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Quella prima missione in Crimea

Centociquant'anni orsono il Corpo di Spedizione sardo debuttava in una operazione internazionale e, in alleanza con inglesi e francesi, conquistava Sebastopoli. A distinguersi, in particolare, furono i Carabinieri Reali

Il capitano Emanuele Trotti, prescelto quale Comandante del primo contingente dell'Arma da inviare in Crimea

Nella prima metà del secolo XIX, l'Impero ottomano, già in gravi difficoltà, sia internamente, sia nei rapporti con le altre potenze europee, aveva cercato di effettuare riforme interne e di stabilire rapporti meno tesi con la Russia zarista. Le alleanze venivano fatte e disfatte rapidamente e si andava concretando quella "questione d'Oriente" (la sistemazione dei territori ottomani nei Balcani) che avrebbe agitato la diplomazia europea per quasi cento anni e che non sarebbe stata in realtà risolta nemmeno alla fine della I guerra mondiale.

Già nei primi anni del secolo Austria e Russia stavano pensando alla spartizione delle terre europee sotto dominio turco, e naturalmente Francia e Inghilterra non volevano assistere all'avvenimento senza parteciparvi, o almeno fermare austriaci e russi. Fu un periodo molto complesso per gli equilibri europei, che implicò accordi più o meno segreti.

Uno dei punti più importanti fu quello relativo al dominio sugli Stretti, perché la revisione della Convenzione del 1841 (che ne aveva regolato il transito soprattutto per il naviglio di guerra) non era più sufficiente. Si trattava in realtà della presenza del potenziale navale russo nel Mar Nero, che avrebbe potuto alterare gli equilibri europei di quel periodo, in quanto era chiaro che lo zar intendeva avere libertà di affacciarsi sul Mediterraneo a suo piacimento: fu questo il motivo principale per il quale sarebbe stata combattuta la guerra di Crimea. (Anche in futuro la sovranità sugli Stretti avrebbe turbato i rapporti fra le potenze europee, fino a quando, nel 1936, tale sovranità fu restituita alla Repubblica turca, per ottenerne una neutralità bienveillante nel nuovo conflitto mondiale che si addensava sul cielo d'Europa).

In risposta ai "programmi" politici russi, inglesi e francesi decisero di spostare le loro flotte nel Mediterraneo, non intenzionati, però, a muovere da soli guerra alla Russia. Ma questi movimenti navali non potevano risolvere il problema. Francia e Inghilterra ritenevano piuttosto che, se avessero potuto conquistare la fortezza russa di Sebastopoli, in Crimea, avrebbero annullato la potenza zarista nel Mar Nero: in questo modo sarebbe stato possibile negoziare su nuove basi l'importante questione dei Dardanelli e sbarrare a Mosca l'ingresso in quel mare, nel quale si doveva ad ogni costo mantenere uno status quo, impedendo ad una nuova potenza di mettere qualche ipoteca anche sulla sponda Sud del Mare Nostrum.

La posizione dell'Austria fra Francia e Russia era particolarmente delicata, perché Vienna aveva un fronte aperto in Italia, e solo una assicurazione che il Piemonte non avrebbe approfittato delle difficoltà austriache in Oriente avrebbe convinto quella potenza a scendere in guerra contro lo zar.

Vi era inoltre bisogno, per il Corpo di Spedizione internazionale, di truppe ben addestrate, e quelle sarde erano conosciute per la loro professionalità. Quando il 14 aprile 1854 al conte di Cavour fu presentato un progetto di alleanza, con la richiesta di un contingente di circa 15mila uomini (un terzo dell'intero esercito piemontese), Cavour aveva già deciso di accettare quell'offerta (anche contro il consiglio dell'intero Gabinetto), per inserire il Piemonte nel «concerto delle potenze europee». La politica piemontese non permise un pronto allineamento alle decisioni cavouriane, ma, superando ogni ostacolo, il 26 gennaio 1855 il piccolo Regno stipulò una alleanza militare che comportava l'invio di truppe in Crimea, entrando così di fatto nella "grande" politica europea.

Il 31 marzo del 1855 Vittorio Emanuele II, «Re di Sardegna, di Cipro, di Gerusalemme etc. etc. etc.», come scritto nel Decreto originale, stabiliva l'ordinamento del previsto Corpo di Spedizione sardo in Oriente. Il Corpo era composto da uno stato maggiore, una intendenza di armata, personale sanitario militare, un uditorato di guerra (tribunali militari all'interno dell'organigramma del Corpo), due divisioni, una brigata di riserva, un reggimento di cavalleggeri, una brigata di artiglieria di piazza con una compagnia di operai d'artiglieria, un battaglione di zappatori, un distaccamento del treno d'armata, una compagnia infermieri militari, alcuni operai delle sussistenze militari. Completavano il Corpo un parco mobile d'artiglieria, un deposito generale e uno succursale d'artiglieria, un parco divisionale e uno principale del genio.

Tra i distaccamenti era previsto quello dei Carabinieri Reali, che sarebbe stato amministrato dal Corpo dei Carabinieri Reali di terraferma. Era composto da un ufficiale capitano, comandante superiore del Corpo, e tre ufficiali subalterni; da un drappello di carabinieri a cavallo, con un maresciallo d'alloggio, un brigadiere e 10 carabinieri; da un secondo drappello a piedi, con due marescialli d'alloggio, 4 brigadieri e vice brigadieri, 34 carabinieri. Il tutto per un totale di 56 unità con 12 cavalli a disposizione. Furono poi inviati altri carabinieri su richiesta del generale Alfonso La Marmora, Comandante del Corpo di Spedizione, portando il totale medio delle presenze a 70 unità. I militari dell'Arma erano guidati dal capitano Emanuele Trotti.

Il primo scontro col nemico fu consumato il 16 agosto del 1855. Il giorno successivo, dal Quartier Generale di Kadi-koi, La Marmora emanò un ordine del giorno, lodando l'impegno di tutto il contingente; impegno che, riteneva, sarebbe valso l'approvazione degli alleati e la soddisfazione del Re, per aver respinto il nemico russo sulla Cernaia. Il 18 agosto ebbe il grato compito di partecipare ai componenti della spedizione l'ordine del giorno che il generale inglese aveva diramato alla sua Armata, nel quale costui dichiarava la soddisfazione per il comportamento dell'Armata francese e di quella sarda contro i russi il 16 agosto. Scriveva l'inglese: «I nostri coraggiosi alleati, colla loro intrepidità, colla loro audacia, hanno aggiunto nuovi allori alle nostre armi, ed in questa occasione, la prima ove l'Armata sarda si scontrò col nemico, ella si è dimostrata degna di combattere a fianco delle più grandi nazioni militari d'Europa…».

Il Comandante dell'Armata francese, a sua volta, scriveva a La Marmora: «Signor Generale in Capo, mi affretto di accusarLe ricevuta della relazione che Ella ha voluto indirizzarmi intorno alla parte che l'Armata sarda ha sì gloriosamente sostenuto nell'azione di ieri sulla Cernaia. Mi permetta di esternarLe le mie più sincere felicitazioni per la bella condotta delle sue truppe in questo primo scontro con i Russi». L'Imperatore dei francesi aveva espresso direttamente al Re di Sardegna tutto il suo compiacimento per il comportamento dei soldati piemontesi contro quelli russi.

Il 20 agosto il Ministro della Guerra inglese aveva fatto pervenire a La Marmora un telegramma nel quale si complimentava a nome della Regina per il risultato ottenuto nella prima giornata degli scontri, nella quale tutti gli alleati si erano dimostrati all'altezza della loro reputazione militare. Al termine della campagna di Crimea, la Regina d'Inghilterra decise di accordare una medaglia alle truppe del Re di Sardegna che avevano preso parte al conflitto. Il Re d'Italia si compiacque di questa decisione, tanto da decidere di presenziare alla cerimonia, dando istruzioni al Ministero della Guerra di provvedere affinché tutto si svolgesse con regolarità e celerità. Poiché non era possibile dare la medaglia a tutti i partecipanti del Corpo alla battaglia, per la "bassa forza" fu prevista un'aliquota per le varie componenti, eccezion fatta per i Carabinieri Reali, ciascuno dei quali ricevette la prestigiosa onorificenza.

L'8 settembre 1855 cadde la Torre di Malakoff e fu conclusa la presa di Sebastopoli. Il generale in capo dell'Armata francese, nel suo ordine del giorno dell'11 settembre successivo, scriveva che la giornata dell'8, «in cui hanno sventolato insieme le bandiere delle Armate Inglese, Piemontese e Francese», sarebbe rimasto «un giorno per sempre memorando (…) la presa di Sebastopoli sarà l'eterno vostro onore (…)». Il capitano Trotti lasciò a proposito di questa vicenda militare una lettera splendida, con la quale descriveva vividamente la resa della città e tutti gli orrori di questo combattimento. Il 30 marzo 1856 a Parigi fu firmata la pace fra i contendenti, e di conseguenza il successivo 16 aprile venne dato l'ordine di rientro per il Corpo di Spedizione.

I Carabinieri Reali non solo si erano «illustrati» nel corso dei combattimenti, ma avevano iniziato anche quella che resterà per l'Arma una grande tradizione di professionalità: l'addestramento di polizie internazionali. Francia, Inghilterra e Sardegna avevano deciso infatti, nell'ottobre del 1855, a causa della situazione non proprio tranquilla di Costantinopoli, di contribuire alla sicurezza della città, imponendo al Sultano un "controllo", sotto forma di "assistenza tecnica" alla Polizia ottomana: per questo impegno fu richiesta una collaborazione proprio ai carabinieri aggregati alla spedizione piemontese. Questi fecero delle operazioni molto importanti nei quartieri di Pera e Galata, tanto da ottenere grandi lodi, non solo dai comandanti europei, ma dalle stesse autorità turche.

Dunque, sia nei combattimenti sia nella funzione di polizia e controllo dell'ordine pubblico, in questo conflitto in terre lontane l'Arma dei Carabinieri iniziò a farsi conoscere a livello internazionale, ottenendo, insieme alle altre truppe piemontesi, una valutazione estremamente favorevole da parte di comandanti di Armate di tradizioni militari secolari.

Maria Gabriella Pasqualini