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n. 4 - Ottobre - Dicembre
Editoriale
Tanti e diversi sono i temi che
proponiamo con questo nuovo fascicolo della Rassegna: dagli aspetti
strategici ed internazionali a quelli giuridici e
tecnico-amministrativi. Il nostro lettore può sicuramente trovare
argomenti di interesse culturale e professionale che più riterrà
confacenti alle proprie esigenze di approfondimento e di
aggiornamento. Un tema, però, vorrei segnalare, traendo ispirazione
dal breve saggio di un nostro giovane ufficiale sul ruolo del
"Carabiniere" e sulla sua capacità di costituire un modello
operativo di riferimento. Il tema è quello complesso e, talvolta,
discusso dell'autorità, ed è indubbio che la figura e il ruolo del
Carabiniere si identifichino con una ben precisa idea di autorità:
l'autorità dello Stato e della Giustizia. Il concetto di autorità è
importante anche nel processo di formazione dei Quadri dell'Arma,
di coloro che naturalmente saranno chiamati a svolgere la funzione
del comando e, quindi, ad incarnare l'immagine carismatica ed
eticamente pregnante del "Comandante". L'arte del comando (una
disciplina morale e professionale sempre attualissima ed oggetto di
riflessioni e studi di settore) è sostanzialmente la pratica
dell'autorità, l'atto concreto di ciò che potenzialmente risiede in
chi ha la responsabilità di gestire e impiegare soprattutto risorse
umane. Il termine autorità non ha avuto grande fortuna nel secolo
scorso a causa delle degenerazioni sfociate nell'autoritarismo.
Nonostante questi effetti, marcatamente negativi, non possiamo
prescindere da una serena riflessione del concetto di autorità, con
riguardo alle funzioni e alle responsabilità demandate alla
gerarchia militare. In questo contesto, l'"autorità" è una delle
componenti dell'identità di ruolo e di attribuzioni del comandante:
nella fase di formazione costituisce l'obiettivo del "saper
essere", strettamente congiunto con quello del "saper fare", poiché
l'"autorità" non è solo il riconoscimento formale di un modello
istituzionale, ma soprattutto capacità e volontà di operare per il
raggiungimento degli stessi fini istituzionali per i quali essa è
posta. Questo concetto oltre ad una vocazione spiccatamente
formale, espressione di potere giuridico in un contesto di certezza
e di tutela dei rapporti tra consociati, comprende un precipitato
etico irrinunciabile. La sovraordinazione e la conseguente
subordinazione sono manifestazioni di superiorità funzionale e
strutturale che si possono riscontrare in qualunque contesto
organizzativo. Sono, però, fenomeni necessari ma non sufficienti a
rappresentare la complessa realtà del mondo militare, dove si esige
in chi comanda un così alto senso etico dei propri doveri che
conduca all'esemplarità. L'esempio è il più potente motore nelle
relazioni umane, capace di suscitare ammirazione ed emulazione. Il
nostro Regolamento Generale, fonte di antica saggezza oltre che di
concrete prescrizioni di servizio, nell'indicare i principi
fondamentali dell'addestramento, afferma che: "quando, soprattutto
con l'esempio, i superiori siano riusciti a connaturare nel
carabiniere un elevato sentimento militare ed un'alta idea dei suoi
doveri, verrà per ciò solo di molto facilitato il compito
dell'istruzione e questa potrà dare rapidamente buoni frutti".
L'autorità nel mondo militare, allora, non è solamente un concetto
giuridico formale, ma si caratterizza per una forte componente
etica; comprende in sé, se ben coltivata ed utilizzata,
l'autorevolezza. Senza stima, rispetto e fiducia, che si impongono
in quanto fondati sulla personalità di chi ne gode, non si è
comandanti, non si è capaci di parlare al cuore e alla mente dei
propri dipendenti; al massimo si può essere "superiori gerarchici".
Si può esercitare autorità senza essere autorevoli, in un contesto
di vuota e fredda riproduzione di ordini e disposizioni,
meccanicamente eseguiti. Si può essere autorevoli senza esercitare
autorità, laddove esista incertezza di relazioni organizzative ed
il tutto sia lasciato all'improvvisazione. Si deve consapevolmente
ricoprire il ruolo di autorità, quindi, ricercando costantemente
l'autorevolezza, nell'adempiere una missione così importante come
quella di guidare, dirigere e sostenere uomini e donne impegnati
nel garantire quotidianamente sicurezza, pacifica convivenza
civile, difesa dei diritti (specialmente dei più indifesi) e tutela
dei valori da tutti condivisi, tra i quali la nostra cara e bella
Patria.
Il tema dell'autorità, in sintesi, non può essere solo oggetto di
discussione critica né di ripensamento alcuno. C'è ancora bisogno
di ulteriori approfondimenti e di più proficue considerazioni.
L'auspicio è che questo argomento possa trovare in qualche nostro
collaboratore una vena feconda e costruttiva che, nello spirito e
nella tradizione della Rassegna, sarà sicuramente ben
accolta.
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Gen. D. Massimo
Iadanza
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