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Eclettico ungulato

Impariamo a conoscere il daino, bellissimo cervide originario dell'area mediterranea, nei cui ampi confini prolifica fin dall'antichità. Anche grazie alla sua capacità di adattarsi agli ambienti e alle condizioni di vita più diverse

La femmina di un daino adulta

I daini, ungulati scomparsi dalle Alpi circa 700mila anni fa, durante la glaciazione del Riss (fiume della Baviera che dà il nome ad una delle quattro fasi glaciali, così come il Günz, il Mindel e il Würm), ebbero la loro massima fortuna durante la pax romana (circa 150 anni dopo Cristo), che favorì il latifondo e mandò in crisi l'agricoltura. Gli antichi romani li importarono dalla Mesopotamia per abbellire i loro giardini e per gustarne le carni. Capirono anche che ben si adattavano alla cattività, ed è questo il motivo per cui oggi li ritroviamo in tutti i parchi, privati e pubblici.

ORIGINI E DIFFUSIONE. Il daino è un animale originario dell'area mediterranea dove anticamente era presente in due sottospecie: il Daino europeo (Dama dama dama), in origine diffuso in Palestina e nel Libano, e il Daino della Mesopotamia (Dama dama mesopotamica), diffuso in Iran, Iraq, Siria e Africa settentrionale, di maggiori dimensioni e già conosciuto e apprezzato da sumeri, ittiti, assiri ed egizi. In seguito, mentre la sottospecie mesopotamica si è assottigliata progressivamente, a causa di una caccia indiscriminata e probabilmente della minore capacità di adattamento (oggi è ormai alle soglie dell'estinzione), la sottospecie dama si è ampiamente diffusa, ed è forse l'esemplare di daino la cui distribuzione corrente è stata più influenzata dall'uomo. Sebbene si sia estinto nella maggior parte del suo primitivo habitat, infatti, l'uomo ha portato questo daino da un capo all'altro della terra, e nella sua forma semiaddomesticata esso si è sparso in tutto il resto del mondo. Infatti la sua distribuzione ora abbraccia l'Eurasia, il Nord e Sud America, l'Africa e l'Australia.

Si ritiene che il daino europeo abbia resistito in forma selvatica solo nelle pianure costiere boschive del sud dell'Anatolia, dove i confini del suo storico habitat cominciavano nelle regioni Ismir e seguivano le montagne costiere ad est. Pochi esemplari di daino ad oggi sono sopravvissuti allo stato libero nel National Park Antalya, riserva che fu istituita nella seconda metà del 1960. Recentemente questo ungulato è stato introdotto nelle molte aree protette della Turchia.

La morfologia caratteristica del palco del daino europeo e di quello della Mesopotamia aiuta i paleontologi e gli archeozoologi ad identificare il materiale osseo prodotto dai depositi fossili e archeologici e a ricostruire l'antica distribuzione dei due tipi. La conoscenza odierna suggerisce che la diffusione postglaciale del genere era limitata quasi esclusivamente alla regione del Mediterraneo ed al Vicino Est, dove, nonostante la prossimità della distribuzione geografica, gli habitat dei due tipi non coincidevano.

I SUOI PIATTI PREFERITI. Questo mammifero è abbastanza eclettico in materia di alimentazione: non solo in cattività si adatta a quasi ogni tipo di foraggio, erbaceo o arbustivo, ma anche in libertà non mostra particolari esigenze alimentari. Infatti tende a scegliere, fra gli alimenti disponibili, quelli che di volta in volta sono più ricchi in proteine e migliori in termini di digeribilità.

Le graminacee costituiscono più del 60 per cento della dieta del daino per la maggior parte dell'anno, mentre in autunno e in inverno, a causa della loro scarsa presenza, deve utilizzare frutti della foresta, more di rovo, mirtilli, e brucare germogli, rametti e foglie di piante.

Un maschio adulto in fuga dai lupi

LE SUE CREDENZIALI. Il daino è un cervide tipico dell'ambiente mediterraneo, più piccolo del cervo; lunghezza testa-corpo: 130-160 cm; altezza alla spalla (garrese): 80-100 cm; lunghezza della coda: 15-20 cm; peso dei maschi: 65-110 kg; peso delle femmine: 40-65 kg.

Possiede il tronco raccolto, collo corto e massiccio, muso allungato e stretto, occhi grandi, ovali, bruni molto espressivi, situati in posizione alquanto laterale, in modo che permettano un'ampia visione. Davanti a questi, lungo i solchi lacrimatori, sboccano ghiandole, che producono una secrezione della quale l'animale si serve per marcare il territorio e segnalare la sua presenza, specialmente durante il periodo degli amori. Gli arti sono snelli ma forti e terminano con unghielli stretti.

In estate il mantello, con peli corti, ha una colorazione rossiccia dorsalmente e lateralmente, con qualche macchia chiara e una tinta più sbiadita nelle regioni ventrali. In inverno si infittisce, si allunga e diviene grigio scuro. La muta, che determina il vistoso cambiamento di colore del mantello, avviene due volte l'anno (primavera e autunno) e dura una quarantina di giorni. Il daino, come altri animali più o meno domestici, presenta variazioni di colore: non sono pochi, infatti, i soggetti albini, melanici, ed altri che, per la levigata lucentezza del mantello, vengono detti "porcellanati". In tutti i vertebrati, soprattutto nei mammiferi, proprio come sull'uomo, si possono presentare casi di albinismo dovuti alla depigmentazione parziale o totale della pelle, dei peli e dei capelli; sembra che ciò sia dovuto all'assenza di tirosinasi che, agendo sulla tirosina, presiede alla formazione delle melanine.

Il palco, costituito da due stanghe, come nel cervo e nel capriolo, si differenzia da quello di questi ultimi in quanto nel daino, al compimento del terzo anno di età, le stanghe assumono ciascuna la forma denominata "a pala", conferendo al nostro cervide un aspetto imponente. Gli elementi che compongono il palco del maschio sono: la rosa, che poggia sulle bozze della fronte; l'asta, segmento sul quale si inseriscono le altre parti; il pugnale, che è una punta rivolta in avanti; il mediano, seconda punta, situata quasi a metà dell'asta; e, appunto, la pala, espansione dell'asta verso la parte apicale e leggermente convessa verso l'esterno.

Le prime protuberanze spuntano verso il sesto mese di vita (novembre-dicembre) e in inverno compare il primo vero accenno di palco che, nell'estate successiva, a poco più di un anno di età, misura circa 10-12 cm. La prima biforcazione appare nel corso del secondo anno di vita; la pala terminale verso il quinto. L'età dell'animale può essere dunque valutata osservando il palco: è privo di ramificazioni il palco del fusone, un giovane di 1-2 anni; presenta alcune ramificazioni quello del balestrone, un giovane di 3-4 anni; presenta un allargamento all'estremità quello del palancone, un animale adulto, oltre i 4 anni. I palchi degli adulti pesano grosso modo 7-9 kg ed hanno ciascuno una lunghezza che varia da 60 a 90 cm; di questi 30-40 appartengono alla pala, che è larga circa 20 cm.

PERICOLI E STRATAGEMMI. Attivi soprattutto nelle ore serali e notturne, i daini sono ottimi corridori e saltatori, potendo raggiungere e talvolta superare i due metri di altezza. Possiedono vista acuta e olfatto sensibile. Prediligono i boschi fitti, intervallati però da ampi spazi aperti, e clima mite. Vivono in branchi numerosi (sull'Appennino, nel periodo invernale, se ne sono osservati con fino ad ottanta individui), in gruppi maschili e gruppi misti. Questi ultimi comprendono le femmine con i figli dell'anno (sia maschi che femmine) e le figlie dell'anno precedente. Non mancano tuttavia individui che scelgono di restare isolati, in genere maschi vecchi.

Per controllare che nessun pericolo si avvicini al branco i daini ricorrono a vari stratagemmi, dei quali il più usato è l'avvertimento con la lunga coda nera, che risalta sul bianco specchio anale e che ha anche la funzione di scacciare le mosche. Lo studioso Felix Rodriguez De La Fuente, che ha dedicato la propria vita studiando il comportamento degli animali selvatici, ha scritto: «Quando la coda viene mossa da un lato all'altro significa che la situazione è tranquilla, se invece rimane immobile, il daino presta attenzione: è un segno di allarme di moderata intensità. Al contrario, la coda dritta e parallela al dorso avverte d'un pericolo imminente: una volpe che s'avvicina ai piccoli, un gruppo di lupi, fotografi naturalisti invadenti e poco rispettosi dell'ambiente naturale, eccetera. Appena la coda viene alzata tutti i componenti del branco, anche se non hanno visto direttamente il pericolo, si danno alla fuga e appena giunti in luogo sicuro cercano di scoprire quale pericolo ha costretto il compagno o la compagna a dare l'allarme».

Come tutti gli ungulati selvatici anche il daino deve fare i conti con i competitori, i predatori e le malattie. I suoi competitori alimentari sono il cervo, il muflone ma anche gli ovini e i bovini, quando questi ultimi superano determinate densità. Il suo predatore per eccellenza è ovviamente il lupo, che interviene su tutte le classi sociali del branco, come del resto i cani randagi. La volpe, invece, occasionalmente ne preda i piccoli. Infine da non dimenticare gli incidenti stradali (tra gli ungulati il daino è la specie più soggetta agli investimenti) che causano una buona parte della mortalità.

INNAMORAMENTO, AMORI, FIGLI. I daini maschi sono sessualmente maturi verso i 16 mesi, ma generalmente dall'età di tre anni possono avere una buona fecondità. L'attività riproduttiva si mantiene sino ai 15-16 anni. Ugualmente, verso i 16 mesi la pubertà sopraggiunge nelle femmine, purché abbiano un adeguato peso corporeo. Il ciclo estrale è di 20-21 giorni. La maturità cosiddetta "psicologica" nei maschi è a 5-6 anni e, nelle femmine, verso i 3.

Il periodo degli amori è compreso tra ottobre e novembre. In questa stagione al branco femminile si aggiungono alcuni maschi adulti e subadulti; ciò può anche accadere indipendentemente dalla stagione riproduttiva, in condizioni particolarmente favorevoli di alimentazione e/o di sicurezza, ma di norma i sessi vivono separati per 5-7 mesi all'anno. I maschi adulti si avvicinano ai branchi e delimitano un'area (il proprio harem) marcandola con l'urina, con raspate e bramiti, cercando di attirare le femmine. La gestazione dura all'incirca 220-250 giorni, e all'inizio dell'estate, tra maggio e luglio, nasce un piccolo (molto rari i parti gemellari), che rimane, se maschio, nel branco delle femmine fino ad un anno. Per una o due settimane il piccolo non segue la madre, viene allattato per 45 mesi, ma lo svezzamento inizia già dopo 23 mesi dal parto.

Andrea Barghi