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Traendo spunto dall'interessante
studio sulla tematica della natura giuridica del trasferimento dei
militari, propongo alcuni spunti sul concetto di obbedienza. Dovere
ed obbedienza per un militare non sono concetti astratti, ma un
abito comportamentale al quale si aderisce con consapevolezza e
convinzione, cioè con un atteggiamento personalistico che
costituisce l'aspetto moderno della disciplina militare.
"La nostra è l'età dei diritti", così è stato autorevolmente
scritto. In questa età potrebbe apparire fuori moda parlare di
doveri e di obbedienza, a meno di non contestualizzare il discorso
in un ambito dove i doveri e l'obbedienza non tramontano mai. Nel
mondo militare il dovere è sublimato in un'originale istanza etica,
all'interno della quale l'obbedienza è da sempre considerata un
vera e propria virtù.
Nella fase di formazione non si coltiva più, e non lo si fa da
molto tempo, l'obbedienza cieca ed assoluta, caratterizzata dalla
passiva accettazione degli ordini superiori e svincolata da
qualsiasi tipo di responsabilità. Questa obbedienza meccanicistica
e meramente formale è da tempo scomparsa dal panorama etico,
giuridico ed operativo del mondo militare, nel quale l'obbedienza è
regolamentata in una esecuzione pronta, rispettosa e leale degli
ordini attinenti al servizio e alla disciplina, in conformità con
il giuramento prestato. In sintesi:
- prontezza: l'immagine concreta dell'efficienza organizzativa, la
capacità di operare nell'immediatezza, senza tentennamenti o
titubanze;
- rispetto: la costante esigenza dell'osservanza scrupolosa dei
doveri attinenti alla subordinazione, cioè la salvaguardia del
sistema gerarchico che fonda l'essenza dell'ordinamento
militare;
- lealtà: l'onestà dichiarata ed ammirevole, costantemente
associata a franchezza e sincerità, è la virtù che induce a
rifuggire dal tradimento e dall'inganno.
La norma sul dovere di obbedienza, come attualmente formulata dal
Regolamento di disciplina militare, rappresenta - senza dubbio - la
trasposizione in termini giuridici di un concetto etico molto più
profondo di quello che una prima lettura della disposizione
prescrittiva lascia intendere: è la manifestazione più concreta
dello spirito di servizio e dell'altruismo che anima il
militare.
Essa è il rifiuto di una visione egoistica e ristretta del proprio
agire sociale e della conseguente concezione di libertà assoluta ed
arbitraria, come negazione dell'altro e come suo disconoscimento
quale valore da salvaguardare. L'obbedire, ma sarebbe più
appropriato oggi affermare il "saper obbedire", comporta - con
linguaggio moderno - la matura condivisione degli obiettivi
organizzativi e funzionali, la capacità di contribuire ad uno scopo
comune, nell'unificazione cosciente degli sforzi di tutti. È la
manifestazione razionale della fiducia nella propria Istituzione e
nei fini che essa persegue; è uno stile comportamentale, una norma
morale che impegna prima ancora dell'esteriorità della condotta, un
volere e una disciplina interiori che animano i buoni propositi e
la retta intenzione.
Il militare, allora, non può prescindere da una vera e propria
etica dell'obbedienza, come insieme di regole e di valori,
connaturata alla sua posizione nell'ordinamento gerarchico e
funzionale al conseguimento dei compiti istituzionali. Essa è anche
alla base del senso della legalità, del rispetto assoluto delle
leggi, dell'accettazione della civile convivenza, come norma
fondamentale dei rapporti interpersonali. Se è connaturata un'etica
dell'obbedienza, allora nasce spontanea la costante osservanza
delle regole, il rispetto sacro del valore fondante della
legalità.
E cos'è il dovere, eticamente inteso, se non l'obbligo morale di
agire in conformità ad una legge imposta dall'esterno o dettata
dalla propria coscienza? Vivere ed operare al servizio degli altri
con disinteressato altruismo e fermezza di propositi è quanto siamo
chiamati ad operare con senso del dovere e spirito di obbedienza,
non perché costretti, ma per autonoma e sentita scelta del nostro
agire razionale, in piena libertà di intenti e di sentimenti.
Se questo è il nostro più profondo pensiero ed è quanto affermiamo
con decisione, non si poteva non rispondere a chi chiedeva quale
fosse la prima virtù di un comandante che con queste poche e
significative parole: "La prima virtù di un comandante è il saper
obbedire".
La Rassegna, raccordo fondamentale tra la vita della Scuola, centro
di eccellenza della formazione, ed il mondo culturale accademico e
militare, accoglie e sviluppa tali approfondimenti, perché in essa
convivono da sempre le anime della rivista scientifica e della
"palestra di idee" dei futuri comandanti dell'Arma.
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