzione, coordinamento e controllo di ogni
strumento ed attività relazionata con il trasporto militare. Gli
organi all'uopo deputati sono: la Direzione Generale di Trasporti
Militari, i Comandi Regionali, gli Uffici di Mantenimento per i
vari livelli, i Magazzini Generali e Regionali, i Distributori di
carburante, le Unità da Trasporto ed un Sistema Ferroviario
Militare;
- Servizio di Trasmissioni: è responsabile delle comunicazioni tra
i diversi organismi dell'Esercito. È dotato di diversi
equipaggiamenti e dispositivi che formano vari sistemi di
comunicazione, come:
• sistema satellitare fisso a banda "KU";
• posta elettronica d'immagini;
• sistema satellitare mobile a banda "L";
• equipaggiamenti di radiocomunicazione ad alta frequenza (HF) e
frequenza molto alta (VHF), impiegati per soddisfare le necessità
di comunicazione tattica degli organismi dell'Esercito e della
Forza Aerea;
• sistema telefonico militare, composto da un complesso di
commutatori per l'interconnessione di tutti gli apparati telefonici
operanti presso le Unità, Dipendenze e Installazioni
dell'Esercito;
• allacciamenti digitali terrestri contrattati con imprese civili,
per soddisfare le necessità di comunicazione di alta capacità dei
comandi superiori;
• sistema di radiocomunicazione trunking, per lo stabilimento di
comunicazioni durante l'attivazione del piano "DN-III-E", con
l'impiego di equipaggiamenti radio portatili;
- Servizio di Intendenza: fornisce alle truppe il vettovagliamento,
il vestiario e l'equipaggiamento necessari allo svolgimento dei
compiti istituzionali e delle missioni affidate (muovere, vivere e
combattere);
- Servizio di Materiali di Guerra: riguarda il complesso di
strutture logistiche dell'Esercito, con tutte le installazioni
funzionali per la conservazione in sicurezza di armamento e
munizionamenti, con capacità di rifornimento in tutto il territorio
della Repubblica Messicana, ed è composto da: Magazzini Generali,
Polveriere, Depositi Regionali e Depositi di Zona;
- Servizio di Sanità: è un servizio tecnico, la cui missione
principale consiste nella tutela della salute del personale
militare e della sua efficienza. È costituito da Dipendenze,
Installazioni e Scaglioni sanitari, organici o in rinforzo.
L'assistenza medica si articola in tre livelli:
- il terzo, coincidente con l'assistenza fornita dall'Ospedale
Centrale Militare e dalla Clinica di Specialità della Donna;
- il secondo, di assistenza erogata in 17 Ospedali Militari
Regionali, 2 Unità di Specialità Mediche, 1 Unità di Specialità
Odontologiche, 1 Centro Ospedaliero dello Stato Maggiore
Presidenziale, 22 Infermerie Militari ed il Servizio Medico
Assistenziale;
- il primo, assicurato in seno a squadre, plotoni, sezioni di
sanità, consultori medici e dentistici.
(136) - Sino al 2005 si avevano:
1. Un Corpo dell'Esercito con:
• tre Brigate di Fanteria Indipendente;
• una Brigata Blindata;
• una Brigata di Ingegneri;
• un Gruppo Aeromobile di Forze Speciali;
• una Unità di Servizi.
2. Un Corpo di Forze Speciali con:
• tre Brigate di Forze Speciali;
• una Forza di Intervento rapido.
3. un Corpo di Polizia Militare con:
• tre Brigate di Polizia Militare.
(137) - Sino al 2005 si contavano:
- tre Brigate di Fanteria Indipendente;
- due Brigate di Fanteria Leggera;
- quattro Brigate Blindate;
- una Brigata di Fucilieri Paracadutisti;
- una Brigata di Ingegneri.
Nella Forza Aerea Messicana le Grandi Unità Elementari sono così
costituite:
- un'Ala di Combattimento, composta da due Gruppi Aerei;
- un'Ala di Riconoscimento e Trasporto, composta da tre Gruppi
Aerei;
- un Gruppo di Intercettazione e Controllo responsabile della
vigilanza dello spazio aereo nazionale.
(138) - Sedena, 2004, pag. 68.
(139) - Mensaje a la Nación del Presidente de los Estados Unidos
Mexicanos con motivo de su primer Informe de Gobierno, in Difusión
y actividades de la Presidencia, luglio-agosto 2007, pagg.
70-72.
(140) - Vedi par. 1.2 del presente capitolo.
(141) - Il Sistema Nazionale di Informazione sulla Sicurezza
Pubblica alimenta una base di dati relativa ai seguenti registri:
personale di sicurezza pubblica, armamento ed equipaggiamento,
statistica di sicurezza pubblica, informazione di sostegno
all'applicazione della giustizia.
(142) - Attingendo alla Rete Nazionale di Telecomunicazioni, le
basi di dati sopra menzionate possono essere consultate ed
utilizzate dai tre ordini di governo per le esigenze connesse alla
salvaguardia della sicurezza pubblica del Paese.
(143) - Nel maggio del 1966 la tracimazione del Río Pánuco provocò
gravi danni negli Stati federati di Veracruz e Tamaulipas; a fronte
di tale situazione d'emergenza si riscontrò la mancanza di un
organismo specifico che potesse intervenire con tempestività in
aiuto degli abitanti delle zone colpite, ed il Governo federale,
pertanto, incaricò la Sedena di elaborare un dispositivo idoneo a
garantire una maggiore adeguatezza d'intervento in simili
circostanze. In esito a tale mandato, in sede di pianificazione
strategico-militare si definì il "Plan de Defensa Nacional III"
(DN-III), intitolato "Difesa in situazione di disastro", quale
annesso "E" del più ampio Piano Direttore di Difesa Nazionale
allora vigente. La prima applicazione del piano, peraltro
controversa, rimonta all'emergenza causata dal grave terremoto a
Città del Messico del 1985. Da ultimo, nel 2005 vi si è ricorso in
occasione del passaggio degli uragani "Stan" e "Wilma", e nel
medesimo anno, e per la prima volta nella storia militare del
Messico, la sua applicazione ha visto un contingente militare
messicano, pur se disarmato, uscire dal territorio nazionale per
operare nel territorio dei confinanti Stati Uniti a sostegno delle
popolazioni civili colpite dal devastante periplo degli uragani
"Katrina" e "Rita". Occorre qui citare che esistono anche altri due
piani strategici di reazione: il "Plan de Defensa Nacional I"
(DN-I), intitolato "Preparazione delle forze militari per
respingere un'aggressione straniera", mai posto in pratica, ed il
"Plan de Defensa Nacional II" (DN-II), dal titolo "Preparazione
delle forze militari per proteggere la sicurezza interna o
combattere l'insurrezione interna", attivato in una sola occasione,
nel gennaio del 1994, per contrastare la sollevazione in Chiapas
dell'"Ejército Zapatista de Liberación Nacional" guidato dal
Subcomandante Marcos.
(144) - Il piano, pertanto, è da considerarsi non solo reattivo ma
anche preventivo.
(145) - Dalla sua elaborazione il Piano è stato costantemente
aggiornato, strutturato come segue:
- a livello strategico, con la definizione delle aree di rischio di
ciascuna delle Regioni Militari e delle direttive per la condotta
del personale militare in caso di situazioni di necessità ed
emergenza;
- a livello tattico, con l'approntamento e la periodica
rivisitazione dei procedimenti specifici di esecuzione.
(146) - I programmi di studio comprendono le materie di diritti
umani e diritto internazionale umanitario, con attività seminariali
e di formazione in collaborazione con la Croce Rossa Messicana, la
Commissione nazionale e le Commissioni statali per i diritti
umani.
(147) - Nel 1983 il predetto dispositivo subì una prima
riorganizzazione, con la diversa denominazione del Gruppo Blindato
in 28° Reggimento Blindato, il quale ultimo nel 1985 è divenuto
l'8° Reggimento Blindato. Il 1° aprile del 1993 è stato inaugurato
il 1° Battaglione di Operazioni Speciali. Revista del Ejército y
Fuerza Aérea Mexicanos, dicembre 1999, pagg. 5 e 39.
(148) - Il 16 novembre del 1990 sono state introdotte le Sezioni di
Polizia Militare in seno ai Quartieri Generali delle più importanti
Regioni e Zone Militari. Il 16 aprile del 1992 si è creata la
Compagnia di Polizia Militare della Scuola Superiore di Guerra. Il
16 agosto dello stesso anno è stata inaugurata la Compagnia di
Polizia Militare dell'Ospedale Centrale Militare. Il 1° aprile del
1993 si è costituita la 2ª Brigata di Polizia Militare formata da
un Quartier Generale, una Compagnia del Quartier Generale, il 4°,
5° e 6° Battaglione di Polizia Militare ed il 2° Battaglione di
Operazioni Speciali, stabilendo presidio nel Campo Militare n. 37-D
(Santa Lucía, Stato di México). Il 16 marzo del 1993 è stata
istituita la Sezione di Polizia Militare della Base Aerea Militare
n. 10 (Culiacán, Stato di Sinaloa). Il 1° agosto del 1996 si è
costituita la 3ª Brigata di Polizia Militare organizzata in un
Quartier Generale, una Compagnia del Quartier Generale ed il 7°,
8°, 9° e 10° Battaglione di Polizia Militare, insediata presso il
Campo Militare n. 1-A (Distretto Federale). Il 1° febbraio del 1998
è stato inaugurato il Centro di Produzione Canina dell'Esercito e
della Forza Aerea, per la produzione di cani con caratteristiche
peculiari per l'impiego da parte delle unità di Polizia Militare.
Ibidem, pagg. 5-6.
(149) - Da esso sono venuti a dipendere il 1° e 2° Battaglione di
Polizia Militare del Corpo delle Guardie Presidenziali, le Sezioni
di Polizia Militare di Regioni e Zone Militari, del Centro di
Produzione Canina dell'Esercito e della Forza Aerea, e tutto il
personale di Polizia Militare inquadrato nelle Unità, Dipendenze ed
Installazioni.
(150) - Ibidem, pag. 6.
(151) - Nel capitolo III di detta pubblicazione, intitolato
"Missioni e funzioni generali del servizio di Polizia Militare",
pagg. 53-54, è illustrata la missione generale dell'istituto,
definito "un servizio amministrativo", consistente nel "coadiuvare
la conservazione della legge e dell'ordine, la vigilanza del
rispetto di leggi, regolamenti ed altre disposizioni militari di
carattere disciplinare, all'interno delle Unità, Dipendenze,
Installazioni e aree di terreno appartenenti all'Esercito e alla
Forza Aerea o soggette al comando militare del comandante, sotto il
cui comando operi". Alla successiva voce delle funzioni generali,
si legge che "per l'assolvimento della sua missione generale alla
Polizia Militare corrispondono le facoltà, attribuzioni,
responsabilità e funzioni che si elencano di seguito: il
mantenimento dell'ordine, disciplina, osservanza di Leggi,
Regolamenti, ordini e disposizioni vigenti nei posti militari,
installazioni e aree sotto controllo militare; custodire e
proteggere i quartieri generali, installazioni e altre dipendenze
dell'Esercito e Forza Aerea; organizzare la circolazione, dirigere
il transito di veicoli e persone …; custodire, evacuare e
controllare i prigionieri di guerra, custodire le prigioni,
reclusori e centri di riabilitazione militari, ed i processati e
condannati; cooperare con gli organi speciali nella investigazione
e prevenzione dello spionaggio, sabotaggio ed altre attività
sovversive; vigilare l'esecuzione delle misure per garantire la
sicurezza fisica delle persone, della informazione e delle
installazioni; in aree sotto Legge Marziale, svolgere funzioni di
polizia preventiva e giudiziaria relativamente alla popolazione
civile, quando sia necessario e gli venga ordinato; quando si
ricevano ordini delle Autorità Militari competenti, proteggere le
persone e la proprietà pubblica, e prevenire la razzia e il
saccheggio nei casi di emergenza e aiutare la Polizia Giudiziaria
Militare".
(152) - I corsi sono:
- di formazione: propiziano una educazione integrale ed armonica
per lo sviluppo professionale-militare, scientifico e tecnologico,
umanistico e fisico-mentale;
- di capacitazione: quelli con contenuti tecnici e particolari per
l'impiego del militare in una funzione specifica;
- di applicazione: hanno come antecedenti corsi teorici o pratici
che, mediante il principio "apprendere ad operare operando",
mettono in pratica l'insegnamento dei topici militari;
- di perfezionamento: relativi ai rami dell'arte militare che hanno
come finalità complementare il miglioramento dell'impiego
professionale;
- di aggiornamento: per le aree professionali e tecniche sulla base
delle innovazioni in ciascuna disciplina;
- di specialità: concentrati sulla conoscenza e le abilità in un
campo specifico delle discipline scientifiche, tecniche e
artistiche.
(153) - Si va dal livello elementare dedicato al primo
addestramento delle reclute a quello superiore dedicato ai Comandi
e Stati Maggiori delle Grandi Unità di Esercito e Forza Aerea per
la concezione, preparazione e conduzione di operazioni congiunte
aereo-terrestri mediante l'adozione di procedure di
coordinamento.
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