CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2005 > Ago / Set > Società

Meteorologia: il dilemma delle previsioni

Solo una grande mole di lunghi e complessi calcoli matematici, unita ad una precisa analisi della morfologia di un terreno sempre diverso, ci consente di conoscere "il tempo di domani". E dunque l'approssimazione è inevitabile

Il cielo sereno.

Bello o brutto? Caldo o freddo? Pioggia o sole? Termini tutto sommato banali, che ognuno di noi utilizza nel chiedersi: che tempo farà domani? Quando poi le temperature condizionano la vita quotidiana, diventa quasi perentorio cercare di capire quanto a lungo quel tempo durerà. Vediamo, dunque, se tutto ciò si possa... prevedere.

La scienza della meteorologia nasce a metà del Seicento con i primi studi sulla pressione atmosferica (misurata da Torricelli) e i moti atmosferici (osservati da Hadley). Prosegue con gli effetti elettrici (famosa è l'esperienza del parafulmine vissuta, o meglio, sopravvissuta da Franklin) e la scoperta dei primi elementi gassosi. Mancando una scienza organica, l'esperienza osservativa del luogo fu il punto di partenza per trovare delle regole in un ambiente dinamico come l'atmosfera, costellato da numerosi fenomeni quali il vento, la pioggia, le nuvole e influenzato dall'esterno dal calore del Sole. I detti popolari, ancora oggi ricordati e tramandati, sono il tesoro culturale di quel periodo pre-scientifico e coloriscono i calendari scritti per gli agricoltori.

L'avvento del metodo scientifico e dell'approccio sperimentale ha completamente cambiato il modo di prevedere il tempo. Mentre prima lo si osservava dal terreno, in seguito si iniziò a studiare la sua evoluzione in base a dati oggettivi. In assenza di strumenti e mezzi adeguati, i primi studi previsionali si basarono quasi esclusivamente sul campo barico, ossia sulla distribuzione della pressione al suolo. In seguito si è potuta constatare l'interazione tra i vari strati dell'atmosfera e la dipendenza del tempo non solo dalla pressione, per cui oggi lo si studia sulla carta o su uno schermo di un computer ricorrendo a complicate formule matematiche. La visione dal punto di vista spaziale si è ampliata dalla vallata al mondo intero, grazie anche al lancio dei satelliti.

Paradossalmente, le previsioni di oggi avrebbero tutto il diritto di essere esatte, considerato tutto lo scibile sul quale si basano, ma nonostante ciò la Natura, ed in particolare l'atmosfera, sfugge ancora ad una precisa descrizione dell'Uomo. Molte sono le teorie e le formule, sempre maggiore la potenza dei calcolatori. Ma qualcosa ci è ancora ignoto.

Qui di seguito cercheremo di comprendere quello che manca o ciò che causa l'imprecisione delle previsioni: senza un fine giustificativo, ma solo per comprendere la strada percorsa dalla scienza e quella che si dovrebbe percorrere nel futuro con la ricerca.

Le previsioni meteorologiche come noi le intendiamo prendono in considerazione solo lo strato dell'atmosfera direttamente a contatto con la superficie terrestre, ossia uno strato che può oscillare dai 10 ai 15 km di altezza. Esse sono effettuate utilizzando dei complessi modelli fisico-matematici, dove con il termine "modelli" s'intende una costruzione matematica che permetta di descrivere dei fenomeni fisico-chimici tentando di simulare la realtà. Per sviluppare una previsione con questo sistema è necessario conoscere le condizioni iniziali, ossia il dato osservativo dal quale si parte, che si basa su sei variabili fisiche fondamentali: tre (direzione, verso, intensità) relative al vento, cui si aggiungono pressione, temperatura ed umidità.

Il problema delle previsioni è risolvere esattamente, o trovare soluzioni approssimate, alle complesse equazioni che legano le sei variabili. Se ciò non bastasse, i fenomeni atmosferici sono interdipendenti, per cui il variare di uno implica un sensibile cambiamento dell'altro. Con tutte queste difficoltà, è necessario effettuare delle semplificazioni, a discapito, naturalmente, della precisione del risultato. Nonostante ciò, la previsione dell'evoluzione dei parametri fisici nel tempo rimane generalmente buona.

Purtroppo, per altri problemi legati alla risoluzione delle equazioni differenziali, ossia equazioni che calcolano le differenze tra un prima ed un dopo temporale, si è costretti a procedere a passi discreti, ciò che non fa la Natura. In pratica, si approssima l'evoluzione di un fenomeno fisico con tante piccole tappe che permettono di risolvere le equazioni punto per punto, ma che possono far evolvere gli scenari in modi completamente diversi dalla realtà. Con questo trucco, però, il complesso sistema delle sei equazioni si trasforma in un sistema risolvibile.

Stando così le cose, la risolvibilità delle equazioni per una data zona geografica comporta la necessità di eseguire una grande mole di operazioni al computer, operazioni che aumentano vertiginosamente all'espandersi dell'area studiata: il raddoppio del lato di un'area comporta una quadruplicazione della superficie e dei dati.

Per misurare sul terreno le condizioni iniziali, si definisce sulla carta geografica una griglia con maglie di una certa ampiezza ai cui nodi si effettuano le rilevazioni dei sei parametri. Più la griglia è fitta, maggiore sarà la mole di dati immagazzinati e più la previsione sarà attendibile. A discapito, però, dei tempi di elaborazione. Il paradosso è che per avere la migliore previsione del tempo di domani dovrei aspettare dopodomani o dopodomani l'altro!

La griglia stessa ha in sé un'imprecisione, poiché difficilmente si presenta omogenea, dato che le centraline di rilevamento non possono essere disposte ad intervalli regolari. A tale mancanza si ovvia con metodi di interpolazione, per cui si calcolano i sei parametri di un nodo inesistente grazie alle informazioni dei nodi immediatamente vicini. I grossi centri di calcolo meteorologico forniscono i risultati per i modelli a grande scala.

Per avere le previsioni per zone più ristrette si utilizza il metodo del nesting (nidificazione): i nodi della griglia del modello a grande scala diventano le condizioni iniziali del modello a scala media, che a loro volta diventano le condizioni iniziali del modello a piccola scala.

Finora si è considerata solo la parte attinente all'atmosfera, ma bisogna tener conto anche della morfologia del terreno sia dal punto di vista geometrico (estensione, altezza, forma) che qualitativo (pianura, montagna, coltivazioni, boschi, tessuto urbano), perché questa influenza notevolmente ciò che accade nella troposfera (ovvero nella regione più bassa dell'atmosfera stessa). Ad esempio, i pendii delle montagne deviano le masse d'aria con la conseguente formazione delle nubi; oppure possono formare il cosiddetto "Foehn", il vento di caduta che fa aumentare la temperatura alle pendici sottovento. Anche in questo ambito la morfologia può essere solo simulata con metodi di approssimazione, poiché la precisa descrizione comporterebbe un'ulteriore aumento di dati e dunque di calcoli. È solo a questo punto che la vera elaborazione della previsione può avere inizio. I risultati ottenuti saranno di un'attendibilità del 90% per le successive 24 ore e del 60% a 10 giorni.

Il futuro delle previsioni considera in particolar modo il settore agricolo, dove i caratteri qualitativi delle distribuzioni di precipitazione e temperatura al suolo dei 3-4 mesi futuri e il loro relativo grado di affidabilità permetterebbero una stima dei rischi climatici per le colture e una migliore pianificazione delle specie da coltivare.

In definitiva, la meteorologia deve essere supportata da ricerche di base in vari campi come la fisica, la matematica, la chimica, per poter migliorare sia le previsioni a breve termine che rendere più affidabili quelle a medio termine. Quelle a lungo termine, in effetti, sembrano ancora lontane dall'avere un'accettabile affidabilità.

Tullio Aebischer