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Già alla prova preliminare puoi
renderti conto dei loro pensieri, non quelli che li proiettano in
un futuro stabile e agognato, ma le luci e le ombre del momento.
Tutte le loro ansie, le loro attese e i loro sforzi si concentrano
su quei test di cultura generale che hanno dinanzi agli occhi.
Seduti sui banchi nelle aule del Centro Nazionale di Selezione e
Reclutamento dell'Arma dei Carabinieri ci sono loro: i concorrenti
per l'arruolamento, i futuri ufficiali, marescialli o forse qualche
altra strada della vita se non supereranno le prove dure, a
cominciare da questa, che per quattro giorni saranno il "pane
quotidiano" di questi ragazzi pieni di speranza.
Sono venuti pressoché da tutte le
regioni d'Italia qui a Roma, nella Caserma "Salvo D'Acquisto" a via
Tor di Quinto, accolti con gentilezza e disponibilità, che qualcuno
forse non si aspettava, nella moderna e funzionale sede del
C.n.s.R. e questo impatto morbido, se non li ha messi del tutto a
proprio agio, li ha però rassicurati. Poi è cominciato il "bello",
sempre in una cornice di serenità ma con le tensioni della
selezione che, comunque, è una "spada di Damocle".
Alcuni hanno - con lo sguardo dritto
e fisso quasi perduto nel vuoto - degli attimi interminabili di
riflessione, altri scrivono veloci sul foglio con le domande a
risposta multipla. Il tempo stringe.
Ecco, il primo scoglio è superato,
ma non tutti ce l'hanno fatta. Ora viene la prova scritta. Qui
stessa scena, solo che gli attimi di riflessione, quelli con gli
occhi fissi, durano spesso dei minuti. Bisogna concentrarsi,
organizzare il filo conduttore dell'elaborato, dipanarsi tra le
tante cose da dire sintetizzando i concetti fondamentali in forma
chiara e corretta. Qualcuno tormenta la penna come spesso si faceva
a scuola quando faticavi a trovare il bandolo del discorso. Devi
pensare, non avere fretta e tuttavia concretizzare presto. Magari
ti guardi un po' intorno e vedi con un certo disappunto i soliti
"pompieri" che macinano inchiostro veloci come treni. Non puoi
sbagliare, devi fare attenzione perché non conosci i criteri
valutativi e non ti puoi giocare l'avvenire per aver scritto troppo
o troppo poco o, peggio ancora, qualche sciocchezza.
Questa è fatta, altri sono tornati a
casa e ora è il momento delle prove di efficienza fisica. È
singolare come sovente non si dia il giusto peso a questa fase;
molti l'affrontano come un gioco o con la sicumera tipica dei
giovani sani che ritengono, almeno sul piano fisico, di riuscire in
tutto. E non si allenano. E sono guai. Perché sembra facile
saltare, fare dei piegamenti e correre per mille metri; ed
effettivamente non è difficile per chi ha un minimo di allenamento
coscienzioso. Ma tant'è: sono più numerosi del solito quelli che o
non sono stati coscienziosi o non si sono allenati del tutto, nella
considerazione che «ho vent'anni, sto bene, che saranno mai mille
metri, ce la faccio sicuro». Non ce la fanno e vanno a casa anche
loro.
I "sopravvissuti" avranno a che fare
con i medici specialisti per le visite di rito. Un rito complesso e
ben accurato. Anche qui c'è sempre qualcuno che pensa «ma figurati,
ho superato la prova fisica, non ho disturbi, sto a posto»; pochi
in verità si preoccupano. In alcuni casi fanno bene. Purtroppo, o
per fortuna, gli esami clinici qualche volta rivelano patologie
anche gravi in fase iniziale e di cui il candidato non era a
conoscenza. E il battaglione iniziale, in alcuni casi non rari, si
riduce ad una compagnia. I candidati ora sono a loro agio, l'ansia
generale si è abbastanza moderata ma le aspettative, con il
successo nelle fasi del procedimento di selezione, aumentano e
quindi permane sempre una certa tensione, soprattutto adesso che
devono affrontare l'incognita dell'accertamento attitudinale.
Generalmente i ragazzi e le ragazze
scelgono l'arruolamento nei Carabinieri con motivazioni diverse: in
linea di massima i primi, a parte i "figli d'arte" e quelli che
magari per l'attrazione dell'uniforme e per la vita "avventurosa"
ce l'hanno in mente da bambini, mirano ad un impiego sicuro e
prestigioso, ad una carriera adeguata e remunerata anche in termini
di consenso sociale; nelle donne, forse anche perché il loro
arruolamento è recentissimo, prevale il desiderio di poter fare
parte dell'Istituzione in assoluto, difficilmente programmano il
loro futuro in termini d'impiego e di carriera, né si preoccupano
più di tanto dei disagi familiari che fatalmente la loro scelta
prima o poi potrebbe comportare, tutt'al più alcune lo fanno anche
per seguire un modello professionale che le distingua più
nettamente dalle altre.
Infatti Cristina, ventiduenne di
Roma, studentessa universitaria, conferma che con il susseguirsi
delle prove aumenta lo stress come in una gara in cui si cerca di
dare sempre il meglio per raggiungere il traguardo, specialmente
nel "rush" finale. Ci crede ed ha scelto solo l'Arma per
l'affidabilità, il prestigio e la vicinanza ai cittadini.
Desidererebbe un impiego altamente operativo, magari nel G.I.S. o
nel Reggimento paracadutisti "Tuscania". Si sente una donna
d'azione. Difatti è disinvolta e sembra parlare con autentica
convinzione. Il distacco dagli affetti certo si farà sentire, ma
partire non è affatto un po' come morire, i contatti saranno
mantenuti. L'importante è il confronto: conoscere luoghi e trovarsi
in situazioni nuove. E «finalmente c'è spazio per le donne», pur
ammettendo che «la predisposizione per la vita militare è
diversa».
Anche Maria Chiara, studentessa
universitaria che ha vent'anni e viene da Cuneo, ha sempre cullato
l'idea della scelta militare e si è orientata per l'Arma, colpita
dalla correttezza e dalla gentilezza dei Carabinieri.
All'inizio anche lei era tesa, ma
nel corso della selezione ogni ansia è passata. Si sente a suo
agio. Per le prove fisiche si è ben allenata: erano la sua
preoccupazione, ma le ha superate. Le piacerebbe un incarico
investigativo magari nell'organizzazione Territoriale, per avere il
contatto con la gente e la possibilità di essere d'aiuto. Sa che la
sua è una scelta di vita che implicherà molte rinunce, ma si sente
di farla.
Il carabiniere Antonio ha 22 anni, è
ragioniere programmatore, anche lui di Roma ed è un "figlio d'arte"
perché militano nei Carabinieri il papà e gli zii. Vuole confermare
e dare una "svolta" alla sua scelta di appartenenza
all'Istituzione. Conosce già il Centro ed è fondamentalmente
sereno. Ritiene la struttura tra le migliori dell'Arma.
Ha riflettuto molto sui sacrifici
che, certo, con la progressione aumenteranno, lo sa bene per averli
in qualche modo già vissuti, ma prevale l'orgoglio dell'uniforme.
Nel suo futuro vede un Nucleo Cinofili.
Infine Claudio, diciannovenne da
Grottaglie (Ta), maturità scientifica appena conseguita, sta
vivendo bene il concorso: le strutture sono adeguate, non hanno
l'aspetto classico di caserma e l'accoglienza è stata molto
confortevole, con stile militare, sì, ma senza alcuna rigidità. È
sicuro, tranquillo e aperto. Si vede già nel ruolo classico al
comando di una Stazione di montagna «come quella del Calendario
dell'Arma 2005», ma con una professionalità moderna e attenta
all'evoluzione delle tecnologie. Dice, alla fine del colloquio,
anche una cosa molto bella: «Il carabiniere, prima di essere tale è
una persona, ha un impegno gravoso che dovrebbe essere capito da
tutti», con riferimento allo spirito e alla vita di sacrificio e
all'errore umano sempre «dietro l'angolo».
E siamo arrivati ai test
attitudinali cui seguirà un colloquio-intervista con un ufficiale
Perito Selettore. Ed ecco molti ragazzi che si domandano come
rispondere: «Se scrivo o dico così, penseranno questo; cosà,
quest'altro…devo dare una buona impressione di me e a questo tipo
di domande darò queste risposte, omogenee, consequenziali» e via ad
arrovellarsi. Tutto sbagliato, perché le domande sono scritte e
poste in modo che questi progetti non sfuggano agli Psicologi e ai
Periti Selettori anche se, comunque, è previsto e comprensibile che
i concorrenti cerchino di fare buona impressione, magari "forzando"
un po'.
La selezione è terminata. Manca solo
l'ultimo atto: la Commissione di Revisione riceverà, uno ad uno, i
candidati rimasti. Ci sarà un verdetto che cambierà la loro vita.
In attesa della chiamata, i ragazzi vivono l'ultima ansia, la più
breve ma forse la più intensa: sono arrivati fino in fondo
superando tutte le prove, questo però non dà la certezza
matematica; ci sarà ancora qualcuno che riceverà un dolore, anche
se conserverà un buon ricordo di questi quattro giorni al Centro.
Ma ora vi devo lasciare perché stanno chiamando me: fatemi gli
auguri. |