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Una lunga transizione

La sovranità torna agli iracheni il 30 giugno, ma non ci saranno elezioni fino al 2005, né alcun referendum sulla Costituzione fino al 2006. Così molti si chiedono come verrà gestito l'interim

Mohammed Bahr Al-Ulloum, membro del Consiglio governativo iracheno

Col Philadelphia Inquirer ha definito la Costituzione provvisoria irachena, approvata l'8 marzo scorso dal Consiglio di governo, «la migliore notizia dall'Iraq da quando gli Stati Uniti sono intervenuti militarmente». «Immaginate», ha scritto il giornale, dopo aver elencato i diritti di cui essi godranno d'ora in poi, «quanto queste libertà possano suonare dolci agli orecchi degli iracheni che per troppo tempo hanno udito solo il clamore persecutorio del dittatore». Il professor Chibli Mallat ha scritto per il New York Times che «il documento è un testo importante per il mondo intero; in esso l'Oriente e l'Occidente si incontrano in un modo senza precedenti; esso incorpora infatti l'omaggio alla legge dell'Islam con l'adozione del federalismo occidentale e dei diritti individuali dei cittadini». Nessuno si fa, però, eccessive illusioni e - come ha scritto il Los Angeles Times - «può confondere questo successo come qualcosa di più di un piccolo passo lungo la strada verso un Iraq dal futuro sicuro». «Per ora», aggiunge il Philadelphia Inquirer, «è solo un sogno». Per quanto dolce.

Affinché diventi qualcosa di più - dicono gli stessi esperti americani - occorrerà che gli Stati Uniti non approfittino del passaggio delle consegne fra la Coalizione militare che essi guidano e che ha liberato il Paese e il governo provvisorio iracheno, per ritirarsi anticipatamente; occorrerà che essi, pur continuando a mantenere per qualche anno un forte contingente a presidio della stabilità e della sicurezza del "nuovo Iraq", coinvolgano le Nazioni Unite, che godono presso la popolazione di una credibilità maggiore; occorrerà procedere al disarmo delle milizie autonome, in particolare di quelle curde, che non lo hanno fatto e sono restie a farlo, per trasferire al governo nazionale il compito della difesa esterna e della sicurezza interna.

La Costituzione appena approvata non dovrà restare in vigore oltre il 31 dicembre 2005. Essa prevede due fasi lungo il cammino che porterà alla nascita dell'Iraq pienamente indipendente e democratico. La prima, il 30 giugno, con il passaggio della sovranità al governo provvisorio. La seconda, con le elezioni, da non tenersi oltre il 31 gennaio 2005, per l'Assemblea nazionale, che dovrà redigere la Costituzione definitiva.

Il sistema politico prefigurato dalla Costituzione provvisoria, e che sarà sanzionato in quella definitiva, è repubblicano, federale, democratico, pluralista. Spettano al governo centrale la politica estera, quella fiscale e della difesa. Il federalismo si fonda su basi geografiche, storiche e sul principio della divisione dei poteri; non su considerazioni etniche. La transizione sarà gestita dal Consiglio di presidenza della Repubblica, dal Consiglio dei ministri e dal suo presidente. Il Consiglio di presidenza - le cui decisioni saranno prese all'unanimità - comprenderà un presidente e due vice-presidenti eletti dall'Assemblea. L'Assemblea nazionale, a sua volta, sarà eletta con un sistema elettorale che preveda una presenza femminile almeno pari a un quarto dei suoi membri. Sarà creata una Corte suprema con compiti di giurisdizione costituzionale analoga a quelle occidentali.

Sono previste due clausole di salvaguardia. Prima: se almeno in tre delle diciotto province i due terzi dei votanti respingessero la Costituzione permanente, il documento non potrebbe essere adottato, il parlamento sarebbe sciolto e sarebbero indette nuove elezioni. Seconda: sono proibiti emendamenti alla Costituzione provvisoria senza l'approvazione di tre quarti del parlamento e il consenso del presidente e dei suoi due vice.

La Costituzione provvisoria contempla la libertà di pensiero, di coscienza, di espressione, di raduno e di associazione; il diritto a una giustizia rapida che riconosca la presunzione di innocenza; quello di voto in elezioni libere, corrette, periodiche e competitive; il diritto di ricorrere contro i pubblici ufficiali che violassero tali libertà e tali diritti. È proibita qualsiasi forma di discriminazione nei confronti del cittadino sulla base del genere (maschile o femminile), della nazionalità, della religione e delle sue origini. L'Islam è religione di Stato, ma è riconosciuta libertà di culto per le altre religioni. Altri provvedimenti, non previsti dalla Costituzione, sono all'ordine del giorno.

Dopo l'alluvione di giornali e di reti televisive seguita alla caduta del regime di Saddam Hussein, sarà costituita una commissione provvisoria sui media per regolare la materia. La commissione conferirà le licenze alle reti televisive, stilerà un sistema di regole per la stampa. Una seconda legge creerà una "corporation" televisiva di informazione indipendente analoga all'americana Pbs. «Questi cambiamenti», ha scritto David Hoffman sul New York Times, «daranno all'Iraq la legge sui media più dettagliata e avanzata di ogni altro Paese in via di sviluppo».

Foto di gruppo dopo la firma della Costituzione

Per il Los Angeles Times al testo della Costituzione fanno difetto tre elementi: la chiarezza, la legittimità, la sicurezza. Il documento, scrive il giornale, non dice nulla circa il processo per stabilire il governo provvisorio che assumerà i pieni poteri il 30 giugno (deficit di chiarezza). Gli Stati Uniti non hanno ancora deciso sul da farsi e l'Onu non vuole andare a rimorchio degli Usa. Il popolo iracheno non ha contribuito in alcun modo alla stesura della Costituzione, che pure stabilisce la forma di governo e i diritti individuali (deficit di legittimità). Infine, il documento non dice nulla sulla sicurezza, cioè sul futuro ruolo che avrà la coalizione militare capeggiata dagli americani e su come saranno disarmate le milizie autonome (deficit di sicurezza).

Per il giornale occorrerebbe, dunque, chiarire che cosa accadrà dopo il 30 giugno; occorrerebbe che gli iracheni fossero interpellati per scegliersi il governo provvisorio; occorrerebbe fornire una parvenza di legittimità alla Costituzione almeno attraverso una campagna di comunicazione che convinca sciiti, sunniti e curdi, nonché quanto rimane del partito Baath, ad accettarla; occorrerebbe un coinvolgimento, in questo senso, anche del Consiglio di sicurezza e, infine, dopo averlo ottenuto, che gli Stati Uniti assicurassero la loro presenza nel Paese per gli anni a venire, non solo fino al completamento del processo di democratizzazione, ma fino alla completa stabilizzazione del Paese.

Ciò che preoccupa - aggiunge il New York Times - è l'incertezza della lunga fase di transizione a un governo permanente e democraticamente eletto. La sovranità torna agli iracheni il 30 giugno, ma non ci saranno elezioni quest'anno e nessun referendum sulla Costituzione finale fino al 2006. Si chiede il giornale americano: come sarà gestito l'interim? La Costituzione provvisoria parla inoltre di larghe consultazioni per far emergere il nuovo governo. Questo dovrà adottare una serie di leggi per la creazione dell'Assemblea nazionale di 275 membri, che dovrà essere eletta entro il 31 gennaio 2005 e che dovrà scrivere la nuova Costituzione. Ma non specifica come sarà la legge elettorale.

L'articolo 37, nel quale si dice che il Consiglio di presidenza deciderà all'unanimità, prefigura non solo la possibile paralisi decisionale per il futuro, ma già ha prodotto le reazioni negative del Gran Ayatollah Alì al Sistani, che, pur avendo contribuito in modo decisivo all'approvazione del testo costituzionale, ci vede, attraverso il diritto di veto di sunniti e curdi, un ostacolo al governo della maggioranza sciita (pari al 65 per cento della popolazione). Infine, raccomanda il New York Times, sarebbe stato meglio prevedere, dopo il 30 giugno, la permanenza in carica, ancora almeno per un anno, del Consiglio di governo e dei suoi ministri, che invece sarà sciolto con il passaggio della piena sovranità al governo.

Piero Ostellino