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Quando la letteratura diventò di massa

Quarant'anni fa nascevano gli Oscar Mondadori: una collana editoriale destinata a rivoluzionare l'approccio alla lettura degli italiani. In particolare di quelli appartenenti alle categorie meno fortunate, che così subirono... «la malia del libro»

Nella primavera del 1965 - esattamente quarant'anni fa - le strade delle nostre città furono invase da grandi cartelloni pubblicitari che annunciavano i primi quattro titoli di una nuova collana editoriale della Mondadori. La nuova collana si chiamava Oscar. I titoli annunciati erano, nell'ordine: Addio alle armi di Ernest Hemingway, La ragazza di Bube di Carlo Cassola, La nausea di Jean-Paul Sartre e Un amore di Dino Buzzati. Le novità più appariscenti della collana, che giustificavano quell'inconsueta amplificazione pubblicitaria, erano essenzialmente cinque: il prezzo economico (per la precisione 350 lire a volume); il formato tascabile; la tiratura sostenuta (non meno di 40mila copie per ciascun titolo); la cadenza di pubblicazione, settimanale; la distribuzione non solo nelle librerie ma anche nelle edicole e nei supermercati. In una parola, si stavano ponendo le basi per abbattere gli "storici steccati" della cultura élitaria, e per creare una letteratura di massa.

D'altra parte, le condizioni economico-sociali minime per tentare una simile operazione c'erano tutte. L'Italia già da tempo aveva compiuto il suo "miracolo economico" e c'era spazio per consumi differenziati, e comunque non più limitati alla soddisfazione dei bisogni cosiddetti primari, quelli, per intenderci, legati alla sussistenza delle famiglie. Inoltre la scuola, sia pure con i suoi limiti, si era aperta a tutte le fasce sociali, anche quelle più marginali, e gli indici crescenti di alfabetizzazione lasciavano sperare che potessero essere incrementati anche gli indici di lettura.

Per presentare ai lettori questo evento, che si pensava dovesse rivoluzionare la nostra editoria e il nostro costume, fu redatto dalla Mondadori un testo - probabilmente scritto da Vittorio Sereni, il poeta di Luino che aveva allora un ruolo di primo piano nella casa editrice - in cui si affermava: «Gli Oscar, i libri-transistor che fanno biblioteca, presentano settimanalmente i capolavori della letteratura e le storie più avvincenti in edizione integrale supereconomica per il tempo libero. Gli Oscar sono i libri 1965 per gli italiani che lavorano (…), per gli studenti, per la famiglia, per tutti i membri attivi e informati della società. A casa, in tram, in autobus, in filobus, in metropolitana, in automobile, in taxi, in treno, in barca, in motoscafo, in transatlantico, in jet, in fabbrica, in ufficio, al bar, nei viaggi di lavoro, nei week-end, in crociera, gli Oscar saranno sempre nella vostra tasca».

Fu, in effetti, una rivoluzione. I volumi "tradizionali", per la verità non molto diversamente da oggi, venivano allora stampati e venduti in poche migliaia di copie. Negli Oscar toccarono cifre inimmaginabili, al di là delle più rosee previsioni dell'editore. Il 25 maggio del '65, pochi giorni dopo l'uscita di Un amore, Arnoldo Mondadori - in un telegramma inviato all'autore - dava notizia che il romanzo aveva raggiunto le 200mila copie. E non si fermerà lì: raggiunge, in un tempo relativamente breve, le 400mila. Impensabile fino a qualche mese prima per un Paese come il nostro. Naturalmente non tutti i libri ebbero uguale fortuna e, anzi, con il passare del tempo, venuto meno l'effetto novità, sempre più raramente furono toccate simili tirature. Ma nel complesso i libri venduti nella collana degli Oscar furono molti di più di quelli che si vendevano nelle altre collane e nei circuiti più usuali.

I PRECEDENTI. Gli italiani, dunque, soprattutto gli studenti e coloro che appartenevano a fasce sociali meno fortunate, si aprirono alla malia della lettura in gran parte per merito degli Oscar. Ma non dobbiamo dimenticare i precedenti, che quel boom in qualche modo avevano preparato. Ci riferiamo in particolare a due collane, la Biblioteca Universale di Sonzogno e la Biblioteca Universale Rizzoli, più nota come Bur.

La collana di Sonzogno ebbe una certa diffusione negli anni Venti e Trenta. Aveva una copertina color seppia, la carta delle pagine era giallina, di scarsa qualità, la stampa fitta, in corpo piccolo. Il primo volume fu Arnaldo da Brescia di Niccolini, un tributo alla nostra tradizione risorgimentale, ma il secondo fu Candido o l'ottimismo di Voltaire, e poi ancora Faust di Goethe, Le Odi di Orazio, Amleto di Shakespeare. Ogni volumetto costava una lira, ma il volume doppio ne costava due. A rileggerli oggi ci si rende conto che non si trattava sempre di edizioni irreprensibili, ma erano comunque il meglio della letteratura di tutti i tempi offerto a prezzi popolari.

Nell'Italietta chiusa e provinciale del tempo portarono un soffio d'aria nuova e vitale; e i nostri nonni e padri ancora ricordano di aver trovato nei vecchi scaffali alcuni di questi volumetti, su cui era distesa la spessa patina degli anni trascorsi, e di aver letto per la prima volta lì i grandi classici italiani e stranieri, antichi e contemporanei.

La storia della Bur è molto più recente. Essa nacque nel 1949. I volumi della collana erano di piccolo formato, la copertina era grigia, austera, ma non priva di eleganza, la carta giallina ma non scadente, i contenuti di altissima qualità. Confortata da un ottimo successo di pubblico, la collana propose in edizioni integrali ed esemplari, in traduzioni magistrali, i più importanti classici di tutti i tempi, italiani e stranieri. Chi scrive questa nota ricorda con commozione le sue prime letture, nella collana della Bur, delle tragedie di Shakespeare, dei romanzi immortali di Tolstoj e Dostoevskij, di Balzac e Hugo, senza dimenticare i nostri connazionali: Le confessioni di un italiano di Nievo, Piccolo mondo antico di Fogazzaro, I Malavoglia di Verga...

CLASSICI, SAGGI E ALTRO ANCORA. Per nostra fortuna, il successo della Bur e degli Oscar Mondadori non si è esaurito. Continua ancor oggi. Entrambe le collane, con il trascorrere del tempo, sono state sottoposte a dei restyling. Ma quel che è più interessante è che queste collane, nate per diffondere la letteratura - sia pure con taglio diverso: più legata alla riscoperta dei classici la Bur, più aperti alle novità gli Oscar -, sono cresciute e hanno dato vita a una proliferazione straordinaria di tematiche e di sezioni, al punto che oggi si caratterizzano come case editrici a sé più che come collane di un'unica casa editrice.

Limitando il nostro discorso agli Oscar, notiamo che esistono una gran quantità di sottocollane. La più importante, a nostro avviso, è quella dei "Classici": al suo interno troviamo non solo gli autori che normalmente si leggono - seguendo l'ordine alfabetico: Balzac, Baudelaire, Cechov, Conrad, Dickens, Dostoevskij, Flaubert, Hugo, James, Poe, Shakespeare, Stevenson, Tolstoj, Wilde eccetera - ma anche quelli che si studiano. Dove trovare, oggi, per esempio, se non negli Oscar, Il Ninfale fiesolano o Il Filocolo o La Teseide di Boccaccio, a cura dei più grandi specialisti in materia, primo fra tutti Vittore Branca? Dove trovare un'Antologia degli scrittori garibaldini, un testo fondamentale della sapienza orientale come Bhagavad Gita, e ancora Il Candelaio di Bruno, Il Cortigiano di Castiglione, I Romanzi Cortesi di Chrétien de Troyes, i Sonetti di Gongora, il De vita solitaria di Petrarca?

Una naturale emanazione di questa sezione è quella dei "Grandi classici", dove ritroviamo spesso gli stessi autori, ma in volumi più corposi, che sfiorano talvolta le mille pagine, in cui sono raccolti i titoli più significativi. In questa sezione troviamo, per esempio, La Divina Commedia di Dante, in un unico volume; l'Orlando Furioso di Ariosto, in due volumi; la Gerusalemme liberata di Tasso, in un volume; e ancora Guerra e pace di Tolstoj, in quattro volumi; Alla ricerca del tempo perduto di Proust, in otto volumi. Si tratta quasi sempre delle migliori edizioni disponibili, le stesse utilizzate per la collana di massimo prestigio della casa di Segrate, "i Meridiani".

A complemento di queste due sezioni abbiamo poi i "Classici greci e latini" e i "Classici moderni". Nella prima troviamo, sempre col testo originale a fronte, le opere dei grandi poeti che hanno fondato la nostra civiltà umanistica: l'Odissea di Omero; l'Eneide di Virgilio; i Lirici greci, in quattro volumi; le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide; le Satire di Orazio; gli Amori di Ovidio, e molto altro ancora; nonché gli storici del mondo antico, le Storie di Erodoto, in due volumi; la Storia di Roma di Livio, in sei volumi; l'Anabasi di Senofonte; gli Annali di Tacito, in due volumi...

Nei "Classici moderni" trovano posto invece le opere che a maggior titolo hanno orientato e qualificato la letteratura contemporanea: l'Ulisse di Joyce, Le metamorfosi di Kafka, I quarantanove racconti di Hemingway, Il grande Gatsby di Fitzgerald, I Buddenbrook di Mann, La coscienza di Zeno di Svevo, Il fu Mattia Pascal di Pirandello, Il Piacere di D'Annunzio, La bella estate di Pavese, Arcipelago Gulag di Solzenicyn, Il bell'Antonio di Brancati...

Altre sezioni prestigiose da ricordare sono: "Tutte le opere di Pirandello", le "Opere di Gabriele d'Annunzio", le "Opere di Italo Calvino". Tre autori sui quali l'interesse della critica più autorevole ha trovato ampio e imprevedibile riscontro nelle preferenze del pubblico. Per completare il quadro della letteratura contemporanea ci sono poi ancora due sezioni: "Scrittori del Novecento" e "Poesia del Novecento".

Accanto alla letteratura si trovano i "Saggi", cioè le opere che restano e che sono un punto di riferimento per gli studenti e, spesso, per i ricercatori: opere di storia, filosofia, scienza, sociologia, religione, psicologia. Ricordiamo alcuni autori fra i più rappresentativi presenti in questa sezione: psicanalisti come Freud, Jung, Fromm, filosofi come Nietzsche, scienziati come Lorenz, storici come Le Goff. I "Saggi" trovano un naturale approfondimento in altre due sezioni di grande fascino: "Storia" e "Scienza". Il panorama della collana degli Oscar, tanto popolare quanto prestigiosa, è completato infine dalle sezioni "Bestsellers", "Varia", "Nuovi misteri" e "Guide".

QUEL GRAN MISCUGLIO. Neanche i più ottimisti, quarant'anni fa, avrebbero potuto immaginare che gli Oscar sarebbero diventati i compagni della nostra vita. Oggi un qualsiasi lettore degno di questo nome non potrebbe immaginare il panorama dell'editoria italiana senza gli Oscar. Con questo non vogliamo certo affermare che sia stato creato, nel territorio dei libri, il migliore dei mondi possibili.

Un grande critico francese, Maurice Blanchot, espresse a suo tempo forti riserve sul libro tascabile, lamentando che esso creava un "miscuglio sofisticato" tra gli scritti di Mao, il romanzo sentimentale, il Vangelo e il "nouveau roman". Comprendiamo le eccezioni di Blanchot, il quale evidentemente temeva che questo gran miscuglio avrebbe determinato un ottundimento del giudizio. Ma il compito della critica è per l'appunto quello di orientare i lettori comuni nella selva selvaggia della letteratura. D'altra parte, se il rischio è quello della confusione, la speranza è di attingere il mistero della poesia. Un miracolo che può accadere solo misurandosi con i testi letterari, anche se qualche volta si corre il pericolo di sbagliare.

Flaminia Escobar