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I contributi di studio di questo
fascicolo, diversi per materia e impostazione metodologica, offrono
come sempre spunti di carattere professionale, di estrema attualità
e di particolare significato operativo. Fra questi, l'articolo
sulla veicolazione mediatica di messaggi istituzionali all'interno
delle fiction televisive pone in risalto due grandi temi: i valori
istituzionali dell'Arma e la professionalità degli operatori. Si
tratta, quindi, della nostra cultura organizzativa, del quadro
etico professionale proprio del Carabiniere, caratterizzato dalla
profonda umanità e dalla congenita capacità di interazione con il
contesto sociale.
I valori e la professionalità non nascono dal nulla, né sono frutto
di esclusiva attività didattica, per quanto questa possa essere
affascinante, efficace e costruttiva. La professionalità si
acquisisce e si consolida nel tempo su valide basi cognitive e
culturali e si mantiene costantemente efficiente solo con una
vivificante attività pratica e l'aggiornamento della specifica
preparazione. Essa è la dote speciale che distingue chi lavora con
competenza, capacità e dedizione, ma non è l'esclusiva qualità del
Carabiniere. Quest'ultimo deve essere sempre sostenuto da una serie
di valori che si amalgamano in un precipitato etico, sintesi di
virtù militari e civili. La professionalità senza valori può
ridursi all'estrinsecazione di un'immagine incompleta della
persona, alla realizzazione di un principio squisitamente
economico, all'arido tecnicismo privo di anima e di cuore
pulsante.
Il Carabiniere si nutre di valori: come può esistere un Carabiniere
senza il coraggio, la generosità, la lealtà, l'onestà, il rispetto,
la tradizione? D'altra parte i valori non sono sufficienti per
garantire il bene della sicurezza e della concordia civile. I
valori senza professionalità possono costituire una bella immagine
di rettitudine morale, ma sarebbero poco incisivi - da soli - in
una realtà che richiede di affrontare sfide criminali sempre nuove
e sofisticate, di prevenire situazioni conflittuali complesse e
delicate, di mantenere la pace con la forza della dissuasione e
l'equilibrio della volontà. Professionalità e valori sono un
binomio indissolubile, il parametro ottimale di un servizio sempre
pronto a rispondere ed attento alle esigenze di tutti. L'armonico
sviluppo della professionalità e dei valori nei giovani che si
apprestano all'entusiasmante avventura di una vita di servizio è
l'obiettivo ultimo della formazione di base nell'Arma dei
carabinieri.
Le fiction televisive, raccontando storie sui Carabinieri,
trasmettono un preciso messaggio al grande pubblico, comunicano
valori istituzionali che in qualche modo rassicurano. Nella realtà
quotidiana siamo noi i costruttori di quel messaggio, i garanti di
quei valori. Un compito arduo, difficile al quale siamo chiamati a
prepararci con scrupolo ed abnegazione, con la sensibilità che
deriva dal continuo contatto con il pubblico, con la fermezza del
soldato e del tutore dell'ordine. Alle scuole di formazione il
compito di curare la preparazione e la cultura professionale e di
educare ai valori fondamentali dell'istituzione. Ad ognuno di noi
il dovere di non depauperare il patrimonio etico professionale
faticosamente accumulato da chi ci ha preceduto, ma di rinverdirlo
con l'entusiasmo della solidarietà e l'impegno nel servizio che
alimentano i nostri valori, rendendo più rigogliosa la nostra
professionalità.
Per tutto questo - forse - non potrà bastare la semplice lettura
di un articolo di una rivista, per quanto sia interessante,
piacevole ed istruttivo. La Rassegna però non demorde, contribuirà
sempre a mantenere accesa la fiamma della motivazione, svolgendo un
ruolo di palestra di formazione, luogo privilegiato dove la Scuola
Ufficiali si incontra con la realtà istituzionale per dibattere e
confrontarsi sul piano culturale. Per la Scuola questo è un momento
irrinunciabile, perché strettamente connesso con la sua missione e
la sua vocazione: quella di preparare i futuri comandanti a pensare
costantemente all'azione e nello stesso tempo ad agire sempre come
persone di pensiero.
Gen. D. Massimo
Iadanza |