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CULTURA
Ritorno
all'acqua
In mostra fino al 28 febbraio, alla
Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, i suggestivi scatti di
Stefano Nicolini, affermato fotografo naturalista che in Piscine
interpreta l'incontro tra l'uomo e l'elemento liquido. In una
simbiosi carica di significati
« Una figura affonda (o emerge?) tra le acque scandite dalle corsie
e non è nemmeno più riconoscibile come un uomo. Riusciamo solo a
percepire la monotonia e la solitudine del gesto del nuotatore a
confronto con l'elemento naturale dell'acqua. Poi, con i tuffi,
inizia un incontro. Il corpo del tuffatore non attraversa solo
l'acqua, ma anche l'aria. Tutto si fonde nell'elemento
naturale».
È la macchina fotografica di Stefano Nicolini, rigorosamente
analogica - «Non ricorro a manipolazioni digitali», spiega il
fotografo naturalista e viaggiatore, «la realtà che ci circonda è
talmente ricca di spunti che non sento il bisogno di cercarne
altrove» -, a inseguire quella fusione di uomini e cose, solidi e
fluidi, di cui ci parla in queste righe Laura Cherubini.
E il risultato di questa ricerca, condotta con i mezzi della
tecnica e con quelli della sensibilità, sono una serie di scatti
che catturano e immobilizzano gesti, slanci, movimenti fulminei di
corpi che si fanno tutt'uno con l'ambiente più affascinante e
duttile che esista: l'acqua. Quella blu cobalto delle Piscine, per
l'esattezza, simbolo di agonismo e competitività, ma anche di
un'immobilità pacificante, che danno il titolo alla mostra apertasi
lo scorso 21 gennaio e che rimarrà allestita presso la Biblioteca
Nazionale Marciana di Venezia fino al 28 febbraio.
«In Piscine», spiega l'autore a Laura Cherubini, curatrice della
mostra e autrice dei testi che ne commentano il catalogo pubblicato
da Silvana Editoriale, «sono passato dal ritrarre il gesto della
natura al ritrarre la natura del gesto». Attraverso l'alternarsi di
inedite soluzioni stilistiche, le fotografie in mostra, realizzate
durante gli scorsi Campionati del Mondo di Nuoto - Roma 2009,
diventano paradigma della società attuale, proponendo differenti
visioni della realtà a seconda del punto temporale da cui la si
osserva.
L'opera di Nicolini - che dichiaratamente si rifà a quella
dell'americano Jay Mark Johnson e che aspira, secondo le parole di
questo artista divenuto famoso per una serie di scatti raffiguranti
atleti di Tai-Chi, a «proporre un metodo alternativo per rilevare
il movimento narrativo» - come una possibile declinazione visiva
delle Lezioni americane calviniane: Rapidità, Esattezza,
Visibilità, Leggerezza, Molteplicità… Le sue figure di Nuotatori,
così eteree da sembrare quasi smaterializzate, incorporee, e poi le
linee precise delle corsie, moltiplicate all'infinito in
un'ossessiva ripetizione dell'identico, evocano geometrie postumane
e anaffettive proprie del nuovo millennio. Dove l'acqua, elemento
cosmico venerato dai presocratici, origine taoista della realtà
stessa, appare compressa dentro spazi artificiali e ordinati.
I Nuotatori, così «stilizzati in algide figure geometriche
scarnificate dei muscoli, ma anche dell'anima», legati all'elemento
acqua ma al contempo isolati dal contesto (in queste foto non è mai
presente il pubblico), sono la metafora di quella parte della
società globale per cui la bellezza, vuota di sentimento, è ridotta
a pura estetica, modello per schiere crescenti di uomini e donne
che la monotonia di un'azione senza ideali riduce ad automi.
Nei Foto Disegni, originali sintesi di fotografia e pittura nelle
quali si avverte l'influenza di Art Wolfe, il maggiore fotografo
naturalista degli anni Novanta con cui Nicolini ha lavorato,
l'autore trova invece rifugio alle angosce dei nostri tempi
presentando i protagonisti degli scatti in una dimensione
fantastica e irriverente al tempo stesso. Una mano che si allunga
sull'acqua come un artiglio, corpi di atleti sospesi in volo e tra
realtà e sogno, verso cui proietta irresistibilmente l'immagine di
una piscina vuota, dove un bianco abbagliante contiene le
righe-corsie della prossima pagina da scrivere.
I Tuffatori, infine, ci restituiscono, quasi con un colpo di scena,
una visibile, fluida corporalità. Se i nuotatori, infatti, non
fanno che ripetere un gesto standardizzato, impersonale e asettico,
i tuffatori sembrano ricondurre l'impegno dell'atleta alla sua
natura più autentica, alla sua umanità. «L'uomo che si tuffa», nota
ancora Laura Cherubini, «fa un gesto atletico più articolato e più
carnale rispetto al nuotatore». Ecco allora ricomparire, sullo
sfondo, il pubblico, considerato da Nicolini come la manifestazione
di una "carnalità gioiosa", l'epifania di un'entità collettiva che
partecipa alla natura profondamente umana del gesto atletico di cui
è spettatrice, ma anche alla sua intrinseca valenza artistica.
Perché le foto di Nicolini, come nota ancora una volta la
Cherubini, sembrano davvero interpretare le parole del mitico coach
tedesco Horst Goerlitz, secondo il quale «un tuffo perfetto non è
solo un'opera di acrobazia difficile: è nello stesso momento
un'opera d'arte figurativa», perché «lo sport dei tuffi chiede
un'acrobazia perfetta durante il volo in aria, acrobazia eseguita
con eleganza ed armonia di movimenti in modo da nascondere la
difficoltà e far diventare così il tuffo un'opera d'arte».
Le Piscine di Nicolini, alla fine, ridisegnano un possibile tessuto
dell'esperienza, così come accadeva alle 16 piscine che deve
attraversare il protagonista del racconto di John Cheever Il
nuotatore (poi divenuto un film interpretato da un memorabile Burt
Lancaster). Integrando la visione della realtà da un ennesimo punto
temporale, le fotografie dedicate all'eleganza lieve e vivace del
nuoto sincronizzato che chiudono la mostra preannunciano la
soluzione indicata dall'autore per affrontare il profondo malessere
che contraddistingue il nostro tempo. È il ritorno all'elemento
naturale, da cui la nostra esistenza, come genere umano, ha avuto
inizio. È il raggiungimento di quella bellezza perfetta,
originaria, che è propria solo della Natura, modello di ogni umano
tentativo di migliorare se stesso. Anche con il tempo sempre più
breve di una gara, con la sincronia sempre più precisa di
un'immersione, con il disegno impeccabile di una coreografia che fa
del corpo umano tela e pennello.
Nicolini, come ogni vero artista, ci mostra insomma la realtà
ordinaria (qui le gare dei Campionati del Mondo di Nuoto) come se
fosse la prima volta, sottolineandone valenze simboliche e inattese
capacità di suggestione. Si inserisce in una tradizione
antichissima - la raffigurazione dell'atleta è un topos ricorrente
in tutta la storia dell'arte - che risale ai mosaici di Ostia
Antica o a quelli siciliani di Piazza Armerina, ma la rinnova
completamente, restituendo al gesto sportivo la dignità che la
cultura antica gli aveva conferito e che quella di massa gli ha poi
sottratto, relegandolo nell'ambito di una cultura "bassa",
popolare. Ci riesce con le sue immagini sfocate, che annullano i
confini, con i suoi ritratti di nuotatori che nell'acqua sembrano
trovare la loro sede più naturale, seguendo lo stesso istinto che
comanda alla pioggia di cadere e al fuoco di ascendere verso il
cielo. Senza più peso, senza più attrito. Come il corpo di un uomo
che nuota. |
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