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Un candidato a cui stringere una mano

Con il generale Carlo Minchiotti, Direttore del C.N.S.R., parliamo della delicata e complessa attività di selezione e reclutamento dei militari dell'Arma

I candidati mentre svolgono il questionario informativo

Già alla prova preliminare puoi renderti conto dei loro pensieri, non quelli che li proiettano in un futuro stabile e agognato, ma le luci e le ombre del momento. Tutte le loro ansie, le loro attese e i loro sforzi si concentrano su quei test di cultura generale che hanno dinanzi agli occhi. Seduti sui banchi nelle aule del Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento dell'Arma dei Carabinieri ci sono loro: i concorrenti per l'arruolamento, i futuri ufficiali, marescialli o forse qualche altra strada della vita se non supereranno le prove dure, a cominciare da questa, che per quattro giorni saranno il "pane quotidiano" di questi ragazzi pieni di speranza.

Sono venuti pressoché da tutte le regioni d'Italia qui a Roma, nella Caserma "Salvo D'Acquisto" a via Tor di Quinto, accolti con gentilezza e disponibilità, che qualcuno forse non si aspettava, nella moderna e funzionale sede del C.n.s.R. e questo impatto morbido, se non li ha messi del tutto a proprio agio, li ha però rassicurati. Poi è cominciato il "bello", sempre in una cornice di serenità ma con le tensioni della selezione che, comunque, è una "spada di Damocle".

Alcuni hanno - con lo sguardo dritto e fisso quasi perduto nel vuoto - degli attimi interminabili di riflessione, altri scrivono veloci sul foglio con le domande a risposta multipla. Il tempo stringe.

Ecco, il primo scoglio è superato, ma non tutti ce l'hanno fatta. Ora viene la prova scritta. Qui stessa scena, solo che gli attimi di riflessione, quelli con gli occhi fissi, durano spesso dei minuti. Bisogna concentrarsi, organizzare il filo conduttore dell'elaborato, dipanarsi tra le tante cose da dire sintetizzando i concetti fondamentali in forma chiara e corretta. Qualcuno tormenta la penna come spesso si faceva a scuola quando faticavi a trovare il bandolo del discorso. Devi pensare, non avere fretta e tuttavia concretizzare presto. Magari ti guardi un po' intorno e vedi con un certo disappunto i soliti "pompieri" che macinano inchiostro veloci come treni. Non puoi sbagliare, devi fare attenzione perché non conosci i criteri valutativi e non ti puoi giocare l'avvenire per aver scritto troppo o troppo poco o, peggio ancora, qualche sciocchezza.

Questa è fatta, altri sono tornati a casa e ora è il momento delle prove di efficienza fisica. È singolare come sovente non si dia il giusto peso a questa fase; molti l'affrontano come un gioco o con la sicumera tipica dei giovani sani che ritengono, almeno sul piano fisico, di riuscire in tutto. E non si allenano. E sono guai. Perché sembra facile saltare, fare dei piegamenti e correre per mille metri; ed effettivamente non è difficile per chi ha un minimo di allenamento coscienzioso. Ma tant'è: sono più numerosi del solito quelli che o non sono stati coscienziosi o non si sono allenati del tutto, nella considerazione che «ho vent'anni, sto bene, che saranno mai mille metri, ce la faccio sicuro». Non ce la fanno e vanno a casa anche loro.

I "sopravvissuti" avranno a che fare con i medici specialisti per le visite di rito. Un rito complesso e ben accurato. Anche qui c'è sempre qualcuno che pensa «ma figurati, ho superato la prova fisica, non ho disturbi, sto a posto»; pochi in verità si preoccupano. In alcuni casi fanno bene. Purtroppo, o per fortuna, gli esami clinici qualche volta rivelano patologie anche gravi in fase iniziale e di cui il candidato non era a conoscenza. E il battaglione iniziale, in alcuni casi non rari, si riduce ad una compagnia. I candidati ora sono a loro agio, l'ansia generale si è abbastanza moderata ma le aspettative, con il successo nelle fasi del procedimento di selezione, aumentano e quindi permane sempre una certa tensione, soprattutto adesso che devono affrontare l'incognita dell'accertamento attitudinale.

Generalmente i ragazzi e le ragazze scelgono l'arruolamento nei Carabinieri con motivazioni diverse: in linea di massima i primi, a parte i "figli d'arte" e quelli che magari per l'attrazione dell'uniforme e per la vita "avventurosa" ce l'hanno in mente da bambini, mirano ad un impiego sicuro e prestigioso, ad una carriera adeguata e remunerata anche in termini di consenso sociale; nelle donne, forse anche perché il loro arruolamento è recentissimo, prevale il desiderio di poter fare parte dell'Istituzione in assoluto, difficilmente programmano il loro futuro in termini d'impiego e di carriera, né si preoccupano più di tanto dei disagi familiari che fatalmente la loro scelta prima o poi potrebbe comportare, tutt'al più alcune lo fanno anche per seguire un modello professionale che le distingua più nettamente dalle altre.

Infatti Cristina, ventiduenne di Roma, studentessa universitaria, conferma che con il susseguirsi delle prove aumenta lo stress come in una gara in cui si cerca di dare sempre il meglio per raggiungere il traguardo, specialmente nel "rush" finale. Ci crede ed ha scelto solo l'Arma per l'affidabilità, il prestigio e la vicinanza ai cittadini. Desidererebbe un impiego altamente operativo, magari nel G.I.S. o nel Reggimento paracadutisti "Tuscania". Si sente una donna d'azione. Difatti è disinvolta e sembra parlare con autentica convinzione. Il distacco dagli affetti certo si farà sentire, ma partire non è affatto un po' come morire, i contatti saranno mantenuti. L'importante è il confronto: conoscere luoghi e trovarsi in situazioni nuove. E «finalmente c'è spazio per le donne», pur ammettendo che «la predisposizione per la vita militare è diversa».

Anche Maria Chiara, studentessa universitaria che ha vent'anni e viene da Cuneo, ha sempre cullato l'idea della scelta militare e si è orientata per l'Arma, colpita dalla correttezza e dalla gentilezza dei Carabinieri.

All'inizio anche lei era tesa, ma nel corso della selezione ogni ansia è passata. Si sente a suo agio. Per le prove fisiche si è ben allenata: erano la sua preoccupazione, ma le ha superate. Le piacerebbe un incarico investigativo magari nell'organizzazione Territoriale, per avere il contatto con la gente e la possibilità di essere d'aiuto. Sa che la sua è una scelta di vita che implicherà molte rinunce, ma si sente di farla.

Il carabiniere Antonio ha 22 anni, è ragioniere programmatore, anche lui di Roma ed è un "figlio d'arte" perché militano nei Carabinieri il papà e gli zii. Vuole confermare e dare una "svolta" alla sua scelta di appartenenza all'Istituzione. Conosce già il Centro ed è fondamentalmente sereno. Ritiene la struttura tra le migliori dell'Arma.

Ha riflettuto molto sui sacrifici che, certo, con la progressione aumenteranno, lo sa bene per averli in qualche modo già vissuti, ma prevale l'orgoglio dell'uniforme. Nel suo futuro vede un Nucleo Cinofili.

Infine Claudio, diciannovenne da Grottaglie (Ta), maturità scientifica appena conseguita, sta vivendo bene il concorso: le strutture sono adeguate, non hanno l'aspetto classico di caserma e l'accoglienza è stata molto confortevole, con stile militare, sì, ma senza alcuna rigidità. È sicuro, tranquillo e aperto. Si vede già nel ruolo classico al comando di una Stazione di montagna «come quella del Calendario dell'Arma 2005», ma con una professionalità moderna e attenta all'evoluzione delle tecnologie. Dice, alla fine del colloquio, anche una cosa molto bella: «Il carabiniere, prima di essere tale è una persona, ha un impegno gravoso che dovrebbe essere capito da tutti», con riferimento allo spirito e alla vita di sacrificio e all'errore umano sempre «dietro l'angolo».

E siamo arrivati ai test attitudinali cui seguirà un colloquio-intervista con un ufficiale Perito Selettore. Ed ecco molti ragazzi che si domandano come rispondere: «Se scrivo o dico così, penseranno questo; cosà, quest'altro…devo dare una buona impressione di me e a questo tipo di domande darò queste risposte, omogenee, consequenziali» e via ad arrovellarsi. Tutto sbagliato, perché le domande sono scritte e poste in modo che questi progetti non sfuggano agli Psicologi e ai Periti Selettori anche se, comunque, è previsto e comprensibile che i concorrenti cerchino di fare buona impressione, magari "forzando" un po'.

La selezione è terminata. Manca solo l'ultimo atto: la Commissione di Revisione riceverà, uno ad uno, i candidati rimasti. Ci sarà un verdetto che cambierà la loro vita. In attesa della chiamata, i ragazzi vivono l'ultima ansia, la più breve ma forse la più intensa: sono arrivati fino in fondo superando tutte le prove, questo però non dà la certezza matematica; ci sarà ancora qualcuno che riceverà un dolore, anche se conserverà un buon ricordo di questi quattro giorni al Centro. Ma ora vi devo lasciare perché stanno chiamando me: fatemi gli auguri.

Carlo Cagliaritano