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Un boom in formato ridotto

Nel 2004 ci sarà la tanto desiderata ripresa economica. Ma non aspettiamoci chissà quali balzi: tutto avverrà in tono minore, anche se forse chi va piano...

Come sarà il 2004 dal punto di vista dell'economia e della finanza? E come dovremo comportarci con i nostri risparmi? Ci sarà una ripresa delle Borse oppure anche nei prossimi mesi andremo avanti all'insegna dell'incertezza?

Diciamolo subito, la parola d'ordine è una sola: prudenza. Prudenti sono gli operatori borsistici, che parlano di ripresa ma non negano la possibilità di un futuro rallentamento dei mercati. Prudenti le organizzazioni internazionali e le banche centrali che diffondono dati positivi ma invitano a non entusiasmarsi troppo. Prudenti i consumatori, oggi più inclini al sorriso, ma ancora segnati dai rincari dei prezzi e dallo scoppio ripetuto delle bolle speculative. Un mare di cautela. Eppure, la ripresa è arrivata. Dopo un lungo periodo di dati contraddittori che hanno segnato quasi per intero il 2003, l'anno che si è appena aperto porta con sé i segni di un miglioramento evidente. Parola dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo industriale, che nel suo ultimo "Economic Outlook" ha parlato chiaro: l'economia dei Paesi industrializzati è in ripresa.

A tirare la volata - e non si può certo considerare una novità - saranno gli Usa. In misura minore, il Giappone, il Regno Unito e, «malgrado la perdurante debolezza interna», l'Europa continentale. In particolare, gli Stati Uniti, spinti dall'aumento della produttività e dagli stimoli provenienti dalla politica monetaria e fiscale del presidente George Bush e del governatore della Fed, Alan Greenspan, correranno quest'anno al 4,2 per cento per poi calare al 3,8 nel 2005. Si volta pagina. E la locomotiva Usa, come sempre, si tirerà dietro Eurolandia (più 1,8 per cento del Pil nel 2004 e più 2,5 nel 2005, dopo la recessione virtuale della prima metà del 2003) e il Giappone, con due balzi consecutivi dell'1,8 per cento. Quanto ai tassi di interesse, secondo l'Ocse gli Stati Uniti dovrebbero rialzarli leggermente prima della metà del 2004, sulla scia della Banca centrale inglese, mentre Eurolandia e Giappone li terranno fermi per aiutare una ripresa ancora in via di sviluppo.

Tutto sommato, quindi, viste le premesse e i tonfi, non c'è da lamentarsi: nel 2004 vi sarà un boom, sia pure in formato ridotto. Ma è dall'Est che arriverà il vero vento di riscossa. Nel 2003, per il terzo anno consecutivo, i Paesi dell'Europa centrale e orientale e dell'ex Unione Sovietica sono cresciuti ad un ritmo superiore al resto dell'economia mondiale. Secondo la Bers, la banca creata dodici anni fa a Londra per promuovere la transizione dei Paesi ex comunisti verso il mercato, la crescita dei Paesi che un tempo stavano dietro la cortina di ferro ha raggiunto nel 2003 il 4,7 per cento, in netta accelerazione rispetto al 3,8 per cento del 2002. E l'economia più importante della regione, quella russa, ha goduto di un ulteriore cambio di marcia: dal 4,3 per cento del 2002 al 6,2 del 2003, lo stesso tasso di crescita dei Paesi dell'ex Urss nel loro complesso. Un piccolo "miracolo economico" da attribuire, spiegano alla Bers, «all'integrazione europea, anche se, per concludere la transizione verso un'economia di mercato vera e propria, saranno necessari ulteriori riforme, specialmente per migliorare la pubblica amministrazione, far progredire la ristrutturazione di settori strategici come l'industria pesante e l'agricoltura e rafforzare il settore finanziario». In una parola, ci vorrà tempo, ma il cammino è iniziato e appare irreversibile.

Se l'economia canta vittoria, però, non altrettanto può dirsi per la finanza. «Il fatto è», ha spiegato Guido Casella, strategist di Azimut «che i mercati anticipano di sei mesi le fasi delle economie e per questo motivo è difficile ipotizzare una grande crescita per il 2004, anche se ci sarà ancora qualche spunto al rialzo degli indici globali». Più ottimista Ingrid Szeiler, responsabile del team di asset allocation di Raiffeisen. «La maggior parte dei dati congiunturali», spiega, «lascia presagire un recupero, anche in Giappone e, sia pure in misura leggermente più blanda, in Europa. Le misure di politica monetaria e fiscale attuate rendono piuttosto improbabile uno smorzamento, nonostante alcuni fattori di rischio». Dello stesso avviso, grosso modo, Giovanni Castellino, responsabile gestioni patrimoniali di Sampaolo Imi Sgr, secondo il quale «stiamo assistendo ad un recupero dei principali indicatori che rafforzano l'ipotesi di una ripresa del ciclo economico ragionevolmente solida». Dunque, la ripresa ci sarà, e non solo transitoria. Prova ne sia, ad esempio, «il mercato del lavoro negli Stati Uniti che fino ad ora», spiega Castellino, «mostrava un certo ritardo e che comincia a dare segnali di miglioramento. Per il 2004 ci attendiamo una conferma della ripresa, con riflessi relativamente positivi per i mercati azionari».

Insomma, bel tempo in vista. Anche se la prudenza, come è ovvio, non è mai troppa.

Arturo Saitta