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Saldi: attenti al bidone

Dieci semplici regole a cui attenersi affinché gli acquisti fatti in questo periodo dell'anno siano davvero degli "affari", e non ulteriori bufale di cui il povero consumatore viene sempre più spesso fatto oggetto

Dieci semplici regole a cui attenersi affinché gli acquisti fatti in questo periodo dell'anno siano davvero degli affari

Un vestito o un paio di scarpe adocchiati da tempo? Una camicia alla quale avete dovuto rinunciare per via del caro-euro? Il momento per l'acquisto è arrivato: ora lo stesso articolo, fino a ieri quasi proibito, potrebbe costare il 20 e anche il 30 o 40 per cento in meno. Questione di saldi, che, come ogni anno in questo periodo (il calendario varia comunque da zona a zona), sono in pieno svolgimento. Approfittarne è un imperativo quasi categorico. «Attenzione, però», avverte Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef, una delle associazioni dei consumatori, «l'affare a volte cela piccole o grandi fregature, e dunque è opportuno tener presente alcune regole fondamentali. Per esempio, bisognerebbe sempre diffidare di sconti superiori al 50 per cento. Troppo elevati e troppo esiguo il margine di guadagno del commerciante, a meno che non si tratti di fondi di magazzino degli anni precedenti. Ma in questo caso la merce non può essere venduta in saldo».

Insomma, il "bidone" potrebbe essere in agguato. Motivo per cui l'Intesa dei Consumatori, l'organismo che raggruppa le principali sigle a tutela dei clienti (Adusbef, Adoc, Codacons, Federconsumatori), ha messo a punto un particolare decalogo. Dieci regole in tutto per evitare di imbattersi in spiacevoli sorprese.

La prima regola fondamentale è quella che riguarda gli articoli difettosi. Spesso al consumatore viene detto che la merce acquistata non può essere sostituita o rimborsata. Alcuni negozi, addirittura, espongono cartelli del tipo: "La merce venduta non si cambia". Non è vero! Le vendite in saldo, prezzo a parte, sono identiche a tutte le altre vendite, e dunque seguono le regole generali previste per il commercio e stabilite dal Codice Civile, che recita: "La cosa venduta deve essere immune da vizi o difetti". Il che significa che il negoziante, su richiesta del cliente ed entro il termine di due mesi dalla data in cui è stato scoperto l'eventuale difetto (decreto legislativo 24/2002), è obbligato a sostituire l'articolo. Obiezione del negoziante: "La merce è esaurita. Pur volendo, non potrei sostituire il prodotto".

Nulla di drammatico e irreparabile. In questo caso, abbastanza frequente, si può pretendere un'equa riduzione del prezzo o la restituzione della somma versata, e per questo motivo lo scontrino deve essere sempre conservato. Saldi o non saldi, comunque, il cosiddetto diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale non esiste. Per cui, se avete sbagliato a scegliere la taglia o avete semplicemente cambiato idea, è solo la disponibilità del commerciante che può ovviare al problema. In altri termini: non c'è un diritto del consumatore. Tutto è affidato al buon cuore di chi vende. E veniamo alla seconda regola.

La merce venduta in saldo, come detto, deve essere quella della stagione in corso. La legge recita: "Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo".

Naturalmente, non è sempre semplice capire se quel determinato articolo che si vorrebbe acquistare è nuovo o risale a qualche anno fa. Come ovviare? Magari, seguendo la terza regola. «Se possibile», spiegano all'Intesa Consumatori, «bisognerebbe fare acquisti nei negozi di fiducia, oppure comprare merce di cui si conoscono il prezzo e la qualità di partenza, in modo da poter valutare la convenienza del saldo».

Quarta regola: diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non consentono di vedere la merce e verificare sempre che il prodotto offerto in vetrina sia lo stesso di quello venduto in negozio.

Quinta regola: sulla merce è obbligatorio il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo e il valore percentuale dello sconto applicato. Non solo: il prezzo deve essere esposto in modo chiaro e leggibile e i messaggi pubblicitari non devono essere ingannevoli. In caso contrario, meglio uscire dal negozio senza acquistare nulla: molto probabilmente non si tratta di vera vendita in saldo. Se invece la merce vi convince o pensate di avere convenienza ad acquistarla, comprate pure, ma attenzione al momento del pagamento.

Capita, con una certa frequenza, che il commerciante dica che la merce acquistata durante le vendite di fine stagione non può essere pagata con carta di credito. Anche questa affermazione non corrisponde al vero: i negozi che normalmente accettano pagamenti elettronici (e che dunque espongono in vetrina il relativo adesivo) non possono sospenderli nel periodo dei saldi (eventuali rifiuti possono essere segnalati alle società che emettono le carte per le opportune verifiche). Il che significa che se il negoziante insiste a pretendere il pagamento in contanti, pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di credito, bisognerebbe diffidare: non ha alcun motivo per farlo.

Settima regola: non andate di corsa e siate sempre pignoli. Guardate le etichette che riportano la composizione dei tessuti (in genere, i prodotti naturali costano di più, quelli sintetici di meno), verificate eventualmente se il capo è di pura lana vergine o solo di lana (la seconda può essere riciclata, la prima no), controllate le modalità di lavaggio (se il capo costa poco ma deve essere poi portato in lavanderia, il risparmio diminuisce). Soprattutto, per realizzare buoni affari, non fermatevi al primo negozio che propone sconti: meglio confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi.

E ricordatevi (ottava regola) che la merce offerta in saldo deve essere sempre tenuta separata da quella nuova (per evitare che il consumatore compri a prezzo pieno pensando di usufruire dello sconto) e che la prova dei capi (nona regola) non è obbligatoria (ma ovviamente, se vi viene negata, il consiglio è di non acquistare, proprio perché, come detto, il diritto di recesso non esiste).

E la decima e ultima regola? Abbiamo barato: per la verità, non si tratta di una vera e propria regola, e non ha nulla a che fare con i consigli delle associazioni dei consumatori. Diciamo che è un augurio: buone compere. Nella speranza, naturalmente, che le altre nove regole vi possano essere utili.

Arturo Saitta