Il 20 febbraio 2001, nell'Aula Magna
della Scuola Ufficiali Carabinieri, alla presenza del Presidente
del Consiglio dei Ministri, On. Giuliano Amato, dei rappresentanti
degli Organi Costituzionali, nonché di numerose autorità civili,
militari e religiose, si è aperto ufficialmente l'Anno Accademico
2000 - 2001. Hanno preso la parola, nell'ordine, il Comandante
della Scuola, Gen. B. Giorgio Piccirillo, il Comandante Generale
dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Sergio Siracusa, il Ministro
della Difesa, On. Sergio Mattarella.

Relazione del
Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri
Signor Presidente del
Consiglio,
Gentili Ospiti,
Signori Ufficiali,
porgo loro, a nome delle componenti tutte della Scuola Ufficiali
Carabinieri, il benvenuto alla cerimonia d'inaugurazione dell'anno
accademico 2000-2001, che oltre a
costituire il rituale inizio di un nuovo ciclo di studi, è
l'occasione per una riflessione su finalità e programmi verso
cui sono indirizzate le risorse dell'Istituto.La Scuola, in
questi anni, ha consolidato le sue proposte formative e le ha
adeguate al profilo di dirigente che oggi l'Arma richiede.La
rapidità del processo evolutivo ed il conseguente alto indice
di competitività nei vari settori della società, spingono
verso il primato della formazione dei quadri e del loro
costante aggiornamento, condizione essenziale questa per
affrontare le dinamiche dell'immediato e preparare energie
congrue per il futuro.
L'Arma, per la sua affermata
presenza nel settore della sicurezza, mentre si pone l'obbligo di
salvaguardare i propri valori fondamentali, mira a definire i
caratteri peculiari del cambiamento, così da adeguare il suo
profilo organizzativo alle emergenti aspettative della
collettività.
Questo Istituto, quindi, ha il compito di tradurre le scelte
dell'Arma in una pianificata attività addestrativa che renda i
dirigenti, attuali e del domani, adeguati ai molteplici impegni da
assumere.
Per tale motivo, ai pur importanti programmi di studi giuridici che
definiscono l'area della conoscenza in cui maggiormente verranno
chiamati ad operare i nostri quadri, si affianca l'esigenza di
un'offerta di contenuti professionali tecnicamente
all'avanguardia.
Questa è la sfida per la Scuola, che a tal fine ha ora concentrato
le risorse didattiche militari in un'unica struttura ordinativa più
duttile ed omogenea, l'Istituto di Studi Professionali e Giuridico
Militari, concepito quale polo propositivo per ordinare in modo
interattivo le discipline professionali, fungendo così da
"laboratorio culturale" con l'apporto di tutti gli ufficiali che
nel tempo frequentano i nostri corsi. Sono proprio questi ultimi a
garantire la dimensione partecipata dell'addestramento e ad offrire
lo spazio concreto di un confronto continuo con la realtà. Essi,
infatti, lungi dall'essere costretti tra pareti asettiche e
meramente speculative, sono chiamati a contribuire alla percezione
delle emergenze organizzative ed operative di cui l'Arma ha bisogno
per modulare più remunerativamente le sue iniziative.
Per questo è stata impostata, una Scuola più "aperta", che rifiuta
la pigra acquiescenza nella facile attesa delle direttive che
verranno, ma che intende partecipare alla formazione della base
dottrinale, anche per abituare alla partecipazione, all'assunzione
di responsabilità, alla presenza attiva.
Perchè, Signori ufficiali, voi avete il dovere di essere dei
"protagonisti", culturalmente qualificati, tecnicamente preparati,
ma soprattutto leader motivati e capaci di guidare la nostra
"antica" Istituzione nella modernità.
Non è auspicabile un leader autocratico, legittimato dalla
presunzione del grado che pure nel passato trovava larga
considerazione; e neppure conviene il leader "manager", mero
prodotto del mercato e delle sue logiche senz'anima.
Occorre, invece, realizzare il comandante, che nasce dal confronto
delle sue motivazioni con le quotidiane esperienze professionali,
dal dialogo con i suoi uomini, dalla conoscenza del territorio e
della collettività verso cui deve rivolgere la sua azione. Egli
deve comprendere, anche nella solitudine propria del comando e di
decisioni spesso personalmente drammatiche, di essere parte del
"tutto Arma", necessaria energia perché l'Istituzione rimanga viva
ed attuale.
In un tempo in cui prevale il mito del profitto e del successo
individuale, voi dovrete avere il coraggio delle scelte difficili e
talvolta impopolari, il senso dell'appartenenza ad un organismo che
gioca un ruolo fondamentale nella vita della nazione, la coscienza
del servizio verso la collettività.
A questi complessi obiettivi sono orientati i programmi di studio,
attraverso moduli differenziati che tengano conto dei diversi cicli
formativi presenti nella Scuola. Attualmente vengono qui
svolti:
-
i Corsi di Applicazione (primo e
secondo anno) che tendono all'acquisizione, progressivamente più
ampia, della base fondamentale della cultura militare e
professionale;
-
il Corso di Perfezionamento che
conclude l'iter per il conseguimento della laurea in
giurisprudenza, propone sperimentazioni di tecniche pratiche e
completa il bagaglio culturale dell'ufficiale anche con
l'acquisizione accertata di almeno una lingua straniera, corredo
oggi indispensabile per operare nel contesto internazionale. Teatro
d'impiego questo sempre più frequente per i nostri
Reparti;
-
i Corsi Applicativi che mirano a
rimodulare l'esperienza pregressa di frequentatori che si
inseriranno nel contesto professionale con un diverso ruolo. Essi
costituiscono un anello funzionale importantissimo, perché
capitalizzando conoscenze variamente acquisite le trasfonderanno
-attraverso quella disciplina omogenea da acquisire in
quest'Istituto- negli incarichi futuri;
-
il Corso Formativo che è diretto ad
allievi già padroni di specifiche qualificazioni, che devono
acquisire solo l'imprinting del Carabiniere, per meglio tradurre la
loro perizia nel contesto operativo dell'Istituzione;
-
i Corsi tecnico-professionali che
conferiscono ai giovani frequentatori il necessario stigma
professionale per prestare il loro servizio, seppure a tempo
determinato, con la necessaria
consapevolezza.
A queste attività che coprono
l'intera ampiezza di un anno accademico, si affiancano diversi e
più brevi corsi di aggiornamento e di specializzazione, attraverso
cui gli ufficiali partecipanti attualizzano la loro conoscenza in
campi emergenti della vita operativa ed acquisiscono le indicazioni
utili ad affrontare in modo più professionale e consapevole
l'incarico assegnato.
E' un assetto formativo quest'ultimo complesso ed ambizioso in cui,
però, i discenti sono gli attori principali, perché non solo
possono e devono acquisire nuovi moduli addestrativi, ma portano
con sé il contributo della loro esperienza, la cui collettiva
condivisione -in termini dialettici di analisi e di proposizione-
rappresenta un indicatore fondamentale per verificare e calibrare
l'impegno dell'Arma.
Si è buoni ufficiali dei Carabinieri se si è professionisti maturi
e consapevoli, attenti al divenire della società, partecipi agli
stimoli della modernità ed ancorati -in modo propositivo- ai valori
fondanti che non possono essere "datati", perché appartengono alle
nostre stesse radici.
Solo lo sviluppo di ogni componente della vostra personalità potrà
costituire un vero arricchimento per l'Istituzione e segnerà il
successo di questa Scuola, che comunque vuole fermamente rimanere
Scuola di uomini e di soldati; e per far ciò non dovrete e non
dovremo mai perdere di vista il senso della nostra scelta ed il
fine dei nostri obiettivi.
Per concludere, permettetemi, in questo giorno che rappresenta
anche per me l'inizio di una nuova esperienza professionale, densa
di valori e di significati proprio perché mi vedrà al fianco di
giovani ufficiali motivati, entusiasti e ricchi di aspettative, di
sottolineare la mia gratificazione personale per l'incarico
affidatomi e ribadire l'orgoglio di essere vostro Comandante.
Auguri a tutti di buon lavoro e di ogni meritato successo.
Prolusione del
Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri
Signor Presidente del
Consiglio,
a nome di tutti i Carabinieri e mio personale, accolga un
riconoscente e grato saluto. La Sua autorevole presenza conferisce
alla cerimonia odierna solennità e prestigio, testimoniando ancora
una volta la considerazione e la fiducia delle Istituzioni e del
Governo verso l'Arma.
Ringrazio e saluto, con Lei, i Ministri della Difesa e
dell'Interno, gli altri membri del Governo, i rappresentanti del
Parlamento e della Magistratura, il Capo di Stato Maggiore della
Difesa e i Capi delle altre Forze Armate, tutte le autorità
religiose, civili e militari, per aver voluto manifestare, con la
loro partecipazione, attenzione e stima nei nostri riguardi.
Un saluto particolare rivolgo al
Capo della Polizia ed al Comandante Generale della Guardia di
Finanza cui mi unisce un profondo e sentito spirito di
collaborazione.
Un caloroso saluto al Presidente ed ai rappresentanti
dell'Associazione Nazionale Carabinieri, insostituibile riferimento
per raccordare i fermenti innovativi sollecitati dai nostri tempi
con la riconosciuta efficienza ed i solidi valori del
passato.
Saluto cordialmente, infine, i delegati del Consiglio Centrale di
Rappresentanza, con l'auspicio di una sempre più fattiva
collaborazione e di apprezzata e stimolante attività
propositiva.
L'inaugurazione dell'Anno Accademico mi consente di rivolgermi agli
autorevoli ospiti intervenuti ed ai giovani Ufficiali
frequentatori, per illustrare le realizzazioni più importanti
dell'anno appena trascorso e gli obiettivi che l'Istituzione
intende perseguire in quello corrente, per affinare l'efficienza
organizzativa e per servire al meglio la nostra Patria.
Quello appena concluso è stato per l'Arma dei Carabinieri un anno
di grande rilievo caratterizzato dall'emanazione della Legge di
riordino e dall'approvazione dei due decreti attuativi. Essi hanno
segnato un passaggio cruciale nella vita dell'Istituzione, che
viene a configurarsi come un'organizzazione moderna proiettata a
fornire un sempre più efficace servizio a favore del cittadino,
saldamente ancorata alle proprie tradizioni ed ai valori di
solidarietà, senso del dovere e spirito di servizio, ai quali i
Carabinieri da sempre riconducono la propria azione.
La legge, nel ribadire senza alcuna modifica la dipendenza
funzionale dell'Arma dal Ministro dell'Interno per quanto attiene
ai compiti di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, ne
sottolinea il valore indefettibile della militarità che costituisce
tradizionalmente il presupposto culturale della peculiare
professionalità del Carabiniere.
Il riconoscimento della necessaria integrazione nelle forze armate
è stato accompagnato da previsioni normative che consentono di
sviluppare le soluzioni migliori per adeguare l'Istituzione ai
cambiamenti intervenuti nel corso degli ultimi anni.
In primo luogo, risponde a tal fine l'attribuzione del rango di
forza armata e la conseguente collocazione ordinativa alle dirette
dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa, in armonia con
i principi fissati dal modello di difesa e dalla riforma dei
vertici militari del 1997.
La nuova posizione non altera, ma anzi rafforza il legame con le
altre forze armate e, in particolare, con l'Esercito in una piena
condivisione dei valori e in virtù delle comuni origini.
In secondo luogo, le innovazioni legislative hanno formalmente
puntualizzato i compiti militari dell'Arma in relazione alle
specifiche funzioni da sempre assolte nell'ambito della Difesa a
favore di tutte le forze armate.
E' stata in tale quadro riconosciuta, tra l'altro, l'efficacia
dell'originale contribuito che l'Istituzione, in ragione della
peculiare duplice natura di forza militare e di polizia, continua
ad offrire alle missioni per il sostegno della pace, confermando lo
storico ruolo svolto dai Carabinieri per la comunità internazionale
sin dal 1855 con la partecipazione alla campagna di Crimea. Da
allora l'impegno è stato ricorrente, con una crescita continua
delle missioni effettuate negli ultimi anni, tra le quali ricordo
quelle in Libano, Namibia, Golfo Persico, Kurdistan, Albania,
Somalia, Mozambico, Salvador, Cambogia e Timor Est.
Il richiamo a tale importante attività mi offre l'occasione per
rivolgere un fervido saluto ai circa 1.000 Carabinieri attualmente
impegnati nei Balcani, a presidio di aree della Bosnia, del Kosovo
e dell'Albania e nelle aree di Hebron in Palestina, in Guatemala e
in Eritrea e a tutti gli altri militari dell'Arma impiegati
all'estero. A loro va il ringraziamento di noi tutti per aver
saputo guadagnare, in breve tempo insieme alle altre unità
dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, l'apprezzamento e
la fiducia sia delle autorità che delle popolazioni locali. Vorrei
anche sottolineare il plauso unanime tributato all'Arma dagli
organismi sovranazionali per la peculiare attività svolta dalla
Multinational Specialized Unit.
L'acronimo MSU individua ormai comunemente Reparti in cui le
attività militari di "presenza e controllo", cioè i servizi di
pattugliamento e vigilanza orientati ad evitare la ricomparsa di
situazioni conflittuali, sono efficacemente coniugate con quelle di
polizia, finalizzate a favorire l'affermazione della legalità ed il
ripristino del controllo del territorio da parte delle autorità
locali. I reparti MSU, affidati alla responsabilità di Ufficiali
dei Carabinieri, sono composti anche da contingenti militari di
altri Paesi, realizzando così un'integrazione utile non soltanto
per gli scopi delle missioni, ma anche per rafforzare la
collaborazione operativa con le nazioni amiche.
Il modello MSU ha suscitato vivo interesse, come testimoniano le
continue richieste di partecipazione ai corsi, seminari e gruppi di
studio, e ha ora trovato formale riconoscimento nei modelli
operativi alleati.
Tornando agli aspetti salienti della legge di riordino, va
evidenziato che essa ha inoltre previsto sostanziali interventi
sulla struttura al fine di renderla più snella e rispondente alle
molteplici esigenze operative da soddisfare, sia nell'area della
Difesa sia in quella della Pubblica Sicurezza.
Con il riordino, infatti, sono state delineate soluzioni
organizzative e funzionali che razionalizzeranno l'impiego delle
risorse disponibili e semplificheranno le procedure. Si è inteso in
tale modo valorizzare e potenziare lo strumento operativo
riorganizzando il sostegno tecnico, logistico ed amministrativo,
conferendo spiccate caratterizzazioni funzionali ai vari livelli
gerarchici per evitare duplicazioni di attività e dispersione di
risorse ed, infine, adeguando i livelli di comando alla rilevanza
delle funzioni assolte ed alle connesse responsabilità
decisionali.
Si è innanzitutto voluto sgravare i reparti impegnati nel controllo
del territorio da incombenze burocratiche ed amministrative
accentrandole presso pochi Raggruppamenti
Tecnico-Logistico-Amministrativi, inquadrati nell'ambito dei
Comandi Interregionali affidati a Generali di Corpo d'Armata.
I Comandi Regionali, invece, saranno prevalentemente dedicati alla
gestione del personale che, in ragione della sua delicatezza, sarà
ricondotta ad Ufficiali di elevato livello dirigenziale, Generali
di Divisione o di Brigata, in grado di interpretare al meglio le
esigenze istituzionali e quelle dei singoli militari.
Analoga caratterizzazione funzionale è stata conferita ai comandi
più direttamente impegnati nelle attività operative. Mi riferisco,
in particolare, alle Stazioni cui risale la primaria responsabilità
di garantire la sicurezza a livello locale, qualificandosi
ulteriormente come perno fondamentale dell'intera organizzazione
territoriale.
La loro indispensabile attività continuerà ad essere armonicamente
coordinata dai Comandi di Compagnia, retti da Capitani, Maggiori o
Tenenti Colonnelli in relazione alla loro rilevanza operativa, che
dispongono degli strumenti necessari per intervenire ad
integrazione dell'attività preventiva e repressiva delle Stazioni,
sulla base della metodica valutazione delle informazioni sui
fenomeni criminosi.
L'efficace espletamento delle funzioni attribuite ai predetti
livelli di comando si fonda comunque sulla costante analisi della
situazione della sicurezza pubblica condotta dai Comandi
Provinciali, che saranno gradualmente tutti attribuiti a
Colonnello. Ad essi, infatti, compete anche l'elaborazione delle
strategie per il contrasto di ogni forma di criminalità in
coordinamento con le altre Forze di Polizia operanti nella
provincia, la definizione di flessibili criteri d'impiego delle
risorse nonché la direzione e il controllo dell'attività dei
reparti dipendenti.
La realizzazione dei provvedimenti delineati e degli altri che
interesseranno l'Istituzione, sui quali non mi soffermerò per
brevità espositiva, troverà anche coerente riscontro in un'adeguata
disponibilità quantitativa e qualitativa dei quadri direttivi e
dirigenti che, a premessa del processo di responsabilizzazione dei
vari livelli di comando, testé intrapreso, consentirà di rispondere
alle sempre più complesse esigenze operative e di sostenere il
crescente contributo dell'Arma all'alimentazione degli organismi
interforze nell'ambito della Difesa e del Ministero dell'Interno,
in Italia e all'estero.
Parallelamente, per presiedere al sostegno logistico, non piú
assicurabile da Ufficiali delle Armi e dei Corpi Logistici
dell'Esercito, sono in corso le attività organizzative per la
costituzione del ruolo tecnico-logistico-amministrativo. In esso
confluiranno, in aggiunta ai comparti delle investigazioni
scientifiche, della telematica e della psicologia, specifiche
professionalità destinate ai settori del genio, della medicina e
veterinaria, dell'amministrazione e del commissariato, in modo da
soddisfare in maniera autonoma ed efficace le esigenze
dell'Istituzione.
Il riordino dei ruoli degli Ufficiali dell'Arma ben si coniuga con
la recente innovazione del reclutamento femminile in tutte le forze
armate che ha segnato un profondo cambiamento culturale,
soddisfacendo una necessità ormai indifferibile. L'apporto della
sensibilità femminile, foriera di sicuri avanzamenti nella
rispondenza delle attività istituzionali, sarà realizzata con la
giusta gradualità nei vari reparti dell'Arma. Al momento, militano
già tra le nostre file cinque donne: due Ufficiali del Ruolo
Tecnico, presenti in questa Scuola, e tre Allieve del 182° corso
d'Accademia. A settembre prossimo accederanno alla Scuola di
Velletri le prime Allieve Marescialli.
L'Arma dei Carabinieri è ora totalmente coinvolta in un corale ed
intenso impegno per dare attuazione ai provvedimenti di riordino,
anche mediante l'aggiornamento della propria regolamentazione e
conseguire, così, gli obiettivi prefissati di economicità e
speditezza nei diversi settori funzionali.
Peraltro, è ormai a scadenza l'esercizio della delega riguardante
il riordino dei ruoli del personale non dirigente e non direttivo,
che apporterà correttivi al decreto legislativo 198/1995 per
valorizzare ruoli e funzioni di Marescialli, Brigadieri, Appuntati
e Carabinieri, migliorandone l'inquadramento normativo ed il
trattamento economico.
Altro importante passaggio sarà costituito dalla revisione del
Regolamento Generale, il cui impianto, risalente al 1911, necessita
di un armonico raccordo con le tante innovazioni intervenute nel
tempo, disciplinando meglio l'organizzazione e il funzionamento
delle caserme, l'addestramento, lo svolgimento del servizio, i
compiti e l'impiego del personale.
A conclusione di questa prima parte, avverto il bisogno di
esprimere, ancora una volta, a nome di tutta l'Arma dei
Carabinieri, una sentita attestazione di gratitudine al Governo,
alle Commissioni I e IV del Senato e della Camera, a tutto il
Parlamento per la sensibilità dimostrata nell'affrontare e
risolvere l'intera problematica del riordino dell'Arma dei
Carabinieri e delle altre Forze di Polizia.
In un breve consuntivo delle attività svolte e degli obiettivi che
si pongono per il prossimo futuro, va subito considerato come il
duemila, oltre che contraddistinto da importanti innovazioni, sia
stato caratterizzato da risultati molto significativi nell'attività
di contrasto alla criminalità comune e organizzata. L'arresto di
140 grandi latitanti, molti dei quali inseriti negli elenchi di
quelli più pericolosi, oltre 2.500 persone perseguite per
associazione di tipo mafioso, e oltre 60.000 persone arrestate
danno il senso del massiccio impegno profuso dai Carabinieri.
In aggiunta a ciò, l'azione preventiva e repressiva dell'Arma è
stata rivolta verso quelle forme di aggressione criminale che
incidono sulla salute, sull'ambiente, sul lavoro, sul patrimonio
artistico nazionale e sulla delicata fase di transizione verso
l'adozione dell'euro, contrastando ogni forma di falsificazione
monetaria.
I risultati conseguiti dai Comandi preposti a tali attività, in
salda collaborazione con l'organizzazione territoriale, hanno
fornito una risposta concreta alla crescente sensibilità che la
società rivolge a questi ambiti.
In tale quadro, voglio soffermarmi soltanto sull'attività svolta
dal Comando Carabinieri per la Sanità che nell'ultimo anno ha
effettuato più di 65.000 ispezioni, di cui circa 6.500 nel settore
delle carni, dei mangimi e degli altri prodotti di origine bovina,
accertando complessivamente oltre 40.000 violazioni e deferendo
all'autorità giudiziaria circa 21.000 persone di cui 136 in stato
di arresto.
Il bilancio complessivo attesta l'importanza del lavoro svolto e ci
sollecita a proseguire nella direzione tracciata.
Sono infatti numerose le sfide che, in stretta intesa con le altre
forze di polizia, dovremo raccogliere nell'immediato futuro,
consapevoli della necessità di mantenere alta l'attenzione sui
segnali di ripresa dell'eversione interna e del terrorismo
internazionale, nonché sulla persistente minaccia della criminalità
organizzata che continua ad influenzare negativamente la pacifica
convivenza sociale, soprattutto in determinate aree del
Paese.
L'azione comune potrà essere esaltata affinando le procedure di
coordinamento e potenziando le strutture dedicate a tale
settore.
In questo senso muovono le iniziative assunte dal Dipartimento
della Pubblica Sicurezza per conferire una più funzionale
articolazione all'Ufficio per il Coordinamento e per la
Pianificazione delle Forze di Polizia e per costituire servizi
interforze per la cooperazione internazionale e per l'analisi
criminale nell'ambito della Direzione Centrale della Polizia
Criminale.
Queste misure si aggiungono a quelle già in corso di realizzazione
che riguardano l'interconnessione delle centrali operative ed il
Programma Operativo "Sicurezza e sviluppo del Mezzogiorno
d'Italia", tangibili espressioni della volontà comune di proseguire
in una sempre più sinergica azione, a tutela della comunità.
L'unità di intenti sostiene ed anima le forze di polizia per far
fronte al meglio alle crescenti istanze di sicurezza provenienti
dal corpo sociale ed offrire così un servizio aderente alle
aspettative, perché caratterizzato da maggiore visibilità ed
immediato accesso, sia nella fase preventiva sia in quella
successiva alla commissione del reato.
In altre parole, si dovrà perseguire il programma della cosiddetta
"polizia di prossimità", dandole corpo attraverso l'individuazione
di più efficaci modelli organizzativi e procedure operative.
Invero, la capillare presenza sul territorio di 4.665 Stazioni e
535 Compagnie dell'Arma già realizza un dispositivo di
"prossimità", uno schieramento articolato di presidi, da cui
discende la proiezione esterna di pattuglie e servizi che, operando
in ristretti ambiti locali, rappresentano un costante punto di
riferimento per i cittadini.
L'Arma è determinata ad esaltare vieppiù tale modello
organizzativo, liberando risorse operanti nelle strutture di
sostegno logistico-amministrativo a favore dei reparti territoriali
ed adottando provvedimenti che ne moltiplichino il
rendimento.
Ciò sarà conseguito mediante un processo di revisione articolato in
tre fasi. In primo luogo, dando corso alla verifica dei processi di
supporto e dei relativi carichi di lavoro e, quindi, riassegnando
compiti e funzioni ai singoli addetti.
In secondo luogo, ridefinendo le attuali procedure di lavoro per
realizzare flussi meno articolati e più rispondenti alle competenze
di ciascun livello di responsabilità. Per ultimo, individuando
tutte le attività delegabili a soggetti esterni, nei limiti
consentiti dagli stanziamenti di bilancio.
E' questa la strada che l'Arma ha già intrapreso, con l'affidamento
a ditte esterne del servizio di catering per
mense di grandi reparti e con contratti di manutenzione assistita
degli automotomezzi.
L'insieme di questi ed altri provvedimenti di revisione strutturale
ha consentito, sinora, di recuperare personale, subito reimpiegato
per ampliare l'orario di ricezione del pubblico di circa 2.750
Stazioni, istituire nuovi comandi di Compagnia e Stazione, nonché
restituire all'attività di istituto circa 1.300 unità per
provvedere al potenziamento di oltre 500 Stazioni e di componenti
investigative, scientifiche e specialistiche dei reparti operanti a
supporto dell'organizzazione territoriale. Nuove opportunità di
recupero si stanno realizzando a seguito dell'istituzione delle
Sezioni Amministrative Provinciali, che assorbono gran parte dei
compiti burocratico-amministrativi finora devoluti a ciascuna
Stazione, determinando in tal modo una accentuata disponibilità di
servizi preventivi sul territorio.
E' in via di costituzione, altresì, il Centro Nazionale
Amministrativo, posto alle dirette dipendenze del Comando Generale,
per unificare le funzioni di trattamento economico, dei militari in
servizio ed in quiescenza, la gestione matricolare e l'assistenza
fiscale, oggi devolute a decine di Comandi di Corpo periferici.
L'insieme di tali iniziative e delle tante altre in fase
progettuale daranno modo di raffittire ulteriormente il dispositivo
territoriale istituendo, come già annunciato dal Signor Ministro
dell'Interno, altre 56 Stazioni in comuni ad elevato indice di
urbanizzazione che non dispongono ad oggi di alcun presidio di
polizia.
Per migliorare il rendimento, inoltre, si è inteso intensificare
numero e visibilità dei servizi esterni, mediante nuove modalità
organizzative degli stessi, tuttora in via di sperimentazione,
prevedendo anche l'impiego di un solo militare, sia a piedi che su
automezzo, lì dove la valutazione del rapporto rischi/risultati
alla luce delle condizioni dell'ordine e della sicurezza pubblica
lo consente. Con tali misure si intende superare, in parte, la
tradizionale impostazione "binaria" che ha sempre caratterizzato la
vigilanza dell'Arma dei Carabinieri e si persegue lo scopo di
realizzare, in ambito locale o sul piano generale, un sistema
integrato che proietti sul territorio un maggior numero di servizi
e rafforzi conseguentemente il criterio operativo di
"prossimità".
Sul piano degli aggiornamenti tecnologici, finalizzati ad
assicurare pronta e qualificata risposta al cittadino, è stata
completata l'assegnazione alle Stazioni di minor impegno operativo
del "sistema telecitofonico" che consente di attivare
automaticamente il trasferimento di chiamata verso la Centrale
Operativa della Compagnia competente, allorquando la Stazione non è
presidiata.
E' in via di completamento un articolato programma di
informatizzazione globale dei reparti per ottenere un "governo
elettronico" dell'intera struttura. Ciò permetterà di espletare
tutta l'attività burocratica in modo più efficiente, veloce,
trasparente e con minori costi, mediante una rete intranet ed il
ricorso generalizzato al servizio di posta elettronica con firma
digitale.
Il fine evidente di tutti i provvedimenti enunciati è quello di
privilegiare il rapporto tra Carabinieri e popolazione, ravvivando
la fiducia di quest'ultima nei confronti delle Istituzioni.
In tale quadro, mi sembra necessario, però, fare cenno ad una
circostanza i cui riflessi potrebbero vanificare la complessa
manovra di razionalizzazione ora delineata e addirittura ridurre
gli attuali livelli di efficienza operativa. Mi riferisco alla
sospensione, entro il 2007, del servizio di leva, che comporterà
l'abolizione del reclutamento dei Carabinieri ausiliari, di cui
l'Arma ha fruito sin dal 1963. Si tratta di preziose e
irrinunciabili risorse, quantificate per l'anno 2001 in 12.000
unità, l'88% delle quali sono impiegate in mansioni analoghe a
quelle dei Carabinieri effettivi presso reparti preposti al
controllo del territorio ed al mantenimento dell'ordine
pubblico.
E' pertanto indispensabile che sia garantita all'Arma la
possibilità di procedere ad una progressiva sostituzione di tali
contingenti, nei modi e secondo cadenze temporali che non inficino
la capacità complessiva dell'Istituzione a fronteggiare le sfide
della criminalità. La problematica è all'attento esame del
Ministero della Difesa.
La soluzione di questo vitale aspetto consentirà di dare
concretezza all'intero quadro precedentemente delineato che disegna
un'Istituzione in movimento verso l'acquisizione d'importanti
risultati sul piano di un complessivo accrescimento della sua
efficienza.
Sono consapevole, peraltro, che il conseguimento di tali importanti
obiettivi dovrà essere accompagnato da un correlato sviluppo della
formazione professionale del personale.
A tal fine, sono state adottate nuove metodiche addestrative per
obiettivi, idonee a sviluppare le capacità, abilità e competenze
ritenute indispensabili per interpretare e gestire le complesse
dinamiche sociali. Specifica attenzione è stata dedicata allo
studio dell'informatica a tutti i livelli per il conseguimento
della "Patente Europea del computer" prevista dal programma di
euro-formazione.
E' stato inoltre aggiornato il Corso d'Istituto per Capitani
prossimi alla promozione, al fine di valorizzare gli insegnamenti
di carattere tecnico-professionale e, nel contempo, recepire moduli
di formazione manageriale che agevolino l'applicazione di logiche
d'impresa compatibili con la peculiare complessità organizzativa e
la specificità delle missioni affidate all'Istituzione. Saranno
previsti, inoltre, corsi di specializzazione a livello
universitario, per l'approfondimento di tematiche concernenti le
più moderne strategie investigative, di sicurezza e di controllo
sociale.
Per gli Ufficiali che frequentano il quinquennio
Accademia-Applicazione, sulla scorta della riforma dell'Università
recentemente approvata, è stata anche avviata la necessaria
rivisitazione dell'intero ciclo di studi. Il Ministero
dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, d'intesa
con i rappresentanti della Difesa e delle Finanze, ha predisposto
uno schema di decreto interministeriale per la definizione delle
classi delle lauree e delle lauree specialistiche che permetterà la
stipula di apposite convenzioni per l'attivazione e la gestione dei
relativi corsi, regolando altresì il riconoscimento degli studi
compiuti dai precedenti corsi d'Accademia.
Particolare cura sarà rivolta alla preparazione dei militari più
direttamente impiegati nelle cosiddette attività "front-line",
quali la risposta alle utenze telefoniche, la ricezione del
pubblico ed il pronto intervento, o comunque coinvolti nel rapporto
con gli utenti del "sistema sicurezza", primi fra tutti le vittime
dei reati. Ciò nell'intento di fornire agli operatori gli strumenti
necessari per un corretto approccio con i cittadini per attenuarne
il danno psicologico subito ed il senso d'insicurezza, rafforzando
in tal modo il rapporto di fiducia.
Sempre in tema di formazione, mi preme ancora ricordare le numerose
attività svolte, in stretta collaborazione con Atenei ed istituti
specializzati, per qualificare il personale sotto il profilo
linguistico. Tale esigenza, scaturita dall'intensificazione dei
rapporti con le forze di polizia straniere e dallo sviluppo degli
impegni internazionali dell'Arma, derivanti anche dalla
partecipazione alle missioni di pace all'Estero, ha peraltro
determinato la costituzione di un Ufficio Lingue Estere in seno al
Comando delle Scuole dell'Arma. In particolare, si è inteso
valorizzare, per ovvi motivi, lo studio delle lingue inglese e
francese, nonché di quegli idiomi, quali l'arabo e l'albanese,
sempre piú necessari per agevolare le attività connesse con il
fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria.
Ben 4.000 militari dell'Arma, nell'ultimo biennio, hanno
frequentato corsi linguistici e hanno partecipato ad accertamenti
per la verifica del livello di conoscenza conseguito.
L'impegno sostenuto nel settore è destinato a crescere
ulteriormente, anche per le favorevoli condizioni offerte dalle
forze di polizia ad ordinamento militare, europee e dell'area
mediterranea, aderenti all'Accordo FIEP in materia di scambi di
personale per la frequenza di stages di perfezionamento
linguistico.
Tale opportunità è stata già ampiamente sfruttata ed al momento
Marescialli dell'Arma stanno partecipando ad un corso avanzato in
lingua araba, presso la Gendarmeria Reale Marocchina.
Prima di concludere, desidero rivolgermi a voi, giovani Ufficiali
frequentatori.
Vi preparate ad essere Comandanti di uomini valorosi e generosi, e
voi costituirete il loro naturale esempio. Impegnatevi, dunque, al
meglio delle vostre possibilità, nell'affrontare il difficile e
duro ciclo di studi che contraddistingue la formazione degli
Ufficiali dell'Arma.
Avete scelto una professione impegnativa, non priva di difficoltà,
rinunce e sacrifici, che assorbirà, sovente, tutte le vostre
energie mentali e fisiche.
Affrontate questi impegni con serenità, umiltà ed entusiasmo,
ponendo al servizio dei cittadini il vostro intelligente e fedele
rispetto delle leggi.
Siate fieri della vostra militarità e dell'appartenenza ad
un'Istituzione saldamente legata al passato ed alle sue tradizioni,
ma sempre aperta alle esigenze del presente e proiettata nel
futuro, per garantire sicurezza alla comunità nazionale e
concorrere, con missioni di sostegno alla pace, alla stabilità
internazionale.
Sappiate far tesoro degli insegnamenti che vi vengono trasmessi da
un Corpo insegnanti di assoluto prestigio e dal Quadro Permanente
della Scuola, che vi sosterranno e seguiranno con la decisione, la
passione e l'affetto che contraddistinguono le persone che credono
fermamente in quello che fanno.
A tutti, dunque, l'augurio di un proficuo Anno Accademico.
Prego, ora, il Signor Ministro della Difesa di dichiarare
ufficialmente aperto l'Anno Accademico 2000-2001 della Scuola
Ufficiali Carabinieri.!
Saluto del
Ministro della Difesa
Signor Presidente del
Consiglio,
la Sua presenza alla cerimonia odierna testimonia - meglio di ogni
altra parola - il senso dell'attenzione del Governo verso l'Arma
dei Carabinieri, per il suo costante e generoso impegno al servizio
della sicurezza del Paese, insieme alle altre Forze di
Polizia.
Saluto - con Lei - il collega Bianco e tutti gli altri autorevoli
esponenti del Governo, esponenti del Parlamento e quelli della
magistratura, le altre autorità presenti. Tutti, con la loro
presenza intorno ai giovani Ufficiali dell'Arma, confermano quei
sentimenti di fiducia e di affetto verso i Carabinieri, così
diffusi nel Paese.
Esprimo l'apprezzamento del Governo,
e il mio personale al Comandante Generale, all'Arma dei Carabinieri
e a tutte le Forze di Polizia per i successi conseguiti nella lotta
alla criminalità, frutto dell'impegno e dei sacrifici di migliaia
di uomini. Rinnovo alla Scuola Ufficiali i complimenti più sinceri
per le capacità dimostrate nell'assolvimento della sua missione, e
per i brillanti risultati conseguiti, con costanza, nel corso degli
anni, nel formare Ufficiali dell'Arma, di tutta eccellenza. Rivolgo
un augurio al Direttore della Scuola.
Signor Presidente del Consiglio, nuovi giovani Ufficiali si
affacciano, con la loro energia, il loro entusiasmo, la loro
determinazione, alla realtà operativa dell'Arma. La Scuola
Ufficiali rappresenta l'ultimo anello di un ciclo di formazione
degli Ufficiali dei Carabinieri che si dispiega dalla fase di
formazione di base dell'Accademia per continuare e concludersi nel
periodo applicativo che qui si svolge.
A questi Ufficiali ha già rivolto un augurio ed una esortazione il
Generale Siracusa. Non credo ci sia bisogno di ritornare su
concetti e sulle valutazioni già espressi; sono certo che chi ha
superato gli anni di Modena ed ha scelto l'impegnativa vita
dell'Arma, è ben consapevole delle proprie future
responsabilità.
Ma sento il dovere ugualmente di porre anch'io l'accento sul
significato di questa cerimonia. L'ingresso di nuovi giovani in una
grande organizzazione, quale è l'Arma, segna la vitalità e la
solidità della stessa istituzione.
Il susseguirsi - ininterrotto - di nuove leve è fondamentale per
rinnovare l'Arma costantemente, tenendola ancorata ed al passo con
le dinamiche mutate e le istanze che mutano della società. Solo chi
è "figlio del suo tempo" può capire quanto accade nelle molteplici
articolazioni e realtà di una società sempre più ricca e complessa
come la nostra.
La partecipazione sempre numerosa e qualificata dei giovani ai
concorsi e agli arruolamenti dell'Arma - ad ogni livello:
Ufficiali, Marescialli, Sottufficiali e Carabinieri - testimonia
quanto tutta questa istituzione definita costantemente benemerita
sia veramente percepita come tale dai cittadini, e dai più giovani
che desiderano entrarvi a farne parte per rendersi partecipi di un
disegno collettivo di sicurezza, legalità e benessere.
L'Arma, è inserita nel "Paese reale" grazie ad un processo che, al
tempo stesso, è di rinnovamento dei quadri e di rafforzamento dei
legami con la gente, con la gente comune, che continua a guardare
ai Carabinieri come ad un fondamento della vita e della sicurezza
dei cittadini. La trasformazione in autonoma organizzazione con
rango di quarta Forza Armata, e l'apertura alle donne - come altre
innovazioni tutte ricordate poc'anzi dal Comandante Generale - non
potranno che rafforzare ulteriormente questa presenza dell'Arma,
arricchita di nuove energie e di nuove sensibilità che la
metteranno in grado di svolgere, in modo sempre migliore, la sua
opera preziosa di tutela della sicurezza e di contrasto al crimine
ed all'illegalità.
Sul filo di queste considerazioni, desidero anch'io rinnovare
l'esortazione ai Tenenti, ai giovani Tenenti a "dare il massimo",
consapevoli - appunto - della funzione importante dell'Arma di cui
fanno parte nella vita nazionale e del ruolo peculiare che essa
svolge nell'ambito delle missioni di pace.
L'impegno di aliquote significative di Carabinieri poc'anzi
ricordate dal Comandante Generale nell'ambito delle missioni di
pace costituisce, infatti, una delle "frontiere" nuove per l'Arma,
impegnata a garantire la sicurezza e l'ordine pubblico non soltanto
in Italia ma anche all'estero, al servizio della Comunità
Internazionale.
In Bosnia ed in Kosovo le Multinational Specialized
Units sono comandate da Ufficiali dei Carabinieri e
sostenute da aliquote rilevanti di personale dell'Arma: si tratta
di una grande responsabilità che è stata affidata all'Italia
proprio per la stima e la fiducia di cui godono i Carabinieri in
campo internazionale.
Si tratta di compiti che stanno assumendo crescente rilevanza,
anche alla luce dell'intensificarsi dei legami internazionali tra
le varie consorterie criminali.
Occorre allora prepararsi con professionalità, con grande
accuratezza per queste nuove missioni, ricordandosi sempre che
nelle missioni di pace è in gioco non solo il prestigio della
nostro Paese ma anche la sua sicurezza, che si difende non soltanto
all'interno del territorio nazionale ma anche contribuendo alla
stabilità al di fuori di esso.
Per quanto riguarda l'attività dell'Arma a contrasto del crimine,
il Generale Siracusa ha tratteggiato gli aspetti salienti della
riorganizzazione in atto, conseguente ai grandi mutamenti normativi
che hanno fatto, appunto, dei Carabinieri la quarta Forza Armata,
confermandone quelle caratteristiche militari che si iscrivono in
una tradizione solida di fedeltà, di fiducia, sovente di
eroismo.
Desidero quindi soffermarmi soltanto su alcuni concetti.
In primo luogo, la dimensione globale oramai assunta dall'attività
di contrasto alla criminalità organizzata. I grandi organismi
d'indagine non possono che vedere la partecipazione - in chiave di
ottimizzazione interforze dell'efficacia dell'azione e
dell'efficienza operativa - di tutte le forze di polizia. Un
assunto, questo, quanto mai vero, anche alla luce della
collaborazione sempre più spinta fra le forze di polizia di diversi
Paesi per contrastare un crimine che ormai non ha più
confini.
Così come le Forze Armate, anche le Forze di Polizia sono sempre
più chiamate ad operare in un contesto interforze e combinato a
livello internazionale. Allora, tutte le esperienze e le
professionalità maturate in ambito nazionale devono essere messe a
fattor comune per dare più incisività a questa azione
internazionale. E' un fatto di cultura e di mentalità, oltre che,
ovviamente, di norme adeguate di coordinamento. Voglio esprimere
quindi a questo riguardo al Ministro Bianco grande apprezzamento e
sostegno pieno per la sua incisiva azione alla guida del Ministero
degli Interni e per lo spirito di integrazione e cooperazione tra
tutte le Forze dell'Ordine. I risultati che le Forze di Polizia,
strettamente raccordate tra di loro, hanno saputo conseguire
meritano il plauso e il ringraziamento.
In secondo luogo, la realizzazione dei Reparti si rivela una
formidabile carta vincente. In una società sempre più segnata dalla
scienza e della tecnologia, le azioni criminose interessano
purtroppo sempre nuovi campi di attività. Occorre quindi continuare
ad investire, nella specializzazione e nelle tecnologie nuove. Vi è
una grande attenzione delle Istituzioni perché l'Arma, insieme alle
altre Forze di Polizia, nei settori di rispettiva competenza, possa
disporre di risorse adeguate per affrontare al meglio le nuove
sfide.
Ricordo, per ultimo, la presenza territoriale. Nessun angolo del
Paese deve essere lasciato a se stesso; Il controllo capillare del
territorio da parte dello Stato è fondamentale per prevenire e
contrastare la criminalità. In nessun angolo del Paese deve venir
meno ed essere percepito come tale dai cittadini il legame fra le
forze di polizia e la gente. In questo, sempre, l'Arma merita il
nostro elogio per la capacità dimostrata nel rafforzare la sul
territorio la sua presenza, sempre più e sempre meglio inserita in
un quadro di radicata fiducia da parte dei cittadini. E' questo il
patrimonio più prezioso che ogni Carabiniere ha alle spalle e che -
giorno per giorno sovente a qualunque prezzo - deve salvaguardare
ed arricchire col proprio impegno e quando occorre col proprio
sacrificio. Sapendo che l'Italia guarda e sa apprezzare.
Signor Presidente,
con il suo consenso, dichiaro ufficialmente aperto l'Anno
Accademico 2000 - 2001 della Scuola Ufficiali
Carabinieri. |