CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2004 > Aprile > Speciale

Perugino, «il meglio mastro d'Italia»

Una straordinaria manifestazione artistica e culturale ci conduce sulle tracce di uno dei più grandi pittori del Rinascimento: Pietro Vannucci. E insieme a lui si avrà l'opportunità di scoprire, o riscoprire, un territorio ricco di suggestioni

Autoritratto del Perugino (Collegio del Cambio, Perugia)

Commovente e tangibile, l'emozione che si percepiva nelle parole di Vittoria Garibaldi, sovrintendente ai Beni Culturali dell'Umbria, al momento di presentare alla stampa la grande mostra su Pietro Vannucci, il Perugino. In quel momento, quando i giochi erano fatti e deroghe non ce ne potevano più essere, le fatiche, le speranze e l'apprensione che, inevitabilmente, hanno accompagnato un progetto di queste dimensioni, si sono fatte sentire.

Perché la straordinaria manifestazione (sei mostre in contemporanea e dodici itinerari sparsi su tutto il territorio: dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli a Foligno, a Spello, a Panicale) ha richiesto dieci anni di preparazione durante i quali sono state tante le sorprese e gli aspetti inediti che sono venuti alla luce sull'opera dell'illustre maestro soprannominato "Divino" da Giovanni Santi, padre di Raffaello, e che anche per il severo Vasari «tanto piacque al suo tempo che vennero molti di Francia, di Spagna, d'Alemagna e d'altre province per imparare i segreti della sua preziosa arte».

Per portare a termine questo progetto è stata necessaria una campagna di interventi che ha coinvolto i rappresentanti di tutto il territorio, dal Comune alla Provincia, dall'Università - con il professor Francesco Federico Mancini, l'altro curatore della mostra insieme a Vittoria Garibaldi -, alla Regione, i quali hanno lavorato con grande tenacia, supportando insieme alle istituzioni private lo sforzo economico, che è stato significativo.

Ma ne valeva la pena, perché il risultato è a dir poco... sontuoso. E Perugino il divin pittore si colloca tra le più importanti manifestazioni artistiche e culturali realizzate in Italia negli ultimi anni.

Pietro Vannucci nasce intorno al 1450 a Città della Pieve, che allora faceva parte dei domini di Perugia. Nel 1472 entra nella bottega del Verrocchio e la sua lunga consuetudine con l'ambiente fiorentino lo influenza tanto profondamente che i contemporanei finiranno per considerarlo "maestro toscano". Il padre di Raffaello, sottolinea la sua affinità di temperamento con Leonardo da Vinci, anche lui frequentatore della bottega del Verrocchio; un anonimo corrispondente del duca di Milano, Gian Galeazzo Sforza, definisce il Perugino «maestro singolare, et maxime in muro», aggiungendo che «le sue cose hanno aria angelica e molto dolce». Agostino Chigi lo ricorda (1500) come «il meglio mastro d'Italia». Molte le opere da lui eseguite per committenti fiorentini: il ritratto di Francesco delle Opere, la Crocifissione ad affresco nella chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, la grande Pala di Vallombrosa, il Polittico dell'Annunziata. Ma altrettanto numerosi furono i lavori che gli vennero dai committenti umbri: la Pala dei Decemviri, i Polittici di San Pietro e Sant'Agostino, lo Sposalizio della Vergine e soprattutto gli affreschi nella Sala dell'Udienza del Collegio del Cambio, un ciclo di straordinario interesse che sviluppa un complesso programma iconografico dettato dall'umanista Francesco Maturanzio.

Il Perugino realizzerà poi moltissime altre opere per Bettona, Città della Pieve, Corciano, Foligno, Fontignano, Montefalco, Panicale, Spello, Santa Maria degli Angeli, Trevi (tutti capolavori che i visitatori potranno ammirare nell'ambito delle mostre o degli itinerari), dove la grazia, l'eleganza e la perfezione formale delle sue immagini esercitarono un'attrazione irresistibile su molti maestri che, soprattutto in area umbra, ne imitarono lo stile, dando vita a quel vasto fenomeno derivativo che Roberto Longhi definì efficacemente «editoriale peruginesca». Ma il contributo della sua arte cristallina, ricca di trasparenze e armonie di colori e di luci, con quelle "sante figure" piene di grazia e melanconia, inserite in prospettive sapienti, ebbe un seguace di eccezione: quel giovane Raffaello Sanzio, suo allievo, che in un certo senso fu, a posteriori, la sua sfortuna. Infatti, il grande maestro rinascimentale venne ricordato nei secoli successivi non tanto per le sue indubbie capacità quanto per aver edotto un così tanto discepolo (come accadde prima di lui al Cimabue).

Ed è proprio per poter "riparare i torti subiti" dal Perugino che è stata allestita nel suggestivo Palazzo dei Priori, sede della Galleria Nazionale dell'Umbria, la prima grande rassegna dedicata alla sua produzione artistica. La selezione dei dipinti, collocati in un contesto sobrio ed essenziale che ne esalta la bellezza, permette di ripercorrere le tappe fondamentali del percorso umano e artistico del maestro quattrocentesco che, insieme a Leonardo e Botticelli, ha rinnovato il linguaggio artistico rinascimentale. I capolavori giovanili permettono di cogliere le diverse componenti della sua formazione: dal variegato contesto artistico perugino ai contatti con la cultura figurativa di Piero della Francesca, del Verrocchio e dei pittori fiamminghi.

Nella mostra troviamo un'accurata analisi dei dipinti della Cappella Sistina e del periodo romano, con lo straordinario Polittico Albani Torlonia: un prestito di eccezionale importanza per la prima volta esposto al pubblico. In questa sezione vengono presentate alcune significative ricomposizioni. La predella della Pala Chigi è stata ricostruita con i pannelli provenienti dal Metropolitan Museum di New York e dal Museum of Fine Art di Chicago; la maestosa Pala d'altare dipinta per la chiesa di Sant'Agostino a Perugia, riassemblata con vari elementi arrivati da collezioni straniere. E poi opere dall'incredibile perfezione formale, come la Madonna del Sacco e la Maddalena della Galleria Palatina di Firenze, il San Sebastiano dell'Ermitage, l'Annunciazione Ranieri e i grandi capolavori della ritrattistica peruginesca, come il già citato Francesco delle Opere della Galleria degli Uffizi e il Ritratto di uomo della Galleria Borghese.

A supporto dei dipinti, una ricca esposizione di disegni che ne furono gli studi preparatori, per far meglio comprendere al visitatore le capacità grafiche del Vannucci. Il percorso storico-artistico viene altresì integrato da una sezione documentaria, curata dall'Archivio di Stato di Perugia, che vuole dar voce agli aspetti della storia della città in epoca contemporanea all'artista. Percorsi tematici contribuiranno alla ricostruzione del contesto politico, sociale e culturale. In particolare, preziosi esempi documentari tratti dagli archivi cittadini focalizzeranno l'attenzione del visitatore su aspetti e situazioni di particolare rilievo storico e artistico.

Lasciato Palazzo dei Priori, corre l'obbligo di recarsi negli antichi sotterranei della Rocca Paolina di Perugia, dove, in un suggestivo scenario, è stato allestito un percorso che narra la percezione dell'opera del Perugino tra il XVI secolo e gli inizi del XX, in particolar modo nella cultura italiana e francese. Dipinti su tavola e tela, sculture, disegni, incisioni, libri e intagli lignei. Un'accurata selezione di testimonianze permette di approfondire la storia di opere del maestro che verranno forzatamente "trasferite" in Francia durante le incursioni napoleoniche. Vicende raccontate non solo per mezzo dei documenti (alcuni inediti), ma anche attraverso pregevoli copie.

Un'altra tappa del percorso è rappresentata dalla Basilica benedettina di San Pietro, nella quale è stata raccolta la miniatura umbra al tempo del Perugino. Accanto al superbo Martirio di San Sebastiano, l'unica firmata dal maestro e conservata nella British Library di Londra, sono presenti alcuni capolavori di miniatori umbri e toscani particolarmente attenti alle novità del linguaggio peruginesco.

Arriviamo infine da dove tutto è iniziato: Città della Pieve, città natale del Perugino. Qui, nel palazzo rinascimentale della Corgna, viene ospitata una mostra che vuol riflettere sulla percezione (e quindi la rappresentazione) del paesaggio tra il XV e il XVI secolo. L'affascinante tema Perugino e il paesaggio, in particolare quello lacustre del Trasimeno, viene evidenziato attraverso una selezione di opere che permettono di percepire la progressiva trasformazione della rappresentazione del paesaggio: dalle aspre e "irreali" descrizioni proprie della cultura tardogotica, alla visione attenta e consapevole del Vannucci e dei suoi seguaci, che al realismo della raffigurazione associano le atmosfere dei pittori fiamminghi.

Per cinque mesi, dunque (dallo scorso 28 febbraio al 18 luglio 2004), l'Umbria si trasforma in un museo: ma la ricchezza artistica e culturale di questa regione non finisce con il concludersi dell'evento. Perché, anche se sessanta opere torneranno a casa loro, in Italia o all'estero, ne rimangono ancora moltissime sul territorio: capolavori che hanno senz'altro bisogno di essere tutelati. E chi può farlo meglio dei Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale?

Agnese Ananasso