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Maestro del silenzio

Mostra antologica e Giornata di Studi dedicate a Sigfrido Bartolini, l'artista e scrittore recentemente scomparso di cui è rimasta indimenticata la realizzazione del Pinocchio per il Centenario del burattino di Collodi

A poco più di due anni e mezzo dalla scomparsa di Sigfrido Bartolini, l'Associazione "Amici di Pescia" e la Fondazione Nazionale "Carlo Collodi" hanno organizzato presso il Palazzo del Podestà, di Pescia, con il titolo Sigfrido Bartolini - La Forma del Tempo, una mostra antologica delle sue opere curata dal critico e storico dell'arte Beatrice Buscaroli, dedicando nel contempo alla sua ricca quanto variegata personalità artistica e letteraria una Giornata di Studi nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale. Il convegno, grazie al contributo di eminenti personalità della cultura, ha analizzato e approfondito la conoscenza dell'ultra cinquantennale fervente attività pittorico-letteraria di Bartolini, considerato dalla critica più avveduta degno erede della cultura artistica del Novecento italiano.

Dopo i saluti di rito delle autorità cittadine - il Sindaco di Pescia, Roberta Marchi, il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, Ivano Paci - e del Presidente dell'Associazione "Amici di Pescia", Giovanni Gentile, sono iniziati gli interventi dei relatori, coordinati dalla figlia dell'artista, Simonetta, docente universitario e critico letterario. Con Per Sigfrido Bartolini: qualche ipotesi di lavoro, Sigfrido Bartolini, 'Quasi un forte' (1987) Elena Testaferrata, Direttore del Museo Civico di Pistoia, ha focalizzato la sua relazione su tre punti: "Un laboratorio nel laboratorio; Sigfrido e Pistoia; Le 14 vetrate moderne". La Testaferrata ha raccontato come, nel visitare gli ambienti di casa Bartolini, che ha fotografato, sia rimasta particolarmente attratta dal laboratorio dell'artista. Qui sono accuratamente conservati il torchio calcografico, il torchio a stella per realizzare le litografie e tutto il materiale necessario per l'esecuzione delle stampe. La sua intenzione sarebbe dunque attivare un'esperienza didattica per studenti e adulti, organizzata dal Comune di Pistoia e previa condivisione della moglie dell'artista, proprio in quel laboratorio che a Bartolini fu tanto caro. Al secondo punto la Testaferrata si è posta, ed ha posto, un interrogativo: «Perché nel Museo del Novecento Pistoiese non è presente un'opera del nostro artista concittadino?», concludendo che sarà necessario provvedere in merito. Infine, analizzando l'ultimo contributo artistico di Bartolini, Le 14 Vetrate per la chiesa dell'Immacolata di Pistoia, la Direttrice del Museo Civico lo ha definito un'opera pubblica, meritevole di essere inserita nel circuito dei luoghi importanti - e da visitare - della città.

La parola è poi passata a Claudio Rosati, Responsabile del Settore Musei della Regione Toscana, che ha trattato il tema: Il paesaggio nel "Pinocchio" di Sigfrido. Relazione di grande interesse che ha messo in evidenza come il paesaggio, e le case soprattutto, rappresentati nelle xilografie del Pinocchio, corrispondano di fatto ai soggetti che l'artista ha dipinto nei suoi quadri: luoghi ove nessuna figura umana è presente e la si pensa "trincerata" all'interno, quasi a tutelare il valore d'un passato ormai "trafitto" dal caos contemporaneo. Opportuni anche i riferimenti di Rosati a Mircea Eliade e a uno scritto di Pasolini sulla predilezione per quelle zone limitrofe alla città che un tempo si "diluivano" nella campagna, al contrario delle attuali periferie anonime e "sgarbate". «Ecco», sostiene Rosati, «il sentire comune di artisti che, seppure in campi diversi, captano la tragedia di un mondo che sta finendo: anche Bartolini ha amato quel mondo e lo ha voluto fissare, sia nelle incisioni che nei dipinti, per rendere testimonianza e farci riflettere».

Con la relazione: Dal legno di Geppetto ai legni di Sigfrido Bartolini: la collaborazione con la Fondazione "Carlo Collodi", Pier Francesco Bernacchi, che della Fondazione è Segretario Generale, ha "condotto per mano" il pubblico attraverso mezza Europa e in varie parti del mondo, dove è stata presentata la mostra dei legni incisi dall'artista: 309 xilografie ad illustrare l'edizione del Pinocchio del Centenario, corredata da una ricca documentazione, preparata a suo tempo dallo stesso Bartolini, riguardante anche l'impaginazione e la stampa. Un enorme lavoro, durato dodici anni, che giustamente ha trovato il riscontro e il successo auspicato, in particolare alle inaugurazioni, vissute dal Bernacchi in compagnia di Bartolini. A conferma, si pensi che, di questo Pinocchio, sono state fatte ben tre edizioni.

Stenio Solinas, scrittore e editorialista de Il Giornale, con la relazione Il pessimismo attivo di Sigfrido Bartolini, ha ricordato come nella sua gioventù fosse entrato in contatto con lui, e da quel momento, fra loro, fosse nata una costruttiva amicizia, fondata sulla reciproca stima; giacché, in quel particolare periodo storico, l'artista pistoiese, con le sue scelte di poetica e il suo impegno contro le "imposture" delle mode imperanti, era di fatto divenuto un punto di riferimento per le nuove generazioni. Dunque un Bartolini di certo "pessimista", perché consapevole della realtà, ma mai rinunciatario; e in questo senso Solinas ha messo in evidenza i contributi più significativi che l'intellettuale, grazie al suo impegno costante, è riuscito a proporre con rigore e concretezza.

Luigi Salvagnini ha concluso la prima parte del convegno parlando dei rapporti di Sigfrido Bartolini con Pescia e con l'Associazione culturale "Amici di Pescia", di cui è Presidente onorario, e che ha voluto, negli anni, incaricare Bartolini di dedicare parte del suo impegno artistico alla città.

Nel pomeriggio il primo contributo è stato di Marino Biondi, docente all'Università di Firenze e Presidente della Fondazione "Renato Serra". Titolo: Una disperata felicità. Sigfrido Bartolini, il diarista e lo scrittore. Un contributo di alto livello, ampio, puntuale e decisamente ricco di novità rispetto alla conoscenza che finora avevamo di Bartolini uomo di lettere: il relatore ha tenuto l'uditorio in uno stato di attenzione "contemplativa". Biondi ha fatto emergere il suo particolare interesse per il Bartolini "diarista": un diario che, andando dal 1954 al 2007, inquadra più di mezzo secolo di vita e cultura italiane. Un periodo testimoniato con impressioni e durissime riserve e giudizi rispetto agli eventi. Aspetto di grande rilevanza, i "diari" di Bartolini riportano molto spesso resoconti, meglio "parole dal vivo", di colloqui avuti con artisti di grande levatura, come di letterati, filosofi e storici, da Sciascia a Gatto, a Del Noce, Prezzolini, Soffici... Inoltre, Biondi ha speso parole di elogio rispetto alla qualità e allo stile della scrittura di Bartolini e ha auspicato che, in un prossimo futuro, quei diari possano essere pubblicati. Interessanti anche la riflessione rispetto all'intransigenza di Bartolini nei confronti delle "imposture" contemporanee e i suoi scritti al riguardo (La Grande Impostura - Fasti e misfatti dell'arte moderna e contemporanea, Edizioni Polistampa, Firenze), che testimoniano il disagio estremo dell'artista quanto il suo coraggio critico.

Sigfrido Bartolini uomo del Novecento, una biografia esemplare è il titolo della relazione di Umberto Croppi, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, editore del libro di Sigfrido Bartolini Con Soffici, negli anni in cui dirigeva la casa editrice Vallecchi a Firenze, avendolo sempre stimato per le sue idee, la sua professionalità, il suo rigore. Per lui e per molti suoi coetanei, l'uomo Bartolini costituiva un punto di riferimento. Croppi ha motivato, dal punto di vista storico, l'impegno di Bartolini su ogni fronte: in difesa di un ruolo considerato dai più di "retroguardia", e quindi difficile da sostenere, se non pagando a caro prezzo una certa emarginazione da parte dell'ufficialità culturale. Ma tutto ciò non ha indotto l'artista alla rinuncia, anzi, l'impegno incalzante gli ha consentito di dare un senso profondo alla propria vita, rendendola «esemplare».

Siliano Simoncini, con Sigfrido: il senso dell'ordine, dopo aver espresso parole di affetto e riconoscenza nei confronti di Bartolini, al quale è stato fraternamente legato, ha messo in evidenza come il senso dell'ordine, per l'artista, fosse prerogativa inoppugnabile. Ordine materiale, mentale e morale rendevano Bartolini non solo persona integerrima, ma per lui costituivano il dettato fondamentale, la norma, la "legge", in grado di dare organicità al proprio fare, al proprio pensare, al proprio agire.

Sono seguite tre testimonianze significative: Dario Vermi, del Consiglio d'Amministrazione del Piccolo di Milano e Vicepresidente della Provincia di Milano ai tempi della grande Mostra antologica (marzo-aprile 2000) dedicata a Bartolini nella prestigiosa sede della Triennale milanese, ha ricordato l'importanza di quell'evento, voluto dalla Regione Lombardia, che ha contribuito a incrementare la notorietà dell'artista e ad "attestarne", se ce ne fosse stato ancora bisogno, la qualità dell'arte e la collocazione precisa nella cultura del nostro tempo.

Carlo Sburlati, Assessore alla Cultura di Acqui Terme, ha ricordato come, dopo la scomparsa di Bartolini, non sia stata la sua città natale, Pistoia, a dedicargli una grande mostra, ma Acqui Terme. Lui stesso, l'Amministrazione di Acqui e la Regione Piemonte, con l'apporto critico di Elena Pontiggia, hanno voluto rendere omaggio al Bartolini pittore e incisore con un'Antologica vasta e significativa (giugno-agosto 2008), ulteriormente qualificandolo degno erede della cultura artistica italiana.

Enrico Nistri, con fervore e sentita partecipazione, ha ricordato il periodo in cui da Sigfrido Bartolini fu chiamato a collaborare, con un saggio (Da "Rete Mediterranea" a "Italia e Civiltà"), alla stesura del volume L'Uomo del Poggio - Ardengo Soffici (1979), curato dallo stesso Bartolini. In quell'occasione ebbe modo di riscontrare la profonda conoscenza dell'artista dell'argomento che stava trattando, nonché l'estremo rigore nel portare avanti le proprie idee e intuizioni di studioso.

Ha dato debita conclusione alla giornata di studi, con un importante intervento sulla personalità artistica di Bartolini, Beatrice Buscaroli, curatrice, tra l'altro, insieme a Luca Beatrice, del Padiglione Italia all'ultima Biennale veneziana. Dopo aver argomentato i criteri seguiti per dar vita alla sintetica ma esemplare Antologica (sono presenti olii, acquerelli, xilografie, litografie, illustrazioni per il Pinocchio del Centenario, oltre a una documentazione di libri scritti o illustrati dallo stesso Bartolini), la Buscaroli è entrata nel merito sottolineando il rapporto fecondo - non di dipendenza, ma piuttosto di amicizia, comunanza e identità spirituale - che l'artista ha intessuto con Ardengo Soffici e con gli artisti che promossero il movimento del Novecento. Un rapporto che gli ha consentito di costruire una propria autonomia, di cui la mostra di Pescia è stata l'esplicita testimonianza. Per cui oggi possiamo affermare, senza tema di essere smentiti, che «Bartolini è Bartolini, al di fuori di paragoni che potrebbero risultare limitanti»; e ancora, «Sigfrido è un modello, è un maestro. Nel silenzio, nell'opera sua conclusa e ferma, nelle parole che l'accompagnano»; «Il mondo che ha saputo costruire è lì, intero e riconoscibile, a sua immagine e somiglianza. È soltanto suo ed è fatto per durare. Ecco perché non ha uomini».

Parole così impegnative e sincere pronunciate con l'autorevolezza di un critico come Beatrice Buscaroli, insieme al contributo di tutti gli altri relatori, ci consentono di concludere come oggi la figura di Sigfrido Bartolini abbia trovato una precisa collocazione storica ed il suo contributo possa, a buon diritto, essere considerato uno fra i più significativi del secolo appena trascorso.
Carlo Sburlati