|
Calatabiano: l'Arma contro la furia della
natura
Da quasi due secoli i Carabinieri
sono tutori della sicurezza pubblica oltreché privata e la prima
operazione di soccorso risale agli anni 1835-36, quando
intervennero in favore delle popolazioni liguri e piemontesi
colpite da una violenta epidemia di colera. Questa attività è
divenuta nel tempo una tradizione, che si perpetua ogni volta che
la furia della natura esiga la loro presenza professionale e di
conforto ai cittadini, come nell'esempio che descriviamo. Il 22
ottobre sull'abitato della frazione Pasteria del comune di
Calatabiano (Catania), si abbatteva un violento nubifragio che
causava lo straripamento del torrente Zammataro. Nel loro corso
violento e senza freno, le acque miste a fango e detriti
travolgevano circa quaranta autovetture ed un autobus, provocando
l'interruzione della strada statale 114 "Orientale Sicula" e
l'allagamento di una trentina di case. Il personale della Compagnia
di Giarre, tra cui il maresciallo Elio Marrone, i brigadieri
Salvatore Mostaccio e Giuseppe Reale e l'appuntato Giovanni
Maccarrone, portavano i primi soccorsi agli alluvionati; con non
poche difficoltà i militari riuscivano ad introdursi in alcune
abitazioni invase dalle acque ed a trarre in salvo persone anziane,
donne e bambini, accompagnandoli in un luogo sicuro. Poi, durante
le operazioni di salvataggio, si apprendeva la scomparsa di due
cacciatori inoltratisi nella contrada Pianotta. Rapidamente, anche
perché la sera era ormai prossima, si avviavano le ricerche. Verso
le 20.00, uno di essi veniva trovato su di un albero ove era
riuscito a salire per evitare di essere travolto dalla furia delle
acque. Le sue condizioni apparivano discrete per cui, una volta
imbracato con una corda, lo si poteva depositare sull'argine,
lontano dalle forti correnti. L'altro cacciatore, sfortunato,
veniva rinvenuto esanime e recuperato l'indomani mattina nelle
acque del mare antistanti la foce del torrente. L'opera di soccorso
prestata dall'Arma ha riscosso il pieno consenso delle autorità
locali e della collettività, che ne hanno apprezzato lo spirito di
abnegazione, il coraggio e la professionalità.
Fosse di Marana: rinvenuti reperti
archeologici trafugati
Per avere successo nell'attività
investigativa non basta la capacità professionale intesa solo come
conoscenza delle leggi, delle metodologie e dei supporti
tecnologici; sono necessarie infatti un'ottima conoscenza del
territorio, sia geograficamente che socialmente, e molta cura nei
rapporti interpersonali con la popolazione, da un lato per
infondere sicurezza, dall'altro per l'indispensabile acquisizione
di fonti informative. Una regola che ben conoscono i Comandanti
territoriali dell'Arma.
È questo il caso dei militari della
stazione di Montereale (L'Aquila), i quali, proprio nel corso di
un'indagine mirata alla vigilanza e repressione del furto di beni
archeologici, coadiuvati da personale del locale Corpo Forestale
dello Stato, nella tarda mattinata del 14 novembre, in località
Fosse di Marana, hanno rinvenuto, occultati all'interno di un
borsone nascosto fra le sterpaglie vicine al sito archeologico dove
si trovano alcune tombe risalenti all'VIII secolo a.C., diversi
monili metallici ed un pugnale in bronzo, appartenuti
presumibilmente a genti di stirpe sabina, che in quell'epoca
popolavano la zona adiacente. I reperti, di inestimabile valore,
erano stati trafugati con ogni probabilità da spregiudicati
"tombaroli" e nascosti in attesa del momento più propizio per
trasferirli altrove. Il sito è venuto alla luce in seguito a scavi
effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per
l'Abruzzo, che hanno portato all'individuazione di una necropoli
sabina a 1.200 metri d'altitudine, riferibile alla cosiddetta "età
orientalizzante" (metà VIII-VII sec. a.C.), suddivisa in sei
sepolture del tipo ad inumazione di fossa. Per la regione questi
ritrovamenti hanno un'importanza particolare, sia dal punto di
vista propriamente archeologico, sia storicamente, in quanto fino a
oggi in quel territorio si avevano testimonianze di antichi popoli
italici quali i Vestini, gli Equi, i Marruccini, i Peligni e non
dei Sabini, che trovavano invece maggiore diffusione appunto nel
non molto lontano Alto Lazio.
Manduria: carabiniere di quartiere
arresta un pedofilo
Il servizio di prossimità al
cittadino e l'attività informativa avviata e potenziata dall'Arma
anche con l'istituzione del Carabiniere di Quartiere stanno
producendo ottimi risultati, sia sul piano operativo che di
immagine. Ne è un esempio il fatto accaduto nel territorio della
Stazione di Manduria (Taranto), ove, grazie alle valide indicazioni
fornite dal Comandante, Luogotenente Giuseppe Ingrosso, e
all'eccellente servizio svolto dal carabiniere di quartiere,
appuntato Francesco Ciraci, veniva acquisita una notizia di sicuro
interesse info-investigativo, che consentiva di trarre in arresto
in flagranza del reato un quarantenne incensurato del luogo, resosi
responsabile di atti sessuali con una minorenne. In dettaglio,
grazie alla fiducia nutrita dalla cittadinanza, il citato
carabiniere di quartiere veniva a conoscenza del fatto che nel
centro storico di Manduria un individuo era solito appartarsi con
una minorenne. La notizia, com'è la prassi, è stata vagliata e
accertata approfonditamente, fin quando, nella serata del 10
novembre, transitando appunto in servizio di quartiere nel centro
storico, l'appuntato Ciraci notava l'uomo in questione che si
dirigeva in bicicletta con una ragazzina verso i vicoli privi di
illuminazione esistenti nei pressi. L'attento graduato,
opportunamente defilatosi in modo da osservare la scena senza
essere a sua volta visto, informava di quanto stava accadendo il
proprio Comandante di Stazione, che richiedeva l'ausilio di
personale del Nucleo Operativo della locale Compagnia. Giunti sul
posto i militari, insieme al collega, riuscivano a bloccare l'uomo
poco prima che abusasse sessualmente della minore, risultata poi
una dodicenne. I successivi accertamenti hanno permesso di appurare
che le turpi avances si protraevano da circa due anni e, peggio
ancora, che il pedofilo è lo zio della minore. Questi veniva quindi
arrestato e trasferito alla Casa Circondariale di Taranto, a
disposizione dell'autorità giudiziaria, mentre la malcapitata
ragazza veniva riaffidata alle cure dei genitori.
Ogni ulteriore commento è superfluo,
sia nei confronti del caso, di uno squallore evidente, sia per
l'efficacia e l'importanza concreta e d'immagine della brillante
operazione.
I.M.
Ala: cittadino salvato da morte
sicura
Alle prime luci del 30 ottobre, ad
Ala (Trento), l'appuntato Giorgio Baldo, effettivo al Nucleo
Operativo e Radiomobile della Compagnia di Trento, libero dal
servizio, sta percorrendo in auto il ponte sul fiume Adige, che
collega la Frazione di Chizzola con l'abitato di Ala. Ad un tratto
nota la presenza di un uomo, inseguito da una donna, che grida di
volersi gettare nelle acque del fiume. Il graduato, vista la
drammatica situazione, scende dal proprio mezzo e allerta
immediatamente la Centrale Operativa della Compagnia di Rovereto,
composta dagli appuntati Luca Moschini e Luca Gentilini. Nel
frattempo l'uomo, sofferente di crisi depressive e coinvolto poco
prima in un alterco con la moglie, con un gesto fulmineo,
sorprendendo anche l'appuntato Baldo, scavalca il parapetto del
ponte e si getta nelle sottostanti gelide acque, profonde in quel
punto circa 4 metri. Ma il bravo militare, nonostante il buio e il
pericolo, si tuffa a sua volta e raggiunge a nuoto il malcapitato;
contestualmente militari della Stazione di Mori, giunti sul posto,
nell'udire le richieste d'aiuto, con altrettanta prontezza si
lanciano anch'essi nelle acque per dare man forte al collega,
contribuendo così a salvare quel cittadino da sicura morte. Il
fatto non ha mancato di suscitare ammirazione e plauso da parte
dell'opinione pubblica. Già altre volte, su queste stesse pagine,
abbiamo proposto interventi di nostri militari in soccorso di
cittadini che, per malattia o disperazione, hanno tentato di
compiere gesti estremi, ma, come recita l'antico adagio, repetita
iuvant, se non altro per sottolineare che il carabiniere non è
soltanto un tutore dell'ordine e un operatore di giustizia, è anche
una persona generosa su cui si può contare sempre.
Presenti il Sottosegretario alla
Difesa, senatore Francesco Bosi, il Comandante Generale della
Finanza Roberto Speciale e numerose personalità accademiche e
militari (per l'Arma è intervenuto il Vice Comandante Generale
Roberto Santini), ha aperto i lavori il Presidente della Cism, Capo
Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, colonnello Euro Rossi,
il quale non ha mancato di sottolineare che il Convegno, pur non
riguardando specificamente la storia militare, interessava le sue
fonti, la metodologia e la divulgazione, ed era quindi
perfettamente in linea con gli scopi della Commissione. Peraltro
«la ricostruzione di un fatto storico è tanto più inoppugnabile
quanto più precise sono le sue fonti»; in questo senso è preziosa
l'attività degli uffici storici militari che non contrastano, anzi,
intendono sostenere il lavoro degli archivi civili e delle
biblioteche specialistiche.
Per i Carabinieri hanno parlato,
rispettivamente il giorno 19 e il 20, il maggiore Flavio Carbone e
il generale M.O.V.M. Umberto Rocca, Direttore del Museo Storico
dell'Arma dei Carabinieri. Il primo ha trattato "L'Ufficio Storico
del Comando Generale dei Carabinieri. Istituzione, problematiche
attuali, sviluppi", ricordandone il percorso ordinativo dal 1965,
come Sezione Storica dell'Ufficio Operazioni, sino ad oggi ed il
suo impegno nella raccolta, conservazione sistematica e
valorizzazione del materiale documentario concernente
l'Istituzione. Quindi ne ha tracciato i possibili sviluppi futuri
nella pianificazione di «interventi sotto il profilo organico,
dottrinario, formativo e logistico». Il generale Rocca ha
illustrato "Il Museo dell'Arma dei Carabinieri in due secoli di
storia", evidenziando che i musei militari, oltre ad essere
contenitori di cimeli e documentazione storica, «hanno un messaggio
sociale da trasmettere: possono e debbono comunicare i grandi
valori storici e morali di cui sono assertori e custodi».
Attualmente il Museo dell'Arma è in ristrutturazione, in attesa di
«ristabilire la propria missione e visione»; in questa fase del suo
percorso è dunque divenuto un «Museo delle Mostre»: esce cioè dai
propri confini e diviene «un'esperienza itinerante» verso il
pubblico, attraverso una serie di esposizioni tematiche e/o
cronologiche la cui caratteristica è la flessibilità, ossia la
capacità di adattarsi ai vari spazi espositivi che gli si
propongono. In prospettiva c'è senz'altro il riordino dell'archivio
documentale e fotografico, per dare il via ad una serie di studi
organici sul «patrimonio di conoscenze conservate e protette».
Al termine dei lavori è stata posta
particolare attenzione su una maggiore intesa tra il Ministero dei
Beni Culturali, il mondo accademico e le Istituzioni militari,
soprattutto per una formazione mirata del personale militare, e
sull'esigenza di prevedere nel Ministero della Difesa le figure
professionali degli archivisti di Stato; è anche emersa la
necessità di una rivisitazione delle normative, per armonizzarle
tra i diversi Enti preposti alla conservazione della documentazione
storica nazionale. |