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Verso nuovi traguardi

Riaperto a Milano, in occasione della festa di Sant'Ambrogio, patrono della città, il Teatro alla Scala. Che riprende il cammino di una storia secolare

Un reparto di Carabinieri a Cavallo presidia l'entrata del Teatro alla Scala di Milano

Dopo circa tre anni di lavori, il Teatro alla Scala di Milano ha riaperto i battenti. Teatro per eccellenza, senza dubbio uno dei più famosi al mondo, che ha visto rappresentate le prime di opere come Nabucco, Otello e Falstaff di Verdi, Norma di Bellini, Madame Butterfly di Puccini; che ha conosciuto la direzione artistica di Arturo Toscanini e quella sinfonica e d'opera di Riccardo Muti; le esecuzioni dei più grandi cantanti e ballerini di ogni tempo: da Del Monaco alla Callas, dalla Tebaldi a Pavarotti, da Nureyev a Carla Fracci.

Lo storico edificio del Piermarini viene chiuso al termine della stagione 2001 per necessità di adeguamento alle normative sugli impianti e sulla prevenzione degli incendi. Per tre anni le stagioni della Scala vengono ospitate nel Teatro degli Arcimboldi, nell'area industriale dismessa della Pirelli-Bicocca. Dovendo intervenire in modo radicale, si decide per un restyling completo, che porterà ad una spesa di 61 milioni di euro.

Il progetto è affidato a Mario Botta, uno dei più grandi architetti contemporanei, autore di opere importanti in tutto il mondo. I lavori sono imponenti: una media di 300 addetti si alterna ogni giorno al cantiere, utilizzando fino a 100 camion. Le demolizioni, per 120mila metri cubi di materiale, iniziano nel luglio 2002. Gli interventi sono di due tipi: restauro conservativo, per la parte monumentale e la sala; ristrutturazione, per l'area servizi. Se la struttura portante in sostanza rimane la stessa, per il tetto il progetto del Botta prevede un'avveniristica forma ad ellisse, che modifica quella tradizionale e suscita un vespaio di polemiche.

Non è facile prevedere nell'immediato il successo di un'opera destinata a rimanere nei secoli: quando a Parigi venne realizzata la Tour Eiffel, furono in molti a gridare all'obbrobrio, ma oggi essa è uno dei monumenti più rappresentativi della città. Dunque non possiamo immaginare se l'uomo del Quarto Millennio guarderà a Botta come a un deturpatore di Milano o a una sorta di ciò che furono Brunelleschi per Firenze, Sinan per Istanbul, Michelangelo o Bernini per Roma, Perrault per Parigi o Gaudì per Barcellona. Troppi fattori influenzano le vicende degli uomini e dell'arte. In più, è storia di ogni epoca la presbiopia dei contemporanei, che non vedono (o non vogliono ammettere) la grandezza di chi è vicino nel tempo e nello spazio.

Il peso della responsabilità dei lavori di Milano, in ogni caso, è distribuito anche su altre solide spalle. Il progetto per il restauro conservativo è di Elisabetta Fabbri, la stessa della Fenice di Venezia (risorta dalle sue ceneri un anno prima della Scala, il 14 dicembre 2003). L'ingegner Franco Malgrande firma invece l'allestimento scenico, una delle parti più innovative. Ne è espressione il nuovo palcoscenico, che incontra forti consensi. All'avanguardia in tutti gli impianti, il teatro esibisce il massimo della tecnologia nella meccanica di scena, tale da consentire di tenere montate tre diverse scenografie nello stesso tempo e di fare cambi in 6 minuti appena. Dell'acustica, una delle sfide più difficili, si occupa Higini Arau, che ha all'attivo analoghi interventi in molti altri teatri europei. Egli incassa il primo responso favorevole da Riccardo Muti, che al termine delle prove definisce l'acustica «eccellente» e il risultato dei lavori «al di là di ogni aspettativa».

Per quanto attiene all'estetica della sala, gli ornamenti vengono restaurati senza modifiche; finiture ed arredi conservano i tradizionali colori rosso e oro; ove possibile si mantengono i decori originali dei palchi storici. Al termine dei lavori, il teatro dispone di 214 posti in più rispetto a prima. E il 7 dicembre scorso, festa di Sant'Ambrogio, patrono di Milano, Muti inaugura La Scala restaurata riproponendo L'Europa riconosciuta di Salieri, che l'aveva battezzata nel 1778. In prima fila molti tra i Grandi della Terra. il teatro riparte verso nuovi traguardi, riprendendo il cammino della sua secolare storia.

UN PO' DI STORIA. Il teatro prende il nome dalla Chiesa di Santa Maria alla Scala, sulla cui area viene costruito, per volontà dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, dopo la distruzione del Teatro Ducale, avvenuta nel 1776 in un incendio. Esso è testimone fin dalla sua fondazione di eventi storici di grande portata: a breve distanza, nel Duomo, nel 1805 Napoleone viene incoronato Re d'Italia, con la Corona Ferrea. La frase: «Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca!», riferita alla corona, fa indignare Beethoven, che cancella il nome del condottiero corso dallo spartito della Terza Sinfonia, l'Eroica, proprio a lui dedicata.

Un anno importante per la Scala è il 1839: è allora che si trasferisce a Milano, dalla natia Busseto, il grande compositore Giuseppe Verdi. Dopo le prime rappresentazioni, il successo arriva con il Nabucco (1842). Sulle note di "Va pensiero", i patrioti si infiammano. L'urlo di Gerusalemme assediata dagli assiri diventa quello di Milano dominata dagli austriaci. L'anno successivo Verdi propone I Lombardi alla Prima Crociata, esaltando ancora il valore guerresco che deve portare l'Italia alla riscossa.

Nel 1848, dal 18 al 22 marzo, Milano conosce le sue Cinque Giornate. Ed "eroi della Sesta Giornata" vengono ironicamente chiamati coloro che raccontano imprese belliche mai compiute nel foyer del teatro, fumando un sigaro e dando sfogo alla vanagloria.

Nel 1859 scoppia la Seconda guerra d'Indipendenza: i patrioti affollano le sale del teatro e plaudendo alle rappresentazioni operistiche urlano «Viva Verdi», che in realtà vuol dire «Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia». Il sogno si avvera il 17 marzo 1861.

Ventidue anni più tardi, il giovane Regno è già in grado di varare realizzazioni tecnologiche d'avanguardia: primo fra tutti i teatri, la Scala adotta l'illuminazione elettrica. È durante la Seconda guerra mondiale, nel 1943, che il teatro viene chiuso, a seguito di bombardamenti aerei dai quali si salva solo il palcoscenico. Ricostruito, viene inaugurato nel 1946 con una storica esecuzione di Toscanini. La sua riapertura è per gli italiani uno dei segni più importanti del ritorno alla normalità. Il pittore e scenografo russo Nicola Benois (1901-1988) dedica alla Scala rinata parole che suonano oggi di grande attualità: «Il vero teatro, a differenza delle esecuzioni concertistiche, ha inizio soltanto quando si alza il sipario e appare il quadro scenico. Senza lo spettacolo, senza la partecipazione diretta dell'occhio, non c'è teatro. Ecco perché l'allestimento di un grande teatro come la Scala ha l'importanza primaria di un'autentica opera d'arte, la quale esige approfondito studio e attenta analisi da parte di chi è chiamato a giudicarla».

R.R.