|
|
Home > L'Editoria >
Il Carabiniere >
Anno 2010 >
Febbraio
>
CULTURA
Esempi da
ricordare
Da una Domenica del Corriere di oltre
cento anni fa, due casi di cronaca che ebbero per protagonisti i
Carabinieri: tra rivolte sedate per le vie di Palermo e cacciatori
di frodo colti in flagrante. Fino al sacrificio della
vita
Non c'è passaggio, nella storia del
nostro Paese, non c'è evento di carattere pubblico o privato,
singolo o collettivo, in cui non siano presenti, sullo sfondo o in
primo piano, un'uniforme dell'Arma, un uomo in divisa rossoblu
pronto a soccorrere e reprimere, pacificare gli animi e ristabilire
l'ordine violato.
Spulciando nelle pagine dei giornali di tanti anni fa - oltre
cento, per l'esattezza -, ne abbiamo trovati due, di questi
episodi, che ci sono
parsi degni d'essere ricordati. Correva l'anno 1909, e la
Navigazione generale italiana si era caparbiamente rifiutata di
continuare a tenere l'esercizio dei servizi marittimi. Il Ministro
delle Poste e Telegrafi, l'onorevole Carlo Schanzer, aveva allora
stipulato nuove Convenzioni con il Lloyd Italiano, che incontrarono
un'opposizione - nel Paese e nella Camera - talmente energica che
il senatore Piaggio, rappresentante del Lloyd Italiano, finì per
rinunciarvi con una lettera diretta al Presidente del Consiglio
Giovanni Giolitti.
L'8 luglio lo stesso Giolitti comunicò i contenuti del documento
alla Camera, chiedendo - ed ottenendo - la sospensione del
dibattito sul disegno di legge. Il successivo 18 novembre, l'on.
Schanzer presentò alcuni emendamenti apportati al disegno di legge
sulle Convenzioni Marittime. L'opposizione, però, mantenne
invariata la sua posizione contro quegli accordi, al punto che
Giolitti, il successivo 2 dicembre, rassegnò le dimissioni, non
prima di aver presentato un progetto di riforma tributaria -
anch'esso fortemente osteggiato dalla Camera - con il quale, da un
lato, proponeva di diminuire la tassa sullo zucchero, e dall'altro
fissava un'imposta progressiva globale sui fabbricati, sui terreni
e sui redditi di ricchezza mobile.
Ma le dimissioni di Giolitti non furono l'unica conseguenza delle
famigerate Convenzioni Marittime. Già nei giorni immediatamente
successivi al dibattito parlamentare relativo a quegli sfortunati
accordi, infatti, la questione era uscita al di fuori dei Palazzi
del Governo, per riversarsi sulle strade, provocando scontri e
disordini.
La Domenica del Corriere dell'11 luglio del 1909 documenta, ad
esempio, gli eventi occorsi a Palermo all'indomani della
discussione parlamentare sulle Convenzioni Marittime. Nelle pagine
interne, così venivano commentate le circostanze: «Gravi disordini
avvennero a Palermo nei giorni andati. Gli operai addetti più
specialmente alle costruzioni ed ai servizi marittimi scioperarono
e costrinsero gli altri a scioperare in segno di protesta contro il
progetto di Convenzioni Marittime che il Parlamento sta discutendo
e che danneggerebbe la Sicilia. In vari punti della bella città
avvennero conflitti fra la forza pubblica e i dimostranti, ai quali
s'aggiunsero i soliti pescatori nel torbido. Fu giuocoforza
ricorrere ai soldati. Le botteghe vennero chiuse, e intorno alle
bandiere agitate come segnacolo di rivolta, il conflitto fu assai
vivo. Fortunatamente, stavolta non vi sono vittime».
La splendida copertina raffigura numerosi manifestanti, bandiere
dello schieramento politico in cui essi si riconoscono,
appartenenti alle forze dell'ordine, poliziotti e, naturalmente,
carabinieri. L'autore del dipinto, come sua abitudine, non soltanto
ha voluto collocare i militi dell'Arma al centro dell'opera -
tributandogli, in tal modo, l'onore della migliore posizione
all'interno di un quadro - ma, con un sapiente gioco di colori, ha
fatto in modo di catalizzare su di loro l'attenzione
dell'osservatore: al rosso delle bandiere sventolate in aria dai
manifestanti, infatti, ha contrapposto, in un immaginario scontro
visivo dalle forti tinte cromatiche, le bande del medesimo colore
apposte sui pantaloni dei due carabinieri raffigurati. L'attenzione
che il Maestro Beltrame ha riservato all'Arma dei Carabinieri non
nasce tanto dall'opinione che egli ha dell'Istituzione - che, come
noto, è di evidente stima e ammirazione, non fosse altro per la
dignitosa compostezza con cui ha sempre ritratto i militi -, ma è
piuttosto specchio di un sentimento collettivo, quello nazionale,
della popolazione tutta, che ha sempre riconosciuto, nell'immagine
del Carabiniere, una figura dall'irrefutabile substrato morale ed
etico, portatrice di valori, meriti e qualità che forse nessun
altro esponente istituzionale ha saputo incarnare con tanto
immutabili regolarità e costanza per quasi due secoli.
Ciò appare ancor più evidente nella suggestiva immagine pubblicata
in 4a di copertina, sempre su La Domenica del Corriere, nel
dicembre dello stesso anno. Diverse le circostanze, identico il
sentimento di ammirazione nei confronti dell'Arma e dei suoi
rappresentanti più valorosi.
L'arte del Maestro Beltrame è al massimo della sua eloquenza.
L'autore ha scelto di evidenziare la tragicità di un episodio di
cronaca attraverso la tipica iconografia di una notte invernale:
gli alberi spogli delle fronde, nudi, scheletrici; i nemici appena
distinguibili, in lontananza, quasi fossero fantasmi; le fiammate
che fuoriescono dalle canne dei fucili, il cui fragore sembra di
udire ovattato, attutito dalla nebbia che, minacciosa, avvolge
tutto e tutti. Sono elementi che donano all'opera contorni cupi,
oscuri, che fungono da ideale cornice per l'orrenda visione cui
fanno da contorno: quella del carabiniere che, colpito a morte,
giace inerte a terra.
La lapidaria rubricazione del fatto di cronaca, Le vittime del
dovere, posta in calce alla stessa immagine, suggella con
ineccepibile efficacia giornalistica una delle più belle
raffigurazioni artistiche dedicate all'Arma dei Carabinieri. A
spiegare il senso di quell'immagine, invece, sono le parole
dell'articolo interno. «A Bolgheri, presso Cecina», vi si legge,
«in un'estesa bandita di proprietà dei conti della Gherardesca,
usavano introdursi da qualche tempo dei cacciatori di frodo. Alcune
notti addietro, due carabinieri che prestavano servizio in
compagnia dei guardacaccia per sorprendere questi cacciatori,
intesero fruscio di passi e videro delle ombre nascondersi dietro
gli alberi. Intimarono il "chi va là", ma n'ebbero in risposta dei
colpi di fucile, uno dei quali ferì alla testa il brigadiere Berni
e un altro uccise l'agente Perla, di 23 anni. Anche i carabinieri
fecero fuoco, ma senza colpire, sembra, i ribaldi, i quali
riescirono a fuggire. Ora si stanno ricercando e sembra con
probabilità di riescita». |
Gianluca Livi
|
|
|