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Febbraio
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CULTURA
Maestro del
silenzio
Mostra antologica e Giornata di Studi
dedicate a Sigfrido Bartolini, l'artista e scrittore recentemente
scomparso di cui è rimasta indimenticata la realizzazione del
Pinocchio per il Centenario del burattino di
Collodi
A poco più di due anni e mezzo dalla
scomparsa di Sigfrido Bartolini, l'Associazione "Amici di Pescia" e
la Fondazione Nazionale "Carlo Collodi" hanno organizzato presso il
Palazzo del Podestà, di Pescia, con il titolo Sigfrido Bartolini -
La Forma del Tempo, una mostra antologica delle sue opere curata
dal critico e storico dell'arte Beatrice Buscaroli, dedicando nel
contempo alla sua ricca quanto variegata personalità artistica e
letteraria una Giornata di Studi nella Sala Consiliare del Palazzo
Comunale. Il convegno, grazie al contributo di eminenti personalità
della cultura, ha analizzato e approfondito la conoscenza
dell'ultra cinquantennale fervente attività pittorico-letteraria di
Bartolini, considerato dalla critica più avveduta degno erede della
cultura artistica del Novecento italiano.
Dopo i saluti di rito delle autorità cittadine - il Sindaco di
Pescia, Roberta Marchi, il Presidente della Fondazione Cassa di
Risparmio di Pistoia e Pescia, Ivano Paci - e del Presidente
dell'Associazione "Amici di Pescia", Giovanni Gentile, sono
iniziati gli interventi dei relatori, coordinati dalla figlia
dell'artista, Simonetta, docente universitario e critico
letterario. Con Per Sigfrido Bartolini: qualche ipotesi di lavoro,
Elena Testaferrata, Direttore del Museo Civico di Pistoia, ha
focalizzato la sua relazione su tre punti: "Un laboratorio nel
laboratorio; Sigfrido e Pistoia; Le 14 vetrate moderne". La
Testaferrata ha raccontato come, nel visitare gli ambienti di casa
Bartolini, che ha fotografato, sia rimasta particolarmente attratta
dal laboratorio dell'artista. Qui sono accuratamente conservati il
torchio calcografico, il torchio a stella per realizzare le
litografie e tutto il materiale necessario per l'esecuzione delle
stampe. La sua intenzione sarebbe dunque attivare un'esperienza
didattica per studenti e adulti, organizzata dal Comune di Pistoia
e previa condivisione della moglie dell'artista, proprio in quel
laboratorio che a Bartolini fu tanto caro. Al secondo punto la
Testaferrata si è posta, ed ha posto, un interrogativo: «Perché nel
Museo del Novecento Pistoiese non è presente un'opera del nostro
artista concittadino?», concludendo che sarà necessario provvedere
in merito. Infine, analizzando l'ultimo contributo artistico di
Bartolini, Le 14 Vetrate per la chiesa dell'Immacolata di Pistoia,
la Direttrice del Museo Civico lo ha definito un'opera pubblica,
meritevole di essere inserita nel circuito dei luoghi importanti -
e da visitare - della città.
La parola è poi passata a Claudio Rosati, Responsabile del Settore
Musei della Regione Toscana, che ha trattato il tema: Il paesaggio
nel "Pinocchio" di Sigfrido. Relazione di grande interesse che ha
messo in evidenza come il paesaggio, e le case soprattutto,
rappresentati nelle xilografie del Pinocchio, corrispondano di
fatto ai soggetti che l'artista ha dipinto nei suoi quadri: luoghi
ove nessuna figura umana è presente e la si pensa "trincerata"
all'interno, quasi a tutelare il valore d'un passato ormai
"trafitto" dal caos contemporaneo. Opportuni anche i riferimenti di
Rosati a Mircea Eliade e a uno scritto di Pasolini sulla
predilezione per quelle zone limitrofe alla città che un tempo si
"diluivano" nella campagna, al contrario delle attuali periferie
anonime e "sgarbate". «Ecco», sostiene Rosati, «il sentire comune
di artisti che, seppure in campi diversi, captano la tragedia di un
mondo che sta finendo: anche Bartolini ha amato quel mondo e lo ha
voluto fissare, sia nelle incisioni che nei dipinti, per rendere
testimonianza e farci riflettere».
Con la relazione: Dal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido
Bartolini: la collaborazione con la Fondazione "Carlo Collodi",
Pier Francesco Bernacchi, che della Fondazione è Segretario
Generale, ha "condotto per mano" il pubblico attraverso mezza
Europa e in varie parti del mondo, dove è stata presentata la
mostra dei legni incisi dall'artista: 309 xilografie ad illustrare
l'edizione del Pinocchio del Centenario, corredata da una ricca
documentazione, preparata a suo tempo dallo stesso Bartolini,
riguardante anche l'impaginazione e la stampa. Un enorme lavoro,
durato dodici anni, che giustamente ha trovato il riscontro e il
successo auspicato, in particolare alle inaugurazioni, vissute dal
Bernacchi in compagnia di Bartolini. A conferma, si pensi che, di
questo Pinocchio, sono state fatte ben tre edizioni.
Stenio Solinas, scrittore e editorialista de Il Giornale, con la
relazione Il pessimismo attivo di Sigfrido Bartolini, ha ricordato
come nella sua gioventù fosse entrato in contatto con lui, e da
quel momento, fra loro, fosse nata una costruttiva amicizia,
fondata sulla reciproca stima; giacché, in quel particolare periodo
storico, l'artista pistoiese, con le sue scelte di poetica e il suo
impegno contro le "imposture" delle mode imperanti, era di fatto
divenuto un punto di riferimento per le nuove generazioni. Dunque
un Bartolini di certo "pessimista", perché consapevole della
realtà, ma mai rinunciatario; e in questo senso Solinas ha messo in
evidenza i contributi più significativi che l'intellettuale, grazie
al suo impegno costante, è riuscito a proporre con rigore e
concretezza.
Luigi Salvagnini ha concluso la prima parte del convegno parlando
dei rapporti di Sigfrido Bartolini con Pescia e con l'Associazione
culturale "Amici di Pescia", di cui è Presidente onorario, e che ha
voluto, negli anni, incaricare Bartolini di dedicare parte del suo
impegno artistico alla città.
Nel pomeriggio il primo contributo è stato di Marino Biondi,
docente all'Università di Firenze e Presidente della Fondazione
"Renato Serra". Titolo: Una disperata felicità. Sigfrido Bartolini,
il diarista e lo scrittore. Un contributo di alto livello, ampio,
puntuale e decisamente ricco di novità rispetto alla conoscenza che
finora avevamo di Bartolini uomo di lettere: il relatore ha tenuto
l'uditorio in uno stato di attenzione "contemplativa". Biondi ha
fatto emergere il suo particolare interesse per il Bartolini
"diarista": un diario che, andando dal 1954 al 2007, inquadra più
di mezzo secolo di vita e cultura italiane. Un periodo testimoniato
con impressioni e durissime riserve e giudizi rispetto agli eventi.
Aspetto di grande rilevanza, i "diari" di Bartolini riportano molto
spesso resoconti, meglio "parole dal vivo", di colloqui avuti con
artisti di grande levatura, come di letterati, filosofi e storici,
da Sciascia a Gatto, a Del Noce, Prezzolini, Soffici... Inoltre,
Biondi ha speso parole di elogio rispetto alla qualità e allo stile
della scrittura di Bartolini e ha auspicato che, in un prossimo
futuro, quei diari possano essere pubblicati. Interessanti anche la
riflessione rispetto all'intransigenza di Bartolini nei confronti
delle "imposture" contemporanee e i suoi scritti al riguardo (La
Grande Impostura - Fasti e misfatti dell'arte moderna e
contemporanea, Edizioni Polistampa, Firenze), che testimoniano il
disagio estremo dell'artista quanto il suo coraggio critico.
Sigfrido Bartolini uomo del Novecento, una biografia esemplare è il
titolo della relazione di Umberto Croppi, Assessore alla Cultura
del Comune di Roma, editore del libro di Sigfrido Bartolini Con
Soffici, negli anni in cui dirigeva la casa editrice Vallecchi a
Firenze, avendolo sempre stimato per le sue idee, la sua
professionalità, il suo rigore. Per lui e per molti suoi coetanei,
l'uomo Bartolini costituiva un punto di riferimento. Croppi ha
motivato, dal punto di vista storico, l'impegno di Bartolini su
ogni fronte: in difesa di un ruolo considerato dai più di
"retroguardia", e quindi difficile da sostenere, se non pagando a
caro prezzo una certa emarginazione da parte dell'ufficialità
culturale. Ma tutto ciò non ha indotto l'artista alla rinuncia,
anzi, l'impegno incalzante gli ha consentito di dare un senso
profondo alla propria vita, rendendola «esemplare».
Siliano Simoncini, con Sigfrido: il senso dell'ordine, dopo aver
espresso parole di affetto e riconoscenza nei confronti di
Bartolini, al quale è stato fraternamente legato, ha messo in
evidenza come il senso dell'ordine, per l'artista, fosse
prerogativa inoppugnabile. Ordine materiale, mentale e morale
rendevano Bartolini non solo persona integerrima, ma per lui
costituivano il dettato fondamentale, la norma, la "legge", in
grado di dare organicità al proprio fare, al proprio pensare, al
proprio agire.
Sono seguite tre testimonianze significative: Dario Vermi, del
Consiglio d'Amministrazione del Piccolo di Milano e Vicepresidente
della Provincia di Milano ai tempi della grande Mostra antologica
(marzo-aprile 2000) dedicata a Bartolini nella prestigiosa sede
della Triennale milanese, ha ricordato l'importanza di
quell'evento, voluto dalla Regione Lombardia, che ha contribuito a
incrementare la notorietà dell'artista e ad "attestarne", se ce ne
fosse stato ancora bisogno, la qualità dell'arte e la collocazione
precisa nella cultura del nostro tempo.
Carlo Sburlati, Assessore alla Cultura di Acqui Terme, ha ricordato
come, dopo la scomparsa di Bartolini, non sia stata la sua città
natale, Pistoia, a dedicargli una grande mostra, ma Acqui Terme.
Lui stesso, l'Amministrazione di Acqui e la Regione Piemonte, con
l'apporto critico di Elena Pontiggia, hanno voluto rendere omaggio
al Bartolini pittore e incisore con un'Antologica vasta e
significativa (giugno-agosto 2008), ulteriormente qualificandolo
degno erede della cultura artistica italiana.
Enrico Nistri, con fervore e sentita partecipazione, ha ricordato
il periodo in cui da Sigfrido Bartolini fu chiamato a collaborare,
con un saggio (Da "Rete Mediterranea" a "Italia e Civiltà"), alla
stesura del volume L'Uomo del Poggio - Ardengo Soffici (1979),
curato dallo stesso Bartolini. In quell'occasione ebbe modo di
riscontrare la profonda conoscenza dell'artista dell'argomento che
stava trattando, nonché l'estremo rigore nel portare avanti le
proprie idee e intuizioni di studioso.
Ha dato debita conclusione alla giornata di studi, con un
importante intervento sulla personalità artistica di Bartolini,
Beatrice Buscaroli, curatrice, tra l'altro, insieme a Luca
Beatrice, del Padiglione Italia all'ultima Biennale veneziana. Dopo
aver argomentato i criteri seguiti per dar vita alla sintetica ma
esemplare Antologica (sono presenti olii, acquerelli, xilografie,
litografie, illustrazioni per il Pinocchio del Centenario, oltre a
una documentazione di libri scritti o illustrati dallo stesso
Bartolini), la Buscaroli è entrata nel merito sottolineando il
rapporto fecondo - non di dipendenza, ma piuttosto di amicizia,
comunanza e identità spirituale - che l'artista ha intessuto con
Ardengo Soffici e con gli artisti che promossero il movimento del
Novecento. Un rapporto che gli ha consentito di costruire una
propria autonomia, di cui la mostra di Pescia è stata l'esplicita
testimonianza. Per cui oggi possiamo affermare, senza tema di
essere smentiti, che «Bartolini è Bartolini, al di fuori di
paragoni che potrebbero risultare limitanti»; e ancora, «Sigfrido è
un modello, è un maestro. Nel silenzio, nell'opera sua conclusa e
ferma, nelle parole che l'accompagnano»; «Il mondo che ha saputo
costruire è lì, intero e riconoscibile, a sua immagine e
somiglianza. È soltanto suo ed è fatto per durare. Ecco perché non
ha uomini».
Parole così impegnative e sincere pronunciate con l'autorevolezza
di un critico come Beatrice Buscaroli, insieme al contributo di
tutti gli altri relatori, ci consentono di concludere come oggi la
figura di Sigfrido Bartolini abbia trovato una precisa collocazione
storica ed il suo contributo possa, a buon diritto, essere
considerato uno fra i più significativi del secolo appena
trascorso. |
Carlo Sburlati
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