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Esempi da ricordare

Da una Domenica del Corriere di oltre cento anni fa, due casi di cronaca che ebbero per protagonisti i Carabinieri: tra rivolte sedate per le vie di Palermo e cacciatori di frodo colti in flagrante. Fino al sacrificio della vita

Non c'è passaggio, nella storia del nostro Paese, non c'è evento di carattere pubblico o privato, singolo o collettivo, in cui non siano presenti, sullo sfondo o in primo piano, un'uniforme dell'Arma, un uomo in divisa rossoblu pronto a soccorrere e reprimere, pacificare gli animi e ristabilire l'ordine violato.

Spulciando nelle pagine dei giornali di tanti anni fa - oltre cento, per l'esattezza -, ne abbiamo trovati due, di questi episodi, che ci sono Copertina della 'Domenica del Corriere' sui disordini di Palermo del luglio 1909 parsi degni d'essere ricordati. Correva l'anno 1909, e la Navigazione generale italiana si era caparbiamente rifiutata di continuare a tenere l'esercizio dei servizi marittimi. Il Ministro delle Poste e Telegrafi, l'onorevole Carlo Schanzer, aveva allora stipulato nuove Convenzioni con il Lloyd Italiano, che incontrarono un'opposizione - nel Paese e nella Camera - talmente energica che il senatore Piaggio, rappresentante del Lloyd Italiano, finì per rinunciarvi con una lettera diretta al Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti.

L'8 luglio lo stesso Giolitti comunicò i contenuti del documento alla Camera, chiedendo - ed ottenendo - la sospensione del dibattito sul disegno di legge. Il successivo 18 novembre, l'on. Schanzer presentò alcuni emendamenti apportati al disegno di legge sulle Convenzioni Marittime. L'opposizione, però, mantenne invariata la sua posizione contro quegli accordi, al punto che Giolitti, il successivo 2 dicembre, rassegnò le dimissioni, non prima di aver presentato un progetto di riforma tributaria - anch'esso fortemente osteggiato dalla Camera - con il quale, da un lato, proponeva di diminuire la tassa sullo zucchero, e dall'altro fissava un'imposta progressiva globale sui fabbricati, sui terreni e sui redditi di ricchezza mobile.

Ma le dimissioni di Giolitti non furono l'unica conseguenza delle famigerate Convenzioni Marittime. Già nei giorni immediatamente successivi al dibattito parlamentare relativo a quegli sfortunati accordi, infatti, la questione era uscita al di fuori dei Palazzi del Governo, per riversarsi sulle strade, provocando scontri e disordini.

La Domenica del Corriere dell'11 luglio del 1909 documenta, ad esempio, gli eventi occorsi a Palermo all'indomani della discussione parlamentare sulle Convenzioni Marittime. Nelle pagine interne, così venivano commentate le circostanze: «Gravi disordini avvennero a Palermo nei giorni andati. Gli operai addetti più specialmente alle costruzioni ed ai servizi marittimi scioperarono e costrinsero gli altri a scioperare in segno di protesta contro il progetto di Convenzioni Marittime che il Parlamento sta discutendo e che danneggerebbe la Sicilia. In vari punti della bella città avvennero conflitti fra la forza pubblica e i dimostranti, ai quali s'aggiunsero i soliti pescatori nel torbido. Fu giuocoforza ricorrere ai soldati. Le botteghe vennero chiuse, e intorno alle bandiere agitate come segnacolo di rivolta, il conflitto fu assai vivo. Fortunatamente, stavolta non vi sono vittime».

La splendida copertina raffigura numerosi manifestanti, bandiere dello schieramento politico in cui essi si riconoscono, appartenenti alle forze dell'ordine, poliziotti e, naturalmente, carabinieri. L'autore del dipinto, come sua abitudine, non soltanto ha voluto collocare i militi dell'Arma al centro dell'opera - tributandogli, in tal modo, l'onore della migliore posizione all'interno di un quadro - ma, con un sapiente gioco di colori, ha fatto in modo di catalizzare su di loro l'attenzione dell'osservatore: al rosso delle bandiere sventolate in aria dai manifestanti, infatti, ha contrapposto, in un immaginario scontro visivo dalle forti tinte cromatiche, le bande del medesimo colore apposte sui pantaloni dei due carabinieri raffigurati. L'attenzione che il Maestro Beltrame ha riservato all'Arma dei Carabinieri non nasce tanto dall'opinione che egli ha dell'Istituzione - che, come noto, è di evidente stima e ammirazione, non fosse altro per la dignitosa compostezza con cui ha sempre ritratto i militi -, ma è piuttosto specchio di un sentimento collettivo, quello nazionale, della popolazione tutta, che ha sempre riconosciuto, nell'immagine del Carabiniere, una figura dall'irrefutabile substrato morale ed etico, portatrice di valori, meriti e qualità che forse nessun altro esponente istituzionale ha saputo incarnare con tanto immutabili regolarità e costanza per quasi due secoli.

Ciò appare ancor più evidente nella suggestiva immagine pubblicata in 4a di copertina, sempre su La Domenica del Corriere, nel dicembre dello stesso anno. Diverse le circostanze, identico il sentimento di ammirazione nei confronti dell'Arma e dei suoi rappresentanti più valorosi.

L'arte del Maestro Beltrame è al massimo della sua eloquenza. L'autore ha scelto di evidenziare la tragicità di un episodio di cronaca attraverso la tipica iconografia di una notte invernale: gli alberi spogli delle fronde, nudi, scheletrici; i nemici appena distinguibili, in lontananza, quasi fossero fantasmi; le fiammate che fuoriescono dalle canne dei fucili, il cui fragore sembra di udire ovattato, attutito dalla nebbia che, minacciosa, avvolge tutto e tutti. Sono elementi che donano all'opera contorni cupi, oscuri, che fungono da ideale cornice per l'orrenda visione cui fanno da contorno: quella del carabiniere che, colpito a morte, giace inerte a terra.

La lapidaria rubricazione del fatto di cronaca, Le vittime del dovere, posta in calce alla stessa immagine, suggella con ineccepibile efficacia giornalistica una delle più belle raffigurazioni artistiche dedicate all'Arma dei Carabinieri. A spiegare il senso di quell'immagine, invece, sono le parole dell'articolo interno. «A Bolgheri, presso Cecina», vi si legge, «in un'estesa bandita di proprietà dei conti della Gherardesca, usavano introdursi da qualche tempo dei cacciatori di frodo. Alcune notti addietro, due carabinieri che prestavano servizio in compagnia dei guardacaccia per sorprendere questi cacciatori, intesero fruscio di passi e videro delle ombre nascondersi dietro gli alberi. Intimarono il "chi va là", ma n'ebbero in risposta dei colpi di fucile, uno dei quali ferì alla testa il brigadiere Berni e un altro uccise l'agente Perla, di 23 anni. Anche i carabinieri fecero fuoco, ma senza colpire, sembra, i ribaldi, i quali riescirono a fuggire. Ora si stanno ricercando e sembra con probabilità di riescita».
Gianluca Livi