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Quei "canali" del gusto

Cuochi rinomatissimi e conduttori in grembiule stanno invadendo i palinsesti. Con un successo di pubblico che sembra segnare la rivolta dei consumatori contro l'appiattimento gastronomico e la dilagante "fast food mania"

Antonella Clerici, conduttrice del programma di successo La prova del cuoco

Bravi, giovani, belli e sexy: queste le caratteristiche dei telecuochi di nuova generazione, che, grazie alla spettacolarizzazione offerta dal medium televisivo, entrano nelle case degli italiani dando nuovo smalto a una professione antica come il mondo.

Parliamo di personaggi come l'inglese Jamie Oliver, soprannominato "il Beckham dei fornelli", che deve la sua fama allo show Naked Chef (letteralmente: il cuoco nudo); o come l'italoamericano Rocco Di Spirito, protagonista del primo reality show dedicato alla cucina, che la rivista People considera tra gli uomini più sexy del mondo; o come il raffinato chef francese Emeril Lagasse.

Non è chiaro se la ragione di tanto successo sia effettivamente dovuta alla genialità creativa mostrata in cucina o al loro glamour. Quel che è certo è che ci troviamo in presenza di un nuovo, interessante fenomeno: una spettacolarizzazione del cibo e della cucina, che sta assumendo i caratteri di una moda ormai tutt'altro che passeggera.

Fino a qualche tempo fa era soltanto Gambero Rosso: il primo canale satellitare in Italia completamente dedicato al mondo dell'enogastronomia. La pay tv, libera di adattare i propri palinsesti alle esigenze di target differenti, senza doversi preoccupare di intercettare le grandi audiences - croce e delizia della tv generalista - , aveva deciso di consacrare uno dei suoi canali all'universo del gusto.

Vincitore di numerosi premi, come l'ambito HotBird Award, affermatosi come uno dei canali tematici più seguiti dell'intera offerta su satellite, Gambero Rosso - grazie a raffinati programmi dedicati alla cultura enologica, utilissime lezioni di cucina ad alti livelli, intriganti reportages sulle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo, accostamenti colti tra cibo, musica, arte, cinema, letteratura e tempo libero - è riuscito ad affascinare e sedurre i buongustai di tutte le latitudini.

Evidentemente, chi ha puntato sulle delizie del palato per conquistare le simpatie dei telespettatori ha avuto il merito di cogliere bisogni e desideri che erano nell'aria, e di dar loro, è proprio il caso di dirlo, sostanza, contagiando in breve tempo anche la tv generalista, che negli ultimi anni ha deciso di moltiplicare i programmi che si occupano di cucina.

Come sempre accade quando un argomento si fa spazio sulla scena mediale, non ha senso però pensare esclusivamente a un'operazione programmatica e unilaterale dell'offerta: è molto più probabile, invece, che i mezzi di comunicazione rappresentino la cartina al tornasole di fenomeni e tendenze che pervadono il corpo sociale, anche se poi i media possono incoraggiare e amplificare bisogni e desideri inespressi.

Il cuoco italoamericano Rocco Di Spirito

D'altra parte, non si può dire che negli anni passati la televisione non si sia mai occupata di alimentazione. Probabilmente, però, l'atteggiamento con cui venivano affrontati certi temi era sostanzialmente diverso: ispirato soprattutto ad un certo campanilismo anche un po' provinciale, con il compito di valorizzare una delle risorse più redditizie del made in Italy, mettendo in scena la ricchezza e la varietà delle tradizioni culinarie regionali.

In effetti, più o meno da sempre la cucina mediterranea è stata apprezzata, soprattutto dai popoli nordici, costituendo una delle maggiori attrattive della nostra terra insieme alle bellezze naturali e ai tesori artistici. Ma soltanto nell'ultimo periodo è diventata sempre più di moda in tv, facendo registrare un notevole incremento della quantità e qualità della programmazione televisiva.

Così, le poche casalinghe un po' ruspanti che di tanto in tanto spiegavano le loro ricette dal piccolo schermo sono state progressivamente sostituite da grandi cuochi, aspiranti chef fascinosi e gastronomi di fama internazionale, pronti a combattersi a colpi di cucchiaio e forchetta, ma soprattutto di fantasia e creatività.

Ogni giorno, alle 12, sotto la guida di due veri cuochi, su Rai 1 si sfidano due concorrenti, realizzando ricette in appena 20 minuti, con un budget di non più di 10,33 euro: queste le regole del programma di cucina più seguito sulla nostra televisione pubblica, condotto dalla solare Antonella Clerici. Ma di trasmissioni e inserti quotidiani dedicati al gusto ce ne sono molti altri.

La cucina in tv, dunque, sta registrando sempre più proseliti. E se cuochi più o meno chic e conduttori in grembiule hanno invaso i palinsesti, affiancando i gourmet e i sommelier più richiesti sul mercato e riscuotendo un notevole successo, qualche buona ragione ci sarà. Cerchiamo allora di capire quali sono i motivi di quella che minaccia di essere non soltanto una moda effimera.

Senz'altro, una prima spinta a questo grande interesse deriva, come dicevamo, dal successo della nostra tradizione mediterranea. Considerando che nella società del benessere l'obesità è tra le cause principali di molte patologie, a cominciare da quelle cardiovascolari, è evidente che i medici si stiano affannando a decantare le virtù di un regime alimentare come il nostro, tradizionalmente povero di grassi animali e ricco di sostanze preziose per la salute.

Da qualche anno, perciò, all'origine della fortuna dei nostri piatti d.o.c., a base di olio d'oliva, pizza, pasta, pomodoro, legumi, cereali e molto altro ancora, non ci sono più soltanto motivazioni di tipo turistico e dunque economico, ma anche una nuova sensibilità collettiva, orientata allo star bene.

Le preoccupazioni per la salute non sono però l'unico motivo del rinnovato successo del cibo nostrano; mangiare bene e nutrirsi correttamente sono ormai imperativi categorici per quanti desiderano conquistare la bellezza, diventando appunto, come recita una nota trasmissione, Più sani e più belli.

Ma non è ancora tutto. Se in una fase immediatamente precedente a quella attuale la passione televisiva per forni e fornelli poteva poggiare su questi presupposti, oggi assistiamo anche all'emergere di desideri più profondi, condivisi da molti individui. Sono infatti un luogo di rappresentazione - non sempre riuscita, spesso banalizzata, ma comunque significativa - di una filosofia del vivere che attribuisce caratteristiche nuove, e che non riguardano soltanto noi italiani, alla qualità della vita.

Mangiare bene, cucinare per le persone che amiamo e condividere con loro momenti in cui lasciamo da parte la fretta, la confusione, lo stress, gli impegni, di una vita quotidiana caotica, diventano un modo per riappropriarsi di ritmi più umani, di una lentezza che appartiene al passato e verso la quale iniziamo a provare una certa nostalgia.

Movimenti come quello dello Slow Food non fanno che esprimere una sorta di rivolta dei consumatori, che va al di là del puro atto di nutrirsi, opponendosi all'appiattimento del gusto, alla macdonaldizzazione, che, a partire dai fast food, esprime al contrario la volontà di un universo che annulla le differenze e non le valorizza. Coltello e forchetta diventano insomma le armi pacifiche con cui si dà il via alla rivolta contro il "gusto unico".

Laura Chiaronzi