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Energia: purché sia pulita

La domanda in tal senso è in continua crescita. Mentre vengono proposte soluzioni interessanti non solo da un punto di vista tecnico, ma anche economico e politico

Alcuni oannelli solari

Fino al 25 settembre la prefettura di Aichi, sulle colline ad est di Nagoya, in Giappone, sarà teatro della World Expo 2005, uno degli eventi fieristici più importanti al mondo in fatto di tendenze e linee di sviluppo della moderna società (vedi anche Il Carabiniere, n. 4 e n. 7 del 2005). Tra le altre cose, la manifestazione offrirà al pubblico (sono previsti più di 15 milioni di visitatori!) l'opportunità di conoscere, in anteprima mondiale, alcune delle più incredibili applicazioni di frontiera delle nuove tecnologie.

L'Expo di quest'anno è importante anche perché delinea il quadro di un nuovo mondo tecnologico particolarmente sensibile alla salute del pianeta. I più entusiasti, in preda ad una vera e propria febbre di tecno-ottimismo, già parlano di eco-utopie che diventano realtà. Tra edifici di bioplastica e acciaio riciclato alimentati ad energia eolica o fotovoltaica, con le facciate ricoperte di piante e impreziosite da cascatelle d'acqua con funzione di climatizzatore naturale, e ristoranti dove si usano posate rigorosamente biodegradabili - che poi possono essere riutilizzate come combustibile ad alto rendimento energetico - uno dei temi di discussione più importanti è proprio quello delle fonti rinnovabili di energia e delle tecniche più all'avanguardia per sfruttarle al meglio.

Non si scopre certo oggi che la crescente domanda di energia, in un mondo sempre più popolato, industrializzato e tecnologicizzato, ha drammaticamente portato alla luce il problema della diffusione nell'atmosfera di gas inquinanti prodotti dai combustibili fossili, quali petrolio, carbone e gas naturale (metano). Secondo le statistiche degli ultimi anni, almeno l'80 per cento dell'intera energia prodotta al mondo deriva da queste tre fonti, che, ai vantaggi di avere (ancora per quanto?) una gran diffusione in natura e un alto rendimento, accompagnano però sottoprodotti di scarto, i quali rischiano di minacciare sempre più la stabilità dell'ecosistema planetario. Con le fonti rinnovabili a bassissimo impatto ambientale - sole, vento, acqua eccetera - si tenta di conciliare l'impegno a perseguire un modello di sviluppo sostenibile con la necessità di rispondere adeguatamente alla domanda energetica.

Secondo le ultime stime, entro il 2030 la domanda di energia nel mondo potrebbe crescere di almeno un 60 per cento rispetto a oggi: se tale domanda dovesse continuare ad essere quasi interamente soddisfatta dalle fonti tradizionali di combustibile fossile, il quadro globale diverrebbe davvero allarmante. Oltre al pesantissimo impatto ambientale, con "atti di ribellione" della Natura che non osiamo nemmeno immaginare, la dipendenza degli approvvigionamenti di energia da aree del mondo politicamente instabili si accentuerebbe, e gli equilibri politici ed economici diventerebbero sempre più critici. Senza contare che ben due terzi della domanda globale verrà dai Paesi in via di sviluppo. Paesi con almeno un miliardo e mezzo di persone prive di elettricità e nei quali, dovendo partire praticamente da zero, non sarebbe logico perpetuare le conseguenze negative dell'uso dei combustibili fossili.

Tuttavia, quello di un mondo strozzato da un collasso energetico non è l'unico scenario possibile. La riduzione delle emissioni non solo è economicamente fattibile e non distrugge posti di lavoro, ma può perfino essere un fattore di incremento delle efficienze produttive. Alcuni importanti segnali sembrano incoraggiare in tal senso: ad esempio, sono disponibili soluzioni sempre più efficaci sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico, e si nota un maggiore impegno politico anche da parte di Paesi che finora si erano dimostrati meno aperti verso l'energia rinnovabile (significativa, in tal caso, l'accettazione del protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti da parte della Russia).

Un motivo per essere, sia pure moderatamente, ottimisti, è poi il mutato atteggiamento nei confronti dei temi ambientali da parte dei grandi gruppi industriali, americani compresi. In molti, ormai, hanno definito loro obiettivo strategico la minimizzazione dell'impatto ambientale, e il ricorso alle energie rinnovabili appare come lo strumento fondamentale per raggiungerlo. E così, vuoi per motivi di immagine, vuoi per strategie industriali, anche le multinazionali del greggio si sono adeguate e si stanno trasformando in compagnie energetiche a più ampio raggio, che vendono sul mercato mondiale anche forme di energia "pulita".

Insomma, continuando di questo passo, e incrementando i contributi alla ricerca, introducendo incentivi fiscali, definendo obiettivi sempre più vincolanti alle emissioni, forse la quota parte di energia rinnovabile crescerà veramente fino a quel 35 per cento che gli scenari più ottimisti dipingono come obiettivo per il 2030.

In questo lento ma continuo processo, l'Europa per prima ha profuso grandissimo impegno, fissando da subito obiettivi che implicano tassi di crescita annui molto elevati per tutte le fonti energetiche alternative. In particolare, la direttiva del settembre 2001 ha stabilito che l'elettricità proveniente da fonti rinnovabili dovrà arrivare al 22 per cento del totale nel 2010 (contro il 15,3 per cento che rappresentava il valore medio per gli Stati membri della Ue alla fine del 2001).

Analizzando i trend di crescita di "energia pulita" emerge come, alla luce degli obiettivi fissati, la situazione sia positiva per settori come quello eolico, idroelettrico, fotovoltaico e geotermico (a patto di proseguire con opportuni programmi di sostegno), mentre si è accumulato un certo ritardo nel campo dello sfruttamento delle biomasse e del solare termico, che pure hanno potenzialità teoriche di sviluppo molto attraenti (per una sintetica descrizione delle varie fonti di energia rinnovabile vedi box).

Andando nello specifico, è interessante notare che, mentre all'inizio degli anni Novanta la produzione europea di energia eolica era circa il 20 per cento di quella del resto del mondo, oggi tale percentuale è vicina al 70 per cento. La Germania è davanti a tutti, seguita da Spagna, Stati Uniti e Danimarca: i tedeschi producono ben dieci volte più dell'Italia, che comunque precede Gran Bretagna, Cina e Giappone. Il costo di generazione di energia eolica - funzione della velocità media del vento e del costo per unità di potenza delle unità produttive - è sceso da circa 30 euro per kilowatt all'ora del 1980 ai 5 del 2004 per gli impianti su terraferma, mentre è passato dai circa 20 euro del 1990 agli 8 del 2004 per gli impianti offshore (in mare), raggiungendo in pratica i valori dell'elettricità prodotta col carbone. Per l'eolico, quindi, specie nel settore offshore, meno impattante sul paesaggio, è facile prevedere uno sviluppo importante.

Diversa è la situazione del fotovoltaico. Qui l'Europa rappresenta oggi circa il 17 per cento della produzione del resto del mondo, comunque in crescita rispetto al 10 per cento di cinque anni fa. Il maggior produttore mondiale è il Giappone, che da solo supera tutto il resto del mondo, seguito da Germania e Stati Uniti. L'Italia è lontana, con una produzione di appena il 5 per cento rispetto ai giapponesi, ma comunque è terza in Europa dietro Germania e Olanda. Il costo del fotovoltaico è sceso del 70 per cento dal 1990 a oggi; il suo utilizzo è però ancora solo per applicazioni di nicchia.

Proseguendo nella rapida carrellata, lo sfruttamento delle energie idroelettriche continuerà a dare un contributo rilevante, specie in Asia, dove le enormi risorse naturali sono sfruttate pochissimo. Invece, per i due settori in ritardo, quello delle biomasse e quello del solare termico, le applicazioni possibili sarebbero moltissime, specie nel campo dei trasporti (con i biocombustibili), del riscaldamento e della produzione di elettricità; urge però un quadro normativo e di incentivi locali adeguati, oltre a maggiori investimenti nella ricerca e nello sviluppo, che finora non sono stati sostenuti abbastanza.

Per le energie rinnovabili resta comunque aperto un problema di fondo: quello della loro intermittenza. Il sole e il vento non danno energia durante l'arco di una intera giornata, né allo stesso modo in tutte le stagioni. Serve quindi un nuovo sistema di stoccaggio. Per questo problema la soluzione oggi più studiata è quella di utilizzare le rinnovabili per produrre idrogeno, immagazzinarlo e poi utilizzarlo con celle a combustibile per ottenere elettricità in centrali fisse o su mezzi di trasporto.

Insomma, il volano dell'energia rinnovabile sembra girare a gran velocità. Il mondo scientifico e quello economico, sotto la pressione di un'opinione pubblica sempre più sensibile, sono concordi sull'importanza di proseguire lungo il percorso intrapreso. Speriamo che anche il mondo politico - specie in alcune realtà che forse ancora sottovalutano l'urgenza di provvedimenti efficaci e tempestivi - dia il suo fondamentale contributo, operando scelte coraggiose e lungimiranti. La Natura, interpretata dalla mente operosa dell'uomo, sembra ancora disponibile a nutrire la nostra "fame" di energia. Ma non per sempre!

Raoul Cuminetti