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Msu: ordine, sicurezza e stabilità

Questi gli scopi della missione dei Carabinieri della Multinational Specialized Unit a Nassiriya. Per la ricostruzione dell'Iraq

I Carabinieri escono in perlustrazione da base LibeccioPer meglio comprendere quali sono stati e sono i compiti del Reggimento della Msu a Nassiriya e l'importante ruolo da esso svolto nei primi quattro mesi di schieramento sul territorio - dal luglio alla metà di novembre dell'anno passato -, occorre premettere pochi concetti generali sul dovere della comunità internazionale di dare aiuto e assistenza alla ricostruzione politica, economica e sociale di uno Stato senza più strutture governative.

Ogni territorio, per prosperare, necessita di un equilibrio interno, che si riflette poi sulla comunità internazionale. Una situazione di stabilità e, di riflesso, una sicurezza di stabilità a livello quantomeno regionale, è data, in sintesi, dalla presenza di un governo legalmente costituito con il consenso della popolazione, che rispetti le norme interne e quelle internazionali. È dunque necessaria la presenza di un quadro normativo interno chiaro e di autorità statali che riescano a farlo rispettare, con gli strumenti previsti dalla fonte di diritto primaria (Costituzione, Statuto, Legge Organica, per esempio) approvata nelle forme richieste.

Accade però che per una lunga serie di cause - potenzialmente legate anche alla politica internazionale - uno Stato possa veder distrutte le sue strutture: è questo il caso dell'Iraq. Una lunga dittatura (dal 1979) ha minato e annullato una serie di garanzie personali, svuotando di contenuto tutti quegli organi che garantivano una conduzione normale della vita dello Stato, tenendo conto delle necessità e diversità di un popolo variamente composito. Una lunga dittatura che ha messo inoltre in pericolo l'ordine e la sicurezza regionale e internazionale.

Anche nella ex Jugoslavia, durante gli anni Novanta, si ebbero problemi della stessa natura nella lunga guerra che ha visto opposte l'una contro l'altra comunità etniche e comunità religiose, in un intreccio di vecchi odi e faide, che risalivano quantomeno alla fine dell'Impero ottomano. La comunità internazionale fu costretta ad intervenire per mettere fine agli eccidi e ai conflitti in corso. Occorreva però stabilizzare il territorio (Operazioni di Mantenimento della Pace, Peace Supporting Operations), e quindi essa continuò nel suo compito di aiuto e ricostruzione delle strutture governative di quei territori: in questo quadro individuò la necessità di avere, in una condizione nella quale non era ancora possibile ritirare i soldati, una unità specializzata, a ordinamento militare, che avesse una particolare professionalità nel garantire il mantenimento dell'ordine pubblico, agendo da ponte tra forze militari esclusivamente combattenti e forze di polizia locali, disperse e da ricostituire integralmente.

Su richiesta della Nato, a metà degli anni Novanta l'Arma dei Carabinieri progettò, dal punto di vista concettuale e operativo, la formazione di una Unità Multinazionale Specializzata (Multinational Specialized Unit), la cui prima applicazione fu realizzata in Bosnia nel 1998; una unità con compiti articolati, con incombenze di forza militare e di polizia civile in territori con etnie diverse e spesso pesantemente armate. La presenza di questa Unità Specializzata è sempre risultata molto produttiva e nel corso del tempo anche in Albania e in Kossovo sono state inviate delle Msu, con concorso di forze multinazionali. Sulla base delle esperienze maturate nei Balcani, la comunità internazionale ha voluto che una Unità similare fosse inviata in Iraq.

Per la ricostruzione dello Stato iracheno, dopo gli eventi che hanno distrutto la dittatura di Saddam Hussein, la comunità internazionale, allo scopo di stabilizzare il territorio, si è rivolta anche all'Italia, che ha inviato una Joint Task Force (Jtf, a livello di brigata): in questa è stato integrato un Reggimento Msu composto, oltre che dall'Arma dei Carabinieri, da 101 rumeni e 135 portoghesi (arrivati dopo l'eccidio del 12 novembre). In tutto circa 570 elementi a regime, dei quali appunto circa 350 carabinieri, nei diversi momenti operativi.

Si tratta di una missione dalle caratteristiche molto particolari, che ha presentato notevoli differenze rispetto alle altre espletate dalle Msu nei Balcani. Anche se potrebbe sembrare inutile sottolinearlo, le condizioni climatiche irachene sono state un elemento caratterizzante della missione: temperature sui 50 gradi centigradi, frequenti tempeste di sabbia, hanno reso sicuramente complesse le operazioni di installazione logistica e inizio attività; inoltre, le sedi prescelte come basi della Msu non erano in buone condizioni, anzi, quelle abitative della base che è poi stata oggetto dell'attentato erano pessime. Le due sedi sono state rese agibili e funzionali anche con un duro lavoro dei partecipanti alla missione, appunto in una situazione ambientale che aggravava le già difficili situazioni lavorative.

Il medico della Msu mentre visita un piccolo iracheno nel pullman TelemedicinaBisogna poi tenere in conto che la competenza del Reggimento Msu schierato nel sud dell'Iraq è allargata a tutta la regione di Dhi Khar, dove si trova Nassiriya, e non solo alla città. Quindi, a un territorio abbastanza vasto, popolato di sceicchi e tribù, di formazioni politiche frazionate e alla ricerca di una affermazione di potere con tutti i mezzi, ivi comprese le armi, per costante tradizione locale. Un settore di grande mobilità e instabilità, anche se apparentemente non così come quello di Baghdad e di Mossul, ma con la caratteristica di avere una popolazione quasi esclusivamente shiita, in lotta perenne con il nemico sunnita: un popolo alla ricerca di una autonomia a lungo negata dalla dittatura di Saddam Hussein, che non solo ha emarginato gli shiiti da ogni forma di potere, ma ha cercato di fare in modo che fossero totalmente annullati anche da un punto di vista fisico, togliendo loro risorse idriche, elettricità e ogni elemento utile ad un benessere anche primario.

Il Reggimento Msu opera dunque su un territorio poverissimo, privo di quei minimi requisiti considerati indispensabili nella vita contemporanea, dalle fogne all'acqua potabile. Girando per il mercato di Nassiriya ben si comprende la povertà di questa popolazione: dai prodotti ortofrutticoli, alle spezie, alle carni, un mercato misero, non certo comparabile con quello dei normali mercati mediorientali. Dunque, la necessità di un intervento anche umanitario, previsto nei compiti istituzionali di questo tipo di Unità Specializzata.

Uno dei primi impieghi di una Msu riguarda la promozione della sicurezza pubblica e il mantenimento dell'ordine pubblico, sapendo gestire situazioni sensibili che possono includere manifestazioni e disordini di piazza: occorre saper contenere la folla e certamente non è facile controllare un centinaio, un migliaio di dimostranti che chiedono la corresponsione del salario o fanno la coda per essere reclutati, ad esempio, quali agenti nelle costituende polizie locali. Molto spesso gli uomini della Msu di Nassiriya sono dovuti intervenire in situazioni del genere, per riportare alla normalità l'ordine pubblico. Spesso si sono interposti fra diverse fazioni, per evitare un degeneramento della situazione. Sono stati chiamati in aiuto dal personale dell'ospedale di Nassiriya, che era minacciato da alcuni individui, i quali non ne permettevano l'ingresso. Altre volte sono stati chiamati per garantire la sicurezza di alcune operazioni, o per allontanare dimostranti dalla sede del Governatorato della Provincia di Dhi Khar, dove ha sede anche il nucleo della Joint Task Force che si occupa di cooperazione civile e militare. Spesso la stessa popolazione ne ha chiesto l'intervento.

Una attività preventiva necessaria all'espletamento dei compiti assegnati è quella di conoscere capillarmente il territorio e la popolazione, ottenendo informazioni che costituiscono il requisito essenziale per poter poi mantenere l'ordine pubblico e la stabilità. Un lavoro particolarmente delicato, in un settore come quello di Dhi Khar, non pacificato, dove le armi rappresentano per la parte maschile della popolazione uno strumento, prima di tutto di orgoglio personale, e poi di lotta contro il nemico.

Le informazioni raccolte nel corso dei servizi espletati hanno portato a notevoli successi per quanto riguarda il sequestro delle armi; qualche numero (peraltro non definitivo) può dare le dimensioni dei risultati ottenuti: tra il luglio e l'ottobre 2003 sono state sequestrate 182 armi, 62 granate, 2.534 munizioni, per non calcolare un gran numero di razzi autopropulsi, tubi lanciarazzi Rpg con relativo munizionamento, razzi anticarro, cariche di lancio, granate da mortaio, mine, fino agli ultimi clamorosi sequestri di grandi quantità di armi e materiale esplodente, reperito in operazioni rese possibili dalle accurate investigazioni fatte nel settore dell'attività info-investigativa dagli stessi carabinieri, con squadre appositamente costituite e destinate.

Il pattugliamento del territorio è una delle attività principali realizzate dai carabinieri nella provincia di competenza. Alcuni numeri, nella loro sinteticità, possono dare una idea del lavoro svolto: il personale del Reggimento ha svolto, nel quadro delle attività operative, dal 20 luglio al 16 ottobre 2003, 1.500 pattugliamenti, oltre a 52 scorte e 98 vigilanze a obiettivi sensibili.

Accanto a questo tipo di servizio svolto, i carabinieri della Msu hanno fornito assistenza alla Traffic Police e alla Local Police, in realtà riorganizzandole, dopo la dissoluzione avvenuta alla caduta del regime, in comandi centrali e stazioni esterne, secondo i sistemi operativi dell'Arma, e rifornendole anche di materiale tecnologico: una forma di cooperazione altamente professionale, di storica tradizione, conosciuta fin dai tempi della riorganizzazione della Polizia cretese, fatta dai Carabinieri alla fine del secolo XIX.

Il sistema di repressione del crimine e della prevenzione deve potersi basare su polizie locali addestrate e responsabili, in grado di sostituire con efficienza le forze di polizia straniere, una volta cessata l'esigenza della presenza internazionale. I Carabinieri hanno fornito una assistenza a 360 gradi, dalla ricostruzione o riattamento delle caserme alla consegna di numerosi veicoli, necessari per espletare i servizi richiesti. Hanno organizzato le armerie e stabilito i turni di servizio, hanno creato nuclei speciali per le diverse esigenze e riorganizzato le camere di sicurezza. Ogni notte sono usciti di pattuglia con quelle della Local Police, per addestramento delle stesse e per non sostituirsi, quando possibile, alle autorità locali, nel rispetto di una sovranità e di una autonomia che si imponga a sua volta al rispetto della popolazione.

In Iraq la Msu ha anche curato l'aspetto della Tutela del Patrimonio Artistico, con una Squadra speciale, composta da unità che in patria si occupano di questo particolare settore: da luglio a metà novembre 2003 sono stati infatti sequestrati 101 importanti reperti archeologici di epoca sumera (circa 3000 a.C.), inviati in seguito a Baghdad alle autorità competenti della capitale, e sono stati arrestati 21 iracheni, consegnati alla Polizia locale, per essere deferiti ai tribunali dello Stato. Lo scavo archeologico non autorizzato è ripreso molto diffusamente, dopo la caduta del regime che lo puniva severamente, praticato quasi sempre da una tribù a nord di Nassiriya che conosce molto bene il territorio e si tramanda la posizione delle tombe per tradizione orale. La scoperta e l'arresto dei "tombaroli" è sempre avvenuta con appostamenti notturni, frutto di capillare informazione e attività di prevenzione.

La Msu, dunque, con la forza della propria penetrazione investigativa e dei frequenti pattugliamenti, è riuscita molto spesso a interrompere il traffico illegale di pezzi archeologici, restituendo alla cultura locale e a quella mondiale importanti testimonianze di civiltà ormai scomparse. Ha anche addestrato Guardie Archeologiche per la sorveglianza delle aree interessate (che sono molto estese e senza alcuna barriera di protezione), dove le campagne di scavo e studio sono state sospese a causa degli avvenimenti, ma hanno ancora molto da rivelare della civiltà sumera.

Ricordando quanto detto circa l'estrema povertà della popolazione irachena, non bisogna dimenticare l'attività umanitaria espressa da una Squadra speciale della Msu, integrata con l'attività svolta dalla Brigata italiana: tra l'altro, sono stati avviati quelli che vengono chiamati quick projects implemention (progetti di rapida effettuazione), per poter dare lavoro al maggior numero di disoccupati locali, anche allo scopo di far riprendere la circolazione di danaro nelle classi più indigenti.

Sono stati monitorizzati centri sanitari e ospedali che maggiormente necessitavano di aiuto: i medicamenti infatti scarseggiano paurosamente. La medicina di base, almeno nell'area circostante Nassiriya, sembra essere ad un livello bassissimo, quasi inesistente, a giudicare dalle esperienze via via fatte proprio dal settore sanitario della Msu: gli ospedali, grandi e piccoli, presentano condizioni igienico-sanitarie inimmaginabili e la penuria di medicinali aggrava la situazione.

La Msu, con la sua Squadra specializzata, ha spesso consegnato aiuti sanitari, soprattutto all'Ospedale Pediatrico di Nassiriya, e scortato la stessa Croce Rossa quando doveva consegnare materiali di soccorso sanitario. Il medico della Unità Multinazionale si è recato in villaggi vicino Nassiriya con l'Ambulatorio mobile dei Carabinieri per interventi di medicina di base e ha curato anche in sede, quando possibile, bambini che presentavano ustioni di vario tipo o altre patologie comuni.

Al di là di una descrizione sintetica e delle aride cifre che pure sono lo specchio concreto di quanto sia importante l'attività complessa e delicata della Msu, è facile comprendere il ruolo che essa sta svolgendo in una ottica di pacificazione e stabilizzazione del territorio iracheno e i risultati che ha ottenuto, anche con il sacrificio di dodici dei suoi operatori.

A livello internazionale la specificità di queste Unità è sempre più apprezzata, dando ulteriore rilievo all'immagine dell'Italia all'estero, anche nel quadro delle Ipu (Integrated Police Units, Unità di Polizia Integrate) che si stanno costituendo a livello europeo, con il contributo richiesto e apprezzato dell'Arma dei Carabinieri.

Maria Gabriella Pasqualini