|
A fil di spada. Il duello dalle
origini… agli ori olimpici. È questo il titolo della mostra,
organizzata dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e ospitata
nella sala espositiva di viale Castro Pretorio, che si conclude il
12 di questo mese. L'argomento trattato, e soprattutto la presenza
di alcune armi esposte, potrebbero sembrare un po' inusuali
all'interno di una biblioteca. Ma non per la Nazionale. Essa
possiede infatti una ricca collezione libraria e documentaria
sull'argomento, raccolta dal barone Giorgio Enrico Levi e da lui
donata nel 1936.
Il direttore della Bncr, dottor
Osvaldo Avallone, da sempre incuriosito dalla particolarità della
collezione, con questa mostra ha voluto rendere il giusto onore al
banchiere ebreo Levi, poiché la donazione, avvenuta due anni prima
delle leggi razziali, non era stata sottolineata con il giusto
riconoscimento. È per questo che la mostra, curata dalla dottoressa
Alda Spotti, gli è stata dedicata: lui che tanto si prodigò
affinché la sua raccolta restasse unita, eventualmente ampliata, e
soprattutto sempre a disposizione dei lettori.
La mostra si apre con i dati
biografici di Levi e con alcuni suoi oggetti e documenti, tra cui
il manifesto illustrativo della Biblioteca del Duello.
L'esposizione, come suggerito dal titolo, è organizzata in ordine
cronologico. Nell'antichità il duello era considerato come uno
scontro di forze; nel latino arcaico duellum era parallelo di
bellum, guerra; duellum, dunque, come lotta, guerra, tra due. Il
più antico "duello" è forse quello tra Davide e Golia, raffigurato
in un'elegante miniatura di un codice del XIII secolo. Si possono
inoltre ammirare edizioni pregiate dell'Iliade e dell'Eneide, dove
sono narrati, a volte accompagnati da illustrazioni, celebri duelli
epici.
Segue la sezione dedicata al duello
giudiziario, ossia l'ordalia (giudizio di Dio), utilizzato, a
partire dai Longobardi, per dirimere le controversie private.
Potevano battersi soltanto gli appartenenti agli alti ordini
sociali. Spesso le parti avverse erano rappresentate in duello da
due campioni. A testimonianza di questa pratica è esposto un
documento in pergamena del 1098 che narra di una questione sorta
tra il monastero di San Prospero a Garfagnolo e i valligiani per il
possesso di alcuni beni. Si stabilì il luogo e i campioni che
dovevano battersi; il giorno dello scontro, poco prima che il
combattimento iniziasse, la folla accorsa provocò una rissa e
quella che oggi definiremmo una "invasione di campo".
La cosa più curiosa è il
coinvolgimento di un monastero quando la Chiesa era la principale
nemica di questo tipo di risoluzione. A riguardo sono esposte
edizioni antiche, con il Decreto di Graziano e un codice del
XIII-XIV secolo con le decretali di papa Gregorio IX, in cui si
afferma con forza l'illegittimità sia del duello giudiziario sia
dei tornei. Al duello giudiziario seguì il duello d'onore - pratica
affidata sempre ai ceti alti della società tra cui nobili e
militari -, e osteggiata dalla Chiesa fino alla forte condanna del
Concilio di Trento (1545-1563). Da quel momento in poi si continuò
a duellare, ma in modo più nascosto: è ormai una pratica illecita,
cui si oppongono le leggi morali e civili.
In mostra si possono ammirare
trattati sul duello e le sue tecniche, come anche testi contrari
alla sua pratica, redatti dal Quattrocento fino al Novecento. Ad
arricchirli, pregiati disegni e incisioni raffiguranti le diverse
posizioni della scherma; si evidenzia per bellezza e importanza il
manoscritto in pergamena (1482-1487) dove Filippo Vadi, maestro
d'armi del duca di Urbino, illustra le tecniche di combattimento
con varie armi.
Si ripercorre la storia del duello
anche attraverso le importanti tracce presenti nella letteratura,
dall'Orlando furioso di Ludovico Ariosto fino a I promessi sposi di
Manzoni o al più recente Il turno di Pirandello. Non mancano note
ironiche, come quelle espresse nei sonetti romaneschi del Belli e
in quello di Trilussa, Er duello de jeri, dove si ironizza su una
pratica ormai in disuso.
Il duello è stato anche presente in
molti libretti d'opere liriche, come Edgar di Puccini e I Puritani
di Bellini, esposti insieme ad alcuni splendidi costumi del Teatro
dell'Opera di Roma, impiegati nel Don Giovanni di Mozart e nel
Trovatore di Verdi. Scene di duelli appaiono infine nei molti
dipinti presenti e in diversi film, dei quali si possono vedere
alcuni fotogrammi.
Interessante è la sezione dedicata
ai duelli "famosi" per i loro protagonisti, che si svolsero tra la
fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, malgrado il nuovo
Codice Penale del 1890 prevedesse gravi sanzioni per chi li
praticava. Le polemiche, che spesso coinvolgevano giornalisti,
letterati e politici, si svolgevano sulle colonne dei più
importanti giornali e, non ancora "regolate" dalle querele odierne,
sfociavano in duelli (che terminavano con leggere ferite e
l'immediata riconciliazione). Raramente un duellante si tirava
indietro all'ultimo minuto, come nel caso documentato dai
Carabinieri Reali nel verbale del 29 maggio 1865, dove si legge che
il duello alla pistola tra Cesare Merelli, direttore del giornale
Genova, e il luogotenente di Vascello Dragonetti "non apportò alcun
sinistro essendoché il Merelli probabilmente preso da panico timore
scaricò la sua arma…".
Il più delle volte, invece, i duelli
si svolgevano regolarmente. Se quelli alla sciabola tra Gabriele
D'Annunzio e il giornalista Carlo Magnico (30 settembre 1885), e
tra Benito Mussolini e il deputato socialista Claudio Treves (29
marzo 1915), o quello alla spada tra Massimo Bontempelli e il poeta
Giuseppe Ungaretti (8 agosto 1926) terminarono con piccole ferite,
esito tragico ebbe il duello alla sciabola (6 marzo 1898) tra gli
onorevoli Felice Cavallotti, deputato socialista, e Ferruccio
Macola, deputato della Destra. Cavallotti trovò la morte, e le
manifestazioni popolari che seguirono, diedero nuovo vigore alle
correnti anti-duello.
La mostra ospita anche alcune armi
da duello: coppie di strisce, risalenti ai secoli XVI e XVIII, daga
rompispada degli inizi del XVII secolo (collezione Odescalchi,
Museo di Palazzo Venezia, Roma); sfondagiaco, corredato da fodero,
del XVI secolo circa; spada da duello da strada, accessorio
inseparabile per il gentiluomo del XVII secolo; coppia di navajas
spagnole del XVIII secolo; coppie di pistole dei secoli XVII, XVIII
e XIX (collezione privata); esposte anche le armi del duello
Cavallotti-Macola (Museo Criminologico di Roma).
La mostra si conclude con la sezione
dedicata allo sport "erede" di quella pratica. Grazie alla
collaborazione con il maestro d'armi Renzo Musumeci-Greco sono
esposte una pedana e il relativo corredo di una moderna sala da
scherma, sport che in questi ultimi anni ha arricchito il nostro
medagliere olimpico. Tra gli oggetti della collezione
Musumeci-Greco, spicca uno spadone donato nel 1903 dalla Scuola di
guerra italiana di Buenos Aires ad Agesilao Greco e il suo bastone,
animato con l'incisione "Non ti fidar di me se il cor ti
manca". |