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Ormai è
uno stereotipo da barzelletta e da commedia brillante. Davanti a
lui la moglie più volitiva e la suocera più arcigna abbandonano
ogni remora e recitano il solito copione: urla spaccavetri e
saltello sulla sedia. Eppure, spesso, il topo non merita simili
paure. Si prenda ad esempio il diffusissimo topo di campagna. Pesa
- sì e no - 20 grammi, ha il pelo fulvo, le grandi orecchie
sporgenti e la coda assottigliata. Ordine dei Roditori e famiglia
dei Muridi, l'Apodemus sylvaticus ha ben altri interessi nella vita
che spaventare le signore.
UOMINI E TOPI. Della gente di
campagna ha i gusti semplici e la parsimonia, visto che trascorre
il tempo ad accumulare nella tana provviste di semi, bacche e
radici per l'inverno. Spesso, però, poiché soffre il freddo, in
questa stagione si rifugia nelle cantine delle abitazioni, dove fa
man bassa di cereali e farina. Così entra anche lui a far parte di
quell'esercito di roditori che da millenni si sono installati nel
nostro spazio domestico, ospiti non graditi eppure mai sconfitti,
nonostante i reiterati tentativi di scacciarli. E se l'Apodemus
sylvaticus chiede ospitalità per pochi mesi, gli altri non
conoscono ostacoli, e dalle fogne ai tetti si spartiscono per tutto
l'anno gli angoli più remoti delle abitazioni.
Come il Mus musculus, il topolino
delle case (soggetto della nostra storia): 10 grammi di peso, 8
centimetri di lunghezza coperti di morbido pelo marrone-grigio, più
altrettanti di coda squamosa; e come i ratti, che, a parte altre
differenze più specifiche, si distinguono dai topi perché molto più
grandi: ratto delle chiaviche o surmolotto (Rattus norvegicus, 25
cm e 400 grammi) e ratto comune (Rattus rattus, 20 cm, 200 grammi).
Tutti segnati da una cattiva fama, perché, oltre a distruggere le
derrate alimentari o i raccolti, sono portatori di tremende
epidemie.
Topolini domestici e ratti,
attraverso le pulci che si annidano nel loro pelo, trasmettono
malattie infettive il cui solo nome fa sgomento: salmonellosi,
leptospirosi, tifo murino e peste. Ragioni più che valide,
probabilmente, perché si sia radicata nell'uomo quella atavica
repulsione, quel senso di orrore e di disgusto alla sua semplice
vista.
Ma se sono grandi le loro
responsabilità nella trasmissione di alcune malattie, oggi sono
altrettanto grandi i loro meriti nel guarirne altre. Infatti, per
certe loro caratteristiche biologiche (sono facili da allevare e
molto prolifici) topi e ratti sono impiegati a migliaia nei
laboratori di ricerca. Non c'è antibiotico, ansiolitico o
anticancerogeno che non sia debitore a un modesto topolino, e così
pure le ricerche in neuropsicologia e nelle scienze del
comportamento.
In virtù di studi così vari, alcuni
aspetti della sessualità o delle modalità di apprendimento e di
memoria del topolino delle case sono noti più di quelli degli altri
roditori, e perfino più di quelli della specie umana. Vediamo
allora da vicino la vita e i costumi di questo animale.
OPPORTUNISMO. Muso piccolo e
appuntito ornato di lunghi baffi, occhi rotondi e vivacissimi,
orecchie larghe e arrotondate, zampe sottili e robuste: originario
dell'Asia, il topolino delle case si è affiancato all'uomo migliaia
di anni fa. Che piaccia o no, uomini e topi si somigliano: motivo
per cui questi animaletti, che l'hanno capito ben prima di noi, ci
hanno scelti e non ci abbandonano. Sanno trovare soluzioni ad ogni
situazione nuova, si tramandano conoscenze attraverso generazioni,
e non fanno storie per il cibo. In sintesi, sono poco specializzati
e molto opportunisti. Come l'uomo.
Il topolino delle case ha seguito
l'uomo ovunque, senza conoscere ostacoli. Non lo ferma una lastra
di piombo o una parete di legno, in cui si apre un varco con i
potentissimi incisivi; non lo arresta un muro, anche il più liscio,
su cui si arrampica con agilità, grazie alla presa efficace delle
zampette; non arretra di fronte ai più piccoli cunicoli: agile,
scattante, rapidissimo, corre e salta dappertutto. È capace di
sopravvivere in situazioni estreme: se la cava bene e alleva i
figli anche in una cella frigorifera a 10 gradi sotto zero, o in un
magazzino pervaso di esalazioni di sostanze letali.
In grado di condurre una vita
solitaria, il topolino domestico sa anche essere un animale sociale
dal comportamento complesso: se l'ambiente è ricco di cibo (come è
di fatto uno spazio urbano) maschi e femmine si organizzano in una
comunità e si stabiliscono in un territorio di loro dominio. I
vincoli di parentela passano attraverso le femmine: mentre i
maschi, raggiunta l'età adulta, se ne vanno per conto proprio,
nonne, madri e figlie vivono insieme e formano il nucleo di una
sorta di unità familiare, disciplinata dalle regole formali di una
gerarchia.
Il ruolo di padre-padrone spetta al
maschio dominante, che è l'unico ad avere diritto di accoppiarsi
con le femmine fertili della comunità e ad assicurarsi così la
paternità di tutti i piccoli (o meglio, di quasi tutti... perché
anche fra i topi c'è sempre qualcuno che riesce a farla franca!).
In pratica è il sultano di un harem. Nel suo regno sono ammessi
altri maschi, purché siano in posizione subordinata. Il rango di
ciascuno dipende dall'aggressività, e i topi si confrontano in
combattimenti ritualizzati per stabilirlo; gli ultimi posti sono
occupati dai più giovani. Fra le femmine, invece, i ranghi sono
stabiliti dalla fertilità, e le adulte in grado di riprodursi
dominano sulle giovani prepubere.
Come tutti gli animali territoriali,
i topi sono gelosi della proprietà di famiglia e attaccano per
difendersi dall'intrusione di qualsiasi estraneo. Se il compito
della difesa spetta ai maschi, con il dominante in testa, la
marcatura del territorio e dei suoi confini viene eseguita da tutta
la famiglia, con spruzzi di urina su ogni superficie disponibile.
La somma di questi contributi personali fa sì che l'ambiente sia
pervaso dall'odore familiare, una sorta di sottofondo su cui
risalta qualsiasi messaggio estraneo o di intensità diversa.
L'HAREM. In questo modo i
topi non solo avvertono immediatamente la presenza di un intruso,
ma regolano la vita sessuale dell'intera comunità. Infatti il
dominante, attraverso l'urina ricca di ormoni maschili, modula il
comportamento di tutti i suoi sudditi. Da una parte sopprime la
sessualità dei subordinati, che, come gli eunuchi di un harem,
manifestano scarso interesse nei confronti dell'altro sesso, e
dall'altra stimola l'estro nelle femmine fertili, che si rendono
disponibili alle sue attenzioni.
Non si pensi, però, che il dominante
sia un "maniaco sessuale": una volta fecondate le femmine, non si
spreca in ulteriori prestazioni amorose. A meno che, ad animare la
routine familiare, non arrivi una nuova topolina. In questo caso il
topo dominante "fa il gallo" e include la nuova arrivata nella
schiera delle gestanti. I subordinati, poi, non sono proprio così
indifferenti verso il gentil sesso: se il dominante si assenta,
sanno approfittare della situazione e vanno subito al sodo per non
essere colti sul fatto.
Anche le femmine dominanti bloccano
la sessualità delle subordinate mediante l'odore dell'urina. Di
fatto ne ritardano la pubertà, cosicché non sovraffollino una
comunità che non conosce la crescita zero. Una femmina di topolino
domestico, raggiunta la maturità sessuale (a tre mesi di età), può
portare a termine sei gravidanze all'anno: una gestazione di venti
giorni che può dar vita a un numero che va da sei a tredici rosei
figlioletti di un grammo l'uno. Ciechi e nudi, vengono allattati
per quattro settimane in un nido morbido e caldo, preparato con
soffice materiale dove, tutte insieme, le topoline della stessa
comunità allevano i figli, garantendo loro una maggiore probabilità
di sopravvivenza.
Il dominante mostra atteggiamenti
paterni nei confronti dei piccoli, perché in essi riconosce i suoi
figli. Se così non fosse, non esiterebbe ad ucciderli. Perché
spendere energie per i figli altrui a scapito dei propri? Ma il
topo non è l'unico maschio che pratica l'infanticidio. Esso avviene
anche in altri animali sociali, come le scimmie langur o i leoni:
eliminando i piccoli non propri, un maschio toglie di mezzo la
progenie di un rivale e rende le madri, che non entrano in estro
fintantoché allattano, disponibili ad una nuova maternità.
Così, un topo si mostra paterno nei
confronti di cuccioli della sua specie solo se ha avuto nei giorni
precedenti (entro le tre settimane della gestazione) un rapporto
amoroso, perché in un certo senso è sicuro che essi siano il frutto
di quell'accoppiamento. Evidentemente l'esperienza sessuale
inibisce la tendenza all'infanticidio, che invece si manifesta in
un maschio che nel recente passato ha praticato la castità: se non
si è accoppiato, di chi sono quei neonati che trova nel suo
territorio?
Le topoline conoscono bene questo
aspetto del carattere maschile e si comportano di conseguenza.
Riconoscendolo dall'odore, attaccano qualsiasi maschio si avvicini
al nido che non sia il loro partner. Se poi nel territorio la
traccia odorosa del dominante viene a mancare, ed è invece
prepotente l'odore di un maschio estraneo, nel ventre delle
topoline gravide accade che gli embrioni, frutto dell'amore con il
precedente sultano, regrediscano: questo aborto spontaneo
interrompe una gravidanza che sicuramente sarebbe culminata con un
infanticidio. Inoltre, si predispongono a dar figli al nuovo
venuto, che, con molta probabilità, sarà il futuro dominante.
INTELLIGENZA. Prevalentemente
notturni, i topolini domestici sono sempre indaffarati alla ricerca
del cibo. Prediligono i cereali, ma non sono "schizzinosi". In un
ambiente soggetto a cambiamenti come quello umano, è un problema
trovare nutrimento senza pericolo ed essere sicuri che sia
commestibile. Curiosi ed esplorativi, prudenti e intelligenti, i
topolini inventano una soluzione per ogni problema. E appena uno di
loro la trova, gli altri la copiano. Lo ha dimostrato Danilo
Mainardi, etologo: «Se un gruppo di topi è intrappolato in un
labirinto, e uno di loro trova il modo di uscire, gli altri, che
hanno assistito alla scena, fanno proprio la stessa cosa».
Allo stesso modo, i topolini evitano
un certo cibo se vedono un loro compagno star male dopo che se ne è
nutrito. Per questo il veleno delle esche più efficaci agisce dopo
un certo tempo, in modo che gli altri topi non associno il cibo
all'effetto mortale. Adattabili, sempre pronti a imparare, i
topolini non intendono certo sottomettersi all'uomo. E se nella
realtà quotidiana l'uomo li combatte con ogni mezzo, nella finzione
sogna tanto di averli come alleati nella lotta contro il male:
esseri che usano tante doti di furbizia, sagacia, curiosità,
intuito e capacità di trovare nuove soluzioni di fronte ad ogni
nuova difficoltà.
Non a caso di uno di loro Walt
Disney ha fatto il grande eroe dei fumetti: Topolino. Fossero tutti
come lui, i topi! |