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Il 20 gennaio, nella Sala delle
Bandiere del Quirinale, alla presenza del Ministro per i Beni e le
Attività culturali, Giuliano Urbani e del Comandante Generale
dell'Arma, Luciano Gottardo, il Presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi ha inaugurato la mostra I volti del mistero, aperta
sino al 20 marzo.
Vi sono esposte due opere
archeologiche di grande interesse scientifico recuperate dal
Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: una maschera
funeraria peruviana in oro risalente all'XI secolo d.C.,
proveniente da uno scavo clandestino dell'area archeologica di
Lambayeque ed una scultura in avorio del III secolo a.C., con i
relativi acroliti, raffigurante il volto di Apollo, da uno scavo
clandestino nei pressi di Roma e recuperata a Londra nel 2003.
Il furto e la vendita illecita di
reperti storico-artistici costituiscono un problema comune a molti
Paesi del mondo, sia perché sono un mezzo di scambio agevole per
investimenti di capitali, sia in quanto il loro movimento
attraverso case d'asta legali rende difficile un'efficace attività
di contrasto.
Tornando alla mostra, per quanto
riguarda la maschera peruviana, nel marzo 2003 un agente speciale
del Servizio doganale statunitense, segnalava al Comando
Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che, in una importante
università di San Francisco, un professore aveva ricevuto da un
sedicente mediatore italiano una proposta di acquisto di un
manufatto peruviano.
Un esperto, visionato l'oggetto in
fotografia, confermava l'autenticità del prestigioso reperto della
cultura Sicán (Lambayeque) nella costa settentrionale del Perù. Si
decideva allora d'interessare le autorità peruviane per accertare
se l'uscita del bene da quella nazione fosse avvenuta lecitamente.
L'Ambasciatore del Perù in Italia richiedeva quindi l'intervento
del Comando Tutela Patrimonio Culturale, poiché l'esportazione di
manufatti archeologici simili è vietata. Le indagini permettevano
di individuare l'intermediario italiano nella provincia di Cuneo,
regolarmente iscritto alla Camera di Commercio. Di concerto con i
colleghi statunitensi e per tramite del docente americano, è stata
identificata la proprietaria della maschera: una signora italiana
residente a Torino. Sua figlia, residente a New York, l'aveva
convinta ad esportare la maschera in quella città attraverso
l'agenzia torinese di una nota casa d'aste, ma era intenzionata poi
a venderla privatamente. La signora confermò il possesso del
reperto, acquistato nel 1982 presso una casa d'aste milanese che
però non esisteva più da molti anni.
Nell'ottobre 2004, la signora, pur
riaffermando la sua buona fede nell'acquisto dell'opera,
consapevole della sua importanza, rinunciava ad ogni titolo di
proprietà chiedendone la restituzione alla Repubblica del Perù.
Circa il volto d'avorio,
nell'ottobre 1994, personale del Reparto Operativo Carabinieri del
Tpc partecipava a Monaco di Baviera ad una riunione info-operativa
sulle modalità di contrasto al fenomeno del traffico illegale di
reperti archeologici. La Polizia locale, dovendo effettuare una
perquisizione a noti trafficanti internazionali, invitava gli
investigatori italiani ad assistere alle fasi dell'operazione,
durante la quale venivano sequestrati centinaia di oggetti
archeologici provenienti dalle aree della Magna Grecia,
dell'Etruria e dell'Italia Centrale ed alcuni, addirittura,
provento di una rapina al Museo Archeologico di Melfi (Pz).
In Italia venivano approfondite le
indagini e, nella primavera del 1997, una nuova perquisizione
rinveniva altri e diversi reperti, in particolare di materiale
delle aree archeologiche di Scrimbia (Rc), dell'Apulia, dell'antica
Lucania e dell'Etruria Meridionale. Contestualmente si appurava
che, sempre nel 1994, un gruppo di "tombaroli" aveva trafugato un
volto e parti di una statua in avorio dalle rovine di una villa
romana ad Anguillara Sabazia (Roma), nei pressi delle cosiddette
"Terme di Claudio".
L'eccezionalità della scoperta aveva
suscitato molto clamore, arrivando alle orecchie del Comando Tpc;
ne seguì un'indagine che consentiva di identificare il ricettatore,
un italiano da anni residente in Germania e da poco deceduto, che
aveva costituito nel tempo una vera e propria organizzazione
criminale nel settore archeologico.
Ulteriori indagini fornivano
dettagli sulla commercializzazione di un'altra straordinaria opera:
una statua in marmo raffigurante "Artemide Marciante", emersa
durante scavi clandestini nelle zone archeologiche campane e finita
in Svizzera. Qui veniva identificata un'antiquaria che, per
alleggerire la sua posizione giudiziaria, restituiva
l'importantissimo reperto e successivamente, tratta in arresto nel
gennaio del 2002 a Cipro, durante l'interrogatorio affermava di
aver visto il volto di avorio proprio nella casa dei trafficanti
tedeschi. Questi, a loro volta, lo avevano venduto a due mercanti
londinesi. Gli investigatori dell'Arma riuscivano ad entrare in
contatto con i legali di uno dei due, giungendo ad una intesa per
la restituzione ed il conseguente rientro in Italia dei preziosi
reperti. |