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Gerardo Iovane
Docente Universitario di Analisi Matematica presso il
Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e Matematica Applicata
dell' Università degli Studi di Salerno.
Docente di Biometria ed Identificazione per il Corso di Laurea in
Informatica presso la Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell'Università
di Messina.
1. Introduzione
Alla base delle nuove minacce di cyberwarfare troviamo
l'evoluzionismo informatico e la genetica dei numeri primi. Il
primo condurrà la Comunità Internazionale ad affrontare minacce a
livello sistemico in cui lo spazio virtuale e quello fisico non
saranno disaccoppiati come accade oggi, bensì dal palmare o da un
notebook sarà possibile comandare dispositivi di tipo wireless a
distanza di migliaia di chilometri.
La genetica della primalità mette a nudo, invece, una possibile
intrinseca fragilità dei sistemi di sicurezza su cui abbiamo
costruito negli ultimi decenni la gran parte dell'apparto
tecnologico per la cifratura e la riservatezza delle
informazioni.
Nell'immediato futuro si dovranno, pertanto, porre in essere misure
di prevenzione e contrasto ad un cyberterrorismo che è in relazione
al cyberterrorismo attuale allo stesso modo in cui gli artisti di
strada del XV secolo erano in relazione con la grande arte di
Leonardo Da Vinci: senza nulla togliere, i primi improvvisati ed
imprecisi; il secondo, invece, simbolo di perfezione e genialità,
capace di unire Arte e Scienza in opere senza eguali nella storia
dell'Umanità.
La reazione per essere efficace dovrà, quindi, essere sinergica,
ovvero non potrà essere il solo frutto di soluzioni
scientifico-tecnologiche, o politiche o sociali; dovrà, invece,
essere propria di un tessuto connettivale che manifesta la sua
complessità a partire dalla ricchezza di perfezione ed armonia
presente al livello più basso e fondamentale, quello del DNA. Come
le dita di una mano, sfera politica, sociale, scientifica e
tecnologica dovranno avere la capacità di stringere fra le mani la
mela del peccato originale, quella dell'uso improprio della Scienza
delle Informazioni e strapparla dall'albero prima che induca Adamo
ed Eva a commettere quel peccato originale che condannò il genere
umano all'uscita dal paradiso terrestre. Se è vero che il progresso
non può essere ostacolato, è altrettanto vero che può essere
ricondotto ad uno sviluppo che non produca danni per la Società
Civile.
Il frutto del peccato è nella totale anarchia di Internet; se oggi
tale anarchia minaccia la democrazia in un mondo virtuale che è
quello della NET alle nostre porte si sta affacciando una minaccia
ancora più grande che partendo dal cyberspazio approda e produce
effetti nel mondo reale e fisico in cui spendiamo le nostre
azioni.
Per meglio analizzare e comprendere scenari futuri possibili
consideriamo alcuni tratti caratterizzanti delle prossime minacce,
introducendo le Infrastrutture Informative Critiche in Sez. 1,
l'Evoluzionismo Informatico in Sez. 2, le Nuove Metodologie di
Analisi in Sez. 3, la situazione attuale relativa alle minacce
informatiche ed alle possibili soluzioni in Sez. 4, le nuove
fragilità genetiche dei numeri primi in Sez. 5, le conclusioni
trattate nella Sez. 6.
2. Infrastrutture Informative Critiche e
Cyberwarfare
La gran parte delle infrastrutture che presidiano i fondamentali
settori delle società moderne, Economia, Energia, Trasporti,
Telecomunicazioni, Salute sono dipendenti e interconnesse mediante
sistemi di rete che garantiscono il corretto svolgimento della
vita.
Tali reti devono permettere l'operatività della CNI (Critical
Network Infrastructure) in normali condizioni di funzionamento, ma
anche e soprattutto garantire un'adeguata capacità operativa in
caso di eventi critici. Per il loro funzionamento, tali
infrastrutture si basano sempre di più su sistemi di
telecomunicazione.
Le Telecomunicazioni e l'Informatica sono l'elemento senza il quale
non è possibile trasferire segnali, dati, informazioni, ovvero
consentire il corretto coordinamento di risorse (umane o
tecnologiche) locali e remote.
Le CNI, nonostante le specificità derivanti dalle loro diverse
funzioni, si strutturano in sistemi di reti interconnesse che
mostrano una serie di caratteristiche comuni:
a) la distribuzione capillare su tutto il Territorio ed il loro
collegamento in un sistema di rete comporta:
- difficoltà di presidio di tutte le installazioni;
- elevata visibilità;
- potenziali problemi di coordinamento ed
intercomunicazione;
b) la comune missione di servizio pubblico comporta:
- requisiti stringenti di disponibilità e affidabilità;
- caratteristiche di rapido intervento e ripristino a fronte di
crisi;
- infrastrutture con requisiti di massima robustezza e
sicurezza;
- potenziali ricadute sulla pubblica sicurezza;
c) la funzionalità verso utenti/clienti esterni, pubblici e privati
richiede interoperabilità e comporta:
- elevato rischio di intrusione;
- necessità di punti d'accesso controllati e sicuri per
comunicazioni multi-protocollo;
- importanti conseguenze economiche di un guasto/sabotaggio.
Diversi sono gli eventi che possono condizionare in parte o
globalmente l'efficienza delle infrastrutture del singolo Paese o
di più Paesi: eventi naturali (alluvioni, terremoti, eruzioni
vulcaniche), eventi causati da azioni umane volontarie (terrorismo,
cyber-crime) o involontarie (errori, omissioni), eventi legati
all'ambiente (inquinamento, agenti chimici, incendi), eventi legati
al non corretto funzionamento di componenti infrastrutturali
(rottura di un macchinario, bug nel software, ecc.).
Fino ad un decennio fa, ognuna di queste infrastrutture poteva
considerarsi come un sistema autonomo sostanzialmente indipendente,
gestito da operatori verticalmente integrati. Per una serie di
ragioni tale struttura si è profondamente modificata al punto che
sempre di più le varie infrastrutture tendono ad essere
interdipendenti, soprattutto a causa della condivisione del
cosiddetto cyberspace, ovvero lo spazio virtuale prodotto
dall'interconnessione di calcolatori, sistemi di telecomunicazioni,
applicazioni e dati. Ciò comporta che un guasto - di natura
accidentale o dolosa - in una di tali infrastrutture può facilmente
propagarsi, con un effetto domino, ad altre infrastrutture
amplificando i suoi effetti e provocando disfunzioni e
malfunzionamenti anche ad utenti remoti, sia dal punto di vista
geografico che funzionale, rispetto al punto ove si è verificato il
guasto iniziale. È proprio in relazione a quanto appena detto che,
negli ultimi tre anni, la Comunità Internazionale sta ponendo
particolare enfasi sulle minacce asimmetriche di tipo cyber o
informatico/telematico.
L'attuale scenario è caratterizzato, pertanto, sia da accresciute e
differenziate minacce nei confronti delle CNI sia da un mutato
contesto infrastrutturale che induce, a causa delle interdipendenze
esistenti, nuove tipologie di vulnerabilità. Ciò impone una
maggiore e diversa attenzione a tutti gli aspetti di protezione,
sicurezza e robustezza sia specificatamente per ogni singola CNI,
sia complessivamente ed unitariamente per l'insieme delle CNI
nazionali.
In tale scenario la possibilità di possedere strumenti di analisi,
modellazione, simulazione e formazione ad hoc relativamente
a:
- protezione di CNI (Critical Network Infrastructure),
- Crisis Management,
- Reaction to disruption activities,
diventa di straordinaria utilità.
3. Evoluzionismo Informatico e
Cyberwarfare
Gli ultimi trent'anni hanno rappresentato il palcoscenico
dell'era dell'informazione digitale e dell'uso delle tecnologie
informatiche a supporto della quasi totalità delle attività che
giorno per giorno l'uomo pone in essere.
Nel settore dell'Information & Communication Technology (ICT)
il progresso è stato di una tale rapidità che se ripercorriamo gli
ultimi cinquant'anni ci rendiamo conto che potremmo avviare un
corso di studi in antropologia informatica.
Le parole chiave sono state: uso, interazione, comunicazione,
immersione, realtà immersiva condivisa, controllo remoto
wireless(1) (2).
Il termine uso per l'informatica rappresenta la nascita della
tecnologia stessa ovvero il computer sostituisce tutte le
operazioni di office automation, fornendo un unico strumento
integrato, in grado di offrire in modo facile e non time consuming
tutto quanto necessario alle normali attività di una struttura
operativa, da quella base come la famiglia, a quelle complesse come
gli Enti Pubblici e le Grandi Aziende.
Col passare degli anni l'uso si raffina offrendo al fruitore sempre
nuovi strumenti che ne migliorino l'interazione; in altre parole si
risolve il problema che appare negli anni ottanta dello scorso
secolo quando le tecnologie informatiche colgono un loro limite:
apparire noiose.
L'uomo nonostante sperimenti nuove e più accattivanti forme di
interazione con i computer ha ancora, però, un'esigenza primaria
che deve soddisfare quando è posto davanti al computer stesso,
ovvero la comunicazione con altri individui e la condivisione di
dati, informazioni, strategie, obiettivi(3).
Così gli anni '90 rappresentano la diffusione delle tecnologie
legate alla comunicazione, ad Internet ed al web ed alle sue
evoluzioni basate sull'intelligenza artificiale(4) (5) (6). Negli
ultimi dieci anni del secolo scorso la realtà virtuale lascia gli
incubatori tecnologici e gli ambienti di ricerca per diventare
prodotti asserventi diversi ambiti dalla difesa, alla medicina, dai
trasporti all'intrattenimento, etc.
In tale scenario, particolare interesse, assume la
Cyberwarfare.
Il termine Cyberwarfare negli ultimi anni ha avuto una
significativa evoluzione. Nella sua genesi tra gli anni '60 e '80
del secolo scorso, esso indicava l'uso dei computer per la
conduzione di azioni di guerra elettronica in uno spazio virtuale
detto cyberspazio. Tipicamente si trattava di azioni simulate al
calcolatore il cui obiettivo principale era la dimostrazione di
capacità nuove volte alla definizione di strategie innovative
orientate a vision sempre più ampie. Alla fine degli anni '80 ed
all'inizio dei primi anni '90 grazie alle intranet le azioni di
cyberwarfare diventano non più locali, ma distribuite su un
territorio via via sempre più ampio in relazione alla dimensione
della rete interna. L'avvento di Internet nel '90 ha permesso un
ampliamento globale dello spettro di azioni di possibile conduzione
in un teatro virtuale ormai non più georeferenziato.
A questo punto cosa dire del presente?
È evidente che le tecnologie informatiche di tipo immersivo, come
la realtà virtuale e quelle della comunicazione come il web si
stanno fondendo per creare nuove forme di ICT; infatti, in diversi
ambiti si cominciano a vedere nuove forme di organizzazione, le
cosiddette VO (Virtual Organization) o VN (Virtual Network) che
utilizzano una nuova espressione di rete che non è più la NET
(rete, come ad esempio InterNET) ma è piuttosto una GRID (griglia)
[1]. Le GRID infatti, rappresentano il passo successivo alle net
technology dove sulla rete non si troveranno solo informazioni, ma
servizi, i cosiddetti web services; in altre parole, le reti non
saranno più reti di computers e loro periferiche, bensì maglie di
dispositivi elettronici, come ad esempio la strumentazione
elettronica di un laboratorio, un oscilloscopio per test, fino alla
lavatrice di casa, alla telecamera per videosorvegliare il bimbo
nella stanza accanto, al sensore di pioggia che abbassa le
tapparelle della propria casa. Nello specifico, per il settore
difesa, ciò significa avere la capacità di estendere la
supervisione di Aree Critiche di Interesse ed estendere/distribuire
il comando su aree estremamente estese: a tale proposito si pensi
alle tecnologie per il soldato del futuro, al comando di
dispositivi/armi comandati via GSM o UMTS, sistemi di guida
automatica o comandabili a distanza come satelliti o UAV, etc. Ciò
significa, quindi, che dopo la realtà immersiva condivisa, per le
nuove tecnologie e l'informatica sarà l'era del controllo. Quella
che noi oggi chiamiamo realtà virtuale e ciò che rappresenta la
realtà fisica si fonderanno in un unico ambito d'azione: non ci
sarà da meravigliarsi se la prossima generazione di giovani
studenti avrà il potere di comandare a distanza e senza fili l'ABS
della macchina del loro professore di informatica attraverso un
palmare per vendicarsi di una brutta interrogazione: sono le
tecnologie RFID (Radio Frequency Identification) web controlled. Ma
se tale tecnologia non fosse maneggiata a scopi pseudo-ludici come
il caso precedente, ma per azioni di contrasto o reazione al
Governo che non attua quanto richiesto? Si pensi a cosa potrebbe
accadere se individui malintenzionati avessero attraverso Internet
la capacità di controllare e comandare un dispositivo. È evidente
che per dirottare un aereo da crociera e farlo schiantare sulla
Casa Bianca o far deragliare un treno della metropolitana non ci
sarebbe bisogno più di preparazioni e addestramenti di kamikaze, ma
soltanto di esperti di tecnologie innovative in grado di violare i
sistemi informatici, che oggi risultano tra l'altro particolarmente
fragili.
Spero che tali riflessioni lascino meditare coloro i quali sono
deputati a prendere delle decisioni relativamente a quali strategie
di prevenzione e contrasto sia necessario porre in essere e
soprattutto che essi individuino quali requisiti minimi e strumenti
debbano avere coloro i quali svolgono attività di intelligence. È
evidente che ad oggi azioni terroristiche di questo tipo sarebbero
completamente fuori da ogni possibile controllo e/o gestione(7)
(8).
Si rendono, pertanto, necessari, studi, analisi ed approfondimenti
operativi atti proprio a cogliere i limiti della teoria del
controllo che si affaccerà nel prossimo futuro al fine di poter
effettuare una crescita ed uno sviluppo supervisionato che ne
garantisca la sicurezza intrinseca a livello globale, ovvero a
livello sistemico. In tale scenario un ruolo fondamentale è
rivestito da un lato dai sistemi di modellazione e simulazione di
sistemi complessi(9) (10) (11) (12) (13) (14) (15) (16) dall'altro
dai sistemi informatici avanzati per il trattamento di informazioni
basati sulle tecnologie GRID e sul Web semantico. Nello specifico,
come vedremo, la realtà considerata assumerà un profilo di sempre
maggiore complessità; inoltre, le suddette tecnologie implicheranno
una sempre maggiore estensione della visione del contesto da
considerare in uno scenario che diventa net-centrico, non sempre
geo-referenziato e che richiede motori computazionali di tipo
stocastico per la modellazione di fenomeni complessi come l'analisi
comportamentale di chi opera in teatro sotto determinate
sollecitazioni(17) (18) (19).
4. Nuove Metodologie di Analisi:
cyberspazio - un possibile scenario di modellazione avanzata delle
informazioni
Per meglio comprendere la complessità da trattare si consideri
il seguente esempio che analizza la cyberwarfare in relazione ad
azioni terroristiche.
Esistono molte definizioni di terrorismo e molteplici declinazioni
in relazione all'aggettivo che lo accompagna come ad esempio
terrorismo religioso, terrorismo informatico, etc.
Tali minacce asimmetriche nelle diverse forme hanno sempre un
massimo comune denominatore che è rappresentato da:
- simbolismo;
- violenza a fini politici/sociali etc.;
- finalità intimidatorie;
- vittime civili che sperimentano una forte condizione di
disagio.
Un'analisi generalista del terrorismo risulta tipicamente
inadeguata, poiché esistono molteplici fattori peculiari, tipizzati
e contestuali, nonché diversi parametri strutturali, di sostegno e
finanziabilità dei gruppi terroristici.
A livello di analisi bisogna riconoscere che sono stati effettuati
studi e ricerche per analizzare i suddetti aspetti in una visione
sempre più ampia, ma i risultati sono a dir poco inadeguati non
solo sul piano tecnico-tattico-operativo, ma addirittura sul piano
metodologico. In [4], infatti, si considera come uno spazio
quadridimensionale (ovvero 3 coordinate spaziali x ,y, z ed una
temporale, il tempo t) sia inadeguato a descrivere lo spazio
d'azione in cui operare, ma l'unico sforzo che si fa è quello di
analizzare i fenomeni di interesse in uno spazio 5-dimensionale,
dove la quinta dimensione è la c, che sta per cyber.
Particolarmente utile in tali contesti potrebbe essere, invece, un
approccio che tiene conto non solo dei parametri e degli indicatori
in gioco, ma anche della loro dinamica evolutiva. A tale proposito
un'analisi utile, con metodologie matematiche, è stata presentata
in [5] dove si analizza la descrizione matematica di sistemi
sociali ed economici, visti come network, utilizzando la teoria
dell'informazione ed i sistemi dinamici. In [2], [3] l'autore del
presente lavoro individua, altresì, una nuova ed avanzata
metodologia di rappresentazione degli eventi che permette di
comprendere l'essenza di un dato fenomeno e quindi svolgere
attività inferenziali, come vedremo qui di seguito.
Da un punto di vista metodologico al fine di individuare strategie
di contrasto ed analizzare in modo organico la molteplice e
variegata complessità dei parametri in gioco è necessario
effettuare un'analisi in almeno tre iper-dimensioni distinte:
- iper-dimensione fisica;
- iper-dimensione logica;
- iper-dimensione funzionale.
In tale scenario le iperdimensioni si caratterizzano con uno spazio
a più dimensioni dove ad ogni dimensione è associato un parametro
caratteristico.
Nel caso specifico della iperdimensione fisica ad essa può
associarsi uno spazio a più dimensioni dove le singole componenti
sono ad esempio il luogo, il tempo, l'estensione del fenomeno ed
altri parametri di tipo strutturale come ad esempio l'orografia del
territorio, etc.
Questa prima iperdimensione ha la funzione di georeferenziare,
laddove possibile, il fenomeno individuando i fulcri per eventuali
attività di network analysis.
La seconda iperdimensione è rappresentata anch'essa da uno spazio a
più dimensioni dove le dimensioni, in questo caso, riguardano
parametri che tengono conto di condizioni legate ad esempio a
fattori storico-culturali, matrici religiose, background
economico-finanziario, fine politico, grado di violenza criminale,
livello di clandestinità.
La terza iperdimensione è, invece, rappresentata da uno spazio che
analizza aspetti che mirano a costruire un quadro del modus
operandi; in particolare, le diverse dimensioni dello spazio
rappresentativo sono legate all'organizzazione funzionale del
gruppo terroristico, alle modalità con cui preparano ed attuano le
azioni terroristiche, alle modalità che riguardano le scelte degli
obiettivi sensibili ed al rapporto costi/benefici relativamente
alla massimizzazione dell'azione intimidatoria ed alla diffusione
della paura nelle masse obiettivo dell'attentato.
Definiamo allora iperspazio lo spazio n-dimensionale strutturato e
gerarchico le cui dimensioni sono rappresentate dalle tre
precedenti iperdimensioni (vedi Figura 1).

Una tale analisi ha il vantaggio di poter avere una
rappresentazione matematica che permette di effettuare valutazioni
sia di tipo qualitativo, come accade con altri approcci, ma anche
in più possiede un notevole potere espressivo da un punto di vista
quantitativo: evitando così il conseguimento di risultati
soggettivi. Infatti, se associamo ad ognuno dei parametri in gioco,
rappresentato da una specifica dimensione del nostro iperspazio, un
valore numerico x - i cui valori sono tra 0 ed 1 - ovvero se,
saremo in grado di effettuare stime quantitative del fenomeno in
studio, individuando così quali possono essere le migliori azioni
di prevenzione e contrasto. Inoltre se, ad un tale metodo, che
matematicamente rientra nei cosiddetti processi di fuzzificazione
(ovvero quei processi che rimappano i valori possibili di una data
grandezza in un intervallo 0,1), vi associamo una probabilità di
accadimento, allora esso avrà il vantaggio di fornirci stime per
l'inferenza di obiettivi da perseguire. In altre parole, se si
associa al valore zero l'evento impossibile ed al valore uno
l'evento certo avremo che un dato evento di probabilità intermedia
avrà una possibilità P di incidere, data proprio dal valore
percentuale assunto.
A tal punto per l'analisi di un dato fenomeno terroristico potranno
utilizzarsi i classici strumenti della probabilità e della
statistica inferenziale attraverso l'uso, ad esempio, di
probabilità composte o condizionate per descrivere fenomeni o
attività complesse in cui entrano in gioco più fattori
contemporaneamente ovvero si potranno utilizzare metodologie
matematiche innovative nate proprio per descrivere fenomeni
complessi, stocastici e autosimilari come ad esempio i frattali, i
processi dinamici stocastici autosimilari, le catene di Markov,
l'analisi multiscala e multi-risoluzione. Attraverso tale approccio
un dato evento diventa un punto a cui è associato un set di
proprietà e probabilità in questo spazio a più dimensioni
(l'iperspazio), che è sia uno spazio degli stati che uno spazio
degli eventi. Viceversa un dato fenomeno terroristico sarà
matematicamente rappresentato dall'insieme di transizioni da uno
stato ad un altro, ovvero dalla traiettoria del fenomeno
nell'iperspazio. L'analisi dei parametri legati a stati successivi
da un punto di vista metodologico permetterà di effettuare sia
analisi di contesto e di scenario (approccio deduttivo) che analisi
di tipo previsionale (approccio induttivo - esperienziale
simulato).
È facile comprendere che una tale metodologia ha il suo focus
sull'evento e sulla sua dinamica; pertanto, da un punto di vista
informatico esso trova subito una similarità con le tecniche di
programmazione, cosiddette object oriented. Grazie agli strumenti
innovativi dell'ICT, quindi, si potranno implementare le
metodologie matematiche suddette, realizzando tool ad hoc per
l'analisi e la previsione all'interno di una infrastruttura
informatica innovativa e specialistica per l'attività di
intelligence. È evidente, quindi, come un approccio siffatto sia
più efficace da un punto descrittivo e predittivo rispetto a quelli
tradizionali e permetta di individuare azioni di contrasto più
efficienti rispetto ad analisi del fenomeno terrorismo di tipo più
tradizionale, in cui si analizzano aspetti come le forme (ovvero
terrorismo nazionalista e indipendentista o estremista o
internazionale), o come le manifestazioni (ovvero contro i beni o
le persone), etc.
5. Situazione Attuale della
Cyberwarefare
È noto che nell'ambito della Scienza dell'Informazione la
Sicurezza delle Informazioni si occupa della salvaguardia dei
sistemi e delle informazioni trattate da potenziali rischi e/o
violazioni dei dati. I principali aspetti di protezione del dato
sono:
- la confidenzialità, ovvero possono fruire dell'informazione solo
coloro i quali ne abbiano i privilegi di accesso;
- l'integrità, ovvero il dato deve essere protetto da
manipolazioni e/o cancellazioni non autorizzate;
- la disponibilità, ovvero deve essere difeso il
diritto/privilegio di coloro i quali siano abilitati ad usufruire
delle informazioni messe loro a disposizione
dall'amministratore/gestore.
La protezione dagli attacchi informatici viene ottenuta agendo su
più livelli:
- livello Fisico, ovvero ponendo i server in luoghi il più
possibile sicuri, dotati di sorveglianza e/o di controllo degli
accessi;
- livello Logico, ovvero prevedendo l'autenticazione e
l'autorizzazione dell'utente del sistema, prevedendo altresì
diverse tipologie di utente con diversi livelli di sicurezza, di
confidenzialità e disponibilità delle informazioni;
- livello Funzionale, ovvero a seguito dell'accesso - sia esso
permesso che proibito - avere la capacità di effettuare un
monitoraggio sulle azioni dell'utente, salvando i dati di
tracciamento di quanto svolto in file di log. Questo processo di
monitoraggio delle attività è generalmente indicato con i termini
di audit o accountability.
Inoltre, si è soliti fare la distinzione tra:
- sicurezza passiva, ovvero l'insieme delle metodologie e
tecnologie di tipo difensivo od anche il complesso di soluzioni il
cui obiettivo è quello di impedire che utenti non autorizzati
possano accedere a risorse, sistemi, infrastrutture, informazioni e
dati di natura riservata; tale sicurezza si realizza operando
soprattutto a livello fisico e logico;
- sicurezza attiva, ovvero l'insieme delle tecniche e degli
strumenti mediante i quali le informazioni ed i dati di natura
riservata sono resi intrinsecamente sicuri; ciòsi realizza
proteggendo gli stessi sistemi ottimizzando delle funzioni
obiettivo multiparametriche dipendenti dai principali parametri di
protezione suddetti, ovvero confidenzialità, integrità,
disponibilità.
Da quanto detto appare evidente che la sicurezza attiva e passiva
rappresentano aspetti complementari per il raggiungimento di un
unico obiettivo, ovvero la protezione di Infrastrutture Informative
Critiche (IIC).
A seconda della tipologia di infrastruttura e/o dati da proteggere
si adotteranno misure più o meno sofisticate di tipo attivo
piuttosto che passivo al fine di ottimizzare funzioni obiettivo del
tipo costi/benefici, massimizzazione/ottimizzazione della funzione
sicurezza/disponibilità dell'informazione, ovvero
confidenzialità/disponibilità, etc.
Le tecniche di attacco sono molteplici, perciò è necessario usare
contemporaneamente diverse tecniche difensive per proteggere un
sistema informatico. La strategia da adottare per difendersi è
analoga a quella che può essere adottata in ambito militare, ovvero
realizzare un numero di barriere via via crescente rispetto al
livello di protezione da conferire al dato tra colui che pone in
essere un attacco e l'obiettivo. Talvolta si tratterà di proteggere
sistemi ed architetture informatiche altre volte si tratterà di
difendere dati sensibili da coloro i quali non vi hanno accesso o
ne hanno uno con bassi privilegi. A seconda dell'obiettivo avremo
diverse tipologie di violazioni possibili, quali ad esempio:
- tentativi non autorizzati di accesso a dati/zone
riservate;
- furto di identità digitale;
- furto di file riservati/sensibili;
- utilizzo fraudolento di risorse computazionali;
- denial of service (DoS), ovvero attacchi al sistema con
l'obiettivo di rendere non utilizzabili alcune risorse in modo da
danneggiare gli utenti del sistema.
La prevenzione viene gestita con tecnologie sia hardware sia
software.
Dal momento che l'informazione è un bene che aggiunge valore
alla collettività e che ormai la maggior parte delle informazioni
sono custodite su supporti informatici, ogni organizzazione deve
essere in grado di garantire la sicurezza dei propri dati, in un
contesto dove i rischi informatici causati dalle violazioni dei
sistemi di sicurezza sono in continuo aumento. A tale proposito è
stato approvato a livello internazionale lo Standard ISO 27001:2005
finalizzato alla standardizzazione delle modalità adatte a
proteggere i dati e le informazioni da minacce di ogni tipo, al
fine di assicurarne l'integrità, la riservatezza e la
disponibilità. Lo standard indica i requisiti di un adeguato
sistema di gestione della sicurezza delle informazioni (ISMS)
finalizzato ad una corretta gestione dei dati.
È importante anche distinguere tra minaccia ed attacco vero e
proprio. Relativamente al rischio (minaccia) i due passi
indispensabili nella progettazione di un Sistema Informativo
sono:
- la valutazione del rischio;
- la gestione del rischio.
Quando il rischio diventa reale, ovvero allorquando si subisca un
attacco, i passi fondamentali da porre in essere sono i
seguenti:
- il monitoraggio continuo dell'intrusione/danni;
- l'analisi dei danni causati fino a quel momento;
- la stima dei danni in itinere;
- la valutazione inferenziale dell'obiettivo finale;
- la definizione delle misure di contrasto;
- l'attuazione delle misure di contrasto;
- il ripristino dei sistemi danneggiati;
- il ripristino globale del sistema;
- la messa in sicurezza ed esercizio del sistema.
Il problema della sicurezza Informatica è strettamente connesso con
quello della sicurezza delle Infrastrutture Critiche Informative.
In questa sezione siamo interessati alla sicurezza dei programmi e
soprattutto dell'invio e ricezione di dati confidenziali protetti.
Tale questione si è posta all'attenzione della Comunità
Internazionale degli Esperti di software come conseguenza della
sensibile crescita dell'uso degli strumenti informatici e di
internet. In principio il termine sicurezza del software era inteso
come l'assenza di condizioni conflittuali capaci di produrre danni
mortali o irreparabili ad un sistema. Nella progettazione di
software era quindi sufficiente raggiungere il compromesso più
funzionale tra l'efficienza d'uso del programma in questione e la
sua capacità di "sopravvivenza" all'uso e ad errori più o meno
critici. Come visto in precedenza, oggi invece per sicurezza
informatica intendiamo soprattutto la capacità di un sistema di
resistere ad attacchi esterni che mirano a compromettere il suo
funzionamento in modo più o meno grave. In ogni caso le due
principali caratteristiche della sicurezza di un software sono
sopravvissute, ovvero:
- safety (sicurezza): una serie di accorgimenti atti ad eliminare
la produzione di danni irreparabili all'interno del sistema;
- reliability (affidabilità): prevenzione da eventi che possono
produrre danni di qualsiasi gravità al sistema.
È allora evidente che un software è tanto più sicuro quanto minori
sono le probabilità di successo di un guasto e la gravità del danno
conseguente al guasto stesso.
L' IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) ha
catalogato gli errori nel software in tre diverse voci a seconda
della natura degli errori stessi. Esse sono:
- error: è un errore umano verificatosi durante il processo di
interpretazioone delle specifiche oppure durante l'uso di un metodo
o nel tentativo di risoluzione di un problema;
- failure: è un comportamento del software imprevisto ed incongruo
rispetto alle specifiche del programma stesso;
- fault: è un difetto del codice sorgente.
Il nuovo millennio è salito sul palcoscenico della storia con due
termini millenium bug e hacking: il primo voleva rappresentare
l'insieme delle emergenze informatiche che sarebbero derivate dal
cambio delle quattro cifre nel conteggio degli anni; di fatto già i
primi giorni del 2000 hanno visto la piena risoluzione della
questione, che era stata pianificata e risolta ancor prima che
creasse problemi. Addirittura forse le misure adottate superarono
le reali necessità del problema. Viceversa i termini hacking e
hacker sono diventati di dominio pubblico volendo individuare
quell'insieme di minacce che minano la privacy, la salvaguardia
delle informazioni e del loro uso.
Se è vero che l'Informatica rappresenta l'ultima avanguardia della
Scienza e dell'Arte allora stiamo davvero assistendo ad una
produzione di opere d'arte senza eguali nella storia del genere
umano ed il cyberspazio rappresenta la cybercasa di Leonardo da
Vinci. In realtà, oltre all'accezione negativa dell'hacking che
abbiamo sperimentato in questi ultimi anni, ve ne è anche una
estremamente positiva: infatti, in generale l'hacking si riferisce
ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e
immaginazione nella ricerca della conoscenza. In altre parole, così
come Leonardo può essere considerato un hacker del XV secolo in
Ingegneria, Scienza e Architettura, così gli attuali hacker
dovrebbero intendersi come gli Ingegneri della Conoscenza.
Se consideriamo la radice del termine hacker, si può osservare che
essa è la forma sostantiva del verbo inglese to hack "tagliare",
"sfrondare", "sminuzzare", "ridurre", "aprirsi un varco", appunto
fra le righe di codice che istruiscono i programmi software. Un
hacker è, quindi, prima di tutto chi riduce la complessità e la
lunghezza del codice sorgente, con un hack, appunto, una procedura
grossolana ma efficace. In questa accezione positiva tra i Leonardo
da Vinci dell'Informatica vanno sicuramente annoverati Richard
Stallman - autore, tra gli altri, di Emacs e GCC, ideatore del
concetto di Software libero e di copyleft, Eric S. Raymond -
fondatore del movimento open source, scrittore di libri e saggi
sulla cultura hacker, Johan Helsingius - che mantenne il più famoso
anonymous remailer del mondo, finché non lo chiuse nel 1996,
Tsutomu Shimomura - che aiutò l'FBI ad arrestare il famoso Kevin
Mitnick che aveva eseguito alcune tra le più ardite incursioni nei
computer del governo USA. Purtroppo, invece, negli ultimi anni i
diversi Governi hanno dovuto sperimentare un'accezione diversa del
termine hacker: esso ha assunto un significato negativo, poichè
uscendo dall'ambito accademico il termine è diventato sinonimo di
criminali informatici. Accanto al termine hacker si sono aggiunti i
termini cracker e phreaking. Il termine cracker descrive colui che
entra abusivamente in sistemi altrui e li manipola allo scopo di
danneggiarli (cracking), lasciare un segno del proprio passaggio,
utilizzarli come ponti per altri attacchi oppure per sfruttare la
loro capacità di calcolo o l'ampiezza di banda di rete. I cracker
possono essere spinti da varie motivazioni, dal guadagno economico
(tipicamente coinvolti in operazioni di spionaggio o in frodi)
all'approvazione all'interno di un gruppo di cracker. Il termine
phreaking, invece, è il risultato dell'unione tra le parole phone
(telefono) e freak (persona bizzarra) per descrivere piraterie
telefoniche e quindi attività illecite di persone che sperimentano
e sfruttano i telefoni, le compagnie telefoniche e sistemi che
compongono o sono connessi alla Public Switched Telephone Network
(PSTN).
L'hacking può essere visto come un puro strumento e come tale, a
seconda di chi lo usa e del motivo per cui lo usa, può assumere
valenze positive o negative.
La pratica di accedere illegalmente a sistemi altrui (per
qualsivoglia motivo) usa mezzi e tecniche proprie dell'hacking, ma
se ne differenzia profondamente: mentre l'hacker cerca la
conoscenza, il cracker mira alla devastazione e al furto. Chi
pratica l'intrusione informatica semplicemente copiando le tecniche
trovate e sviluppate da altre persone sfruttando exploit già
pronti, viene chiamato lamer o script kiddie.
Con il termine exploit si vuole identificare un metodo che,
sfruttando un bug o una vulnerabilità del sistema, porta
all'acquisizione di privilegi o al Denial of Service (DoS) di un
computer. Un exploit locale richiede un preventivo accesso al
sistema e solitamente fa aumentare i privilegi dell'utente oltre a
quelli impostati dall'amministratore. Gli exploit possono anche
essere classificati a seconda del tipo di vulnerabilità che
sfruttano (buffer overflow, heap overflow, format string attacks,
race condition, double free, integer overflow, sql injection,
cross-site scripting e cross-site request forgery).
Lo scopo di molti exploit è quello di acquisire i privilegi di root
su un sistema. È comunque possibile usare exploit che dapprima
acquisiscono un accesso con i minimi privilegi e che poi li alzano
fino ad arrivare a root. Normalmente un exploit può sfruttare solo
una specifica falla e quando è pubblicato questa falla è riparata e
l'exploit diventa obsoleto per le nuove versioni del programma. Per
questo motivo alcuni blackhat hacker non divulgano gli exploit
trovati ma li tengono riservati per loro o per la loro comunità.
Questi exploit sono chiamati zero day exploit e scoprire il loro
contenuto è il più grande desiderio per gli attacker senza
conoscenze, altrimenti detti script kiddie.
Qui di seguito elenchiamo le principali vulnerabilità e tecniche
utilizzate nella cyberware per attaccare sistemi informativi,
rimandando ad altri scritti maggiori approfondimenti:
1) Buffer overflow;
2) Shellcode;
3) Cracking;
4) Backdoor;
5) Port scanning;
6) Sniffing;
7) Keylogging;
8) Spoofing;
11) Trojan;
12) Virus;
13) DoS (Denial of Service);
14) DDoS (Distributed Denial of Service);
15) Ingegneria sociale.
Le principali tecniche di difesa da attacchi ad Infrastrutture
Informative Critiche (IIC) sono, invece, le seguenti:
1) Antivirus;
2) Anti-spyware;
3) Firewall;
4) Firma Digitale,
6) Watermarking;
7) Algoritmi di Crittografia;
8) Backup;
9) Honeypot;
10) Intrusion Detection System (IDS);
11) Network Intrusion Detection System (NIDS);
12) Sistema di autenticazione;
13) Sistemi biometrici di identificazione e riconoscimento.
6. Nuove probabili fragilità nei sistemi di
protezione delle informazioni: la genetica dei Numeri
Primi
Nonostante le contromisure elencate nel precedente paragrafo per
fronteggiare gli attacchi ai sistemi informativi da parte di hacker
o cracker, le minacce future potrebbero essere di portata
notevolmente superiore a quelle attuali, colpendo profondamente la
sicurezza intrinseca dei sistemi; tale fragilità è, infatti, legata
alle fondamenta su cui sono basate le attuali tecniche di cifratura
dell'informazione.
Una delle più famose questioni mai risolte nella storia della
Matematica riguarda la distribuzione dei numeri primi. Tale
problema è stato studiato fin dall'inizio delle Scienze
Matematiche, al fine di comprendere se la successione dei numeri
primi seguisse delle particolari regole o se viceversa l'apparire
di un numero primo successivo ad un altro fosse del tutto casuale.
Negli ultimi duecento anni le attività di ricerca finalizzate a
dare risposta a tale questione si sono notevolmente intensificate,
poiché si riteneva inaccettabile che la Matematica, prima per
rigore formale tra le Scienze Esatte, poggiasse i suoi teoremi e
dimostrazioni su fondamenti frutto del caso.
È a tutti noto, infatti, che i primi e l'aritmetica rappresentano
le basi di tutte le Scienze Matematiche. Tenuto conto che,
nonostante i grandi sforzi degli ultimi duecento anni, non era
stata trovata risposta alla precedente questione, ovvero non era
stato possibile individuare una metodologia che permettesse di
trovare una regola deterministica per generare la sequenza dei
numeri primi, con l'avvento dell'Informatica in particolare e della
Scienza dell'Informazione in generale si è riteso opportuno e
conveniente fondare le tecniche di sicurezza e cifratura su quella
che potremmo definire la più antica "ignoranza epocale" se si
scoprisse che i numeri primi non sono soggetti al caos, ma alla
teoria della complessità. Molto spesso, infatti, la distinzione tra
caos e complessità è evanescente e dinamicamente riallocabile. Il
progresso della conoscenza, infatti, può definirsi proprio come la
capacità di rendere metodologicamente interpretabile qualcosa che
fino all'istante precedente era non chiaro, casuale, stocastico,
non rispondente a regole e principi che permettano di inquadrare
quel dato aspetto in un contesto più ampio e deterministicamente
comprensibile.
Appare evidente allora la scelta della Comunità Internazionale di
scegliere per la sicurezza e la segretezza delle informazioni
qualcosa che seppure noto in principio, poi nella pratica avesse
un'infinita complessità: i numeri primi per l'appunto. Ecco,
quindi, che col passare degli anni e l'aumentare della necessità di
sicurezza nelle Informazioni le applicazioni Matematiche e di
Computer Science che sfruttano la primalità aumentano; crescono le
tecniche di cifratura basate sui numeri primi, basti pensare ad
algoritmi come RSA, XTR e ECC, DES, Triple DES, AES alla base della
cifratura delle informazioni, della firma digitale, dei protocolli
per lo scambio delle informazioni, per la codifica e cifratura di
informazioni via satellite, fino ad arrivare, all'e-commerce, alla
posta elettronica, alle cartelle sanitarie elettroniche, alle
transazioni bancarie, etc.
A tal punto è naturale chiedersi: e se si scoprisse che il battito
dei numeri primi non è causale come si crede? Molti sono stati gli
scienziati che hanno raccolto tale sfida, ma nonostante i notevoli
sforzi nello sviluppare i più complessi algoritmi e le più evolute
tecniche tra le diverse branche dalla matematica la risposta fino
al 2007 è stata sempre la stessa: le basi della Matematica, ovvero
la generazione dei numeri primi, sembrano franare innanzi alle
leggi del caos e lasciano il passo alla teoria dei processi
stocastici.
Nel 2007, dopo circa un anno in cui mi aveva affascinato tale
sfida, compresi che forse la risposta non era nel considerare
teorie sempre più complesse, ma cambiare punto di vista(20). Si
pensi ad esempio come appare oggi l'Universo nella sua interezza: è
una distribuzione apparentemente casuale di materia; ma se, invece,
si considerano le leggi della dinamica a cui i diversi sistemi
materiali sono soggetti e quindi il processo deterministico che ci
permette di tornare indietro nel tempo fino al big bang ecco che
quella distribuzione di materia non appare più caotica e frutto di
processi stocastici, ma deterministica e prevedibile. Allora se si
provasse a condurre un ragionamento analogo, ovvero se la casualità
dei primi fosse solo una complessità legata a molti, moltissimi,
processi iterativi a partire da meccanismi che, invece, sono
estremamente semplici?
Per dimostrare tali tesi è necessario:
- definire una nuova metodologia che ci permetta di
scheletrizzare, attraverso un riduzionismo metodologico e non
categorico, le intuizioni;
- costruire un apparato matematico in grado di dimostrare le
intuizioni, trasformandole così in teoremi.
Per costruire una nuova vision lasciamoci guidare dai seguenti tre
suggerimenti:
- "l'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella
ricerca di nuovi paesaggi, ma nell'avere nuovi occhi" (Marcel
Proust, Alla ricerca del tempo perduto). Questo suggerimento ci
indica che dobbiamo cambiare punto di vista, ovvero che nonostante
le teorie utilizzate siano al top di eleganza e complessità, esse
non sono utili a determinare la risposta al nostro problema;
- "quando le cose diventano troppo complicate, qualche volta ha un
senso fermarsi e chiedersi: ho posto la domanda giusta?" (Enrico
Bombieri, Medaglia Fields per la Matematica 1974). Il secondo
suggerimento ci richiama alla semplicità e quindi: quale scelta
migliore se non la numerazione binaria? Essa è la lingua dei
computer, della logica binaria (vero, falso), della riproduzione
(maschi e femmine), etc;
- "sottile è il Signore ma non malizioso" (Albert Einstein, Fine
Hall Princeton). Questo terzo suggerimento risuona come un invito a
ricercare la soluzione allo stesso modo di come fanno i fisici
nella ricerca delle dinamiche delle fenomenologie naturali: i
numeri primi sono gli atomi dell'aritmetica, a partire dai quali si
possono costruire tutti gli altri numeri. Ciò significa definire
nuove leggi di composizione e di scala estendendo le attuali
conoscenze.
Il risultato di questa ricerca è stato di incredibile fascino
poiché, come si vedrà, a partire dall'uomo che comincia la ricerca
di una legge matematica che sia alla base della generazione dei
numeri primi si trova che la risposta è nell'uomo stesso, nelle
leggi della genetica e nei principi base dell'evoluzione e della
genetica, una sorta di armonia e supersimmetria universale che vale
dalle leggi matematiche di base fino all'estrema complessità della
natura umana e delle fenomenologie naturali(21). Lo studio dei
numeri primi attraverso la rappresentazione binaria mi ha portato a
considerare i principi alla base dell'evoluzione umana e/o della
genetica. Analizziamoli brevemente per costruire il genoma dei
numeri primi.
1) la prima regola è l'esistenza di due distinti portatori di DNA,
l'Adamo e l'Eva degli uomini, che nel nostro caso coincidono con i
primi due numeri primi, 2 e 3;
2) la seconda regola è l'accoppiamento, che nel nostro caso
facciamo corrispondere all'operazione di moltiplicazione, ottenendo
il risultato 2 x 3 = 6; pertanto il 6 dovrà giocare un ruolo
fondamentale nella storia evoluzionistica dei numeri primi;
3) dall'accoppiamento deriva la filiazione; pertanto, al variare di
un parametro k avremo le diverse generazioni, ovvero per k = 1 i 6k
rappresentano i figli di Adamo ed Eva, per k = 2 i nipoti e così
via;
4) la quarta regola riguarda la differenziazione sessuale (o
genetica se si parla di DNA): nel nostro caso guardando alla
differenza tra il primo maschio e la prima femmina, 2 e 3
rispettivamente, si ottiene come risultato 3 - 2 = 1; pertanto i
discendenti matematici maschi e femmine (di Adamo ed Eva) saranno
del tipo 6k - 1 e 6k + 1 al variare di k nell'insieme dei numeri
naturali, ovvero k N (e non gli asessuati 6k). A titolo di esempio
si può verificare che considerando per k i valori 1, 2, 3, etc. la
famiglia dei 6k - 1 fornirà i numeri 5, 11, 17 quali candidati alla
primalità, mentre la famiglia dei 6k + 1 fornirà i numeri 7, 13,
19;
5) la quinta ed ultima regola riguarda la selezione naturale. Si
pensi ancora all'evoluzionismo ed alla genetica: è a tutti noto che
quando si accoppiano individui di una stessa famiglia il DNA
prodotto diventa via via più debole. Nel nostro caso ciò vuol dire
che all'interno delle famiglie 6k - 1 e 6k + 1 (i genotipi ovvero i
candidati primi) dovremo scartare quei numeri che si ottengono
dall'accoppiamento tra loro di due numeri della famiglia 6k - 1,
tra due numeri della famiglia 6k + 1 e quei numeri ottenuti
dall'accoppiamento di un numero della famiglia 6k - 1 ed uno della
famiglia 6k + 1. Questo ragionamento nonostante l'apparente
semplicità permette di generare la sequenza esatta dei numeri primi
senza alcun errore. Infatti, come poi è stato dimostrato in [21], i
numeri primi seguono esattamente le regole suddette. Nello
specifico i numeri non primi (ovvero i numeri compositi)
appartenenti alla famiglia dei 6k - 1 che dovranno essere scartati
sono dati dal prodotto di un numero della famiglia dei 6k - 1 per
uno della famiglia dei 6k + 1. Allo stesso modo i numeri da
scartare nella famiglia dei 6k + 1 saranno dati dal prodotti di due
numeri nella famiglia dei 6k - 1 o dal prodotto di due numeri della
famiglia dei 6k + 1(22).
Quindi, non solo la Matematica è lo strumento per descrivere
formalmente le fenomenologie naturali, ma vale anche il viceversa,
ovvero le fenomenologie naturali sono la risposta e la
dimostrazione dei fondamenti della Matematica stessa. Senza di
essi, ovvero, senza l'analisi della vita dell'uomo e del suo
evoluzionismo la Matematica avrebbe continuato a poggiare le sue
basi sui primi, la cui generazione era ritenuta frutto del caso.
Senza entrare nel dettaglio matematico che potrebbe apparire non
adeguato al presente articolo possiamo affermare che quanto
mostrato è solo l'inizio di una nuova visione. In altre parole, la
metodologia proposta può essere reiterata per ottenere quelli che
matematicamente potremmo chiamare acceleratori numerici. Ciò vuol
dire che la proprietà trovata a partire dal prodotto dei primi due
numeri primi (ovvero 2 e 3), può essere iterata, ovvero possiamo
moltiplicare i primi tre numeri primi (ovvero 2, 3, 5) e poi ancora
i primi quattro numeri primi (ovvero 2, 3, 5, 7).
Operando in questo modo avremo un generatore di numeri candidati
alla primalità che si comporta come un setaccio che diventa via via
sempre più selettivo, ovvero genera numeri primi che sono via via
sempre più distanti. Ciò è proprio quanto accade generalmente nella
realtà, ovvero i numeri primi diventano via via sempre più radi
allorquando si proceda alla generazione o alla relativa
scoperta.
Se da un punto di vista scientifico tale risultato è avvincente e
da un punto di vista filosofico estremamente affascinante, da un
punto di vista delle applicazioni apre un nuovo orizzonte di studi
e soluzioni da determinare; dal punto di vista della sicurezza
delle informazioni implica una intrinseca fragilità dei sistemi di
cifratura a cui bisognerà tempestivamente trovare nuove soluzioni.
Infatti, si pensi se qualcuno avesse la possibilità di accedere ai
database di una banca e trasformare i crediti in debiti, oppure di
trasformare il significato semantico di una frase, scambiando i
termini o il locus di parole all'interno di una frase.
Significherebbe che se quelle informazioni rappresentano la
codifica di ordini o funzioni da svolgere, chi riceve quel comando
agirebbe in modo contrario a quanto voluto. La stessa firma
digitale perderebbe significato, così come le transazioni bancarie
per l'e-commerce. In altre parole il cyberterrorismo avrebbe in
mano lo strumento più potente per distruggere il libero mercato, le
transazioni bancarie, il trasferimento delle informazioni. Si
tratterebbe di attacchi non più a livello sistemico, logico o
funzionale, ma a livello genetico, a livello core.
7. Conclusioni
Così come oggi è stato scoperto il DNA dei numeri primi, non ci
vorrà molto prima che nasca l'Ingegneria Genetica dei Numeri Primi
e l'equivalente numerico delle cellule staminali e della
clonazione. È, pertanto, necessario determinare soluzioni a tale
problema e definire nuove strategie di prevenzione e contrasto ad
attacchi di cyberterrorismo. Tali soluzioni ancora una volta non
dovranno essere solo tecnologiche o scientifiche, ma anche
politiche e sociali, altrimenti il progresso della conoscenza sarà
esso stesso il Cavallo di Troia con cui sconfiggerci.
Nel prossimo futuro, pertanto, relativamente all'evoluzione del
concetto di controllo, precedentemente citato, non solo le
Infrastrutture Informative Critiche ma la Collettività stessa
potrebbero sperimentare minacce ed attacchi a livello sistemico che
partendo dal mondo virtuale arrivino direttamente ad agire su
quello reale da un lato, e dall'altro relativamente al DNA dei
numeri primi si potrebbe assistere a minacce e aggressioni
sull'informazione a livello genetico, ovvero fondamentale, che sono
in grado di minare stati patrimoniali, libera comunicazione,
trasmissione di informazioni riservate e tanto altro.
Relativamente al primo punto l'uso di nuove metodologie e
tecnologie matematiche ed informatiche saranno il punto di
partenza, così come relativamente alla fragilità dei sistemi basati
sulla primalità, la Biometria e la Meccanica Quantistica saranno i
primi strumenti che avranno gli esperti per affrontare il problema
della sicurezza da un punto di vista scientifico-tecnologico. Dal
punto di vista dello strumento militare bisognerà porre in essere
strategie basate su nuove metodologie e tecnologie atte alla
prevenzione ed al contrasto di nuove cyberminacce. Altrettanto
difficile se non più complicato sarà l'impegno politico e del
legislatore: essi si troveranno ad operare scelte coraggiose ed
apparentemente impopolari per la salvaguardia delle informazioni e
del buon funzionamento delle Infrastrutture Critiche del Paese in
primis, ma anche della Comunità stessa. Si comprende, quindi, anche
il perché dell'uso della chiamata in causa del contesto sociale:
sociale perché sarà necessario educare la popolazione all'uso
corretto delle nuove tecnologie e delle scelte operate dalla
politica per preservare la Collettività a volte anche sacrificando
la libertà del singolo o limitando ciò che oggi chiamiamo libertà
d'azione o il libero mercato, quando ciò rappresenti una minaccia
per la Collettività stessa.
Approfondimenti
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