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Fu il
Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 15 febbraio
2002, a Livorno, a sottolineare l'importanza strategica per il
nostro Paese e per la nuova Europa delle "autostrade del mare",
nella consapevolezza che i confini mediterranei sono confini
dell'Unione europea, non più locali, e pertanto rappresentano una
risorsa ed un impegno della Comunità tutta.
Per trasformare questa intuizione in
un progetto tecnico-amministrativo compiuto, l'attività del
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è concentrata su
tre distinti fronti: quello comunitario, allargato ai dieci nuovi
Paesi, quello bilaterale, con i Paesi del Mediterraneo dell'Unione
europea, e quello nazionale.
A livello comunitario vanno
ricordati i risultati del Consiglio dei Ministri di Napoli del 4 e
5 luglio 2003, nel corso del quale è stato presentato il rapporto
sul potenziamento delle reti transeuropee di trasporto ed il
rilancio del sistema intermodale (terra-mare) europeo. Si è quindi
sottoscritta la "Carta di Napoli", con la quale i ministri hanno
ribadito l'importanza, per migliorare la competitività dell'Ue
allargata, che la rete transeuropea di trasporto assicuri
interconnessioni con le reti nazionali, faciliti gli scambi
commerciali, colleghi zone periferiche, superi i vincoli naturali
ed integri i collegamenti mancanti. In tale contesto, hanno
sottolineato l'importanza delle "autostrade del mare".
Il rapporto Van Miert ha evidenziato
che il trasporto marittimo riguarda oltre il 40 per cento del
volume di merce intracomunitario, quasi al pari di quello stradale,
e che potrebbe contribuire ad eliminare la criticità dei camion
sulle arterie saturate. Le "autostrade del mare", nell'ottica di
superare colli di bottiglia come le Alpi, i Pirenei, il Mar Baltico
o le isole, rappresentano in certi casi un'alternativa realmente
competitiva al trasporto terrestre.
A livello nazionale è stato
possibile definire alcuni provvedimenti che consentono risposte
immediate alla domanda di trasporto intermodale. Il primo prevede
il concorso finanziario dello Stato agli oneri sostenuti dalle
imprese amatoriali per gli investimenti connessi allo sviluppo del
trasporto marittimo di corto raggio ed intende, inoltre,
incentivare l'incremento della quota di veicoli trasportati via
mare, per decongestionare la rete viaria nazionale.
Il secondo promuove, attraverso una
sorta di "ticket ecologico" assicurato agli autotrasportatori,
l'imbarco di camion su navi per rotte marittime prestabilite.
Questa normativa ha previsto lo sviluppo di catene logistiche ed il
potenziamento dell'intermodalità con riferimento proprio alle
"autostrade del mare", stanziando allo scopo 20 milioni di euro in
quindici anni, con incentivazioni all'autotrasporto.
Il terzo provvedimento è stato
finalizzato ad uno stanziamento di circa 2mila miliardi di euro,
per una rivisitazione mirata a privilegiare le attività
intermodali, così da ottimizzare le soluzioni di continuità tra la
rete stradale e ferroviaria e l'offerta di trasporto via mare.
Nel dicembre 2003 i ministri europei
dei Trasporti hanno dato il via libera definitivo alla lista di 29
grandi progetti infrastrutturali (cui si è aggiunto l'asse
Senna-Sheida) selezionati dalla Commissione europea sulla base del
lavoro svolto dal gruppo Van Miert. L'Italia è ben rappresentata
nelle nuove mappe essendo percorsa: dall'asse ferroviaria n. 1
"Berlino-Palermo" (prevedendo il potenziamento del tunnel del
Brennero e la costruzione, entro il 2015, del Ponte sullo Stretto);
dal "Corridoio V" che, collegando Lisbona a Kiev, attraverserà la
Pianura padana con il tunnel del Moncenisio (da completarsi entro
il 2015-2017); da un terzo asse ferroviario che connette il porto
di Genova con quello di Rotterdam attraverso il tunnel del Gottardo
(da completarsi entro il 2018: di tale asse il Cipe ha già
approvato il progetto del segmento ferroviario
Genova-Novara-Sempione); inoltre, i porti italiani beneficeranno di
due "autostrade del mare": quella dell'area occidentale e quella
dell'area orientale del Mediterraneo. Con la risoluzione
legislativa del Parlamento Europeo del 30 marzo 2004 è stato
consentito un aumento dal 10 al 20 per cento del sostegno economico
comunitario alle reti transeuropee.
Restando nel nostro Paese bisogna
ricordare che il 17 marzo dello scorso anno è stata costituita la
società "Rete Autostrade Mediterranee Spa" (Ram) attraverso una
convenzione firmata dal Ministro Lunardi e dall'Amministratore
delegato di Sviluppo Italia, Massimo Caputi. Questa iniziativa
conferma la determinazione del Ministero Infrastrutture e Trasporti
a portare avanti il progetto prioritario delle "autostrade del
mare". La società ha come soci Sviluppo Italia e Sviluppo Italia
Aree Produttive, con l'obiettivo di promuovere una partecipazione
più attiva del governo italiano al progetto europeo. Infatti, uno
dei requisiti per beneficiare dei contributi dell'Ue (1.8 miliardi
di euro) per la realizzazione del progetto prioritario Autostrada
del Mare Sudoccidentale e Sudorientale è la transnazionalità del
percorso, che richiede accordi bilaterali o multilaterali tra
Italia e partners europei del Mediterraneo, e la creazione di
questa Spa pubblica consente di accelerare i tempi di attivazione
del progetto.
L'obiettivo finale è portare sulle
navi circa 100mila Tir sul totale di 800mila che percorrono
tragitti superiori a 500 km, ed in sintesi: aprire percorsi
alternativi agli attuali già congestionati; rispettare l'ambiente;
ridurre il costo del trasporto; migliorarne la sicurezza. Per
portare a termine questi compiti, la Società si adopererà per:
elaborare master plan e progetti d'intervento; favorire
l'approvazione dei progetti a livello nazionale e comunitario;
coordinare i soggetti pubblici e privati coinvolti nel progetto;
ricercare eventuali partners finanziari e imprenditoriali; gestire
le risorse finanziarie pubbliche e private nazionali e
internazionali.
La Ram è impegnata nella stesura di
un master plan che deve rispondere sia al progetto nazionale per le
"autostrade del mare" interessanti la penisola sia al progetto
delle Autostrade del Mediterraneo proposto dalla Ue. Si devono
individuare quei porti che rispondono ai requisiti necessari per le
navi adatte a trasportare veicoli pesanti.
La nostra flotta mercantile conta
oggi circa 1.400 navi e con quasi 11 milioni di tonnellate di
stazza lorda si pone al sedicesimo posto nella graduatoria
mondiale. La flotta italiana si è arricchita negli ultimi anni di
457 nuove navi, con un tasso di crescita superiore al 10 per cento,
contro una media mondiale del 5. Le nostre navi viaggiano però con
bassi efficienti di utilizzazione. Per far fronte al Programma
Autostradale del Mediterraneo è necessario un aggiornamento della
normativa ed il rifinanziamento della legge per gli investimenti
navali. |