CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2005 > Febbraio > Economia

L'anno delle Ipo

Acronimo di "Initial publing offering", sono l'offerta al pubblico delle azioni di una società che intende quotarsi sul mercato. Il 2005 sembra registrare il loro ritorno in grande stile. In Italia, ma non solo

La City londinese, dove ha sede una tra le più importanti Borse d'Europa.

Tecnicamente si parla di Ipo, acronimo del termine inglese "Initial public offering", ovvero l'operazione attraverso la quale le azioni di una società che intende quotarsi su un mercato regolamentato sono offerte al pubblico. Complice la grande fuga dalle Borse mondiali scattata nella seconda metà del 2000, dopo lo scoppio della bolla di Internet e il rallentamento delle economie, da tempo ormai quasi non se ne parlava più. Ma dopo la performance dell'anno appena concluso - con il Mibtel in guadagno del 18,1 per cento - molte società, anche di rilievo, stanno estraendo in tutta fretta dai cassetti progetti e dossier accantonati per prudenza: con il nuovo vento che comincia a spirare, meglio non perdere l'occasione. E così il 2005 da poco iniziato, con il ritorno in grande stile delle Ipo, potrebbe diventare "l'anno delle matricole".

Alcuni sbarchi sul listino sembrano essere relativamente sicuri. È il caso, per esempio, della Rai, come a più riprese hanno confermato autorevoli fonti. Per altri, invece, si tratta di ipotesi o indiscrezioni. In particolare, l'emittente pubblica, salvo intoppi, dovrebbe entrare in quotazione entro aprile, al più tardi nella seconda metà di maggio. Il flottante, secondo le prime informazioni, arriverebbe al 30 per cento. Fra le Ipo di peso anche quelle di Wind-Infostrada, Granarolo, Riello Sistemi, Sea, De Rigo e Fiorucci (salumi).

Il fenomeno, comunque, non è limitato alla sola Italia e, almeno in parte, è già in pieno svolgimento. Secondo una stima di Price Waterhouse Coopers, società specializzata in analisi di Borsa, le quotazioni europee di rilievo, nel corso del 2004, sono state 389, con una raccolta di 25,4 miliardi di euro. Tra queste, la privatizzazione di Terna (1,7 miliardi di euro) e quella di Deutsche Postbank (1,4 miliardi). In precedenza, a raccogliere ben 3,2 miliardi di euro su Euronext, era stata Belgacom. Sempre su Euronext ha poi fatto il suo debutto Pages Jaunes.

«Finalmente», spiega Gabriele Matrone, responsabile Global Capital Markets Group di Price Waterhouse Coopers, «abbiamo chiuso un anno positivo, invertendo il trend negativo del 2002, quando sono stati raccolti 11,4 miliardi con 174 collocamenti europei». Non solo: rispetto al recente passato, quando i collocamenti erano diventati più che altro uno strumento per speculare - come tanti risparmiatori hanno constatato sulla propria pelle -, oggi le Ipo sembrano essere tornate alla loro vera natura e ai loro veri obiettivi, vale a dire quelli di uno strumento che consente alle società di raccogliere capitali sul mercato per impegnarsi nello sviluppo o in operazioni straordinarie. Di qui, anche, l'interesse di alcune società italiane verso listini differenti da Piazza Affari e in grado di assicurare un miglior accesso ai capitali.

«Nel 2004», continua Matrone, «il mercato che ha registrato il più sensibile aumento è stato l'Aim di Londra (dove la scorsa estate si sono quotate anche le nostre Teleunit e Norman 95, ndr). Il listino inglese destinato alle medie imprese è così passato dal 75 per cento del 2003 all'80 per cento del 2004 in termini di incidenza sul numero totale di quotazioni effettuate nel mercato europeo ed ha raggiunto il numero di mille società».

Altra piazza particolarmente vivace - come ha spiegato Il Sole-24 Ore - «è stata quella di Varsavia, grazie alla riforma dei fondi pensione e alla loro conseguente privatizzazione». In Italia, invece, uno stimolo alle Ipo, oltre che dalla migliore congiuntura economica, che comunque resta non particolarmente effervescente, potrebbe venire, soprattutto per quanto riguarda le società della new economy, dalla riorganizzazione degli indici dei mercati operata da Borsa Spa, con la scomparsa del Numtel sostituito da Techstar.

A fare la parte del leone nel corso del 2005 sarà comunque sempre il mercato di Londra, che per molte matricole è diventato il secondo listino dopo quello domestico. «È un'alternativa», dice Gabriele Matrone, «alla Borsa americana, che in un certo senso è diventata meno frequentata dopo l'irrigidimento della regolamentazione che ha fatto seguito al caso Enron. Così, soprattutto le società con flottante limitato emigrano verso il mercato londinese, e negli Usa, per la prima volta, nel 2004 il numero delle società delistate è stato maggiore rispetto a quelle che si sono registrate».

Un discorso a parte merita invece Meetic, il sito francese che si dichiara leader europeo nell'online dating (in pratica l'appuntamento amoroso via Internet), che ha annunciato l'intenzione di quotarsi alla Borsa di Parigi. Fondato tre anni fa da Marc Simoncini, il sito, spiega Il Sole-24 Ore, «ha nove milioni di iscritti, di cui un milione in Italia, e ventimila nuove registrazioni al giorno. Lo scorso anno ha fatto registrare un fatturato più che doppio (24 milioni di euro) rispetto al 2003 (performance che conta di ripetere nel 2005) e di recente ha aperto il proprio capitale a Agf Private Equity (gruppo Allianz) per espandersi in quattro nuovi Paesi e portare così a 15 le nazioni dove è presente (tra queste, anche l'Italia)». Insomma, ambizioni globali in un settore che conquista sempre più spazi nelle cronache finanziarie, con una serie di fusioni, acquisizioni e anche Ipo. In questo caso, più che un appuntamento amoroso, un incontro con gli innamoramenti borsistici.

Altro discorso, naturalmente, quello che riguarda gli investitori. Aderire o meno alla pioggia di offerta che sta per abbattersi sui listini? Il consiglio è quello di sempre: in Borsa, se non si è amanti del rischio, meglio andare con i piedi di piombo, valutando naturalmente caso per caso e non dimenticando mai che i mercati azionari, per dare soddisfazione, hanno bisogno di tempo. Obiettivo: cinque anni, come minimo. Se vi sembrano troppi, meglio dirottiate altrove i vostri risparmi.

Arturo Saitta