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Una vita per la danza

Dall'enorme successo di pubblico e critica della rassegna appena conclusasi su Degas, il "pittore delle ballerine", aIl'incontro con la nostra "étoile" della danza Oriella Dorella. Ma questa sublime forma d'arte che cosa suscita nell'animo?

Edgar Degas, Daneuses rose et vert

Roma, Complesso del Vittoriano. Fino al mese scorso la cornice della più grande retrospettiva mai realizzata in Italia su Edgar Degas, pittore, scultore, disegnatore, fotografo ed incisore. Nata sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali e promossa dal Comune di Roma, la mostra si è avvalsa di un comitato scientifico internazionale di prim'ordine, coordinato da Maria Teresa Benedetti e composto da Ann Dumas, Diane Kelder, Jean Leymarie e Gioia Mori.

Oltre centosettanta opere esposte hanno ripercorso l'intero cammino creativo-umano, dalla pittura alla scultura, del grande artista francese che, annoverato nella corrente pittorica degli impressionisti ma ossessionato dal movimento e dalla posizione dei corpi, ha sempre mantenuto una certa distanza dagli altri artisti. Ben presto, infatti, il suo interesse si rivolge alle famose danzatrici dell'Opéra di Parigi: la figura della ballerina - rappresentata in mostra da sessanta opere tra disegni, oli, pastelli e sculture - «non è una donna che danza; non è nemmeno una donna, ma una metafora che riassume uno degli aspetti elementari della nostra forma» (Mallarmé).

Ed ecco dunque ballerine in piedi, sedute, alla sbarra, nel foyer, durante le prove, dietro le quinte, a lezione di ballo: rappresentazioni che sono - come Degas stesso le definisce - degli «stati dell'occhio» dipinti all'interno di uno studio. Ne sono splendidi esempi la Classe di danza (1873) - meravigliose fanciulle dalle quali si evincono e traspaiono tutti i sentimenti dell'anima che solo il balletto riesce ad ispirare -, La ballerina (1876), Ballerina in blu-giallo (1885) e Ballerine in rosa e verde (1890), famosi per le sfumature dei tulle e dai quali traspare l'energia e il vigore delle danzatrici protese a manifestare lo sfogo lirico dei sensi che proprio nella danza trova il suo magico compimento. Soggetti, d'altra parte, strettamente legati alla vita quotidiana, e che assumeranno una prospettiva tridimensionale nella produzione scultorea, di cui la Piccola ballerina di 14 anni (1879-81) è senz'altro l'esempio più noto e significativo.

Oriella Dorella durante un balletto

Che la danza avesse un valore sacrale e magico è vero dall'epoca dei greci e dei romani. Dalle danze dei guerrieri a quelle agresti si è arrivati pian piano a scoprire il balletto, ovvero la danza più elegante per definizione: quella forma unica di arte che, appunto, ha esercitato in Degas un rapimento mistico al quale non si è mai sottratto e che anzi ha originato dei profondi sentimenti, sapientemente trasferiti su tela dalla magia dei pastelli. «Mi chiamano pittore di ballerine», disse. E non è un caso: chi in effetti, più di lui, aveva ritratto con tanta fedeltà un simile universo di grazia, bellezza ed eleganza? Caratteristiche, queste, tipiche delle danzatrici del balletto classico, ancora oggi di facile riscontro in donne che di quest'arte hanno fatto una ragione di vita. Come abbiamo potuto evincere dall'incontro con Oriella Dorella, anche conosciuta come l'étoile, caso esemplare in tal senso.

Signora Dorella, cosa rappresenta per lei la danza?

«La danza è, fin dagli albori della storia, generatrice di benessere. In nessuna occasione della vita dei popoli primitivi si poteva farne a meno: la nascita, la circoncisione, il matrimonio, il raccolto, la caccia e perfino la morte, tutto veniva consacrato attraverso la danza. Questo vale anche per me, e dunque le ho dedicato la mia vita, al prezzo di grandi rinunce e sacrifici sul piano personale».

Cosa prova durante una esibizione?

«Quando mi esibisco sono fuori da me stessa, mi sento più grande, più potente, talvolta perfino eroica. Questo è la forza della danza, che si rinnova in ogni rappresentazione».

Il balletto è un lavoro duro, sia fisicamente che mentalmente: come è riuscita a mantenere sempre viva la forza di continuare?

«Azzarderei un paragone tra la formazione del ballerino e la vita altrettanto severa di un'accademia militare. Così come il carabiniere, il ballerino è uno "strumento di precisione" al quale non è consentito sbagliare. Ma per giungere a questo sono necessari uno sforzo massacrante, una colossale concentrazione. Proprio da qui nasce la voglia di continuare».

A suo parere cosa differenzia una ballerina da una donna "normale"?

«La ballerina riesce ad esprimersi attraverso il corpo in movimento e a dire ciò che è troppo profondo per le sole parole. Grazie alla danza, il suo corpo diventa uno strumento di comunicazione con l'anima».

Friedrich Nietzsche pensava che l'uomo, per crescere al di sopra della sua ordinarietà, necessitasse di quella leggerezza interiore che è propria del ballerino. Cosa ne pensa?

«Sicuramente la danza solleva da ogni dolore. È come un balsamo che cura le ferite dell'anima, elevando dalle bassezze del quotidiano».

Ritiene che Degas sia riuscito a rappresentare la ballerina quale essere superiore? Ad esprimere l'emozione della danza?

«Degas ha saputo ben evidenziare lo sfogo d'energia vitale, straordinaria, del ballerino in ogni passo. E ha posto in luce la poesia racchiusa nella danza: nel movimento dei corpi ha espresso la felicità».

Ma la danza racchiude anche un grande mistero. Degas ha saputo farlo suo?

«Certamente. È quella ricerca assoluta della perfezione che la danza ha in comune proprio con la pittura: nella danza c'è il duro lavoro dei movimenti del corpo, nella pittura, invece, la ricerca spasmodica della corrispondenza tra linee, forme e colori. Nella perfezione entrambe le arti si sublimano».

Ragion per cui il successo della danza non può essere misurato con un metro, né pesato su una bilancia, né tantomeno calcolato con un cronometro. Richiede piuttosto una gran consapevolezza e una forte sensibilità dell'animo da parte del ballerino, certo, ma anche di colui che lo osserva e partecipa con empatia alla magia di questa disciplina. Esattamente ciò che succedeva tra Degas e le sue ballerine.

Anna Maria Tarantino