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Gruppi di allievi italiani e belgi
concluderanno, entro la fine dell'anno scolastico, una serie di
riflessioni sulle diversità culturali, dopo che alcuni loro
compagni spagnoli e francesi hanno, nell'arco del 2003, ragionato
sulle diversità fisiche. Rivolto agli studenti fra gli 8 e i 14
anni, il progetto è promosso dall'Unione Europea, da Sos
Razzismo-Italia e dall'Associazione Handicap America Latina (Hal,
con sede in Francia). Nelle scuole-campione prescelte, l'iniziativa
prevede un questionario, uno speciale spettacolo di marionette, una
serie di interventi e/o un percorso didattico, un secondo
questionario e un concorso (per temi, racconti, disegni, altro) con
premi in libri su culture "altre".
Ideate e realizzate in Francia,
molto diverse sia per colori e fogge (africane, asiatiche,
eccetera) che per posture (una, ad esempio, sta su una sedia a
rotelle), le marionette raccontano storie significative delle
diversità e interagiscono con il pubblico. Al centro della serie
degli incontri ci sono riferimenti essenziali, specialmente nel
campo delle diversità culturali e religiose. I questionari servono
per verificare se - e quanto - l'atteggiamento dei ragazzi sia
cambiato.
Spettacolo di marionette a parte, lo
schema ricorda quello delle iniziative che Sos Razzismo-Italia
propone per lo più nelle scuole, ma anche in carceri, comitati di
quartiere, luoghi di lavoro. «Dopo esserci accordati con i
docenti», racconta la dottoressa Angela Scalzo, segretaria
nazionale dal 1989, quando si aprì la sezione italiana, «entriamo a
scuola insieme con i nostri mediatori culturali, che sono originari
dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina. Salutiamo i bambini e
chiediamo loro di rispondere a un nostro questionario. Poi ci
presentiamo, enunciando le rispettive nazionalità; quindi avviamo i
nostri interventi, diversi a seconda delle età della scolaresca.
Fiabe di altre culture nella scuola materna, ad esempio; giochi di
vari Paesi, cibi tipici; per i più grandicelli anche nozioni e
filmati su altre terre, specialmente se sono patria di origine di
uno o più studenti».
Così si avvia un meccanismo virtuoso
per cui l'attenzione ruota intorno a coloro che fino a quel momento
si sentivano isolati. «Questi, a loro volta, raccontano giochi,
tradizioni e feste caratteristiche, i compagni si incuriosiscono e
vogliono saperne di più; in questo modo il muro degli stereotipi e
dei pregiudizi comincia a sgretolarsi. Almeno, è quanto i
questionari finali consentono di sperare».
In quindici anni, comunque, la
popolazione della scuola dell'obbligo non sembra essere cambiata
granché. «I pregiudizi sono rimasti praticamente uguali», riprende
Scalzo, «legati al mondo dei mezzi di comunicazione - certi cartoni
animati, per esempio - ben più che ai ceti sociali, o al censo, o
alla residenza in determinate zone. Tutti vedono le medesime cose,
si interessano alle medesime cose. Allora, il bambino cinese mangia
solo riso, l'africano ha giocattoli solo di pietra o di legno, con
il sudamericano si può giocare solo a pallone, con lo statunitense
solo con i computer».
C'è la paura dell'Altro? «Pressoché
tutti i bambini bianchi dichiarano di avere paura del nero adulto e
non del nero loro coetaneo. Ma non è il colore della pelle la
discriminante fondamentale: hanno paura degli immigrati in genere.
Dei diversi, appunto. Il nostro questionario a un certo punto
chiede: "Inviteresti un bambino straniero a casa tua? Se sì, dove
lo faresti dormire, cosa gli daresti da mangiare, che giochi
faresti con lui? Se no, perché? E se fosse un adulto?". A
quest'ultima domanda la (quasi) totalità dei bambini risponde che
non lo inviterebbe, spiegando che «ruberebbe, o potrebbe fare male
a qualcuno». Con i coetanei invece non hanno problemi? «Sembra
proprio di no. Certo, se poi li inviteranno davvero dipenderà dai
genitori».
Nelle scuole dell'obbligo, sono i
docenti a chiedere interventi di Sos Razzismo-Italia; in quelle
superiori, l'iniziativa è dei ragazzi. Ad un pubblico adulto
l'associazione propone visite guidate - alla sinagoga, alla
moschea, ai templi buddisti e sikh, ad altri luoghi di culto - e
anche la possibilità di assistere a determinate cerimonie: qualche
anno fa, ad esempio, un capodanno cinese fu per la prima volta
festeggiato, insieme con artisti e spettatori cinesi, in un
cinematografo di Roma.
Altro compito che la sede italiana
dell'associazione si è assunto è insegnare agli immigrati i loro
doveri, insieme con i diritti. Sono stati di recente stampati
centinaia di opuscoli che i mediatori culturali hanno distribuito e
illustrato nelle varie comunità. «Devono imparare che il loro primo
dovere è il rispetto delle nostre leggi, delle nostre regole»,
afferma Scalzo. «Anche perché solamente in questo modo scatta il
loro diritto a essere rispettati. L'ottemperanza alle nostre leggi
riguarda la persona, la famiglia, l'obbligo di lavorare
regolarmente e di pagare le tasse. Allora, giusto per limitarci a
due esempi assolutamente fondamentali: mai, per nessuna ragione, le
mutilazioni genitali femminili, che la legge italiana vieta e
classifica come reato di lesioni gravi; mai, per nessuna ragione,
il lavoro minorile, che da noi è proibito. Fra i diritti, alcuni
riguardano specificamente le donne, come quelli a una maternità
consapevole».
Fondato nel 1983, allora sostenuto
dal movimento dei Nouveaux Philosophes, Sos Racisme è strutturato
in federazione internazionale con sedi oggi in tutti i Paesi
d'Europa, alcune nel Nord e nel Sud America. In Francia sono sorti
anche centinaia di comitati in scuole e quartieri, nonché decine di
centri di solidarietà. Di norma, a capo degli uffici c'è un
immigrato extracomunitario. Esistono inoltre almeno un centinaio di
commissioni giuridiche, le quali forniscono aiuti pratici,
consulenze e consigli. |