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Attualità
Dopo la
maturità...
Archiviato il sospirato diploma, è
l'ora della scelta più difficile, quella dell'università: qualche
consiglio per orientarsi nel mare magnum delle offerte didattiche
proposte dagli atenei italiani, tra corsi tradizionali e proposte
innovative
Francesca, 19 anni. Una calda giornata d'inizio luglio. Davanti a
lei, gli attesi "quadri": un 100 tondo tondo per la sua maturità,
prima fondamentale tappa sulla strada per divenire adulta.
Eppure qualcosa le impedisce di gioire fino in fondo. E sì, perché
ora che un altro gradino è stato salito sulla scala della vita, ne
rimane uno ancor più ripido: quello dell'università. E se è vero
che da quando aveva cinque anni e parlava solo con il suo Spaniel
s'è messa in testa di fare la veterinaria, è anche vero che, strada
facendo, altre professioni l'hanno attratta, facendole sognare di
divenire, di volta in volta, biologa, ingegnere, psicologa,
astronoma, farmacista.
Ma ora si fa sul serio. L'inizio dell'Anno Accademico è alle porte,
imminenti gli esami d'ammissione che molte università richiedono. E
dunque, come orientarsi nella scelta da cui dipende il suo futuro?
Si potrebbe affidare alle statistiche, e considerare che, secondo
l'Istat, l'88% dei laureati in Ingegneria meccanica ha un impiego
stabile a tre anni dalla laurea, contro il 49,8 dei laureati in
Lettere, o che la percentuale di dottori in Medicina e chirurgia
che lavora tre anni dopo aver conseguito il titolo è
incredibilmente bassa (12,7%) se confrontata con quella di chi
abbia scelto una Laurea triennale nelle professioni
infermieristiche, ostetriche o sanitarie (72,3%), ma anche con
quella dei dottori in Scienze della comunicazione (60,4%) ovvero
con le sempre attuali Lingue e letterature straniere (60,7%).
Ma questi non sono che freddi numeri. Quello con cui Francesca,
come ogni diplomato, deve fare davvero i conti ora sono le proprie
attitudini e passioni, curiosità e aspettative per il domani. E
allora il primo passo sarà interrogare se stessa, valutare punti di
forza e debolezze, e quindi esaminare uno ad uno i Corsi di Laurea
offerti dalle università italiane, alla ricerca di quello fatto su
misura per sé. E nello svolgere questa delicata indagine, sarà bene
tenere presente che non esistono solo le strade "tradizionali",
quelle da intraprendere per "esercitare la professione", come si
diceva un tempo. In un mondo in continua evoluzione, nuovi campi
del sapere si aprono alla sete di conoscenza di chi si affacci agli
scranni universitari, e gli atenei registrano il cambiamento,
arricchendo la propria offerta formativa con percorsi di studio di
cui spesso si ignora persino l'esistenza. Iscriversi ad una facoltà
come Architettura, ad esempio, diventa una scelta meno scontata se
si decide di laurearsi, all'università di Reggio Calabria o alla
Sapienza di Roma, in Architettura dei giardini e paesaggistica;
mentre per chi ami lo sport c'è la facoltà di Scienze motorie, che,
allo Iusm di Roma come alle università di Bologna, Napoli
Parthenope, Palermo, Milano, Urbino, Cassino o L'Aquila, forma
specialisti del benessere. Anche chi si senta portato per le
materie letterarie, non sempre demodé, ha di che spaziare nei nuovi
linguaggi contemporanei, tra lauree triennali come quella in Lingue
e letterature per la comunicazione multimediale offerta dall'ateneo
di Cassino o quella in Scienze del turismo per i beni culturali
dell'Università di Napoli, condivisa tra le facoltà di Lettere e
Filosofia ed Economia. Un corso di "confine", questo, buono per chi
non abbia fatto una scelta di campo tra quelle che Charles Snow
negli anni Cinquanta definì le "due culture", l'umanistica e la
scientifica. Simili "indecisi" potranno optare anche per Corsi di
Laurea come quello di I livello istituito dalla Sapienza di Roma in
Scienze applicate ai beni culturali e alla diagnostica per la loro
conservazione, o come quello in Economia e management per arte,
cultura e comunicazione proposto dalla Bocconi di Milano e
dall'Università di Bologna, dove l'alta componente
tecnico-scientifica si sposa con la passione per la bellezza.
L'interdisciplinarietà è una delle novità più interessanti del
nuovo panorama universitario, dove sembra essersi finalmente
affermata l'idea che il sapere non sia fatto a compartimenti
stagni. Una conquista che va di pari passo con il respiro
internazionale che sempre più atenei scelgono di conferire alle
proprie offerte formative, promuovendo master, percorsi di
specializzazione all'estero, Corsi di Laurea in lingua straniera.
Così, se all'Università di Bolzano si studia in tre lingue
(italiano, inglese e tedesco), a quella di Trento, dopo la Laurea
triennale in Ingegneria civile, si può proseguire con una
Magistrale in collaborazione con l'università di Tongij (Cina),
aperta a studenti italiani e cinesi che desiderino acquisire il
bagaglio di conoscenze tecniche necessario a "gettare fondamenta"
nel Bel Paese come nel Celeste Impero.
La vocazione internazionale caratterizza anche uno dei corsi più
innovativi proposti dalla Facoltà di Agraria dell'Università della
Tuscia, che a laureati di I livello in Agraria, Scienze ambientali,
Ingegneria o affini offre il Joint Program in Environmental Science
for Large Urban Areas, un Dual Degree che mira a formare
professionisti esperti delle problematiche ambientali delle aree
urbane in via di sviluppo.
Tenute in inglese, le lezioni si svolgono il primo anno a Viterbo,
nella sede dell'Università della Tuscia, e l'anno successivo a New
York, alla Pace University. Alla fine del percorso, gli studenti si
ritrovano in mano due titoli: una Laurea Specialistica italiana in
Environmental Science for Large Urban Areas e un Master of Science
Degree americano in Environmental Science. «I partecipanti al Dual
Degree», spiega il responsabile del Corso per l'Università della
Tuscia, il professor Salvatore Grimaldi, docente di Idrologia e
segretario del consiglio di amministrazione del Centro
Interuniversitario "H2CU" della Sapienza di Roma, che promuove
programmi accademici internazionali in collaborazione con il Mit di
Boston e le tre università newyorchesi Polytechnic, Pace e
Columbia, «hanno la possibilità non solo di apprendere l'inglese ad
alti livelli, ma anche di abbandonare la propria prospettiva
"provinciale" per divenire cittadini di un mondo globalizzato. E
globali saranno anche le opportunità occupazionali per i laureati,
che potranno contare su due titoli, uno italiano e uno americano,
potenzialmente spendibili in ogni parte del mondo».
Il percorso proposto dall'Università della Tuscia è aperto agli
studenti più meritevoli (per esservi ammessi sono necessari
un'ottima preparazione matematica e un altrettanto elevato grado di
competenza linguistica). E questo apre un capitolo a parte: quello
delle università eccellenti, accedere alle quali è una questione da
studenti modello.
Per chi si consideri tale, non c'è che l'imbarazzo della scelta tra
la Bocconi di Milano, che una classifica del Times piazza al 9°
posto nel mondo tra le migliori università in campo giuridico ed
economico, e l'Istituto Italiano di Scienze Umane (Iisu) di Firenze
e Napoli, dedicato all'alta formazione nell'ambito delle Scienze
Umane; tra la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di
Trieste (Sissa), che lavora al fianco dell'Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare, e l'Istituto Universitario di Studi Superiori di
Pavia (Iuss), che opera nell'ambito delle Scienze umane, sociali e
biomediche. E come non citare la Scuola Normale Superiore di Pisa,
cugina della École Normale Supérieure parigina? Per il 2008/2009
l'università napoleonica bandisce 74 posti (36 per Lettere e
filosofia, 38 per Scienze matematiche, fisiche e naturali) per
quanti supereranno al meglio il concorso che si svolge tra agosto e
settembre (iscrizioni entro il 16 agosto).
Non è necessario essere dei veri cervelloni, ma almeno coltivare
un'autentica passione per il cibo di qualità, per iscriversi
all'Università di Scienze gastronomiche. Nata nel 2004 e promossa
da Slow Food, ha sede a Pollenzo (Cuneo) e a Colorno (Parma), offre
attività didattica in italiano e in inglese, e ha conferito dignità
accademica alla gastronomia. «I nostri studenti», spiega il Rettore
Alberto Capatti, «ricevono una formazione altamente specialistica,
grazie alla quale potranno operare in tutti i settori legati alla
produzione, distribuzione, comunicazione e promozione di prodotti
agroalimentari di eccellenza. E, cosa più importante, la competenza
dei gastronomi non si fonda solo sulle nozioni apprese sui libri,
ma anche sull'incontro diretto con imprenditori italiani e
internazionali, che permette loro di conoscere a fondo le
caratteristiche del prodotto studiato, oltre che del territorio di
cui è frutto».
Per un "assaggio" delle attività di questo ateneo, basterà
partecipare al Salone del Gusto di Torino (23-27 ottobre), dove
alcuni laureati proporranno speciali degustazioni di cioccolato,
vino, formaggio e altre prelibatezze. E chissà che qualche
diplomato indeciso sul suo futuro, provandone alcune, non trovi la
propria strada. |
Maria Mataluno
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