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All'indomani della
terribile tragedia che colpiva i nostri uomini in missione in
Iraq, lo scorso 13 novembre è stato inaugurato a Roma il
MedFilm Festival-Laboratorio, la manifestazione internazionale
legata alla cultura europea e mediterranea. Quest'anno, la IX
edizione - realizzata sotto l'Alto Patronato del Presidente
della Repubblica Italiana, con il patrocinio del Presidente
del Parlamento Europeo e del Centro Informazione delle Nazioni
Unite, e gemellata con il IV Summit Mondiale dei Premi Nobel
per la Pace - si è fatta portavoce, attraverso un percorso
itinerante tra il Cinema Quirinale, il Macro Museo d'Arte
Contemporanea ed il Museo di Roma in Trastevere, di una
tematica quanto mai drammaticamente attuale e sentita:
"Vedere, Sentire, Comprendere, Amare… il Cinema per la
Pace".
Nato nel 1995 in occasione del
Centenario del Cinema, del Cinquantenario delle Nazioni Unite e
della Dichiarazione di Barcellona, il Festival, riservando un
canale privilegiato ai giovani, sostiene - attraverso il cinema di
qualità - la cooperazione tra nazioni vicine, allo scopo di
favorire il dialogo e il rafforzamento delle relazioni sociali e
umane tra le numerose civiltà che convivono in Europa e nel
Mediterraneo.
Duecento le pellicole provenienti da
40 Paesi tra lungometraggi, corti e mediometraggi. Di queste, dieci
hanno partecipato nella sezione "Medfilm in concorso", otto nella
sezione "Premio Italia nel Cinema". Le altre, invece, sono
confluite nelle rassegne che hanno articolato il Festival:
"Rassegna Nuova Europa, Dai fiumi ai mari", "Cinema
Euromediterraneo", Omaggio d'autore "Viva la memoria", "Il Cinema
Palestinese", collegata ad un progetto di festival a Gerusalemme, e
"Rifugiati", un importante spazio legato al tema
dell'immigrazione.
Tutte, indistintamente, nei diciotto
giorni di proiezione, hanno riscontrato un grande successo sia di
pubblico che di giuria. Da parte degli esaminatori dei film in
concorso - la giuria internazionale presieduta dal greco Kostas
Wrettakos e composta dalla regista algerina Yamina Bachir-Chouikh,
dal palestinese Rashid Masharawi, vincitore della passata edizione
con Ticket to Jerusalem, e dalla giornalista italiana Alessandra
Masu - la scelta non è stata affatto semplice. Nonostante il
livello di tutti i film fosse molto alto, però, nell'assegnare il
primo premio ,"Amore e psiche", si è espressa all'unanimità,
riconoscendo il merito e la bellezza di Quand tu descendras du
ciel, primo lungometraggio del francese Eric Guirado, che, secondo
la giuria, ha declinato esattamente il tema di questa edizione:
«Abbiamo visto, sentito, compreso e soprattutto amato un'opera
prima d'inconsueta maturità che disegna la parabola di un uomo che
"scende dal Cielo" alla realtà più drammatica della Terra,
riuscendo a costruire la Pace tra i cuori».
La pace non intesa come «un concetto
astratto», aveva precisato Ginella Vocca, presidente del MedFilm,
in occasione della conferenza stampa che si è tenuta alla presenza,
tra gli altri, dell'assessore alla Cultura del Comune di Roma,
Gianni Borgna, ma che «si costruisce nelle microazioni quotidiane,
fino ad avere un ruolo collettivo, istituzionale. La pace nasce da
noi». Da noi, dalla nostra volontà, dall'abbattimento delle paure
che ci portiamo dentro sin dall'infanzia. Dimenticandoci, forse,
delle disillusioni che spesso la vita ci riserva e ricostruendo,
piuttosto, quei rapporti tanto sinceri di quando si è bambini.
Un po' quello che accade nella
bellissima storia di Niccolò Ammaniti, portata magistralmente sul
grande schermo da Gabriele Salvatores. Il suo film, Io non ho
paura, dopo il Nastro d'Argento a Taormina e la decisione ufficiale
che lo vede candidato a rappresentare l'Italia agli Oscar, ha
ricevuto anche il pieno consenso della giuria del MedFilm per il
"Premio Italia nel Cinema": un contributo alla produzione di 2.000
metri in 35mm di pellicola negativa "sponsored by Kodak". I quattro
giornalisti della stampa straniera - Iulia Blaga (Romania), Ola
El-Shafay (Egitto), Menachem Ganz (Israele), Inoslav Besker
(Croazia) -, unitamente a 30 studenti del Dipartimento di
Sociologia e Comunicazione de La Sapienza di Roma, lo hanno
premiato «per la sua forza espressiva, per la capacità poetica, a
tratti lirica, di raccontare la vita ed in particolare per aver
raccontato la fatica di crescere attraverso il superamento delle
paure» e per la «straordinaria capacità di coinvolgere lo
spettatore in un processo quasi catartico». E hanno riconosciuto,
invece, il secondo premio - Menzione speciale - a Pater familias di
Francesco Patierno.
Ai nove anni di attività del
Festival, dunque, come ha dichiarato Gianni Borgna, va il merito di
«aver saputo offrire alla comunità eventi di grande spessore
culturale e politico, facendo del dialogo tra le multiformi
presenze culturali di una città complessa come Roma un obiettivo
perseguito con intelligenza e tenacia, creando nuovi ponti tra i
Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e l'Europa del Nord». Non
a caso, conclusasi a Roma, la manifestazione si è trasferita a Il
Cairo, in Egitto, dove è stata organizzata una rassegna di cinema
italiano nel quadro del progetto di valorizzazione e promozione
sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali in
occasione della Presidenza italiana del semestre europeo.
Il Mediterraneo si pone, dunque,
come un laboratorio privilegiato d'analisi per l'osservazione di
fenomeni complessi, alla ricerca di soluzioni a problemi comuni a
tanti altri popoli e luoghi. «Dietro ogni film si cela l'infinità
varietà delle identità e delle culture, un patrimonio inestimabile,
la nostra preziosa riserva per il futuro», affermano al MedFilm.
«Quando una cinematografia scompare», concludono, «è tutto il
patrimonio culturale che s'impoverisce».
Con iniziative come questa il cinema
diviene lo strumento principale per la promozione del dialogo tra
le società e le culture dello spazio euromediterraneo. Ed è grazie
al contributo e al lavoro di tutti coloro che fortemente credono in
questo nobile progetto, che il Festival si appresta a festeggiare,
il prossimo anno, la sua decima
edizione. |