CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2005 > Marzo > Militaria

In ricordo dell'Africano

Così era chiamato Fabrizio Meoni, il campione di motociclismo deceduto lo scorso gennaio durante la Parigi-Dakar. Era infatti un grande amante dell'Africa, di cui aiutava i più poveri con un'Associazione. Che ora proseguirà il suo compito

Fabrizio Meoni
L'11 gennaio scorso è stato un giorno davvero amaro e funesto per la Parigi-Dakar. È morto, infatti, a 47 anni, il campione di Castiglion Fiorentino (Arezzo) Fabrizio Meoni. Come egli stesso aveva annunciato alla partenza da Barcellona, quella, per lui, doveva essere l'ultima partecipazione alla gara. Una gara affascinante, che continua a far sognare migliaia di giovani. L'unica che raccoglie pubblico da ogni parte del mondo, ma allo stesso tempo psicologicamente e fisicamente faticosissima.

Grande appassionato di moto sin da ragazzo, Meoni corse nell'enduro nazionale dal 1975 al 1981; dopo una pausa di qualche anno riprese le gare, vincendo nel 1988 il Campionato italiano junior. Da allora una lunghissima lista di competizioni mondiali e davvero tanti, tanti successi che l'hanno portato alla "conquista" dei rally più belli del mondo: insomma, un vero centauro del deserto.

Nel 1989 si classificò primo nel Rally Incas, nel '94 terzo nella Parigi-Dakar, competizione alla quale ha partecipato per ben 13 volte; nel '96 primo nel Rally dei Faraoni (Desert Cannonbal); nel '97 primo nel Rally Tunisia; nel '98 secondo alla Parigi-Dakar, primo al Rally d'Egitto, secondo al Rally di Tunisia, secondo al Rally Atlas e ancora secondo al Rally del Dubai. E arriviamo al 1999, quando si classificò primo al Rally d'Egitto, primo al Rally del Dubai e secondo al Rally di Tunisia.

"L'africano", questo il soprannome dato a Fabrizio per l'amore per quei luoghi e per la gente che lì vive, riuscì a conquistare la vittoria nella Parigi-Dakar, per lui «un'avventura affascinante», nel 2001 e nel 2002, trasformando i suoi mille sogni in realtà. Affermava: «La Dakar non si fa chiusi in un abitacolo, la moto è la vera avventura». Ma purtroppo una caduta durante l'11a tappa, da Atar a Kiffa, quest'anno gli è stata fatale, ed è morto per un arresto cardiaco a poco più di 500 km dal traguardo, in Mauritania.

Ex carabiniere ausiliario, iscritto all'Associazione Nazionale Carabinieri della sua città natale, sposato e con due bambini, per tutti i suoi colleghi era un grande pilota, entrato nella storia della Dakar. Ma anche un grandissimo uomo, profondamente amato. Viveva per la moto, la sua passione, ed incoraggiava i giovani ad inseguire i propri sogni con umanità e senza mai dimenticarsi degli altri.

Un campione, nello sport come nella vita. Fabrizio infatti è ricordato da tutti non solo per le sue prodezze nel motociclismo, ma soprattutto come un grande della solidarietà. «L'Africa mi ha dato tanto, è giusto che io restituisca qualcosa all'Africa...»: per lui questo continente non significava solo una "gara". Attraversando i tanti villaggi in sella alla sua moto e vedendo le condizioni in cui vivono i bambini, si convinse che era suo dovere aiutarli.

Meoni durante una gara

Oltre che alle molte vittorie, legò così il proprio nome anche al forte impegno e alla generosità profusi nel campo umanitario. Fondò l'Associazione Onlus "Solidarietà in buone mani", con la quale contribuì alla costruzione, nel 2001, di un grande spazio polivalente, messo a disposizione dell'associazione stessa, e con la seconda vittoria - avvenuta come detto l'anno successivo - una scuola a Saint Joff, alla periferia di Dakar, per mille bambini senza famiglia, chiamata "Amici d'Italia", ed un pozzo di 133 metri nel Togo. Il premio di quest'ultima Parigi-Dakar sarebbe servito all'ampliamento dell'edificio scolastico.

Grazie all'esempio e al cuore di Fabrizio, l'Associazione - che ha raccolto fondi per 250mila euro e, tra le molte iniziative per aiutare i più indifesi, assiste bambini nel Perù, in Colombia e in Venezuela - proseguirà la sua opera missionaria (per maggiori informazioni ci si può collegare al sito web: www.solidarietainbuonemani.it).

Nicoletta Archilei