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I giorni che hanno cambiato la storia - 9 - Il Sacro Romano Impero

Mille anni di storia furono segnati dall'incoronazione di Carlo Magno: essa sancì la nascita di un'istituzione che avrebbe retto fino ai primi anni del XIX secolo, quando fu spazzata via dalle campagne napoleoniche e dalla crescente insofferenza dei popoli germanici. Si può dire che l'Europa assunse in quel lungo periodo di tempo una fisionomia - e un'identità - politica e culturale oltre che geografica. I rapporti fra la Corona e il Papato - che si divisero per secoli potere temporale e spirituale - non furono sempre idilliaci, ma accompagnarono (e favorirono) l'evoluzione e la crescita del Vecchio Continente che era allora - in modo indiscutibile - il centro del mondo

Busto di Carlo Magno, reliquario in oro e pietre preziose del XIV secolo (Aquisgrana, Tesoro del Duomo)

Mille anni di storia. E un ruolo decisivo - riconosciuto da tutti gli storici - nella formazione di una coscienza europea, che anticipò di dodici secoli e mezzo le intuizioni di Adenauer, De Gasperi, Schuman. Fu Carlo Magno, l'imperatore incoronato in San Pietro dal papa Leone III la notte di Natale dell'anno 800, il primo pilastro dell'edificio europeo. La storia del Sacro Romano Impero - che raccoglieva l'eredità del vecchio Impero Romano e di quello Bizantino che si stava allora imbolsendo e infiacchendo (come era capitato nei secoli precedenti a quello fondato da Augusto) - coincise con quella del nostro Continente. Carlo Magno regnava su territori vastissimi, quasi interamente abitati da popolazioni cristiane: e anche questa fu una radice importante dell'istituzione che nasceva con lui. Dopo Costantino il grande, era il secondo sovrano che faceva nascere la sua legittimità anche dalla difesa della religione predominante nell'Occidente. E la cerimonia di incoronazione da parte del papa (che si sarebbe ripetuta a lungo nei secoli seguenti), bilanciata dal veto che gli imperatori mantennero sulle scelte dei conclavi per l'elezione dei pontefici, testimoniava il legame stretto fra la corona e la tiara, fra il potere temporale e quello spirituale. Nel corso dei secoli ci furono - naturalmente - molte occasioni di dissidio (o di guerra aperta) fra i due poteri, ma in epoche remote, nelle quali non esisteva la democrazia o l'autodeterminazione dei popoli, la sacralità della corona era una garanzia sufficiente e indispensabile per i sudditi.

Natale dell'anno 800

San Pietro non era quella che conosciamo oggi. La nuova basilica fu costruita - nell'arco di 123 anni - fra il 1506 e il 1629, dove sorgeva la precedente, edificata nel IV secolo, per volontà dell'imperatore Costantino dopo la sua conversione al cristianesimo, nel luogo in cui era custodito il corpo dell'apostolo. «Una gran sala, fatta di ordini di colonne e di arcate, che termina con un soffitto piatto come le travi visibili», la descrive lo storico inglese Georges P. Baker, in una biografia di Carlo Magno scritta più di cinquant'anni fa. «Le navate laterali rimangono invisibili, nascoste da tappezzerie di gran pregio, splendenti d'oro e di porpora, appese da colonna a colonna nei giorni di gran festa. All'estremità della navata salgono un gradino o due sotto un arco e giungono in un vasto transetto ben sgombro, in cui abbondano i mosaici e le immagini sacre». Lì, in quel luogo sacro, la notte di Natale dell'800, Carlo Magno fu incoronato imperatore dal papa Leone III. Non se l'aspettava: fu una sorta di agguato. Carlo era padrone allora di mezza Europa, e non riteneva necessaria una legittimazione del suo potere da parte del pontefice. Dinanzi ai mosaici e alle immagini sacre, racconta Baker, «splende una croce sfolgorante di luce, illuminata da 1.370 ceri. Al di sopra della croce vi è un paravento a colonnati, con angeli e santi dorati ed a colori, e i loro occhi scorgono l'altare a baldacchino tutto scintillante di luci. Davanti all'altare si trova segnato il luogo in cui riposa il corpo di San Pietro. Carlo è solo, davanti ai Franchi che si sono fermati su una linea, qualche passo indietro, in mezzo ai Romani e agli altri fedeli che si accalcano per vedere meglio. I cantori e i chierici hanno raggiunto i loro posti. Leone s'è diretto verso l'altare. Regna il silenzio. Carlo s'inginocchia e rimane così in preghiera. Tra poco retrocederà d'un passo o due verso i suoi Franchi. Si rialza per trovarsi di nuovo dinanzi al papa Leone, immobile e silenzioso. Non si ode nemmeno il fruscio dei paramenti laminati d'oro. Qualcosa di rotondo e di freddo tocca la sua fronte, e i presenti innalzano un grido improvviso e simultaneo: "A Carlo Augusto, incoronato da Dio, grande e pacifico imperatore, vita e vittoria!". È incoronato imperatore». Andò così, secondo gli storici.

Eginardo - che era il biografo ufficiale di Carlo Magno - riferì che se Carlo «avesse potuto conoscere le intenzioni del papa, non avrebbe mai messo piede in San Pietro, nonostante la grande festa religiosa della giornata». Fu costretto ad accettare la dignità imperiale, anche se essa appariva come un dono del papa.

La corona ferrea (Monza, Tesoro del Duomo)

Un altro biografo di Carlo Magno, Gianni Granzotto, ha osservato (una trentina di anni fa) che «il grande dilemma che fu in seguito al centro della lotta delle investiture, se il primato appartenesse a chi incoronava o a chi era incoronato, non parve neppure sfiorare il pensiero dei protagonisti di quella notte. Leone era un povero pastore; Carlo il sovrano più potente della Terra, da cui dipendevano anche in Roma medesima la vita e la morte. La gloria dell'Impero era interamente sua, un diritto divino di cui il pontefice si limitava ad essere lo strumento». E fu probabilmente questo il pensiero di Carlo.

L'unica reazione negativa a quella cerimonia venne - come era facilmente prevedibile - da Bisanzio. Dopo la caduta dell'Impero Romano, Bisanzio era diventata il centro del mondo. In quella notte, l'Europa (con il potere temporale di Carlo e quello spirituale del papa) aveva riconquistato la supremazia. Che avrebbe mantenuto per mille anni, avendo ancora - con tutte le variabili, gli imprevisti, le crisi, i conflitti, che la Storia impone - il papa e l'imperatore fra i protagonisti principali.

L'idea ispiratrice di quella incoronazione fu la "renovatio imperii Romani", ma il titolo di Sacro Romano Impero è successivo. Secondo la versione più accreditata dagli storici, fu coniato nell'802.

Carlo Magno riuscì a tenere unito un impero sconfinato per quei tempi. Ci volevano mesi, o anni, per attraversarlo da un capo all'altro, era abitato da popoli che parlavano lingue diverse, che avevano tradizioni e culture diverse. Dimostrò grande vigore e straordinaria saggezza nel tenerlo sotto controllo. Si spostava spesso dalla sua capitale, Aquisgrana, per controllare meglio i suoi domini. Aquisgrana era la capitale dello Stato da lui ereditato dal padre Pipino, l'Austrasia, che corrispondeva - più o meno - all'attuale Germania. Aveva altre due residenze reali, una a Worms, sul Reno, e l'altra a Heristal, nel Brabante (in Belgio). Ma i suoi spostamenti lo portavano un po' dovunque, nell'Europa continentale e in Italia. Si muoveva su un carro tirato da buoi, vestito come un pellegrino. Per dormire chiedeva ospitalità ai contadini. Gli piaceva molto mescolarsi con i sudditi, conoscere i loro problemi, tentando - nei limiti del possibile - di risolverli. Ma si rese conto che i suoi viaggi non erano sufficienti a garantire l'unità dell'Impero. E mise a punto una struttura amministrativa, decentrata, che gli permise di controllare le più lontane province del suo regno. Creò una specie di governo (come noi lo intendiamo oggi), con sei segretari di Stato, ciascuno dei quali aveva una delega specifica. Avevano poteri soltanto consultivi: l'ultima parola spettava comunque all'Imperatore. Ma c'erano poi ampie autonomie, di cui erano titolari le Contee, che avevano poteri militari, fiscali e giudiziari. Il Conte (o Prefetto) era nominato direttamente dal Re. In caso di guerra, il Re poteva nominare un Duca o un Marchese che reclutava i soldati in più contee. I poteri religiosi erano esercitati dai Vescovi. L'autonomia locale era attenuata dalla presenza dei Missi Dominici, ispettori regi che esercitavano il controllo sull'amministrazione periferica. I Missi Dominici erano reclutati nell'alta burocrazia laica ed ecclesiastica e il loro potere, limitato nel tempo, si estendeva fino alla destituzione del Conte (previo consenso del Re). Soltanto i cittadini in grado di mantenere la famiglia erano chiamati al servizio militare, gratuito e con l'onere dell'equipaggiamento a carico del soldato. I latifondisti dovevano fornire un adeguato numero di armati. Durante le campagne militari era ammesso il saccheggio (un'usanza rimasta in vigore, con modalità diverse, fino a tutto il XVIII secolo).

L'aspetto più interessante della personalità di Carlo Magno è legato alla sua istruzione. L'imperatore era analfabeta. Dedicò molto tempo al tentativo di imparare a leggere e scrivere, ma senza successo. Eppure rispettava, ed amava profondamente, la cultura. Fondò la Scuola Palatina, raccogliendo nella corte di Aquisgrana i dotti del tempo, inglesi, italiani, longobardi. Al monaco inglese Alcuino affidò il compito di coordinare questo gruppo di saggi, che comprendeva - fra gli altri - Paolo Diacono (autore della più famosa storia del popolo longobardo), Eginardo (che fu il biografo dell'imperatore), Piero da Pisa, Paolino d'Aquileia, Sigulfo, Teodulfo, Angilberto. Tutti gli intellettuali più importanti dell'epoca. Trascorrevano le giornate a discutere di filosofia e di scienza (che erano poi la stessa cosa).

Il globo imperiale (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

Fu un grandissimo sovrano, che lasciò un'impronta profonda. Si può dire che il Medioevo cambiò direzione sotto di lui, trovando assetti politici e istituzionali che sarebbero sopravvissuti per secoli. Le basi del feudalesimo le pose lui, con la creazione di una struttura periferica

Ma, in ragione anche della spartizione dell'Impero fra i tre figli, la sua grande costruzione visse un periodo di grave appannamento. Le varie regioni che avevano fatto parte dell'Impero si resero indipendenti costituendo ognuna uno Stato a sé. Sorse così, nell'888, il Regno di Germania. L'area germanica era divisa in tanti potenti ducati: Sassonia, Franconia, Baviera, Lorena; contro cui avevano lottato invano i successori di Carlo Magno per ridurli alla soggezione dell'autorità centrale. Fra tanti feudatari, Enrico I di Sassonia si distinse per aver saputo fronteggiare validamente le minacce degli Slavi e degli Ungari, e per questi meriti gli altri feudatari accettarono la successione al trono del figlio Ottone I, che, per piegare la resistenza dei duchi, ricorse allo spezzettamento dei feudi e all'appoggio del clero. Ottone scese in Italia e a Pavia cinse la corona di Re d'Italia (1951). Dopo un decennio di lotte contro i propri feudatari e contro le incursioni degli Ungari, tornò nuovamente in Italia, e a Roma ricevette la corona imperiale (962) dalle mani del Papa Giovanni XII, che riconobbe in lui un grande difensore della Cristianità. Ottone ridusse l'incontrastato potere dei feudatari o sostituendoli o spezzando i loro feudi e concedendo il governo delle città e di molte terre ai vescovi (vescovi-conti), con l'appoggio dei quali aveva maggiori garanzie di salvaguardare l'unità territoriale dell'Impero dato che - non potendo avere figli legittimi - alla loro morte il feudo tornava nelle mani dell'imperatore il quale poteva nuovamente disporne, a differenza di quanto accadeva con i feudatari laici, che avevano il diritto di trasmettere alla loro morte il feudo in eredità ai propri figli.

Molti storici considerano Ottone il vero fondatore del Sacro Romano Impero, oltre che il capostipite della dinastia Sassone, che regnò ininterrottamente fino al 1024, con Ottone II, Ottone III ed Enrico II. In realtà, con lui nacque il Sacro Romano Impero Germanico che differiva dal Sacro Romano Impero carolingio non solo per la nazionalità dell'imperatore e per la diversità del territorio (che non comprendeva più la Francia), ma anche e soprattutto per i diversi rapporti tra Chiesa e Impero. La Chiesa era di fatto dipendente dalla volontà dell'Imperatore. Si era perso il rapporto di pari dignità fra le due istituzioni.

Dopo i Sassoni, fu la volta della dinastia di Franconia, che mantenne la corona con Corrado II (il Salico), Enrico III, Enrico IV (l'imperatore scomunicato da Gregorio VII, davanti al quale fu costretto a umiliarsi), Enrico V e Lotario II. Nel 1138 il trono fu occupato da Corrado III Hohenstaufen, che trasmise la corona a Federico I Barbarossa, Enrico VI, Ottone IV e Federico II, re di Sicilia, che i contemporanei soprannominarono "Stupor mundi". Ci fu quindi un breve interregno degli Asburgo (Rodolfo I e Alberto I); poi (dal 1308 al 1437) lo scettro passò nelle mani della dinastia del Lussemburgo: Enrico VII, Ludovico di Baviera, Carlo IV, Venceslao, Ruperto e Sigismondo. Tornarono quindi gli Asburgo, che avrebbero regnato ininterrottamente fino al 1806 (con una sola interruzione di tre anni, quando salì sul trono Carlo VII Wittelsbach, prima di Maria Teresa). Gli imperatori della dinastia più potente d'Europa furono Alberto II, Federico III, Massimiliano I, Rodolfo II, Mattia, Ferdinando II, Ferdinando III, Leopoldo I, Giuseppe I, Carlo VI, Maria Teresa, Francesco I, Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II. Il marito e il primo figlio di Maria Teresa furono da lei associati al trono.

Corona imperiale del X secolo (Vienna, Kunsthistorisches Museum)

La mancata elezione di un imperatore per un ventennio nella seconda metà del XIII secolo aveva segnato la crisi definitiva dell'autorità universale imperiale. La Bolla d'Oro del 1356, che attribuiva ai principi elettori il diritto di eleggere l'imperatore, sancì il carattere tedesco dell'Impero, che si emancipò da allora dal papato. Segno della nuova situazione fu la dizione di "Sacro romano impero di nazione germanica", comparsa nel Quattrocento, che univa la vecchia pretesa all'universalità con il nuovo carattere nazionale dell'impero. Sul piano istituzionale il Sacro Romano Impero presentava l'incoerenza tra il principio dell'elettività dell'imperatore da parte della "Dieta dell'Impero" e la tendenza dei sovrani a crearsi una dinastia mediante l'associazione al trono degli eredi, come fecero stabilmente gli Asburgo a partire dal 1438. Nel 1556 Carlo V abdicò dividendo l'Impero in due parti: al figlio Filippo II lasciò il regno di Spagna con Milano e i tre viceregni di Napoli, Sicilia e Sardegna, i Paesi Bassi e le colonie americane; al fratello Ferdinando I lasciò la corona imperiale, i domini ereditari degli Asburgo e le corone di Boemia e d'Ungheria.

I due rami della famiglia governarono così su due delle principali potenze europee, il cui espansionismo fu arginato soltanto dalla Guerra dei Trent'anni. L'estinzione della linea spagnola degli Asburgo nel 1700 fu alla base della guerra di successione spagnola (1701-1713). Con la pace di Utrecht (1713) e il trattato di Rastatt (1714), la Spagna passò dagli Asburgo alla casata francese dei Borbone.

Il Sacro Romano Impero fu caratterizzato nell'età moderna dal dualismo costituzionale di imperatore e ceti imperiali che si era cristallizzato alla fine del Quattrocento. Questo dualismo fu confermato dalla pace di Augusta del 1555 e dalla pace di Vestfalia del 1648. Il carattere di grandi potenze assunto dall'Austria e dalla Prussia nel Settecento svuotò però progressivamente di significato il Sacro Romano Impero. Esso divenne completamente fuori del tempo dopo la Rivoluzione francese e fu abolito nel 1806 da Francesco II d'Asburgo, in conseguenza del nuovo assetto dato alla Germania da Napoleone.

Benedetto Testa