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"Genio": un termine che evoca
intelligenza superiore, ma anche inclinazioni e gusti (pensiamo
alla locuzione "andare a genio"), patrimoni ereditari ("il genio
della lingua") e, addirittura, presenze soprannaturali ("il genio
della lampada" o gli antichi numi, il "genio di Socrate"). È un
termine che indica un'Arma dell'Esercito, specializzata nella
costruzione di opere ingegneristiche di interesse militare,
ovviamente, ma anche civile, e che, ci viene da pensare, in qualche
modo racchiude in sé le precedenti connotazioni, viste le opere
prestigiose che ha saputo compiere nel corso del tempo e di cui
abbiamo potuto ammirare un ampio saggio nel Museo ad essa
dedicato.
Agli inizi del Novecento il generale
Durand de La Palme intese restaurare l'antico splendore di Castel
Sant'Angelo, gloria di Roma fin dal II secolo d.C e ridotto, alla
fine del XIX, ad uno squallido carcere. Sgomberato il castello nel
1901, si provvide al completo restauro della struttura con la
supervisione del capitano del Genio Mariano Borgatti, valente
storico. Ultimati i lavori, si stabilì quindi di destinare il
castello a "Museo dell'Ingegneria Militare Italiana", anche in
considerazione di tutti gli insigni ingegneri nel campo militare
che, nel corso dei secoli, vi avevano lavorato: da Niccolò di
Pietro Lamberti a Michelangelo Buonarroti, da Baccio Ponticelli, il
Taccola, ad Antonio da Sangallo, solo per citarne alcuni. Così, il
13 febbraio 1906, alla presenza del Re, avveniva la solenne
inaugurazione del Museo, con la supervisione del Direttore Mariano
Borgatti.
Nel 1911, in occasione del
cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, Castel Sant'Angelo
fu scelto come sede di grandi mostre retrospettive ed il Museo
venne trasferito provvisoriamente nelle "casermette di Urbano
VIII", situate entro la cinta pentagonale bastionata del castello.
Con l'occasione, il Museo assunse la nuova denominazione di "Museo
Storico del Genio Militare".
La Prima guerra mondiale incrementò
di molto i reperti del Museo: documenti, uniformi, modelli e
materiale iconografico si aggiunsero ai documenti preesistenti. La
necessità di riconoscere, classificare e riordinare i numerosissimi
disegni di fortificazioni, che sovente recavano la firma dei
massimi ingegneri ed architetti militari del tempo, suggerì al
generale Leone Andrea Maggiorotti la costruzione, all'interno del
Museo stesso, dell'"Istituto di Architettura Militare Italiana" con
il compito di raccogliere e valorizzare gli aspetti storici ed
artistici di quest'ultima.
Altro anno chiave fu il 1933. Le
autorità dell'epoca decisero infatti di rendere parco pubblico la
zona attorno al castello, cosa che, ovviamente, comportava la
demolizione delle casermette di Urbano VIII e di conseguenza il
trasferimento di Museo e Istituto. Agli inizi del 1934, essi furono
collocati, in via provvisoria, presso la "Batteria Tevere", sita
sul Lungotevere destro, già sede di una Compagnia del Genio
Pontieri.
La nuova dimora fu però ben presto
abbandonata: ancora nel 1934, con decreto del 28 giugno, venne
sancita la costituzione dell'Istituto Storico e di Cultura
dell'Arma del Genio, che fondeva in sé Museo ed Istituto
d'Architettura.
Contemporaneamente fu deciso di dare
a quest'ultimo una sede definitiva, appositamente progettata. A
questo scopo, venne indetto un appalto-concorso ed il progetto da
realizzare fu elaborato dal tenente colonnello Gennaro De Matteis,
che disegnò la pianta dell'Istituto schematizzando lo stemma
dell'Arma del Genio: l'esedra centrale è la granata al centro dello
stemma, mentre i due edifici quadrangolari laterali simboleggiano
le due asce incrociate e la torre, infine, ne rappresenta la
fiamma.
I lavori ebbero inizio il 20 marzo
del 1937 sullo stesso sedime dell'antica "Batteria Tevere", e il
trasloco fu completato entro l'anno, utilizzando le parti dello
stabile già compiute.
Lo scoppio della Seconda guerra
mondiale, però, non permise il completamento dell'edificio, che fu
inoltre colpito da dissesti dovuti proprio al sedime su cui sorgeva
oltre che alla celerità eccessiva di costruzione. L'indagine sulla
natura dei dissesti, effettuata nel 1943, portò alla luce problemi
di almeno tre differenti ordini: terreno ancora in assestamento,
natura disomogenea del suolo, eterogeneità delle fondazioni
adottate. La complessità degli interventi di restauro consentì la
riapertura della struttura al pubblico solo alla fine del 1953.
La costruzione, attualmente poco
conosciuta, è un patrimonio di grande interesse per il territorio
capitolino, sia per l'ormai storico valore architettonico che per
la rilevanza del materiale documentale che vi è custodito.
L'edificio occupa in pianta una
superficie di 14.517 metri quadri ed ha un'altezza, dal piano
stradale alla sommità della torre, di circa 45 metri. Lo spazio
interno è articolato in una Direzione, un archivio documentale che
va dall'Ottocento ai giorni nostri, un archivio
storico-iconografico sull'architettura e l'ingegneria militare con
15mila documenti a partire dal secolo XVI, una Biblioteca
specializzata sull'architettura e l'ingegneria militare, nonché
sulla vita e l'attività del Genio, con oltre 24mila volumi e,
ultimi ma non per importanza, due musei: il Museo Storico dell'Arma
del Genio e il Museo Storico dell'Architettura Militare, per un
totale di circa 3.200 metri di percorso museale, ove sono esposti
oltre quattromila reperti di rilievo.

Il Museo Storico del Genio occupa
tutto il pian terreno dell'edificio, coprendo una superficie di
circa 4.400 metri quadri. Vi sono custoditi l'onore, le tradizioni
militari ed i cimeli di quell'Arma. È diviso in due sottosezioni:
la prima riguarda tutte le specialità: quelle del tempo di pace,
quelle che si formano in guerra e quelle che si sono evolute al
punto da diventare Armi o Corpi autonomi, quali l'Aeronautica
Militare, il Servizio Automobilistico (divenuto poi Corpo e quindi
Arma dei Trasporti e Materiali), il Servizio Chimico Militare e
l'Arma delle Trasmissioni. La seconda sottosezione è dedicata al
Genio Militare nelle varie guerre che si sono succedute dal Regno
di Sardegna fino a tutta la Seconda guerra mondiale.
L'altro Museo, quello Storico
dell'Architettura Militare, occupa buona parte del primo piano, per
una superficie totale di 2.200 metri quadrati. Vi è esposta la
storia dell'architettura militare italiana ed europea, a cominciare
dai castellieri preistorici e i nuraghi sardi, per continuare con
le fortificazioni etrusche e romane, i castelli medievali, i forti
delle varie epoche sino ad oggi.
Colpisce, in entrambi i musei,
l'elevatissimo numero di modelli e plastici, realizzati dal
personale dell'Istituto nel corso degli anni: i 320 plastici di
fortificazioni e gli oltre 1.100 modelli di ponti coinvolgono con
la loro tridimensionalità il visitatore, rendendo anche più
immediata la comprensione di quanto esposto. Tra tutti, spicca
quello, enorme, di Castel Sant'Angelo nel XVI secolo, che si
estende per ben 25 metri quadrati.
Inoltre, è possibile ammirare
sculture, rilievi, numerosissime fotografie e dipinti originali, la
presenza di diversi modelli di aerostato, gli originali di un
monoplano Bleriot, su cui il capitano del Genio Carlo Piazza compì
il primo volo operativo in Libia il 28 ottobre 1911, il prototipo
dell'apparecchio radio di Guglielmo Marconi, e - contenuto in una
teca di vetro - un "apparato teleidografico" di Korn-Lorenz, un
vero e proprio fax datato 1928!
Al pian terreno, il visitatore può
inoltre ammirare le splendide vetrate del Sacrario, realizzate dal
Maestro Duilio Cambellotti: smontate nel 1989 per pericolose
deformazioni dei pannelli che le sostenevano, sono rimaste
custodite in un deposito fino al 1998, allorché si decise di far
ripristinare il Sacrario, chiuso dagli anni Settanta per problemi
strutturali; in seguito a questa decisione, le vetrate sono state
restaurate sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza per i
Beni Artistici e Storici di Roma.
Oggi, dunque, è possibile "leggere"
sulle grandi e splendide nove vetrate, per una superficie totale di
50 metri quadrati, la vita di Santa Barbara, patrona del Genio,
narrata nella parte alta, e, in basso, le varie componenti
dell'Arma del Genio. E, sempre nel Sacrario, una lapide illustra le
motivazioni della Medaglia d'Oro al Valor Militare concessa alla
Bandiera per la campagna del 1915-'18, sintetizzando così il valore
espresso dalle unità del Genio: "Tenace, infaticabile e modesta,
scavando la dura trincea o gittando per ogni ponte una superba
sfida al nemico, riannodando sotto l'uragano del ferro e del fuoco
tenui fili onde passa l'intelligenza regolatrice della battaglia,
lanciandosi all'assalto in epica gara con i fanti, prodigò
sacrifici ed eroismi per la grandezza della Patria - Roma, 15
Ottobre 1920".
Da un punto di vista architettonico,
la struttura si presenta fortemente caratterizzata: il disegno
preciso e la massiccia zona basamentale recano una chiara impronta
di solidità militare, sottolineata ulteriormente dai bastioni di
ingresso e dalla torre.
Accanto ad essa si trova il
monumento ai genieri caduti nell'adempimento del proprio dovere, a
sottolineare l'obiettivo che l'Istituto Storico e di Cultura del
Genio si pone nei confronti delle nuove generazioni: far conoscere
la storia di un'Arma che si definisce "essenziale in guerra,
protagonista in pace" poiché, tra i suoi svariati compiti, ha anche
quello di supportare la popolazione in caso di calamità naturali ed
inoltre è sempre più spesso impegnata in operazioni all'estero per
il ripristino ed il mantenimento della pace.
L'Istituto, che dipende dal
Ministero della Difesa tramite il Vice Comandante del Comando
Militare di Roma, è visitabile gratuitamente. L'accesso ai Musei è
consentito dal lunedì al venerdì tra le 8.30 e le 12.30, mentre
Biblioteca ed Archivi possono essere visitati previo appuntamento.
Chi volesse fruire di una visita guidata o avesse esigenze di
ricevimento in giorni od orari diversi da quelli sopraindicati può
rivolgersi alla Direzione dell'Istituto, al seguente indirizzo:
I.S.C.A.G., Lungotevere della Vittoria, 31 - 00195 Roma (Tel/fax:
06 3725446). |