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Tecnicamente si parla di Ipo,
acronimo del termine inglese "Initial public offering", ovvero
l'operazione attraverso la quale le azioni di una società che
intende quotarsi su un mercato regolamentato sono offerte al
pubblico. Complice la grande fuga dalle Borse mondiali scattata
nella seconda metà del 2000, dopo lo scoppio della bolla di
Internet e il rallentamento delle economie, da tempo ormai quasi
non se ne parlava più. Ma dopo la performance dell'anno appena
concluso - con il Mibtel in guadagno del 18,1 per cento - molte
società, anche di rilievo, stanno estraendo in tutta fretta dai
cassetti progetti e dossier accantonati per prudenza: con il nuovo
vento che comincia a spirare, meglio non perdere l'occasione. E
così il 2005 da poco iniziato, con il ritorno in grande stile delle
Ipo, potrebbe diventare "l'anno delle matricole".
Alcuni sbarchi sul listino sembrano
essere relativamente sicuri. È il caso, per esempio, della Rai,
come a più riprese hanno confermato autorevoli fonti. Per altri,
invece, si tratta di ipotesi o indiscrezioni. In particolare,
l'emittente pubblica, salvo intoppi, dovrebbe entrare in quotazione
entro aprile, al più tardi nella seconda metà di maggio. Il
flottante, secondo le prime informazioni, arriverebbe al 30 per
cento. Fra le Ipo di peso anche quelle di Wind-Infostrada,
Granarolo, Riello Sistemi, Sea, De Rigo e Fiorucci (salumi).
Il fenomeno, comunque, non è
limitato alla sola Italia e, almeno in parte, è già in pieno
svolgimento. Secondo una stima di Price Waterhouse Coopers, società
specializzata in analisi di Borsa, le quotazioni europee di
rilievo, nel corso del 2004, sono state 389, con una raccolta di
25,4 miliardi di euro. Tra queste, la privatizzazione di Terna (1,7
miliardi di euro) e quella di Deutsche Postbank (1,4 miliardi). In
precedenza, a raccogliere ben 3,2 miliardi di euro su Euronext, era
stata Belgacom. Sempre su Euronext ha poi fatto il suo debutto
Pages Jaunes.
«Finalmente», spiega Gabriele
Matrone, responsabile Global Capital Markets Group di Price
Waterhouse Coopers, «abbiamo chiuso un anno positivo, invertendo il
trend negativo del 2002, quando sono stati raccolti 11,4 miliardi
con 174 collocamenti europei». Non solo: rispetto al recente
passato, quando i collocamenti erano diventati più che altro uno
strumento per speculare - come tanti risparmiatori hanno constatato
sulla propria pelle -, oggi le Ipo sembrano essere tornate alla
loro vera natura e ai loro veri obiettivi, vale a dire quelli di
uno strumento che consente alle società di raccogliere capitali sul
mercato per impegnarsi nello sviluppo o in operazioni
straordinarie. Di qui, anche, l'interesse di alcune società
italiane verso listini differenti da Piazza Affari e in grado di
assicurare un miglior accesso ai capitali.
«Nel 2004», continua Matrone, «il
mercato che ha registrato il più sensibile aumento è stato l'Aim di
Londra (dove la scorsa estate si sono quotate anche le nostre
Teleunit e Norman 95, ndr). Il listino inglese destinato alle medie
imprese è così passato dal 75 per cento del 2003 all'80 per cento
del 2004 in termini di incidenza sul numero totale di quotazioni
effettuate nel mercato europeo ed ha raggiunto il numero di mille
società».
Altra piazza particolarmente vivace
- come ha spiegato Il Sole-24 Ore - «è stata quella di Varsavia,
grazie alla riforma dei fondi pensione e alla loro conseguente
privatizzazione». In Italia, invece, uno stimolo alle Ipo, oltre
che dalla migliore congiuntura economica, che comunque resta non
particolarmente effervescente, potrebbe venire, soprattutto per
quanto riguarda le società della new economy, dalla
riorganizzazione degli indici dei mercati operata da Borsa Spa, con
la scomparsa del Numtel sostituito da Techstar.
A fare la parte del leone nel corso
del 2005 sarà comunque sempre il mercato di Londra, che per molte
matricole è diventato il secondo listino dopo quello domestico. «È
un'alternativa», dice Gabriele Matrone, «alla Borsa americana, che
in un certo senso è diventata meno frequentata dopo l'irrigidimento
della regolamentazione che ha fatto seguito al caso Enron. Così,
soprattutto le società con flottante limitato emigrano verso il
mercato londinese, e negli Usa, per la prima volta, nel 2004 il
numero delle società delistate è stato maggiore rispetto a quelle
che si sono registrate».
Un discorso a parte merita invece
Meetic, il sito francese che si dichiara leader europeo nell'online
dating (in pratica l'appuntamento amoroso via Internet), che ha
annunciato l'intenzione di quotarsi alla Borsa di Parigi. Fondato
tre anni fa da Marc Simoncini, il sito, spiega Il Sole-24 Ore, «ha
nove milioni di iscritti, di cui un milione in Italia, e ventimila
nuove registrazioni al giorno. Lo scorso anno ha fatto registrare
un fatturato più che doppio (24 milioni di euro) rispetto al 2003
(performance che conta di ripetere nel 2005) e di recente ha aperto
il proprio capitale a Agf Private Equity (gruppo Allianz) per
espandersi in quattro nuovi Paesi e portare così a 15 le nazioni
dove è presente (tra queste, anche l'Italia)». Insomma, ambizioni
globali in un settore che conquista sempre più spazi nelle cronache
finanziarie, con una serie di fusioni, acquisizioni e anche Ipo. In
questo caso, più che un appuntamento amoroso, un incontro con gli
innamoramenti borsistici.
Altro discorso, naturalmente, quello
che riguarda gli investitori. Aderire o meno alla pioggia di
offerta che sta per abbattersi sui listini? Il consiglio è quello
di sempre: in Borsa, se non si è amanti del rischio, meglio andare
con i piedi di piombo, valutando naturalmente caso per caso e non
dimenticando mai che i mercati azionari, per dare soddisfazione,
hanno bisogno di tempo. Obiettivo: cinque anni, come minimo. Se vi
sembrano troppi, meglio dirottiate altrove i vostri
risparmi. |