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Sono
trascorsi 190 anni da che tuonò il cannone nelle adiacenze di
Tolentino (Mc), tra il castello della Rancia, Montemilone e
Cantagallo, per quella che potrebbe sembrare una battaglia tutto
sommato riguardante uno scenario di secondo piano nell'ambito
dell'epopea napoleonica. Ma non è così. Infatti Gioacchino Murat,
già Maresciallo di Francia e Re di Napoli, mentre Napoleone era
confinato nell'isola d'Elba, cercò e ottenne un accordo con
l'Austria, che però non durò a lungo, viste le preferenze degli
Asburgo per i Borboni. Ritornato l'Imperatore francese, durante i
famosi Cento giorni, per non mettere a repentaglio il suo regno,
Murat cercò di radunare a sé gli italiani con il proclama di Rimini
del 30 marzo 1815 e dichiarò guerra all'Austria. La "partita" si
giocò tra il 2 e il 3 maggio successivi proprio a Tolentino, ove si
scontrarono l'esercito napoletano guidato dal Re in persona e
quello austriaco al comando del feldmaresciallo Federico Bianchi,
in una battaglia decisiva per le sorti d'Italia in quel momento,
mentre procedevano di buon passo i lavori del Congresso di Vienna,
che avrebbero nuovamente diviso il nostro Paese in circa una decina
di Stati autonomi. Per cui a giusta ragione si può definire quel
fatto d'armi come il primo passo verso il Risorgimento. Poteva
cambiare tutto lo scenario politico. Non cambiò nulla perché i
murattiani, favoriti dal numero e fortunati inizialmente, per una
serie di ragioni e anche equivoci persero e si dovettero attendere
altri 46 anni prima dell'Indipendenza e dell'Unità.
Bene: ogni anno, dal 1996 ad oggi,
quella battaglia viene commemorata e rivissuta da appassionati e
cultori provenienti anche dall'estero (specialmente dalla
Repubblica Ceca) che indossano uniformi ricostruite sui modelli
dell'epoca e maneggiano copie, ma anche originali, delle armi ad
avancarica. La rievocazione si tiene, a cura dell'Associazione
"Tolentino 815", sotto il Castello della Rancia ed ha gli scopi di
valorizzare il patrimonio culturale, architettonico e storico dei
luoghi, riqualificare l'ambiente naturale del territorio attraverso
quello che è definito come Parco Storico-Culturale e la conseguente
promozione turistica.
Questa decima edizione si è svolta
sabato 7 e domenica 8 maggio: vi hanno partecipato qualche
centinaio di soci dei vari "gruppi storici di ricostruzione" con
cannoni, cavalli e fucili a pietra focaia. E li dovevi vedere, caro
lettore, nelle loro sgargianti uniformi, marciare perfettamente
inquadrati secondo gli ordini del tempo espressi in francese e
tedesco dai comandanti, fermarsi e sparare all'unisono. A destra
caricano i murattiani del 2° Reggimento cavalleggeri mentre di
fronte, sulla sinistra, i cannoni austriaci del 1° "Colloredo"
aggiungono altro fumo bianco e denso a quello della fucileria dei
fanti di linea. Ci sono persino gli ungheresi. Uno spettacolo
elettrizzante, specialmente quando senti i tamburi e quell'ottavino
del Battaglione Estense che, nonostante il frastuono delle grida,
dei cavalli e degli spari, riesce a farsi udire in sottofondo e ti
dà i brividi. Che dirti di più, forse che era presente alla
manifestazione il barone Federico Bianchi, discendente di "quel"
Bianchi, per l'appunto vincitore a Tolentino. E c'erano anche le
donne, certamente! Vestite da vivandiere o nei panni delle mogli e
delle altre signore che, a vario titolo, seguivano quegli eserciti
di un'epoca sicuramente anche dolorosa per le continue guerre, ma
che ancora ci fa sognare. |