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Carlo Gualdi
Generale di Corpo d'Armata
Comandante Interregionale Carabinieri
"Pastrengo".
1. Premessa
Secondo quanto stimato dagli osservatori internazionali, primo
fra tutti l'United Nations Office on Drug and Crime (UNODC), la
produzione globale di stupefacenti non accenna a subire battute
d'arresto, mostrandosi, invece, in costante aumento.
In questo scenario, l'Afghanistan ed il Sud America (con
particolare riferimento alla Colombia), due aree estreme del
pianeta, ricoprono, seppure con connotazioni diverse, un ruolo di
assoluta centralità nella produzione e nel traffico dell'eroina e
della cocaina dirette ai principali mercati di consumo, tra i quali
l'Europa è ai primi posti al mondo. Il diffuso benessere delle
popolazioni, lo stile di vita particolarmente rivolto al consumismo
e a presunti "ideali di successo", gli ampi rapporti commerciali
ultracontinentali ed il costante aumento dei consumi di ogni tipo
di droga pongono, infatti, il Vecchio Continente al centro delle
strategie dei narcotrafficanti.
L'Italia, per la sua posizione geografica e per la presenza di
organizzazioni criminali capaci di gestire grandi ordinativi di
droga, rappresenta, sempre più, un'area di destinazione dei diversi
tipi di sostanze stupefacenti ma anche di transito per i mercati
nord-europei. Ma la risposta delle Forze di Polizia italiane, e tra
queste in particolare dell'Arma dei Carabinieri, appare quanto mai
aderente al mutare degli scenari, concretizzandosi in risultati di
tutto rilievo sia nell'interdizione dei traffici e sia nella
disarticolazione delle associazioni criminali ad essi dedite.
2. Afghanistan. Produzione e traffico
internazionale di eroina
Nonostante i ripetuti tentativi della Comunità e degli Organismi
internazionali, finalizzati ad arginare la produzione dell'oppio e
dell'eroina, a riconvertire le colture e ad infrenare il traffico
di oppiacei, l'Afghanistan detiene, ormai da qualche anno, il
sostanziale monopolio nella produzione di questi tipi di sostanze
stupefacenti, essendo giunto a produrre, nell'anno 2007, 8.200
tonnellate di oppio, che equivalgono a 820 tonnellate di eroina,
ovvero il 93% della produzione totale ed il 30% in più rispetto
alla domanda globale. Inoltre, se fino alla fine degli anni '90 in
Afghanistan l'oppio veniva quasi esclusivamente coltivato ed
estratto, per essere poi trasformato in morfina prima ed in eroina
poi soprattutto in Turchia, oggi le successive fasi di lavorazione
avvengono all'interno della Repubblica centro asiatica nei
numerosissimi laboratori clandestini presenti a ridosso delle linee
di confine con il Pakistan, con l'Uzbekistan e con l'Iran.
Le coltivazioni di papavero da oppio sono concentrate (78% del
totale) nelle cinque province meno controllate dalle Autorità
locali: quelle meridionali di Helmand, Nangarhar, Nimruz e Farah,
dove è più forte la resistenza talebana, e quella orientale di
Kandahar, al confine con le aree tribali pakistane. Circa 3 milioni
di persone (il 13% della popolazione) sono dedite alla coltivazione
del papavero che costituisce una delle principali e privilegiate
fonti di guadagno (circa 1.700 Dollari Statunitensi l'anno pro
capite). La fase della coltivazione non appare, però, gestita dalle
organizzazioni criminali, poiché il compito dei contadini si
concretizza nella coltivazione, nell'estrazione del lattice dal
papavero e nella vendita dello stesso ai piccoli mercanti
(sarebbero circa 250.000 quelli attivi nell'intero Paese), primo
anello della filiera criminale, il cui ruolo è quello di
raccogliere l'oppio dai coltivatori e venderlo ai grandi mercanti
nei numerosissimi bazar afgani. Questi ultimi provvedono al
trasferimento dell'oppio nelle aree a ridosso dei confini, presso i
laboratori clandestini, dove persone soprattutto di etnia pashtun e
tajika si occupano della raffinazione, o al successivo
trasferimento oltre frontiera attraverso un folto numero di
organizzazioni contrabbandiere. Ad ogni passaggio di mano, lo
stupefacente aumenta il suo prezzo, finanziando le organizzazioni
criminali, ed il traffico è sottoposto a forti tassazioni da parte
dei gruppi armati e dei Signori della Guerra, assoluti controllori
del territorio.
La quasi totalità della produzione dell'oppio e dell'eroina afgani
è destinata ai mercati esteri e viene esportata: per il 53% circa
verso l'Iran, dove in parte alimenta il mercato locale ed in parte
prosegue verso l'Europa; per il 14% circa verso le Repubbliche
Centro Asiatiche (Uzbekistan, Turkmenistan, Tajikistan, Kazakhstan
e Kyrgyztan), soprattutto attraverso il confine tagiko, da dove
viene veicolata sul mercato russo ed in parte verso l'Europa; per
il 33% circa verso il Pakistan, da dove prosegue verso il mercati
europeo e statunitense.
L'impatto di un così ampio flusso di stupefacenti sulle popolazioni
locali è devastante. La Federazione Russa e l'Iran sono due dei
Paesi maggiormente afflitti, al mondo, dall'abuso di sostanze
oppiacee da cui dipende anche un alto tasso di infezioni dal virus
dell' HIV. In Iran, infatti, sarebbero 2,5 milioni i
tossicodipendenti abituali ed 1,5 milioni quelli occasionali,
mentre nella Federazione Russa le stime quantificano in 1,5 milioni
di persone la popolazione di tossicodipendenti.
Ma è in Iran che più emerge l'entità della lotta al narcotraffico.
Sulla lunga linea di confine orientale, infatti, si articolano le
tre principali rotte di ingresso della droga: attraverso il
Turkmenistan transita la c.d. rotta del nord; direttamente
dall'Afghanistan e passando per il Pakistan si articolano la rotta
del sud che sbocca nelle province iraniane del Sistan e del
Belucistan; ed infine sulla fascia costiera sud orientale si
estende la rotta di Hormozgan che prende il nome dall'omonima
provincia meridionale iraniana. Gli oppiacei vengono trasportati da
spalloni, per i quantitativi minori, e, soprattutto, da carovane
ben armate, attrezzate e gerarchicamente strutturate il cui scopo è
quello di trasferire grandi carichi di oppio, morfina ed eroina
dalle zone di produzione sulla principale direttrice di flusso che
conduce all'Europa. Al fine di interdire un traffico di queste
dimensioni, che provoca peraltro numerosi scontri a fuoco tra forze
di polizia e narcotrafficanti (negli ultimi anni sarebbero morti in
combattimento 3.500 appartenenti all'apparato di contrasto
iraniano) le Autorità locali hanno approntato un sistema di
sbarramento architettonico lungo l'intera linea di frontiera. Sono
quindi stati innalzati terrapieni, scavati fossati e canali di
sbarramento e costruite strade asfaltate e postazioni di
avvistamento.
Una volta attraversato l'Iran, l'eroina giunge in Turchia dove le
organizzazioni criminali locali, tradizionalmente dedite al
narcotraffico, provvedono allo stoccaggio ed alla successiva
distribuzione, gestendo in proprio la spedizione verso il mercato
europeo oppure alimentando i gruppi criminali dell'area balcanica,
tra i quali quelli albanesi appaiono sempre più coinvolti.
L'introduzione in Europa avviene su tre direttrici
principali:
- la rotta del nord, ovvero quella che, attraversata l'area
caucasica, l'Ucraina e la Bielorussia, alimenta direttamente i
mercati settentrionali dell'Unione Europea. Su questa direttrice
operano organizzazioni est europee, come quelle ucraine, e quelle
di etnia russa, particolarmente radicate nei Paesi Baltici;
- la rotta balcanica, che consente l'introduzione dell'eroina:
nell'area centro orientale dell'Unione Europea, dopo aver
attraversato l'Ungheria e la Repubblica Ceca e nell'area
meridionale attraversando la Slovenia e l'Italia, sulla via
terrestre, o l'Italia sulla rotta adriatica. Il traffico viene
gestito, per la maggior parte, dalle organizzazioni albanesi che,
controllando l'intera area balcanica, lo introducono in
quantitativi parcellizzati (20-40 kg.) sul mercato europeo. Lungo
la rotta balcanica (in Bulgaria e Macedonia) operano anche
criminali collettori dei grandi carichi che ridistribuiscono ai
gruppi narcotrafficanti;
- la rotta marittima adriatica che dalla Turchia, attraverso il
Mediterraneo orientale, consente il trasferimento di carichi di
eroina più consistenti (oltre i 100 kg.) nei principali Porti
Adriatici italiani, tra cui quello di Trieste riveste un ruolo
primario.
3. Sud America. Produzione e traffico
internazionale di cocaina
Le stime più recenti dell'UNODC sulla coltivazione dell'arbusto
della coca e sulla produzione della cocaina cloridrato in Sud
America (Bolivia, Colombia e Perù) riguardano l'anno 2006. Le
stesse, da una parte, indicano, rispetto all'anno precedente, un
leggero decremento dell'estensione delle coltivazioni (156.900
ettari, -1,69%), dall'altra un aumento, seppur lieve, tanto della
resa delle piantagioni in termini di raccolto di foglie (292.430
tonnellate di foglie secche, +1,01%) quanto della produzione
globale di cocaina cloridrato (984 tonnellate, +0,40%). Questo
andamento, solo apparentemente paradossale, riflette il livello di
organizzazione raggiunto da questo fenomeno, che ha consentito alle
grandi organizzazioni narcotrafficanti di affinare sempre più le
tecniche di coltivazione (giungendo a realizzare fino a quattro
raccolti per anno solare) e di lavorazione della foglia di coca
mantenendo la produzione adeguata alla crescente domanda
mondiale.
Il traffico della cocaina, sin dalla fase della coltivazione
dell'arbusto di coca, giace sotto il completo controllo della
criminalità organizzata e risponde a precise strategie volte a
mantenere l'alimentazione del mercato mondiale e ad evitare i
contraccolpi derivanti dalle crescenti iniziative locali ed
internazionali. Sul primo aspetto, quindi, oltre a quanto già
argomentato in relazione alle accresciute capacità dei coltivatori,
si registra, da un lato, il lento declino delle superfici coltivate
ad arbusto di coca in Colombia e, parallelamente, un pari aumento
delle colture in Bolivia e Perù, cui si aggiunge il tentativo di
impiantare arbusti geneticamente modificati in aree geograficamente
meno adatte (l'arbusto di coca cresce nelle regioni subandine) ma,
parimenti, meno esposte all'azione di controllo, come il Brasile
(dove sono state rinvenute le prime coltivazioni OGM). Al fine di
evitare l'apparato di contrasto che progressivamente si sta
stringendo attorno ai Paesi produttori, la strategia delle
organizzazioni narcotrafficanti è soprattutto dettata dalla
necessità di far uscire l'imponente quantità di droga dalle aree di
produzione ed avvicinarla il più possibile alle aree di stoccaggio
poste nelle vicinanze dei Porti marittimi dai quali, poi, inviarla
sui mercati di consumo.
Sebbene il traffico di cocaina dal Sud America costituisca la
principale risorsa finanziaria di una moltitudine di organizzazioni
criminali operanti non solo nei Paesi di produzione, ma anche in
quelli di transito, le principali organizzazioni criminali sono
colombiane e tra esse l'assoluto predominio nel narcotraffico è
detenuto dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia
(F.A.R.C.), un esercito guerrigliero di ispirazione marxista, che
oggi controlla un'ampia parte del territorio colombiano, nato alla
fine degli anni '60 con l'idea di portare la rivoluzione castrista
nello Stato subandino.
Negli anni '90 le FARC dapprima sottoposero a tassazione gli
allevatori e gli agricoltori colombiani, e tra essi anche i
coltivatori di foglia di coca, e poi divennero l'acquirente di
tutta la pasta di coca prodotta nel territorio da esse occupato,
assumendo, di conseguenza, il controllo della maggior parte del
traffico della cocaina colombiana.
Al fine di arginare le FARC, nacque quindi un esercito
paramilitare, le A.U.C. (Autodefensas Unidas de Colombia). In breve
tempo, dopo un periodo di contrapposizione armata con le forze
guerrigliere, anche le A.U.C. rivolsero il proprio interesse al
narcotraffico divenendone, anch'esse, player di livello
mondiale.
Nel corso del 2007, dopo una lunga trattativa con il Governo
colombiano, i capi delle A.U.C. hanno deposto le armi decretando la
resa dell'intero esercito paramilitare e consegnandosi alle
Autorità governative. Alcuni membri delle stesse, invece, hanno
dato vita a gruppi narcotrafficanti, tra i quali le Aguilas Negras
appaiono quello maggiormente temibile. Deve, inoltre, essere
menzionato il Cartello de Norte del Valle, unico sopravvissuto alla
controffensiva lanciata dal Governo colombiano ai grandi cartelli
negli anni '90, che appare, oggi, tra le principali organizzazioni
narcotrafficanti colombiane in quanto capace di gestire le grandi
transazioni commerciali di cocaina su scala mondiale. Le
organizzazioni colombiane curano in proprio tutte le fasi del
traffico e sono strutturate in maniera compartimentata, ovvero su
diversi livelli ognuno dei quali viene incaricato di gestire una
specifica attività della filiera criminale.
Allo stato attuale, poiché il segmento più critico dell'intera
filiera è quello dell'introduzione dello stupefacente nei due
principali mercati, quello statunitense e quello europeo, i narcos
colombiani si servono rispettivamente delle organizzazioni
messicane, che stanno progressivamente acquisendo il controllo del
narcotraffico sul territorio statunitense, e di quelle galiziane
che, grazie all'esperienza acquisita nel contrabbando marittimo di
tabacchi, recuperano i grandi carichi di stupefacente nelle acque
atlantiche introducendoli, per mezzo di velocissime imbarcazioni,
nell'impervia costiera galiziana e restituendoli ai referenti
colombiani in Spagna. Ed è la Penisola Iberica a fungere da
principale porta d'ingresso della cocaina in Europa. Ma la
stringente azione di contrasto realizzata dalle Autorità spagnole e
da quelle dell'Unione Europea spinge le organizzazioni colombiane
ad individuare nuove rotte di traffico. Tra esse, quella certamente
più praticata, negli ultimi anni, è la via che attraversa l'Africa
occidentale.
La vicinanza tra il Sud America ed il West Africa e fra
quest'ultima e l'Europa, unitamente alle difficoltà interdittive
dell'apparato di contrasto africano, all'instabilità sociale
dell'area ed alla povertà delle popolazioni sono i fattori che
maggiormente hanno indotto le organizzazioni colombiane ad
individuare l'intera regione quale area ideale per il
trasferimento, pressoché sicuro, di enormi quantitativi di cocaina
destinati al mercato europeo.
La vicinanza delle tre aree (di origine, di transito e di
destinazione), inoltre, non rappresenta solamente un'agevolazione
nello spostamento dello stupefacente, ma anche nella realizzazione
delle transazioni.
Oltre alla sempre maggiore presenza di esponenti delle
organizzazioni colombiane, negli Stati dell'Africa dell'Ovest si
registra anche la presenza di esponenti della criminalità
organizzata europea, talvolta latitanti, che agiscono in qualità di
broker, per coniugare la domanda all'offerta, o quali "agenzie di
servizio" in favore delle organizzazioni criminali di
riferimento.
4. Riflessi sull'Europa e
sull'Italia
Come più volte accennato, l'Europa costituisce uno dei
principali mercati di consumo di ogni tipo di sostanza
stupefacente. In particolare, benché il mercato dell'eroina
risulti, ormai da anni, in calo in tutti i Paesi dell'Europa
occidentale, fatta eccezione per la Gran Bretagna dove resta una
sostanza ancora diffusamente consumata, i dati pubblicati
dall'UNODC sui sequestri avvenuti nel periodo 2000-2005 evidenziano
che una grande quantità di questo tipo di droga giunge annualmente
nel Vecchio Continente. Nel periodo in esame sono state
sequestrate, in media, 9,5 tonnellate circa per anno solare e, di
queste, il 30% circa è stato sequestrato in Gran Bretagna
(principale Paese di consumo), mentre il 21% circa in Italia (Paese
di consumo, sebbene in decremento rispetto agli anni '80 e '90, e
principale Paese di transito). Per quanto riguarda la cocaina,
invece, l'Europa, secondo le stime degli osservatori
internazionali, rappresenta il secondo mercato di consumo al mondo,
dopo quello statunitense, giudicato saturo. Secondo i dati forniti,
sempre dall'UNODC, infatti, i sequestri di cocaina realizzati in
Europa nel 2005 equivalgono al 14% del dato mondiale, secondi solo
a quelli registrati in Nord America che incide per il 28%.
E nello scenario europeo l'Italia ricopre un ruolo importante,
anche se diversificato in relazione alle due sostanze stupefacenti
in argomento: primaria porta d'ingresso in Europa per l'eroina e
secondo mercato di consumo (dopo quello britannico) per la
cocaina.
Per la compattezza della sua struttura, per l'enorme disponibilità
di denaro, per le sue accertate capacità criminali e per il livello
di controllo del territorio che è capace di esprimere, la
'ndrangheta si giova, oggi, della massima credibilità delle
organizzazioni narcotrafficanti colombiane rappresentando uno dei
principali attori nello scenario internazionale del
narcotraffico.
Ma la 'ndrangheta è anche fortemente coinvolta nei traffici di
eroina. Pure in questo campo sono le sue "referenze" e le sue
capacità di collaborazione a consentirle di accreditarsi presso le
principali organizzazioni criminali internazionali, soprattutto
turche ed albanesi.
Non può essere trascurato, poi, il ruolo ricoperto nel
narcotraffico internazionale dalle altre organizzazioni mafiose
italiane. In particolare:
- la camorra, un tempo impegnata quasi esclusivamente nell'ambito
dell'Unione Europea (soprattutto in Olanda, Germania e Spagna),
dove era riuscita ad accreditarsi presso i principali broker
colombiani, risulta oggi aver superato il ristretto ambito Schengen
trattando l'acquisizione di consistenti carichi di cocaina
direttamente nelle aree di produzione;
- l'interesse di cosa nostra nel narcotraffico, mai del tutto
abbandonato, appare in progressivo aumento. Sebbene non emerga un
diretto coinvolgimento delle principali famiglie mafiose,
soprattutto palermitane, nel narcotraffico, sulla base della
decisione strategica di abbassare il livello di esposizione alla
crescente azione di contrasto dello Stato, le ripetute
significative spedizioni di droga in direzione della Sicilia
consentono di ipotizzare un rinnovato interesse nello specifico
settore criminale. In Italia, inoltre, operano a vario livello
organizzazioni straniere a base etnica e particolarmente:
- albanesi, che, controllando la rotta balcanica, grazie a stabili
alleanze con quelle turche specializzate nella grande distribuzione
dell'eroina ed essendo dedite alla coltivazione di marijuana,
gestiscono la distribuzione all'ingrosso dei due tipi di droga.
Esse, inoltre, appaiono sempre più coinvolte anche nei traffici di
cocaina;
- marocchine, stabilmente radicate nei Paesi dell'Europa sud
occidentale (specie Spagna, Francia ed Italia) e sempre più
interessate al traffico della cocaina realizzato attraverso la
fitta rete di distribuzione dell'hashish cui sono tradizionalmente
dedite;
- tunisine, coinvolte soprattutto nel traffico al minuto
dell'eroina che in alcune città hanno pressoché monopolizzato
(soprattutto in Toscana ed in Veneto) ma non estranee a quello
della cocaina;
- nigeriane, concentrate soprattutto in Campania (Caserta e
Napoli), Veneto (Padova) e Piemonte (Torino).
Veramente considerevole è l'azione di contrasto che le Forze di
Polizia italiane realizzano annualmente. Secondo i dati diffusi
dalla Direzione Centrale Antidroga, infatti, anche il 2007 ha fatto
registrare un trend in incremento. Sono state, in
particolare:
- condotte 21.702 operazioni antidroga (+5,92% rispetto al
2006);
- trasmesse all'Autorità Giudiziaria 35.341 denunce
(+6,99%);
- realizzati sequestri in ambito nazionale per complessivi 31.702
kg. di stupefacenti (-4,43%).
Un'ampia parte dell'intera attività di contrasto è stata realizzata
nell'area nord occidentale del nostro Paese, laddove, oltre alla
presenza di importanti punti d'ingresso delle sostanze stupefacenti
(frontiera terrestre con Francia e Svizzera, porti di Genova e La
Spezia ed aeroporto di Malpensa), operano le articolazioni delle
principali organizzazioni criminali, nazionali e straniere, dedite
al narcotraffico.
5. La risposta dell'Arma dei Carabinieri,
con particolare riferimento al Nord Ovest
I dati riferiti all'apporto dell'Arma nel contrasto nazionale al
narcotraffico hanno evidenziato, anche per l'anno 2007, una
straordinaria incidenza sul dato complessivo.
Le 14.232 operazioni antidroga condotte dai diversi Comandi
evidenziano un incremento pari al +8,60% rispetto alle 13.105 del
2006, incidendo per il 65,58% sul totale nazionale. Esse hanno
riguardato tutti i tipi di sostanze stupefacenti ed i più
significativi risultati sono stati raggiunti nel contrasto alla
cocaina, nel quale le 4.542 operazioni (64,13% di quelle
complessivamente condotte in Italia nello specifico settore) hanno
segnato un incremento del +8,16%, in quello dell'hashish (4.285
operazioni, +11,12%) e dell'eroina (2.485 operazioni,
+3,41%).
La maggior parte delle operazioni condotte hanno riguardato il
traffico di droga al minuto, ma le 88 condotte nei confronti di
traffici superiori alle 10 tonnellate, che incidono per il 25,88%
sul dato totale per la stessa fascia di peso, evidenziano le
capacità penetrative raggiunte nei confronti dei traffici più
qualificati.
Come per le operazioni antidroga, anche le 23.228 denunce inoltrate
all'A.G. dai Reparti dell'Arma incidono notevolmente sul totale
nazionale (65,72%) e rappresentano un incremento del +7,41%
rispetto al 2006. Nell'ambito delle stesse è stato poi registrato
un incremento tanto per quelle riguardanti l'ipotesi di reato
prevista dall'art. 73 del D.P.R. 309/90 (produzione, detenzione e
traffico illeciti), inoltrate nel numero di 21.359 (+7,02% rispetto
al 2006), quanto per quelle riguardanti la più grave ipotesi di
reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze
stupefacenti o psicotrope (prevista dall'art. 74 dello stesso
D.P.R.), che, raggiungendo il numero di 1.853, rappresentano un
incremento del +12,16% rispetto al 2006 ed il 48% di quelle
complessivamente inoltrate in territorio nazionale dalle tre Forze
di Polizia. Quest'ultimo dato, inoltre, evidenzia, ancora una
volta, l'incisività delle indagini condotte dai Reparti dell'Arma
rivolte non solo al traffico al minuto, ma anche nei confronti
delle organizzazioni criminali.
Il maggior numero di denunce ha riguardato il traffico di cocaina
(8.287), seguito da quelle per il traffico di hashish (5.950) e di
eroina (4.482). Per quest'ultima droga, deve essere precisato, le
denunce ipotizzanti il reato associativo (447) sono risultate
seconde a quelle inoltrate per la cocaina (778) ed hanno preceduto
quelle riguardanti l'hashish (153).
I sequestri di sostanze stupefacenti realizzati in Italia dalle
strutture investigative dell'Arma ammontano, nel 2007, a 7.521 kg.
(+8,01% rispetto al 2006) ed hanno riguardato, per la maggior parte
l'hashish (4.643 kg.), la marijuana (1.139 kg.) la cocaina (1.053
kg.) e l'eroina (431 kg.). Ad essi devono essere aggiunti i
sequestri di droga:
- quantificati in dosi, come le droghe sintetiche (152.825
pasticche o dosi, +172,80% rispetto al 2006), o in numero, come le
piante di cannabis, pari a 1.478.398 (+2.580,34% rispetto al
2006);
- promossi all'estero, per precisa strategia o esigenza
investigativa, che hanno riguardato 6.576 kg. di cocaina (in
Portogallo, Spagna e Colombia), 1.035 kg. di marijuana (in
Albania), 230 kg. di hashish (in Spagna) e 15 kg. di eroina (in
Albania).
I dati relativi all'attività di contrasto realizzata dai Reparti
dell'Arma nell'Italia nord occidentale (Lombardia, Piemonte e Valle
d'Aosta e Liguria) rispecchiano il trend riportato a livello
nazionale. Comparando infatti tali dati con quelli riportati nella
stessa area da tutte le Forze di Polizia (compresa l'Arma) emerge
che i Carabinieri, nell'ambito del territorio del Comando
Interregionale "Pastrengo", hanno:
- condotto 3.334 operazioni antidroga (che incidono per il 53,85%
sul dato registrato sullo stesso territorio dalle tre Forze di
Polizia e per il 23,42% sul dato complessivo dell'Arma dei
Carabinieri in ambito nazionale);
- inoltrato all'A.G. 5.337 denunce (58,15% del dato territoriale e
22,95% del dato nazionale riguardante l'Arma), delle quali 5.164
per il reato di produzione, detenzione e traffico (60,01% del dato
territoriale e 24,16% di quello riguardante l'Arma), 164 per il
reato associativo (29,12% del dato territoriale e 8,84% del dato
nazionale riferito all'Arma) e 9 denunce per altre fattispecie di
reato;
- sequestrato 3.114 kg. di droga quantificata in peso (28,51% del
dato territoriale e 41,39% del dato relativo all'Arma in ambito
nazionale) e 107.850 pasticche o dosi di droghe sintetiche (36,71%
del dato relativo all'Italia nord occidentale e 70,56% di quello
relativo all'intero Paese ottenuto dall'Arma).
Il traffico di stupefacenti, dunque, è una minaccia crescente e
mutevole il cui contrasto richiede un costante adeguamento delle
strategie, un continuo affinamento delle tecniche di indagine ed un
crescente sforzo in termini di risorse umane, tecniche e
finanziarie. Se da un lato l'Italia costituisce un obiettivo sempre
più appetibile da parte delle organizzazioni criminali
narcotrafficanti, dall'altro le Forze di Polizia italiane
continuano a dimostrare profonda conoscenza del fenomeno e capacità
investigative elevate. Tra esse l'Arma dei Carabinieri esprime,
ormai da anni, lo sforzo principale ottenendo risultati di notevole
rilevanza, così come evidenziato dai dati sopra riportati e
riconosciuto dai più autorevoli organismi investigativi
mondiali.
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