|
Animali e macchine volanti in mostra
fino all'11 settembre a Trento. In volo è infatti il titolo di
un'esposizione temporanea organizzata dal Museo Tridentino di
Scienze Naturali, che compie un excursus completo attraverso le
tappe evolutive che hanno portato gli animali alla conquista del
cielo. Trecento milioni di anni di adattamenti, conquiste e astuzie
della natura raccontati tra i cimeli di uno dei padri
dell'aviazione e dell'industria aeronautica italiana, l'ingegner
Gianni Caproni, di cui il museo porta il nome. Un modo per mettere
insieme la poesia del volo animale con il fascino della tecnologia,
specie quella pionieristica che sa di costruzioni artigianali, di
guizzi d'ingegno e di umanità.
«La mostra è stata ideata da Peter
Fluckinger del Museo di Scienze Naturali di Olten, in Svizzera»,
spiega Osvaldo Negra, del Museo Tridentino, «e attraverso diorami,
pannelli interattivi, immagini e testi vuole consentire al
visitatore di farsi un'idea ben precisa di come gli animali hanno
conquistato ed evoluto l'attitudine al volo. E l'ambientazione
nelle sale di un museo aeronautico riflette, nel contempo, la
conquista del cielo da parte dell'uomo e le profonde valenze
culturali ed antropologiche che il volo ha sempre esercitato su di
lui».
Il Museo Caproni, il primo museo
aeronautico ed aziendale italiano e uno dei musei dell'aviazione
più apprezzati al mondo, non è solo lo spazio che ospita la
rassegna, ma in un certo senso ne enfatizza il significato,
permettendo al visitatore di fare mille collegamenti e paralleli,
più o meno pindarici, tra volo animale e volo tecnologico.
All'ingresso, il modello di quello che doveva essere un uccello
preistorico sembra specchiarsi in uno dei biplani Sva reduci dal
raid dannunziano su Vienna del 1918 e quasi simbolicamente dà il
senso dell'iniziativa.
«In questa sala raccogliamo la
collezione di velivoli donata dalla famiglia Caproni alla Provincia
autonoma di Trento», spiega Roberto Heger, tecnico aeronautico del
Museo Caproni. «Si tratta di esemplari di importante interesse
storico, tra i quali figurano ben nove pezzi unici. Il percorso
museale vuole dare un'immagine completa del contributo di Gianni
Caproni alla storia dell'aviazione ed alla nascita di un'industria
aeronautica italiana».
E così, tra storia degli aeroplani,
Caproni e conquista del cielo da parte degli animali si svolge un
accostamento insolito, certo, ma ricco di suggestioni e di stimoli
per il visitatore.
Il primo essere vivente volante di
cui si ha traccia è una sorta di farfalla primordiale di soli due
centimetri di apertura alare. La sua impronta fossile è stata
scoperta in una trivellazione compiuta a Bitterfeld, in Germania.
La Delitzschala bitterfeldensis visse 320 milioni di anni fa ed era
dotata di due coppie di ali. Gli insetti furono i primi animali a
conquistare l'attitudine al volo e questo contribuì non poco alla
loro varietà di forme ed alla loro diffusione sul pianeta. Oggi
essi costituiscono oltre il 60 per cento di tutti gli organismi
animali, e per il volo possono adottare la soluzione più primitiva
di due coppie di ali indipendenti, o quelle più evolute, con le ali
agganciate tra loro come nel caso delle vespe, o con le ali
anteriori principali e quelle posteriori ridotte a funzioni di
bilanciere, come per le mosche.
La comparsa delle ali fu un miracolo
ingegneristico della natura che ancora oggi lascia esterrefatti. La
loro struttura è cosi perfetta da unire il massimo della robustezza
al massimo di leggerezza. Un metro quadro di ali di libellula pesa
solo 10 grammi. La finezza e la velocità di movimento delle ali
degli insetti è tale che la dinamica del loro volo non è del tutto
chiara agli studiosi. Certo è che gli insetti volano in maniera
molto diversa dagli uccelli e dagli stessi aeroplani. Per capire
meglio il funzionamento del loro volo, dei ricercatori hanno di
recente costruito il Robofly, una sorta di insetto robot che si
muove in un liquido viscoso in modo da rendere visibili i vortici
che si creano intorno alle ali e permetterne lo studio.
Dopo gli insetti, furono i rettili
ad acquisire la capacità di volare. Duecento milioni di anni fa una
membrana tra le dita delle zampe, analoga a quella delle ali dei
pipistrelli, iniziò a permettere ai primi piccoli rettili il volo
planato ed anche quello battuto. Successivamente anche giganti di
oltre 10 metri di apertura alare incominciarono a vagare per
l'aria, nutrendosi prevalentemente di pesci che catturavano sulla
superficie del mare. Poi, circa 70 milioni di anni fa, uno
sconvolgimento del pianeta segnò la scomparsa dei dinosauri e con
essi anche i rettili volanti si estinsero. Intanto, però, le vie
del cielo erano già state conquistate dagli uccelli.
A fare degli uccelli gli animali
padroni dell'aria contribuì senza dubbio la nascita delle penne.
All'inizio, è probabile, il piumaggio sorse solo per favorire
l'isolamento termico del corpo, ma la strada intrapresa
dall'evoluzione andava nella direzione di uno strumento perfetto
per il volo.
Robuste, leggere, dal profilo
aerodinamico e con una grande capacità di rigenerarsi, le penne
sono quanto di meglio per costruire un'ala. Così gli uccelli
incominciarono a ricoprire di penne quella parte del corpo che
corrisponde ai nostri braccio ed avambraccio e alle prime tre dita
della mano. Nacquero in questo modo le ali, strumento così perfetto
che anche angeli e demoni, nel nostro immaginario, non possono fare
a meno di avere per rompere il vincolo della gravità.
Il primo uccello fossile pervenuto
fino a noi, l'Archaeopteriyx lithographica, è vissuto 150 milioni
di anni fa ed era una specie di gazza. Forse, per un certo periodo
di tempo, anche dei rettili pennuti sono stati in grado di volare,
magari lasciandosi planare dai rami degli alberi, e probabilmente
il volo battuto degli uccelli si è evoluto proprio dal volo planato
di questi esseri. Ma l'evoluzione stava disegnando per gli uccelli
un corpo fatto su misura per il cielo. Al di là delle ali,
indispensabili per il volo sono stati lo sviluppo dei muscoli
pettorali e la formazione delle ossa cave.
Avere una possente muscolatura ed un
corpo leggero significa poter sviluppare, rispetto al peso, potenze
enormi, e questo è il vero arcano del volo degli uccelli. Per
millenni l'uomo ha cercato di guadagnare la via del cielo imitando
con ali più o meno ben fatte i movimenti degli animali volanti, ma
le ragioni di tante spesso fatali delusioni sono da ricercare nella
pesantezza del nostro corpo, che ci vincola al suolo. Per
sviluppare una forza proporzionale al rapporto peso-potenza di un
uccello, un uomo dovrebbe avere spalle di due metri...
Per arrivare al volo umano e
tecnologico bisognerà aspettare il 1783 e i fratelli Montgolfier e,
soprattutto, i fratelli Wright, che nel 1903 fecero volare il primo
aeroplano della storia. Solo sei anni dopo Giovanni Caproni,
laureatosi in Ingegneria all'Università di Monaco di Baviera,
mandava in volo la sua prima macchina volante, il Ca 1.
Grazie all'appoggio del Comandante
del Battaglione aviatori, il generale Giulio Douhet, nel 1913
Caproni iniziò gli studi per un bombardiere trimotore, concetto che
ebbe largo impiego nella successiva Prima guerra mondiale con i
biplani Ca 33 e 36. Dopo la guerra, il progettista trentino si
dedicò allo sviluppo di numerosi altri velivoli: il suo Ca 161 bis
è tuttora detentore del record mondiale di altezza per aerei con
motore a pistoni, conquistato nel 1938 raggiungendo la quota di
17.083 metri. Con il secondo dopoguerra l'attività aeronautica di
Caproni si andò via via ridimensionando; morì nel 1957.
Tra i 19 velivoli esposti nel museo,
insieme ad un immenso numero di cimeli e di fotografie, è possibile
ripercorrere le tappe fondamentali dell'attività industriale di
Caproni e dell'inizio della nostra storia aeronautica. Tra i pezzi
unici un Caproni Bristol, l'aereo più antico con insegne inglesi;
il Caproni Ca 9, velivolo che ha trasportato il primo passeggero
pagante dell'aviazione italiana; la fusoliera del Fokker DVIII; il
Macchi M 20 ed il piccolo jet F5, disegnato da Stelio Frati.
Tornando a In volo e al temporaneo
connubio tra velivoli ed animali volanti, dopo aver disegnato le
tappe fondamentali della conquista del cielo da parte degli
animali, l'esibizione analizza il comportamento aereo di insetti ed
uccelli. E qui, davvero, sono sorprendenti le similitudini tra
animali e macchine volanti. Similitudini che permettono al
visitatore di godere dell'esibizione e di rimanere affascinato
dall'astuzia della natura e dall'umana capacità di inventare
macchine.
Il senso del mito di Icaro, forse, è
tutto qui. |