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Rulla il tamburo

Cambiano armi e tattiche di combattimento. A dare segnalazioni arrivano gli strumenti a percussione. Che, insieme alle trombe, apriranno la strada alla fanfara. E da questa, con ulteriori perfezionamenti, alla banda

Un corno da segnalazione in avorio dell'XI secolo; in genere ricavato da zanne di elefante, era denominato oliphant

Con la definitiva scomparsa di Roma e delle sue istituzioni, quale panorama si doveva aprire per la musica militare? Uno ben desolante, non essendovi più un esercito nazionale. Questo aveva lasciato il posto a masse di armati che, legate solo al proprio signore, non si identificavano in un popolo ma in una casata o in una fazione. Oppure a piccole bande nate spontaneamente che perseguivano, con poca e alterna fortuna, scopi di autodifesa; solo in seguito compariranno veri e propri eserciti di professione, mercenari, sotto le insegne dei grandi capitani di ventura, con i quali nascerà "il mestiere delle armi".

La vecchia legione, strumento mobile per eccellenza, divenendo sempre meno compatta, con militi disomogenei e poco affidabili, si era disgregata; la cavalleria leggera, che utilizzava l'arco, era rimasta una forza valida, ma quella pesante, con cavalieri catafratti al massimo (coperti, cioè da armature pesanti e complete) per meglio proteggersi, era divenuta tarda a muoversi e rigida nell'azione.

I soldati, non più cives in armi, non erano motivati, ed era venuta a mancare l'antica virtus dell'Urbe. Il cristianesimo, poi, aveva minato le basi del modo di vivere e di pensare romano e il milite, che per il bene comune e la salvezza pubblica era pronto ad andare incontro consapevole al supremo sacrificio, adesso aveva paura di morire e dell'Aldilà e si bardava di corazze, reliquie, indulgenze e scapolari, trascurando l'efficienza delle armi e dell'addestramento.

In queste bande armate, sempre più rigide e territoriali, esisteva un enorme divario tra il miserabile fante e il nobile cavaliere. In battaglia questo, punto di forza nella formazione, carico di ferro, incedeva a passo lento su un cavallo non meno corazzato di lui e difeso dagli scudieri, massacrando i nemici con una lunga lancia e uno spadone ai quali solo altri nobili, con le rispettive armi, avevano possibilità di opporsi.

Scomparsi gli ordinamenti tattici, le battaglie manovrate divennero un ricordo e tornarono ad essere un caos di singoli duelli fra cavalieri, mentre i soldati si aggiravano colpendo, spesso alle spalle, chi, quando e come potevano, sventrando i cavalli e finendo i feriti come beccai. In una situazione del genere non aveva senso mantenere un reparto per le segnalazioni musicali: bastavano fuochi, bandiere o squilli di corno e tromba.

La musica militare era scomparsa, ma anche quella cultuale o di intrattenimento aveva avuto cambiamenti radicali: tutto ruotava adesso intorno alla musica religiosa, solamente vocale, nata da una tecnica di modulazione di derivazione ebraica che serviva a dare maggiore enfasi alla parola durante i servizi liturgici, simile ad una recitazione cantata e detta "cantillazione".

Sin dopo l'anno Mille abbiamo una sola novità: il passaggio dai rudimentali repertori canori dovuti all'inventiva delle comunità (ma in quei tempi incerti non era consigliabile eccedere in fantasia), al canto gregoriano nato durante il pontificato di San Gregorio Magno (590 - 606). Si trattava però di melodie omofoniche prive di accompagnamento; la polifonia si affermerà in Francia solo tra il 1200 e il 1300, e solo allora nasceranno i primi canti e i motivi profani (spesso tenuti segreti per non essere inquisiti) inneggianti alla vita e al piacere.

Nuove le armi e le tattiche. Nel frattempo, mentre il nobile signore ascoltava le melodie suonate da musici girovaghi nel chiuso del suo castello, l'evoluzione di alcune armi iniziava a mutare la fisionomia delle attività militari.

Musicante del Palio di Siena con tamburo da guerra. Esso consente di inviare segnali precisi e di facile interpretazione

Era il momento delle balestre, esistenti da secoli ma ora più precise e capaci di sfondare le corazze leggere; la loro presenza fece modificare le tattiche di schieramento, ma sarà una gloria effimera, perché attorno al Trecento verranno soppiantate dalle prime armi da fuoco portatili. Queste, ancorché primitive, erano più potenti, e venivano usate frontalmente per colpire il nemico lontano, quindi dalle ali per tormentarlo e bloccarne la cavalleria. In seguito, l'avvento delle artiglierie sarà determinante per stravolgere i tradizionali schemi militari.

Per manovrare i reparti era però necessario trasmettere loro ordini: una necessità che avrebbe portato al ritorno della musica militare. Inizialmente poteva capitare di incontrare modesti nuclei di armati accompagnati da un unico musicante che suonava un cialamello o un galoubet, flauto dolce a tre fori tenuto con una mano, mentre con l'altra picchiava su un tamburo con una sola bacchetta, cadenzando così le attività degli uomini. Questa singolare figura, del resto non comune, scomparirà nella prima metà del XIV secolo causa l'aumentato numero dei soldati, dovuto alle esigenze militari, che non avrebbero potuto essere guidati dal suo modesto operato. In seguito riappariranno trombe derivate dalle tube romane, le chiarine, affiancate da pifferi e, novità, da tamburi.

Ma in un'Europa dai lineamenti ancora confusi, quali erano gli eserciti che avevano raggiunto un livello tale da poter ricorrere alla guerra manovrata? Tra il 900 e il 1300, a seconda delle vicende del Paese, la nascita e lo sviluppo delle milizie nazionali daranno una spinta che porterà alla creazione di grandi armate e alla nascita di eserciti mercenari che avranno la loro più alta espressione nelle compagnie di ventura.

In Svizzera, la povertà del Paese, la precaria situazione interna e l'asprezza della natura avevano favorito la creazione di milizie territoriali, prima cantonali poi organizzate in battaglioni di mercenari che, agli ordini di vari sovrani, si dimostrarono non solo i migliori in Europa, ma anche i più disciplinati, leali e affidabili. Loro epigoni sono le attuali Guardie Svizzere pontificie.

In Germania la fanteria, dopo che Ottone I di Sassonia, incoronato imperatore, tolse ai feudatari gran parte del potere, era divenuta mercenaria, pronta a servire committenti nel Paese o all'estero. Queste milizie con la riforma di Massimiliano I d'Asburgo (fine 1400) furono disciplinate nelle bande dei Landsknechten (servitori del Paese, in italiano "lanzichenecchi"). Valorosi ma indisciplinati, creavano spesso problemi più a chi li assoldava che ai loro avversari.

In Spagna nacque il primo vero esercito moderno, disciplinato, abbastanza omogeneo per organici, dotazioni e armamenti; per combattere all'estero si ricorreva a milizie volontarie, pagate con scarso soldo, ma con libertà di preda. Quelle spagnole furono forse le migliori truppe europee.

In Francia, constatata la poca validità delle milizie feudali e l'inaffidabilità dei mercenari, vi fu la tendenza a creare truppe reclutate fra il popolo e quindi regie e nazionali. A queste Carlo VII, nella prima metà del Quattrocento, aggiunse una milizia permanente, libera in pace, ma immediatamente mobilitabile in caso di guerra.

In Italia, frammentata da troppi reami e senza spinte nazionali, tra la metà del 1300 e il 1500 avranno massimo sviluppo le "condotte" o compagnie di ventura, guidate da capitani (condottieri) come Braccio da Montone, Muzio Attendolo Sforza, Erasmo Gattamelata, Francesco Bussone (detto il Carmagnola), Bartolomeo Colleoni. Disciplinate, oscillavano tra la massima correttezza e una spietata ferocia, a seconda del capitano.

Sul campo di battaglia, dunque, la musica era tornata a seguire da presso le truppe per trasmettere gli ordini, suonando appositi motivi o con il rullare dei tamburi. I musicanti non si trovavano mai in prima linea, per tre ragioni: perché erano mano d'opera preziosa da non rischiare senza scopo, perché chi stava alle loro spalle non poteva sentirne bene la musica, e anche perché, come detto, da secoli il combattente non era più motivato e, in cambio d'un soldo magro, doveva affrontare la morte per un signore spesso tirannico. Era dunque necessario portarlo in battaglia impedendogli, perché non disertasse, di pensare ai rischi cui andava incontro: in altre parole era necessario caricarlo psicologicamente. Con la musica.

Il binomio piffero - tamburo. Tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo prende piede un'usanza nata fra le truppe confederate svizzere e diffusasi all'estero grazie al servizio mercenario: l'uso militare della musica ottenuta dal connubio del suono del flauto traverso (o piffero) e del tamburo suonato con due bacchette.

Spesso i suonatori sono in folti gruppi, e la loro musica è ideale per comunicare ordini, ritmare la marcia e, all'occorrenza, per fare festa negli accampamenti. Inoltre in battaglia il sordo rullare del tamburo (che viene percepito fisicamente dal corpo umano con una forte vibrazione del diaframma) e i semplici motivi ripetuti senza sosta dai trilli dei pifferi stordiscono il combattente che marcia a pochi metri dai suonatori, inducendolo in una esaltazione guerresca che trasforma una masnada di gaglioffi in una falange di indemoniati.

Lo Schellenbaum nella versione tedesca

Il piffero (o flauto traverso, in quanto suonato con lo strumento in posizione trasversale rispetto al volto) era già noto ai romani. Nel Basso Medioevo ha una certa diffusione un tipo di flauto con tre soli fori, poi divenuti sei, che emette note acute udibili a considerevole distanza; costruito in legno a partire dall'XI secolo, diverrà di metallo nel XIX. Si chiama fleutte o fluste d'alleman (flauto dei tedeschi) o fifre (flauto militare) in Francia, Schweizerpfeiff o Feldtpfeiff (flauto svizzero o flauto militare) in Germania, flauto d'Alamagna in Italia. Jean Marot (1463-1526), nel Voyage de Venise, descrive così una sfilata di svizzeri: «Devant le roy cent suisse marchoient, / de jaune de rouge aornez et vestus; / fifres, tambours adonques bedonnèrent». (Davanti al re cento svizzeri marciavano / di giallo, di rosso adornati e vestiti / preceduti da pifferi e tamburi).

Il tamburo invece, sconosciuto nell'antichità, viene introdotto in Europa a seguito dell'invasione araba della Spagna del 711. Il nome deriva dall'arabo tambur, mutuato a sua volta dal persiano danbara. È uno strumento a percussione con cassa cilindrica in legno su cui sono tese due pelli di capretto o cane, conciate per resistere alla battitura e tenute in trazione da tiranti. La superiore è detta battitoia, quella inferiore, dietro la quale sono tese due corde di budello per accentuarne le vibrazioni, bordoniera. Famoso il grande Tiefe Ruhrtrommel, tamburo basso o dei lanzichenecchi, dal suono forte e cupo, alto 70-80 centimetri e largo altrettanti, invece degli usuali 40-50.

Nascita della fanfara. La continuità della musica militare si poteva dire a questo punto assicurata, e nel tempo ne sarebbero emerse numerose derivazioni. Sebbene si abbia notizia di alcune esecuzioni musicali pubbliche avvenute nel XIII secolo, solo nel XV nasceva ufficialmente, in Svizzera, una nuova musica ideata per complessi formati da trombe e percussioni, che potrebbe raffigurare l'archetipo dei futuri complessi, militari e non.

Furono soprattutto i tedeschi a favorirne lo sviluppo, impiegandola per le bande di raitri (reitern, ossia cavalieri); la configurazione montagnosa del territorio elvetico impediva infatti lo sviluppo di una cavalleria da guerra svizzera, limitando l'esercizio di quest'arte alla nobiltà. Dalla applicazione strumentale della nuova musica nasceva la fanfara, e un genere da lei derivato che avrà sviluppo e successo tra il XVII e il XVIII secolo.

La fanfara aveva però un limite. Essendo composta di ottoni e percussioni non era in grado di ottenere particolari sfumature: poteva eseguire solamente marce. Per ovviare a questa limitazione venne fatto un ardito esperimento inglobando nel complesso anche i legni. Un tentativo che potrebbe apparire stravagante, ma che va invece considerato l'atto di nascita della banda, un complesso musicale che, perfezionandosi nel tempo, si svincolerà dall'area militare aggiungendo ai suoi repertori qualsiasi tipo di brano musicale. L'evoluzione ebbe luogo in vari Paesi, ma fu nella Francia di Luigi XIV, il Re Sole che regnò dal 1643 al 1715, che si ebbe il suo sviluppo più marcato.

Malgrado l'elevatissimo livello di qualità raggiunto dalle fanfare francesi, al sovrano questa musica sembrava non attagliarsi bene alla fanteria, che in Francia era stata ristrutturata e modernizzata. Incaricò allora il suo consigliere militare, Jean-Baptiste Lully, di creare per essa una nuova musica, e di elaborarne poi un adeguato repertorio.

Fu proprio Lully a introdurre nelle formazioni musicali militari gli oboi e i fagotti. Questi nuovi gruppi erano piccoli, comprendendo appena quattro suonatori per compagnia, ed erano assegnati solo ad una formazione di élite: i Moschettieri del Re, per i quali lo stesso Lully scrisse marce e musiche da parata.

E La fanfara si muta in banda. Pochi anni dopo provvedeva ad aggiungere anche due corni, portando così l'organico a 6-8 elementi, e ottenendo la piccola banda reggimentale del periodo barocco: una formazione che ebbe grande successo, ma che militarmente non poteva certo avere rilevanza nella manovra di grandi formazioni militari.

Per questo veniva utilizzata al campo per intrattenere gli ufficiali, per alcune particolari cerimonie e per il cambio della guardia. Ebbe notevole sviluppo in Francia, ma anche in Germania e in Svizzera. Musicisti dello spessore di Joseph Haydn (che attorno al 1740 scrisse le Feldparthien per oboi, fagotti e corni) composero pregevoli brani per queste formazioni. Di lì a pochi anni doveva aggregarsi alle bande anche il clarinetto, un legno ad ancia semplice derivato dal più antico chalumeau o cialumello, inventato poco prima del 1700 da Johann Christoph Denner, artigiano strumentista a Norimberga, e successivamente perfezionato dal figlio Jacob.

Da questo momento in poi l'accrescimento e il potenziamento degli eserciti europei si ripercosse anche sulla musica militare: oltre al cannone più potente e alla fanteria più numerosa, ogni regnante voleva avere le musiche più marziali e i complessi che le eseguivano sempre più grandi. Di conseguenza nelle piccole bande reggimentali, che suonavano più per diletto che per la guerra, lasciando questo incarico a tamburi, pifferi e trombe, iniziarono a confluire per prima cosa proprio questi strumenti, a cui ne fecero seguito altri a percussione di origine o provenienza turca, che davano un che di esotico alle bande stesse: la grancassa, i piatti, il triangolo e, in quelle francesi e tedesche, il cappello cinese, detto Schellenbaum (albero dei campanelli) dai tedeschi e pavillon chinoise (padiglione cinese) dai francesi.

Ricordiamo che quest'ultimo strano strumento, che prenderà piede esclusivamente presso le formazioni bandistiche di Francia e Germania, è costituito da un'asta metallica o in legno adornata di campanelli, che pendono negli strumenti francesi da un cono metallico piuttosto largo e appiattito, in quelli tedeschi da una sorta di larghe corna ornate, alle estremità, da lunghi ciuffi di crine.

La sua origine sembra sia cinese; giunto in Asia Minore attraverso l'India, venne adottato dagli janiceri (o giannizzeri) turchi, che lo modificarono aggiungendovi quelle che oggi paiono corna, ma che in realtà erano mezze lune, dalle quali pendevano delle code di cavallo. I turchi si scontrarono con i francesi e i tedeschi all'assedio di Vienna del 1683 e le truppe della coalizione, della quale facevano parte austriaci, francesi e bavaresi, rimasero colpite da quelle insolite insegne-strumento che, prese come preda di guerra, essi più tardi finiranno per adottare.

Ma, intanto, si andava incontro al fatale 1789, l'anno della Rivoluzione Francese, che tante cose avrebbe cambiato nel Vecchio Continente. Anche nell'ambito della musica militare.

Franco Maria Puddu