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Meno botti, feste più sicure

È stato un bilancio meno pesante del solito, quello delle ultime feste, per quanto riguarda le vittime provocate dai tradizionali "botti" di fine anno. 509 feriti, di cui 492 con prognosi inferiore e 17 con prognosi superiore ai 40 giorni, contro i 28 dell'anno scorso. Questi i dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che indicano un netto miglioramento rispetto agli ultimi due anni: se infatti la fine del 2008 era stata funestata da un morto e da 382 feriti, il 2007 si era chiuso con una vittima e ben 473 feriti. Cresciuto complessivamente il numero dei feriti, dunque, è diminuito sensibilmente quello degli incidenti più gravi, con nessuna vittima e un netto calo anche dei feriti da armi da fuoco: solo otto, quest'anno, e tutti con prognosi inferiore ai 40 giorni, contro i venti del 2009.

Un progresso che è certamente dovuto a una sempre più diffusa coscienza civica, ma anche ai serrati controlli effettuati da tutte le Forze dell'Ordine, che nel periodo delle Feste hanno sequestrato in tutto, sempre secondo il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, 247 tonnellate di materiale esplosivo messo illecitamente in commercio.

Una battaglia, quella contro il "botto illegale", che ha visto naturalmente in prima linea i Carabinieri. Come quelli del Comando Provinciale di Palermo, guidati dal colonnello Teo Luzi, che hanno scoperto una vera e propria polveriera per la confezione di fuochi pirotecnici del tutto illegali e dall'elevatissimo potenziale di pericolosità. È accaduto nelle campagne di Misilmeri, alle porte del capoluogo isolano, dove gli uomini del maresciallo A.s.UPS Pietro Bruno, Comandante della locale Stazione, hanno individuato cinque depositi stipati con altrettante tonnellate di materiale esplodente. Con oltre 25mila fuochi d'artificio d'importazione cinese e di infima qualità, destinati facilmente a scoppiare anticipatamente, più di 10mila bombe carta di vario tipo (dal famigerato "pallone di Maradona" aggiornato nella versione calcistica di "testata di Zidane", per un chilogrammo e mezzo di polvere, alla "castagnola" da mezzo chilo, fino al "candelotto" da 250 grammi), oltre 5mila ordigni a batteria da un chilogrammo ciascuno e diversi quintali di polveri piriche e sostanze chimiche utili per il confezionamento artigianale di fuochi d'artificio, il bottino sequestrato dai militari siciliani è il più consistente mai messo insieme negli ultimi anni.

Se posto in commercio, l'esplosivo "tesoretto" avrebbe potuto fruttare fino a 100mila euro, ma anche provocare disastri incalcolabili, mettendo a repentaglio la salute di venditori e acquirenti. Basti pensare che gli stessi Carabinieri, per gestire un materiale tanto delicato, hanno dovuto richiedere l'intervento degli artificieri del Reparto Operativo e della Direzione di Artiglieria dell'Esercito italiano, che hanno eseguito la campionatura delle polveri e degli artifizi per valutarne pericolosità e caratteristiche balistiche.

Tali accertamenti hanno confermato che si trattava di vere e proprie "bombe", con un potenziale offensivo decisamente diverso da quello degli innocui "giocattoli" pirici consentiti dalla normativa di settore. Un innesco accidentale avrebbe facilmente fatto esplodere tutti e cinque i depositi, posti a breve distanza l'uno dall'altro, e minacciato seriamente l'incolumità degli abitanti della zona, naturalmente ignari del rischio che hanno corso. Dopo aver sequestrato i pericolosi esplosivi, in seguito fatti brillare in sicurezza in una cava di pietra, i militari hanno messo i sigilli all'intero fondo agricolo in cui erano conservati. Il suo proprietario, un pensionato del posto, è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Termini Imerese per fabbricazione e detenzione non autorizzata di materiale esplodente. Doveroso, oltre che pienamente condivisibile, il commento del colonnello Teo Luzi, che a conclusione dell'operazione ha ricordato come «l'uso incauto di fuochi d'artificio può produrre lesioni anche gravi come ustioni al viso e alle mani e danni alla vista e all'udito, trasformando una giornata di festa in una tragedia, talvolta, irrimediabile». Per evitare che ciò accada, naturalmente, un contributo fondamentale può darlo l'attività preventiva e repressiva messa in atto dai Carabinieri e dalle altre Forze dell'Ordine, ma il problema, ha sottolineato ancora il colonnello Luzi, è innanzitutto culturale: bisogna essere consapevoli dei rischi che si corrono, ma anche comprendere che, per accendere le feste, non servono i fuochi d'artificio.