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Nella prima metà del secolo XIX,
l'Impero ottomano, già in gravi difficoltà, sia internamente, sia
nei rapporti con le altre potenze europee, aveva cercato di
effettuare riforme interne e di stabilire rapporti meno tesi con la
Russia zarista. Le alleanze venivano fatte e disfatte rapidamente e
si andava concretando quella "questione d'Oriente" (la sistemazione
dei territori ottomani nei Balcani) che avrebbe agitato la
diplomazia europea per quasi cento anni e che non sarebbe stata in
realtà risolta nemmeno alla fine della I guerra mondiale.
Già nei primi anni del secolo
Austria e Russia stavano pensando alla spartizione delle terre
europee sotto dominio turco, e naturalmente Francia e Inghilterra
non volevano assistere all'avvenimento senza parteciparvi, o almeno
fermare austriaci e russi. Fu un periodo molto complesso per gli
equilibri europei, che implicò accordi più o meno segreti.
Uno dei punti più importanti fu
quello relativo al dominio sugli Stretti, perché la revisione della
Convenzione del 1841 (che ne aveva regolato il transito soprattutto
per il naviglio di guerra) non era più sufficiente. Si trattava in
realtà della presenza del potenziale navale russo nel Mar Nero, che
avrebbe potuto alterare gli equilibri europei di quel periodo, in
quanto era chiaro che lo zar intendeva avere libertà di affacciarsi
sul Mediterraneo a suo piacimento: fu questo il motivo principale
per il quale sarebbe stata combattuta la guerra di Crimea. (Anche
in futuro la sovranità sugli Stretti avrebbe turbato i rapporti fra
le potenze europee, fino a quando, nel 1936, tale sovranità fu
restituita alla Repubblica turca, per ottenerne una neutralità
bienveillante nel nuovo conflitto mondiale che si addensava sul
cielo d'Europa).
In risposta ai "programmi" politici
russi, inglesi e francesi decisero di spostare le loro flotte nel
Mediterraneo, non intenzionati, però, a muovere da soli guerra alla
Russia. Ma questi movimenti navali non potevano risolvere il
problema. Francia e Inghilterra ritenevano piuttosto che, se
avessero potuto conquistare la fortezza russa di Sebastopoli, in
Crimea, avrebbero annullato la potenza zarista nel Mar Nero: in
questo modo sarebbe stato possibile negoziare su nuove basi
l'importante questione dei Dardanelli e sbarrare a Mosca l'ingresso
in quel mare, nel quale si doveva ad ogni costo mantenere uno
status quo, impedendo ad una nuova potenza di mettere qualche
ipoteca anche sulla sponda Sud del Mare Nostrum.
La posizione dell'Austria fra
Francia e Russia era particolarmente delicata, perché Vienna aveva
un fronte aperto in Italia, e solo una assicurazione che il
Piemonte non avrebbe approfittato delle difficoltà austriache in
Oriente avrebbe convinto quella potenza a scendere in guerra contro
lo zar.
Vi era inoltre bisogno, per il Corpo
di Spedizione internazionale, di truppe ben addestrate, e quelle
sarde erano conosciute per la loro professionalità. Quando il 14
aprile 1854 al conte di Cavour fu presentato un progetto di
alleanza, con la richiesta di un contingente di circa 15mila uomini
(un terzo dell'intero esercito piemontese), Cavour aveva già deciso
di accettare quell'offerta (anche contro il consiglio dell'intero
Gabinetto), per inserire il Piemonte nel «concerto delle potenze
europee». La politica piemontese non permise un pronto allineamento
alle decisioni cavouriane, ma, superando ogni ostacolo, il 26
gennaio 1855 il piccolo Regno stipulò una alleanza militare che
comportava l'invio di truppe in Crimea, entrando così di fatto
nella "grande" politica europea.
Il 31 marzo del 1855 Vittorio
Emanuele II, «Re di Sardegna, di Cipro, di Gerusalemme etc. etc.
etc.», come scritto nel Decreto originale, stabiliva l'ordinamento
del previsto Corpo di Spedizione sardo in Oriente. Il Corpo era
composto da uno stato maggiore, una intendenza di armata, personale
sanitario militare, un uditorato di guerra (tribunali militari
all'interno dell'organigramma del Corpo), due divisioni, una
brigata di riserva, un reggimento di cavalleggeri, una brigata di
artiglieria di piazza con una compagnia di operai d'artiglieria, un
battaglione di zappatori, un distaccamento del treno d'armata, una
compagnia infermieri militari, alcuni operai delle sussistenze
militari. Completavano il Corpo un parco mobile d'artiglieria, un
deposito generale e uno succursale d'artiglieria, un parco
divisionale e uno principale del genio.
Tra i distaccamenti era previsto
quello dei Carabinieri Reali, che sarebbe stato amministrato dal
Corpo dei Carabinieri Reali di terraferma. Era composto da un
ufficiale capitano, comandante superiore del Corpo, e tre ufficiali
subalterni; da un drappello di carabinieri a cavallo, con un
maresciallo d'alloggio, un brigadiere e 10 carabinieri; da un
secondo drappello a piedi, con due marescialli d'alloggio, 4
brigadieri e vice brigadieri, 34 carabinieri. Il tutto per un
totale di 56 unità con 12 cavalli a disposizione. Furono poi
inviati altri carabinieri su richiesta del generale Alfonso La
Marmora, Comandante del Corpo di Spedizione, portando il totale
medio delle presenze a 70 unità. I militari dell'Arma erano guidati
dal capitano Emanuele Trotti.
Il primo scontro col nemico fu
consumato il 16 agosto del 1855. Il giorno successivo, dal Quartier
Generale di Kadi-koi, La Marmora emanò un ordine del giorno,
lodando l'impegno di tutto il contingente; impegno che, riteneva,
sarebbe valso l'approvazione degli alleati e la soddisfazione del
Re, per aver respinto il nemico russo sulla Cernaia. Il 18 agosto
ebbe il grato compito di partecipare ai componenti della spedizione
l'ordine del giorno che il generale inglese aveva diramato alla sua
Armata, nel quale costui dichiarava la soddisfazione per il
comportamento dell'Armata francese e di quella sarda contro i russi
il 16 agosto. Scriveva l'inglese: «I nostri coraggiosi alleati,
colla loro intrepidità, colla loro audacia, hanno aggiunto nuovi
allori alle nostre armi, ed in questa occasione, la prima ove
l'Armata sarda si scontrò col nemico, ella si è dimostrata degna di
combattere a fianco delle più grandi nazioni militari
d'Europa…».
Il Comandante dell'Armata francese,
a sua volta, scriveva a La Marmora: «Signor Generale in Capo, mi
affretto di accusarLe ricevuta della relazione che Ella ha voluto
indirizzarmi intorno alla parte che l'Armata sarda ha sì
gloriosamente sostenuto nell'azione di ieri sulla Cernaia. Mi
permetta di esternarLe le mie più sincere felicitazioni per la
bella condotta delle sue truppe in questo primo scontro con i
Russi». L'Imperatore dei francesi aveva espresso direttamente al Re
di Sardegna tutto il suo compiacimento per il comportamento dei
soldati piemontesi contro quelli russi.
Il 20 agosto il Ministro della
Guerra inglese aveva fatto pervenire a La Marmora un telegramma nel
quale si complimentava a nome della Regina per il risultato
ottenuto nella prima giornata degli scontri, nella quale tutti gli
alleati si erano dimostrati all'altezza della loro reputazione
militare. Al termine della campagna di Crimea, la Regina
d'Inghilterra decise di accordare una medaglia alle truppe del Re
di Sardegna che avevano preso parte al conflitto. Il Re d'Italia si
compiacque di questa decisione, tanto da decidere di presenziare
alla cerimonia, dando istruzioni al Ministero della Guerra di
provvedere affinché tutto si svolgesse con regolarità e celerità.
Poiché non era possibile dare la medaglia a tutti i partecipanti
del Corpo alla battaglia, per la "bassa forza" fu prevista
un'aliquota per le varie componenti, eccezion fatta per i
Carabinieri Reali, ciascuno dei quali ricevette la prestigiosa
onorificenza.
L'8 settembre 1855 cadde la Torre di
Malakoff e fu conclusa la presa di Sebastopoli. Il generale in capo
dell'Armata francese, nel suo ordine del giorno dell'11 settembre
successivo, scriveva che la giornata dell'8, «in cui hanno
sventolato insieme le bandiere delle Armate Inglese, Piemontese e
Francese», sarebbe rimasto «un giorno per sempre memorando (…) la
presa di Sebastopoli sarà l'eterno vostro onore (…)». Il capitano
Trotti lasciò a proposito di questa vicenda militare una lettera
splendida, con la quale descriveva vividamente la resa della città
e tutti gli orrori di questo combattimento. Il 30 marzo 1856 a
Parigi fu firmata la pace fra i contendenti, e di conseguenza il
successivo 16 aprile venne dato l'ordine di rientro per il Corpo di
Spedizione.
I Carabinieri Reali non solo si
erano «illustrati» nel corso dei combattimenti, ma avevano iniziato
anche quella che resterà per l'Arma una grande tradizione di
professionalità: l'addestramento di polizie internazionali.
Francia, Inghilterra e Sardegna avevano deciso infatti,
nell'ottobre del 1855, a causa della situazione non proprio
tranquilla di Costantinopoli, di contribuire alla sicurezza della
città, imponendo al Sultano un "controllo", sotto forma di
"assistenza tecnica" alla Polizia ottomana: per questo impegno fu
richiesta una collaborazione proprio ai carabinieri aggregati alla
spedizione piemontese. Questi fecero delle operazioni molto
importanti nei quartieri di Pera e Galata, tanto da ottenere grandi
lodi, non solo dai comandanti europei, ma dalle stesse autorità
turche.
Dunque, sia nei combattimenti sia
nella funzione di polizia e controllo dell'ordine pubblico, in
questo conflitto in terre lontane l'Arma dei Carabinieri iniziò a
farsi conoscere a livello internazionale, ottenendo, insieme alle
altre truppe piemontesi, una valutazione estremamente favorevole da
parte di comandanti di Armate di tradizioni militari
secolari. |