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In argomento particolarmente
difficile, e che riguarda tutti noi, è quello sul quale abbiamo
chiamato a rispondere un magistrato di provata professionalità e
sensibilità: Simonetta Matone, Sostituto Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Roma, conosciutissima
dal pubblico televisivo, poiché viene spesso interpellata su
delittuosi fatti di cronaca commessi da adolescenti.
Dottoressa Matone, sono i
minorenni italiani a creare i problemi più gravi o piuttosto gli
extracomunitari?
«In Italia non esiste un allarme
criminalità minorile, dato che i minori italiani commettono in
genere reati di scarsa entità, eccezion fatta per alcuni casi di
cronaca notissimi che però sono esponenziali solo nella loro
realtà. Il problema reale e attuale della devianza minorile
riguarda gli stranieri presenti sul nostro territorio; e qui
occorre subito distinguere le aree dei minori nomadi rispetto a
quelle dei minori provenienti dalla Romania, dai Paesi limitrofi e
dal Nord Africa».
Perché?
«In riferimento all'universo nomade
dobbiamo fare i conti con la loro cultura di base: è rarissimo che
i nomadi abbiano attività lavorative da cui trarre il
sostentamento, mentre la loro principale fonte di guadagno si basa
sullo sfruttamento dei reati commessi dai soggetti minorenni,
addestrati fin da bambini a sciamare sulle strade a mendicare, a
divenire maestri di borseggio, a compiere furti ovunque. Potremmo
immaginare il mondo dei nomadi come una piramide, con alla base i
bambini, principale lucroso investimento (da qui le ragioni della
prolificità delle famiglie), a metà gli adolescenti e le donne, e
al vertice gli uomini. I dati numerici dimostrano come un'altissima
percentuale dei reati è commessa da minori, non imputabili perché
al di sotto dei quattordici anni, indotti ai furti e ai furterelli
da un sistema di vita in cui lavorare equivale a rubare».
Come vi ponete voi magistrati di
fronte ad una tale realtà?
«Il problema indubbiamente è serio,
e va affrontato con misure sociali e anche politiche, perché il
disagio è molto sentito dai cittadini: soprattutto bisognerebbe far
capire a questa gente che non c'è spazio per sacche di
extraterritorialità all'interno del nostro Paese e non si può
tollerare che i bambini, ripeto i bambini, vengano indotti alla
criminalità, siano sfruttati, lesi nei loro diritti umani
all'infanzia e allo studio».
E non c'è un modo per farglielo
capire?
«L'unico messaggio passa purtroppo
attraverso l'intervento sulla potestà, cioè la sottrazione dei
figli ai genitori; ma il Tribunale dei Minori è giustamente restio
ad imposizioni del genere: le lacrime delle madri l'hanno sempre
vinta».
Lei è d'accordo?
«Secondo me, a questo punto e dopo
lunga esperienza, il messaggio da inviare a queste persone dovrebbe
essere forte, per tutelare i loro figli da una vita violenta,
esposta a frequenti soggiorni in carcere: se volete rimanere nel
nostro Paese, dovete accettare e osservare le nostre leggi».
Chi potrebbe inviare questo
messaggio?
«Coloro che si occupano della
gestione dei minori. Quindi, da parte del Tribunale dei Minori
dovrebbero essere adottate risposte univoche: in presenza di reati
conclamati, i figli vanno sottratti alla potestà genitoriale. Fino
a quando continueremo a ripeterci "come si fa a togliere i figli ai
genitori", non approderemo a nulla. Il buonismo qui davvero non
paga».
Il medico pietoso fa la piaga
dolorosa...
«E soprattutto è fortemente
discriminante nei confronti degli italiani: se un italiano facesse
ai propri figli quello che fa un nomade ai suoi, i figli gli
verrebbero tolti nel giro di poche ore. Il rispetto della
differenza etnica ci deve essere, ma non si può accettare che i
bambini nomadi non abbiano tutela alcuna in un Paese civile come il
nostro».
Questo il quadro dei nomadi. E i
rumeni?
«Altro problema di grave entità:
abbiamo un'invasione di minorenni rumeni ad alta pericolosità, con
un grado di devianza spaventoso, dalla coscienza piatta, sorda cioè
a qualunque messaggio rieducativo, perché provengono da realtà
talmente dure, degradate, orribili, che noi non possiamo nemmeno
immaginare. Sono soggetti pronti a tutto, a dedicarsi a rapine,
scippi, ad entrare in organizzazioni criminose. Ma i centri di
accoglienza sono pieni e non si sa come toglierli dalla
strada».
Si riferisce ai
lavavetri?
«Magari! Quelli sono bravi ragazzi,
a 50 centesimi a lavaggio riescono a raggranellare, bene o male, il
necessario per mantenersi».
E per continuare la scala della
gravità di situazioni?
«Abbiamo i ragazzi extracomunitari
del Nord Africa: con reati, però, in ribasso».
E infine?
«Infine ci sono gli italiani: ma i
minori italiani che delinquono vengono tutti da realtà familiari e
sociali spaventose. Togliamoci dalla testa il cliché della pecora
nera: non ho mai trovato nella mia professione un ragazzo autore di
un reato, specie se grave, che non avesse alle spalle le ragioni
che dessero l'esatta spiegazione per quanto aveva fatto. Per
carità, non sto giustificando. Ma dietro ogni grosso crimine c'è
sempre un qualcosa che non funziona a livello familiare. I ruoli
sono stravolti: i padri non sono padri, le madri non fanno le
madri, i valori sono tutti sballati, non vi è alcun interesse per i
figli, in famiglia non circolano né affetto, né tenerezza e
tantomeno amore».
Dove si trovano più concentrate
queste famiglie: al nord, al sud, al centro?
«Dappertutto. Le trovo ovunque, e
non è proprio il caso di parlare di società degradata pensando al
meridione d'Italia».
Come si interviene su questi
soggetti?
«Occorre lavorare a livello di
politiche sociali e familiari. Simili condizioni vanno affrontate a
partire dalle cause, non dal male fatto. Il discorso sulla
criminalità minorile è molto delicato, e secondo me viene trattato
con superficialità e grande approssimazione ideologica, senza
scorporare le aree di intervento. Si parla genericamente di
devianza minorile, senza capire che ogni realtà ha la sua ragione
di essere e ognuna va affrontata con i rimedi propri di quel male.
Anche perché noi abbiamo l'obbligo giuridico di dare risposte
uguali a situazioni uguali, ma anche risposte diverse a situazioni
diverse».
Quali risposte, allora, per il
delicato problema degli extracomunitari?
«Per stroncare la criminalità nomade
non ci vorrebbe molto, secondo me: basterebbe una risposta
inequivocabile. Non dovrebbe essere difficile evitare lo scandalo
dei bambini che mendicano e rubano in centro: è sufficiente
presidiarlo, vigilare le uscite della metropolitana e gli ingressi
ai varchi. E il Tribunale dei Minorenni dovrebbe essere severissimo
con i genitori che mandano i figli a rubare; occorrerebbe una
politica giudiziaria univoca, tutti d'accordo nell'applicarla.
Magistratura e Forze dell'Ordine possono lavorare in sinergia».
E per il problema degli
italiani?
«Vanno adottate politiche di vero
sostegno per la famiglia. Però, anche in questo contesto, vorrei
vedere più intransigenza verso chi esercita la potestà genitoriale
in modo anomalo. Ricordo una stupenda frase di Sant'Agostino, che
dice: "Severità che perdona, misericordia che punisce". Ecco,
bisogna essere misericordiosi, ma severi al tempo stesso,
autorevoli, ma non autoritari, riconoscibili come punti di
riferimento per questi ragazzi, quando noi, o almeno i loro
genitori, non riescono ad esserlo».
Le previdenze e le provvidenze
attuali sono sufficienti?
«A mio avviso, no; abbiamo le armi
spuntate, anche a causa di un atteggiamento culturale assai
indulgente, remissivo, con un rispetto ossessivo per la famiglia di
sangue, che non porta a risultati».
L'istruzione può migliorare nel
tempo la situazione?
«Potrebbe aiutare molto, se però gli
insegnanti fossero capaci di cogliere i segni di disagio e avere
più fiducia nelle istituzioni per segnalare situazioni di
sofferenza, mentre questo non accade. Ho notato che anche in
presenza di minori pesantemente maltrattati o addirittura con
sospetti di abusi sessuali, da parte degli insegnanti manca troppo
spesso la forza di denunciare. Nessuno vuole restare coinvolto in
questioni spinose, ma questo disinteresse diviene una grave
responsabilità morale, e addirittura mancanza di afflato cristiano
verso il prossimo, che, come cristiana praticante, non riesco a
comprendere». |