|
Bravi, giovani, belli e sexy: queste
le caratteristiche dei telecuochi di nuova generazione, che, grazie
alla spettacolarizzazione offerta dal medium televisivo, entrano
nelle case degli italiani dando nuovo smalto a una professione
antica come il mondo.
Parliamo di personaggi come
l'inglese Jamie Oliver, soprannominato "il Beckham dei fornelli",
che deve la sua fama allo show Naked Chef (letteralmente: il cuoco
nudo); o come l'italoamericano Rocco Di Spirito, protagonista del
primo reality show dedicato alla cucina, che la rivista People
considera tra gli uomini più sexy del mondo; o come il raffinato
chef francese Emeril Lagasse.
Non è chiaro se la ragione di tanto
successo sia effettivamente dovuta alla genialità creativa mostrata
in cucina o al loro glamour. Quel che è certo è che ci troviamo in
presenza di un nuovo, interessante fenomeno: una
spettacolarizzazione del cibo e della cucina, che sta assumendo i
caratteri di una moda ormai tutt'altro che passeggera.
Fino a qualche tempo fa era soltanto
Gambero Rosso: il primo canale satellitare in Italia completamente
dedicato al mondo dell'enogastronomia. La pay tv, libera di
adattare i propri palinsesti alle esigenze di target differenti,
senza doversi preoccupare di intercettare le grandi audiences -
croce e delizia della tv generalista - , aveva deciso di consacrare
uno dei suoi canali all'universo del gusto.
Vincitore di numerosi premi, come
l'ambito HotBird Award, affermatosi come uno dei canali tematici
più seguiti dell'intera offerta su satellite, Gambero Rosso -
grazie a raffinati programmi dedicati alla cultura enologica,
utilissime lezioni di cucina ad alti livelli, intriganti reportages
sulle tradizioni gastronomiche di tutto il mondo, accostamenti
colti tra cibo, musica, arte, cinema, letteratura e tempo libero -
è riuscito ad affascinare e sedurre i buongustai di tutte le
latitudini.
Evidentemente, chi ha puntato sulle
delizie del palato per conquistare le simpatie dei telespettatori
ha avuto il merito di cogliere bisogni e desideri che erano
nell'aria, e di dar loro, è proprio il caso di dirlo, sostanza,
contagiando in breve tempo anche la tv generalista, che negli
ultimi anni ha deciso di moltiplicare i programmi che si occupano
di cucina.
Come sempre accade quando un
argomento si fa spazio sulla scena mediale, non ha senso però
pensare esclusivamente a un'operazione programmatica e unilaterale
dell'offerta: è molto più probabile, invece, che i mezzi di
comunicazione rappresentino la cartina al tornasole di fenomeni e
tendenze che pervadono il corpo sociale, anche se poi i media
possono incoraggiare e amplificare bisogni e desideri
inespressi.
D'altra parte, non si può dire che
negli anni passati la televisione non si sia mai occupata di
alimentazione. Probabilmente, però, l'atteggiamento con cui
venivano affrontati certi temi era sostanzialmente diverso:
ispirato soprattutto ad un certo campanilismo anche un po'
provinciale, con il compito di valorizzare una delle risorse più
redditizie del made in Italy, mettendo in scena la ricchezza e la
varietà delle tradizioni culinarie regionali.
In effetti, più o meno da sempre la
cucina mediterranea è stata apprezzata, soprattutto dai popoli
nordici, costituendo una delle maggiori attrattive della nostra
terra insieme alle bellezze naturali e ai tesori artistici. Ma
soltanto nell'ultimo periodo è diventata sempre più di moda in tv,
facendo registrare un notevole incremento della quantità e qualità
della programmazione televisiva.
Così, le poche casalinghe un po'
ruspanti che di tanto in tanto spiegavano le loro ricette dal
piccolo schermo sono state progressivamente sostituite da grandi
cuochi, aspiranti chef fascinosi e gastronomi di fama
internazionale, pronti a combattersi a colpi di cucchiaio e
forchetta, ma soprattutto di fantasia e creatività.
Ogni giorno, alle 12, sotto la guida
di due veri cuochi, su Rai 1 si sfidano due concorrenti,
realizzando ricette in appena 20 minuti, con un budget di non più
di 10,33 euro: queste le regole del programma di cucina più seguito
sulla nostra televisione pubblica, condotto dalla solare Antonella
Clerici. Ma di trasmissioni e inserti quotidiani dedicati al gusto
ce ne sono molti altri.
La cucina in tv, dunque, sta
registrando sempre più proseliti. E se cuochi più o meno chic e
conduttori in grembiule hanno invaso i palinsesti, affiancando i
gourmet e i sommelier più richiesti sul mercato e riscuotendo un
notevole successo, qualche buona ragione ci sarà. Cerchiamo allora
di capire quali sono i motivi di quella che minaccia di essere non
soltanto una moda effimera.
Senz'altro, una prima spinta a
questo grande interesse deriva, come dicevamo, dal successo della
nostra tradizione mediterranea. Considerando che nella società del
benessere l'obesità è tra le cause principali di molte patologie, a
cominciare da quelle cardiovascolari, è evidente che i medici si
stiano affannando a decantare le virtù di un regime alimentare come
il nostro, tradizionalmente povero di grassi animali e ricco di
sostanze preziose per la salute.
Da qualche anno, perciò, all'origine
della fortuna dei nostri piatti d.o.c., a base di olio d'oliva,
pizza, pasta, pomodoro, legumi, cereali e molto altro ancora, non
ci sono più soltanto motivazioni di tipo turistico e dunque
economico, ma anche una nuova sensibilità collettiva, orientata
allo star bene.
Le preoccupazioni per la salute non
sono però l'unico motivo del rinnovato successo del cibo nostrano;
mangiare bene e nutrirsi correttamente sono ormai imperativi
categorici per quanti desiderano conquistare la bellezza,
diventando appunto, come recita una nota trasmissione, Più sani e
più belli.
Ma non è ancora tutto. Se in una
fase immediatamente precedente a quella attuale la passione
televisiva per forni e fornelli poteva poggiare su questi
presupposti, oggi assistiamo anche all'emergere di desideri più
profondi, condivisi da molti individui. Sono infatti un luogo di
rappresentazione - non sempre riuscita, spesso banalizzata, ma
comunque significativa - di una filosofia del vivere che
attribuisce caratteristiche nuove, e che non riguardano soltanto
noi italiani, alla qualità della vita.
Mangiare bene, cucinare per le
persone che amiamo e condividere con loro momenti in cui lasciamo
da parte la fretta, la confusione, lo stress, gli impegni, di una
vita quotidiana caotica, diventano un modo per riappropriarsi di
ritmi più umani, di una lentezza che appartiene al passato e verso
la quale iniziamo a provare una certa nostalgia.
Movimenti come quello dello Slow
Food non fanno che esprimere una sorta di rivolta dei consumatori,
che va al di là del puro atto di nutrirsi, opponendosi
all'appiattimento del gusto, alla macdonaldizzazione, che, a
partire dai fast food, esprime al contrario la volontà di un
universo che annulla le differenze e non le valorizza. Coltello e
forchetta diventano insomma le armi pacifiche con cui si dà il via
alla rivolta contro il "gusto unico". |