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Star Trek, visioni dal futuro

Nella notissima saga, fisica, astronomia, astronautica sono un tutt'uno con la fantasia. Ma da questa fusione risultano "suggerimenti" che non di rado, oltre a meravigliare e divertire gli scienziati, ne suscitano un più serio interesse

L'astronave Enterprise

«Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima».

Alla fine degli anni Sessanta l'uomo, varcati i confini della Terra, comincia a guardare con speranza e curiosità allo spazio e alle stelle. Ma in quest'epoca di pionieri dell'astronautica esiste già una nave spaziale che viaggia alle frontiere dell'Universo, almeno con la fantasia. Le sue avventure sono ambientate tra l'anno 2200 e la fine del 2300 e sono impersonate dalla ipertecnologica astronave Enterprise e dal suo equipaggio. In questa saga, intitolata Star Trek, fisica, astronomia, astronautica, esobiologia (la scienza che studia la possibile esistenza di organismi viventi nei corpi extraterrestri), sono un tutt'uno con la fantasia, e dal suo "concentrato" risultano trovate che meravigliano anche gli scienziati e continuano tutt'oggi a suscitarne l'interesse.

L'episodio pilota di questa fantasiosa serie televisiva che, seppure un po' approssimativa, ci ha insegnato a guardare con ottimismo al progresso e alla tecnologia, viene girato quarant'anni fa, poi, nel 1979, la medesima serie approda sul grande schermo.

Con il passare degli anni saranno diversi i vascelli che si alterneranno nell'infinito spazio interstellare, ma la missione rimarrà sempre la stessa: esplorare il Cosmo. Quella di Star Trek, è bene notarlo, è una fantascienza etica, intelligente e stimolante, nel senso che si basa sui principi della tolleranza, della solidarietà e del rispetto degli altri. Sono banditi i dogmi rigidi e incrollabili e domina la curiosità verso tutto ciò che è nuovo e ignoto. Il nemico, inoltre, non è il cattivo da abbattere a tutti i costi, ma un avversario da conoscere, con il quale occorre cercare un dialogo costruttivo. Altra caratteristica della saga è che le donne rivestono sempre incarichi di altissimo livello.

Ma il grande merito di Star Trek sta nell'aver avvicinato tanti giovani e, spesso, anche adulti, alle scienze in genere e allo studio dell'Universo, oltre, come detto, ad essere apprezzata da astronauti e scienziati della più varie discipline: non a caso, in un episodio il celebre astrofisico Stephen Hawking ha vestito i panni di se stesso in una sfida a poker con Newton e Einstein sul ponte ologrammi (il "simulatore olografico ambientale" che permette di interagire con qualsiasi realtà virtuale). Lo stesso Hawking ha scritto che: «... la fantascienza di Star Trek non è solo un divertimento, ma assolve anche a uno scopo serio, quello di espandere l'immaginazione umana... la fantascienza di oggi è spesso la scienza di domani... la fisica di Star Trek merita certamente di essere investigata. Limitare la nostra attenzione a questioni terrestri equivarrebbe a fissare dei confini allo spirito umano».

È forse per questo che oggi ci chiediamo le possibilità di un motore ad antimateria, chi ha inventato il telefono cellulare, chi ha parlato per la prima volta di viaggi nell'iperspazio a velocità superiori a quella della luce, sfidando le regole che Einstein aveva illustrato nei suoi lavori sulla Teoria della Relatività Ristretta? Beh, se pensiamo che l'Enterprise è sinonimo di ponte ologrammi, di turboascensori, di gravità artificiale, di siluri fotonici, di scudi deflettori, di smorzatori inerziali, di velocità curvatura, di teletrasporto...

Antimateria nel motore. La grande sfida che attende il futuro tecnologico dei viaggi nello spazio, oltre a quella ancora insoluta di garantire ai futuri navigatori una gravità artificiale, necessaria a preservare il fisico umano dai danni che l'assenza di peso provoca su di esso, è quella della propulsione delle astronavi. Con le tecnologie attuali ci vorrebbero 80mila anni per raggiungere Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole, distante 8,6 anni-luce. La missione della sonda Cassini-Huygens, con destinazione il pianeta Saturno e il suo satellite Titano, ha richiesto ben sette anni, dal 1997 al 2005, e anche il viaggio delle sonde americane Spirit e Opportunity verso Marte è sembrato un'impresa "titanica" dato il lungo tempo occorso per arrivarvi.

Ebbene, nella saga Star Trek, l'astronave Enterprise è dotata di una duplice forma di propulsione: la prima ad impulso, utilizzata per le manovre e le corte distanze, che si basa su principi di reazione a fusione termonucleare sui quali la scienza moderna sta già lavorando. La seconda è quella che consente alla nave di superare di parecchie volte la velocità della luce, percorrendo così distanze siderali in pochissimo tempo.

L'unico fenomeno in grado di sviluppare un'energia di questo genere è lo "scontro" di materia e antimateria, che, attraverso il processo di annichilazione (ossia l'annullamento reciproco) può liberare più energia per grammo di ogni altra reazione fisica: a parità di massa, 1.500 volte più di quella sviluppata nella fissione nucleare e 250 volte più che nella fusione nucleare. L'antimateria, in sostanza, è l'immagine speculare degli atomi di materia di cui siamo fatti e di cui è fatto tutto l'Universo: identica, ma opposta nelle proprietà, tanto appunto da provocare, in virtù dello scontro, un'esplosione di energia. Ma è anche un po' la "Primula Rossa" della cosmologia moderna, un grande enigma: che ci sia ciascun lo dice (di antiatomi di idrogeno i laboratori e gli acceleratori di Fisica Nucleare ne hanno prodotti a migliaia), dove sia (nell'Universo) nessun lo sa. Si pensa che, in qualche angolo remoto del cosmo, dalle ceneri del Big Bang (istante in cui si ipotizza che le due proprietà fossero in quantità uguali) sia sopravvissuta anche dell'antimateria, poi aggregatasi in stelle e galassie, ma è tutto da provare. Con gli strumenti al momento disponibili, non riusciamo a distinguere un astro fatto di materia da uno di antimateria.

Come funziona lo "scontro" in questione? In breve, e molto schematicamente, dall'annichilimento di protoni e antiprotoni si ottengono particelle chiamate neutrini, muoni e pioni, che decadono in radiazioni gamma. I primi, avendo carica neutra, sono inutilizzabili. Muoni e pioni, invece, hanno una carica, e sono perciò influenzati dai campi magnetici; possono quindi essere indirizzati, consentendo di spostare un'astronave secondo il principio fisico di azione-reazione.

Se si riuscisse a costruire un motore di questo tipo, come quello, cioè, che fa viaggiare l'Enterprise in Star Trek, e si disponesse di un quantitativo sufficiente di antimateria, l'astronave che ne fosse dotata potrebbe raggiungere una velocità fino a 180.000 km/secondo, il 60 per cento di quella della luce. Purtroppo gli ostacoli, nonostante le ricerche in atto, sono ancora insormontabili, per i costi spaventosi di produzione anche di un solo grammo di antimateria. Quanto? Cinquanta milioni di miliardi di euro. E basterebbe appena a far percorrere ad un'auto 100mila chilometri. Poi, anche non considerando la brevissima vita di un antiatomo (qualche decina di miliardesimo di secondo), c'è la difficoltà di costruire un "serbatoio" capace di contenere l'antimateria. Infine, il grande problema per gli astronauti sarebbe costituito dalla tremenda accelerazione che verrebbe a prodursi e che li ucciderebbe all'istante.

Il teletrasporto. Fra i dispositivi più interessanti e sbalorditivi a bordo dell'Enterprise c'è il teletrasporto, un sistema in grado di scomporre le molecole di un oggetto o di un individuo, trasmetterle a distanza e ricomporle sul luogo di destinazione. Se ancora siamo lontani dal poter analizzare e inviare l'enorme quantità di dati che costituiscono l'essere umano, cominciano ad esserci i primi risultati a livello di particelle subatomiche.

Il fenomeno, basato sulla meccanica quantistica, era ben noto ad Einstein che lo definì «un'inquietante interazione a distanza». E, fra tutte le "diavolerie" di Star Trek, è stato proprio il teletrasporto a comparire sul palcoscenico del mondo reale. Anche se non esiste ancora alcuna possibilità di levarsi di torno dal presente per comparire in qualche era del passato. Come nel bel libro di Michael Crichton, Timeline, dove un gruppo di archeologi ritorna nella Francia del 1357, in piena Guerra dei Cent'Anni, e "rivede" le vestigia della città medievale ai cui resti sta lavorando nel presente; o come quando in Star Trek membri dell'equipaggio si "faxano" in mondi di altre galassie.

Niente di tutto ciò. Per ora al teletrasporto scientifico, nei laboratori di Fisica Nucleare, si lavora sulle particelle elementari, e ad esser trasferita non è la materia che compone l'oggetto o la sua energia, bensì la sua informazione, ossia tutte le proprietà delle particelle che lo compongono. Per ora gruppi di scienziati sono riusciti a trasferire quantità di informazioni in atomi, inizialmente da qualche millimetro e poi fino a qualche metro; pochi mesi fa è stato battuto un vero record in proposito nei laboratori dell'Università di Ginevra, dove due fotoni (particelle elementari della luce) sono stati trasportati a una distanza di due chilometri.

Naturalmente il teletrasporto reale è ben diverso da quello fantascientifico di Spock, il vulcaniano personaggio di Enterprise. La possibilità di spostare a distanza grandi oggetti o persone rimane ancora un sogno lontano. Anche perché non va sottovalutato un piccolo "dettaglio": negli esperimenti attuali, l'originale, la particella da trasferire, viene distrutto; non si tratta di fare un semplice fax, in quanto un fax produce una copia che è facile distinguere dall'originale, mentre un oggetto teletrasportato è indistinguibile anche in linea di principio.

Insomma, ancora per un pezzo non potremo viaggiare nel passato. Ma se fosse possibile, quali sarebbero le applicazioni dello straordinario fenomeno? Di una portata colossale per la circolazione ultraveloce delle informazioni. È il motivo per cui se ne parla spesso nella scienza a proposito dei computer quantici, ossia di quelle macchine in cui le informazioni non si trasferirebbero a livello di bit, secondo un codice binario fatto di 0 e 1, in modo seriale, ma a livello di qbit (quantumbit), ovvero a livello atomico, secondo un codice che impiega contemporaneamente tutti i 32 stati quantici dell'elettrone, operando in parallelo, come il nostro cervello. La potenza di calcolo sarebbe inimmaginabile, con applicazioni nelle più varie tecnologie, nella sicurezza, nella crittografia.

Più veloci della luce. Per raggiungere in tempi ragionevoli le distanze di migliaia di anni luce che ci separano dalle galassie e dai sistemi interplanetari, l'Enterprise deve violare necessariamente le leggi della fisica come noi le conosciamo, e soprattutto il limite assoluto di velocità imposto dalle teorie di Einstein: la velocità della luce (300.000 km/secondo). Una barriera che forse potrà essere superata da qualche futura scoperta nel campo della fisica quantistica, ma per oggi irraggiungibile.

Nel 1994, su una prestigiosa rivista scientifica che pubblicava articoli sulle teorie della gravitazione, compariva uno studio di un giovane ricercatore messicano, Miguel Alcubierre, allora al dipartimento di Fisica dell'Università del Galles, il cui titolo era, traducendo dall'inglese: "Velocità curvatura: viaggi iperveloci in relatività generale". Una chiara e seria sintesi sull'argomento della possibilità (concettuale) di superare la velocità della luce nel contesto della teoria einsteiniana. Si introduceva in essa il termine warp drive, usato anche nei film di Star Trek per descrivere la possibilità delle astronavi nei loro viaggi siderali.

«Timoniere, curvatura 1, attivare!», ordina il Comandante in uno di film della saga. Gene Rodenberry, che di essa è l'ideatore, quando stava sviluppando Star Trek, The Next Generation, decise di ricalibrare la velocità curvatura. Nelle serie originarie, la nave viaggiava a warp 4-5-6 (warp 1 è la velocità della luce). L'autore considerava la velocità curvatura una scala geometrica, e in seguito fu definita appunto una scala, in cui warp 1 era ancora la velocità della luce, ma w 2 era 4-5 volte la stessa; w 3, 13-14 volte la stessa. La scala saliva esponenzialmente. È chiaro che, una volta superato il limite della velocità della luce, sono immense le possibilità che si aprono per chi deve percorrere in breve tempo le distanze dell'Universo.

Ricercatori e fisici stanno cercando di fornire dei modelli concettuali per spiegare i viaggi dell'astronave Enterprise, che nei suoi spostamenti deforma lo spazio-tempo davanti e dietro di sé. Il concetto warp drive è in parte scientifico, nel senso che origina dalla Relatività di Einstein, secondo la quale un corpo deforma la dimensione dello spazio-tempo, che non è piatto ma curvo, così come un pallone deforma un telo su cui è posto. Ebbene, il modello ipotizzato da Alcubierre parte dalla creazione di una metrica capace di "accorciare" la distanza tra punto di partenza e di arrivo e funziona pressappoco così: lo spazio-tempo viene espanso dietro l'astronave e contratto davanti ad essa, in modo tale che sarà lo spazio-tempo stesso a "spingere" l'astronave verso la destinazione, come una tavola da surf viene trasportata da un'onda. Così si ridurrebbe la distanza dal punto che si vuole raggiungere. Peccato che i problemi di ordine tecnico e pratico oggi sono, per varie ragioni, insormontabili.

Due dei fenomeni più affascinanti che le astronavi di Star Trek sfruttano per spostarsi da un punto all'altro della galassia sono il worm-hole, una specie di cunicolo spaziale, peraltro previsto dalla Teoria di Einstein (anche se ancora mai provato), detto anche scorciatoia spazio-temporale, e il "buco nero", entità fisica costituita da stelle "morte" con una densità tanto elevata che neanche la luce riesce ad uscirvi: luoghi dove il tempo finisce per chi vi cade dentro e che si ipotizza possano essere una comunicazione con un altro Universo. Si tratta in entrambi i fenomeni di astruse realtà matematiche, una specie di collegamento tra regioni dell'Universo distanti milioni di anni luce, dove un'astronave potrebbe entrare per viaggiare in pochi minuti da una galassia all'altra.

Scenari. A parte il fatto che noi non sappiamo concretizzare gli scenari di Star Trek, poiché saranno necessarie altre scoperte scientifiche (oppure perché del tutto fuori della portata di noi esseri umani), bisogna riconoscere lo sforzo degli scrittori di fantascienza e degli sceneggiatori della serie che, con abilità e competenza, hanno trasformato espedienti teorici in qualche modo aderenti alla realtà fisico-matematica in espedienti fantasiosi, divertendo gli appassionati di fantascienza e meravigliando non poco un nutrito numero di scienziati. È stato un bellissimo e meritorio risultato.

Giovanni Sallustio