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Ministero della Difesa
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Per non dimenticare

Qui vogliamo ricordare, numero dopo numero, soprattutto ai più giovani, i luminosi esempi offerti dai nostri colleghi che dieci, venti o trent'anni fa hanno immolato se stessi sull'altare del dovere, in una lotta al crimine che per i Carabinieri dura incessantemente dal 13 luglio 1814. Esempi di vittoria della solidarietà sulla prevaricazione, della ragione sull'istinto, dell'altruismo sull'egoismo, del bene sul male, per un traguardo di perfetta convivenza civile. Forse irraggiungibile, ma non per ciò meno ambito da ogni persona onesta.

Giovanni D'Alfonso

L'Appuntato Giovanni D'Alfonso

Acqui (Alessandria), 11 giugno 1975. È il 5 giugno: una pattuglia composta dal tenente Umberto Rocca, dal maresciallo Rosario Cattafi e dagli appuntati Giovanni D'Alfonso e Pietro Barberis sta perlustrando le colline di Arzello, a pochi chilometri da Acqui. Si tratta dell'epilogo delle indagini scattate in seguito al sequestro di Vittorio Vallarino Gancia, figlio del proprietario della nota casa vinicola, ad opera delle Brigate Rosse.

Un epilogo drammatico, giacché la liberazione di Gancia da parte dei quattro carabinieri avverrà solo dopo un violento conflitto a fuoco, seguito alla bomba che, prima di arrendersi, le Br lanceranno contro i carabinieri. L'unico a rimanere illeso sarà l'appuntato Barberis, pure protagonista di uno scontro armato. Il tenente Umberto Rocca, preso in pieno, perderà un braccio e un occhio; il maresciallo Rosario Cattafi, investito dalle schegge, rimarrà ferito, e numerosi colpi d'arma da fuoco raggiungeranno l'appuntato Giovanni D'Alfonso, causandone la morte dopo alcuni giorni di agonia. Alla memoria di quest'ultimo verrà assegnata la Medaglia d'argento al valor militare. Riceverà la Medaglia d'oro al valor militare il tenente Rocca, oggi generale, a Cattafi andrà la Medaglia d'argento al valor militare e a Barberis la Croce al valor militare.