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L'ampliamento della richiesta a
livello internazionale di missioni di risposta alle crisi e il
sempre maggiore interesse a livello mondiale per il "modello arma"
spingono ad una riflessione di natura ontologica su come si sia
trasformato il modello del carabiniere.
Il paziente lavoro di contrasto alla criminalità in Patria, il
decisivo impiego nei Teatri operativi e l'assiduo lavoro di
sviluppo delle attività di cooperazione internazionale, hanno
permesso di sviluppare una nuova e forte caratterizzazione
dell'Arma. Si è infatti giunti a proporre, a livello
internazionale, un innovativo ed originale modello: il "modello
carabiniere".
Se il modello gendarmeria ha costituito nel tempo il termine di
paragone per le forze di polizia a status militare(1), dopo il
Summit del G8 di Sea Island del giugno 2004(2) il termine
"carabiniere" ha assunto una nuova veste. Gli anni d'impiego in
operazioni all'estero e i pregiati risultati ottenuti dai
carabinieri hanno permesso al termine stesso di sostanziarsi e
svilupparsi in modo indipendente. Il termine si è quindi svincolato
dal classico concetto di "gendarme", da sempre utilizzato e
conosciuto per identificare l'operatore di polizia a status
militare(3).
L'idea di carabiniere è uscita da quel "contenitore" di "gendarme"
ed ha assunto una sua piena caratterizzazione. Nella visione
internazionale "gendarme" e "carabiniere" sono divenuti concetti
distinti, collegati tra loro, ma diversi. Un risultato
terminologico e concettuale a cui si è potuti giungere solo tramite
un concreto impegno che ha comportato il sacrificio quotidiano dei
tanti carabinieri impiegati in Patria ed all'estero anche a costo
della propria vita come ci ricordano i tragici fatti di
Nassiriya.
Il "modello carabiniere" raccoglie in sé un'idea d'impegno assai
differenziato, flessibile ed articolato, capace di rispondere alle
esigenze di sicurezza che i contesti nazionale ed internazionale
richiedono. Esigenze che vanno dalla necessità di sicurezza ed
ordine pubblico sino ad arrivare alle attività d'intelligence e di
contrasto ad un terrorismo internazionale che opera secondo le
logiche di lotta asimmetrica(4).
Il "modello carabiniere" è divenuto quindi il modello di risposta
"globale" a queste esigenze.
Molte sono state, in questi ultimi anni, le iniziative sviluppate
dall'Arma nel contesto internazionale. Oltre ai 4 Reggimenti MSU
schierati in Bosnia, Kosovo, Albania e Iraq(5), e la costituzione
della Forza di Gendarmeria Europea(6), nel dicembre 2004, nel
contesto della missione "Althea"(7) è stato schierato il Reggimento
di Integrated Police Units, frutto proprio della elaborazione
dottrinale dell'Arma(8). La fitta rete di attività di cooperazione
bilaterale militare ha inoltre permesso di affermare e
costantemente ribadire il ruolo guida dell'Arma nell'ambito delle
Peace Support Operations con iniziative di respiro internazionale.
Esempio cardine è la creazione del Centro di Eccellenza per
Stability Police Units (CoESPU)(9) in Italia, presso la Caserma
"Chinotto" di Vicenza, costituito sulla base dell'Action Plan del
Summit del G8 di Sea Island con il supporto delle Nazioni Unite e
degli USA. Con il CoESPU, centro addestrativo e laboratorio di
pensiero dottrinale, il "modello carabiniere" è divenuto un modello
formativo di riferimento.
La società in cui viviamo ed in cui il carabiniere si trova ad
operare è fortemente caratterizzata da una condizione di
insicurezza creata dalla sensazione che una minaccia di natura
asimmetrica possa rivolgersi contro la popolazione attraverso
strumenti sia civili sia militari (si pensi ai terribili fatti
dell'11 settembre o alle armi di distruzione di massa-WMD), creando
in sostanza una sorta di commistione tra sfera civile e militare,
tra ambito locale ed internazionale.
Il carabiniere, sia che si trovi impiegato in un Teatro operativo
o in una stazione di un piccolo paese, si trova ad affrontare il
problema della ampia direzionalità (omnitarget)(10) della minaccia,
la quale si può manifestare con una imprevedibilità tale da rendere
spesso impossibile l'adozione di misure preventive concrete. In
numerosi casi il carabiniere si trova ad operare nei confronti di
minacce prodotte da "attori non convenzionali"(11), ossia posti al
di fuori di strutture organizzative "classiche", ad esempio
eserciti, criminalità organizzata o apparati statali.
Molti di questi "attori" sfuggono alla determinazione politica,
alla volontà popolare e non sono ricettive nei confronti delle
tradizionali misure di deterrenza.
Tali avversari sviluppano capacità asimmetriche e ricercano nuove
possibilità d'impiego delle proprie capacità. Creano in sostanza un
accavallamento tra l'ambito gerarchizzato/convenzionale(12) e
quello "destrutturato", puntando le loro capacità non solo contro
"classici" obiettivi e installazioni militari ma sempre più nei
confronti di obiettivi civili, centri economici e aree con una
forte valenza simbolica.
La presenza del carabiniere nella società diviene allora elemento
essenziale per garantire la sicurezza e la stabilità.
Una presenza che deve essere intesa in senso il più ampio
possibile, partendo dall'attività di polizia nazionale, passando
per le mille sfaccettature che questa assume con la proiezione
verso prospettive internazionali, giungendo fino all'impiego in
Teatro operativo.
Sul campo, lì dove fisicamente la richiesta di pace, sicurezza e
stabilità è più pressante ed esigente.
Una presenza in Teatro che si esplica attraverso l'assolvimento di
compiti di polizia, l'assistenza delle Istituzioni locali, il
controllo del territorio, l'attività di intelligence, la garanzia
dell'ordine pubblico e il costante contatto con le Autorità civili
ed internazionali. Attività che il carabiniere attua non
attenendosi pedissequamente a norme e canoni fissi, bensì
"reagendo" alle situazioni con iniziativa e flessibilità, con
spirito di iniziativa ed intraprendenza, allargando quanto più
possibile la propria capacità di relazione e comunicazione con la
popolazione e le Istituzioni.
La "risposta" che il carabiniere sviluppa risulta flessibile e
plastica, capace di interagire con il contesto con cui si trova ad
operare.
La visione quindi "amico/nemico" pur essendo patrimonio proprio
del mondo militare e della attività del combattimento (funzione
combat)(13) non si adatta a quella che è l'attività del
carabiniere, vero e proprio elemento della società, in cui è
immerso ed in cui vive.
Facendo anche riferimento al Regolamento Generale dell'Arma dei
Carabinieri appare evidente come ogni carabiniere assuma in sé un
ruolo variegato e complesso che investe il ruolo di cittadino,
soldato e di tutore dell'ordine e della legge.
Posta tale complessità e l'impossibilità di non potersi rifare a
modelli di risposta fissi e predeterminati alla luce dei
rapidissimi mutamenti che investono la società civile, sorge la
necessità di implementare al massimo nel carabiniere la capacità di
sapersi rapportare alle problematiche che si presentano in modo
nuovo ed inaspettato.
I valori di lealtà, senso dell'ordine e del dovere, coraggio,
spirito di sacrificio e l'abitudine all'obbedienza sono di certo i
cardini portanti della formazione di un carabiniere e le basi su
cui sviluppare la capacità di muoversi reagendo alle situazioni con
"spirito d'azione", autonomia di pensiero e di ragionamento. Sono
infatti questi gli aspetti che fanno del carabiniere una figura
viva ed attiva e non un semplice esecutore di ordini e controllore
del rispetto delle norme. Tale capacità è sintetizzabile nel
concetto di "pensiero aperto" e dialettico non ancorato allo
scritto "universale sempre valido".
Il pensiero partendo dalla base del ricordo e della consapevolezza
del proprio essere cittadino, militare e tutore della legge deve
riuscire ad aprire la propria capacità di ragionamento ed a
confrontarsi con le realtà che la società prospetta. Il "pensiero
aperto" parte dal ricordo e dalla coscienza di se stessi e del
nostro passato, per giungere ad una coerente valutazione della
realtà quotidiana. Il ricordo diventa quindi un paradigma che
indirizza verso una lettura ponderata del reale permettendo di
sviluppare un pensiero vivo e reattivo.
I Carabinieri, grazie a strutture ed organismi capaci di dare una
risposta eterogenea e diversificata, sono in grado di sviluppare
azioni indipendenti, reattive all'imprevisto, autonome così da
confrontarsi con quelle avversarie, con il sostanziale vantaggio di
potersi appoggiare su una capacità ed uno spirito militare radicato
ma strettamente connesso con la vita sociale del Paese in ogni sua
forma ed espressione.
L'impossibilità di creare un sistema fisso di comportamento è
frutto del mutare troppo rapido del contesto culturale e sociale
che ci circonda. L'unica via praticabile risulta quindi quella di
creare un sistema "aperto"(14) basato sull'analisi e la
rielaborazione dei dati e degli stimoli che ci provengono tutti i
giorni, rielaborandoli alla luce dei modelli di riferimento
valoriali, così da affrontare e la realtà quotidiana che ci
circonda senza dimenticare il suo passato.
Il militare deve divenire sempre più un pensatore capace di
gestire le proprie virtù secondo canoni etici di riferimento e solo
secondo leggi e regolamenti predefiniti per situazioni ipotetiche
di vita quotidiana.
L'eccezionalità degli eventi spingerà il militare ad essere sempre
più un libero pensatore vincolato alla coscienza e alla
consapevolezza di essere un portatore di valori tramandati
attraverso il tempo.
I concetti di universalità, fedeltà all'autorità costituita, i
valori cristiani di difesa del più debole attraverso una
sacralizzazione(15) del proprio agire, il sacrificio della
materialità e, non ultimo, un genuino sentire le passioni e gli
ideali secondo un modello di "spada ed intelletto"(16) sono solo
alcuni degli spunti sui cui il ricordo dovrebbe basarsi per creare
un "guardiano" capace di vivere il proprio essere militare immerso
nella società che lo circonda e che si evolve. In conclusione il
"modello carabiniere" racchiude in sé elementi che si ispirano ad
un principio di pensiero "aperto" andando quindi a costituire una
possibile risposta alla minaccia globale alla sicurezza e alla pace
che investe la nostra società.
S. Ten. CC Danilo Ciampini
Approfondimenti
(1) - "Rientrato in Piemonte dopo la caduta di Napoleone,
Vittorio Emanuele I di Savoia costituì il Corpo dei Carabinieri
ispirandosi alla Gendarmeria francese".
(2) - Cfr.: Sea Island Summit 2004 "G8 Action Plan for Expanding
Global Capacity for Peace Support Operations".
(3) - Cfr.: G. Ferrari, La polizia militare. Profili storici,
giuridici e d'impiego, Roma, Comando Generale dell'Arma dei
Carabinieri, 1993.
(4) - Cfr.: Q. Liang e W. Xiangsui, Guerra senza limiti, ed. it.,
Gorizia, LEG, 1999.
(5) - "…le esperienze maturate nei Balcani negli anni '90 sembrano
aver insegnato che solo una combinazione di strumenti militari e
civili attentamente pianificata permette di gestire crisi con
efficacia…", S. Pasquazzi, EU: la componente civile della politica
europea di sicurezza e difesa, in Equilibri - Dossier, 21 luglio
2004., pag.12.
(6) - Nel corso della riunione informale dei Ministri della Difesa
dell'UE, tenutasi a Roma l'8 ottobre 2003, i Ministri della Difesa
francese e italiano convennero sulla necessità di costituire,
mutuando le esperienze delle Multinational Specialized Units, una
Forza di Gendarmeria Europea (EGF). L'iniziativa, cui hanno aderito
anche Spagna, Portogallo e Olanda, è tesa a valorizzare le
peculiari capacità delle forze di polizia ad ordinamento militare
in operazioni di peace-keeping (PKOs). La Gendarmeria sarà composta
dalle stesse forze offerte dagli Stati Parte per il catalogo delle
forze di Helsinki per la gestione civile delle crisi. Per L'Arma si
tratta di 800 carabinieri di cui 150 a schieramento rapido in 30
gg. con un Comando a livello reggimento. Cfr.: A. Paris, La
Gendarmeria Europea in Rivista Italiana Difesa, (n. 4), 2005.
(7) - Nel dicembre 2004 ha preso avvio in Bosnia la Missione a
guida UE "Althea" dove un reggimento IPU style capability ha
sostituito il reggimento MSU SFOR.
(8) - La prima esercitazione per IPU "Lucerna '03" è stata condotta
dall'Arma nel novembre 2003 a Roma presso la Scuola Ufficiali
Carabinieri.
(9) - Cfr.: Atti del Convegno The Center of Excellence for
Stability Police Units: Exploring the Way Ahead, USIP-CoESPU-PKSOI,
dicembre 2004.
(10) - Cfr.: R. Myers, National Military Strategy of the United
States of America 2004, Joint Chief of Staff, JCS, 2004, pagg.
4-5.
(11) - Ibdem.
(12) - G.E. Rusconi, Scambio, minaccia, decisione, Bologna, Il
Mulino, 1984, pag. 70.
(13) - Cfr.: AJP - 3 Allied Joint Operations, NATO, settembre
2002.
(14) - Cfr.: N. Abbagnano, Storia della filosofia, Utet, Torino,
1976.
(15) - "Tra l'VIII ed il IX secolo la Chiesa operò intensamente per
conseguire una vera e propria cristianizzazione della cavalleria
secolare modificando in toto lo stile di vita di una gran massa di
cavalieri", D. Libertini, Profili di etica militare, in Rassegna
dell'Arma dei Carabinieri, n. 3, 1998, pag. 36.
"In proposito dobbiamo ricordare come per esso le popolazioni
germaniche potevano essere dei milites solo gli uomini liberi, dato
che soltanto questi potevano usare le armi …l'insieme di questi
milites costituì, in questo modo la militia, e cioè l'Ordo
Militaris, che veniva definita anche come Ordo Equestris", D.
Libertini, I milites e la cerimonia di investitura cavalleresca,
Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, pag. 7.
(16) - "Non ti pare che il futuro tipo di guardiano debba avere
ancor questo, che cioè oltre all'essere irascibile debba essere di
natura filosofo?" Platone, La Repubblica, Libro
II.
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