|
Una
sedia, un materasso da ginnastica, un mobile da bagno: cosa hanno
in comune? Apparentemente, nulla. In realtà, sono tutti prodotti
che hanno superato una serie di prove in laboratorio che ne
attestano i requisiti di sicurezza d'uso. Inoltre, sono
caratterizzati da un alto livello qualitativo delle materie prime e
del servizio offerto ai clienti, obiettivi che, come la riduzione
dei costi, rientrano nei valori della normazione e sono condizioni
indispensabili per le imprese e le pubbliche amministrazioni al
fine di mantenere e migliorare la propria posizione competitiva sul
mercato. Sono, in altre parole, a norma Uni, sigla che sta per Ente
Nazionale di Unificazione, e pertanto rappresentano una garanzia
per il consumatore.
Dell'argomento, molto sentito dagli
utenti, si è parlato in occasione della "Giornata mondiale della
Normazione", promossa proprio da questo Ente. «Le norme Uni
permettono di valorizzare un'attività che, sulla base di una
selezione intelligente e qualificata, può elevare il livello di
sicurezza, qualità e compatibilità ambientale delle merci e dei
servizi offerti», ha detto il Ministro delle Attività produttive
Antonio Marzano, intervenuto alla manifestazione, «aumentando la
soddisfazione del cliente». La certificazione - frutto del lavoro
di decine di migliaia di esperti in Italia e nel mondo - è un
requisito indispensabile per promuovere la sicurezza, la qualità
della vita e la conservazione dell'ambiente, disciplinando
prodotti, processi e servizi, per migliorare l'efficacia - e
l'efficienza - del sistema economico, unificando prestazioni e
metodi di prova e di controllo. In più, è strategicamente rilevante
per salvaguardare gli interessi della collettività.
Che sicurezza e qualità siano per i
consumatori italiani due parametri prioritari lo prova la ricerca
commissionata proprio dall'Uni all'Istituto Cirm World Research. Il
69,7 per cento dei potenziali acquirenti, infatti, mette al primo
posto prezzo e marca, e subito dopo i fattori sicurezza, prodotto
etico e rispetto dell'ambiente. Tuttavia, per il 72,5 degli
intervistati, la variabile più importante resta la qualità. (Un
dato, questo, strettamente legato con ciò che deve essere un
prodotto «a norma Uni».)
Dalla ricerca, condotta su un
campione di mille individui maggiorenni - rappresentativi a livello
nazionale -, è emerso anche che, per capire se un prodotto risponde
alle esigenze di qualità, sicurezza e rispetto ambientale, il 55,9
per cento degli intervistati «legge attentamente la confezione».
Ben il 23,6 cerca specificamente un «marchio di qualità, di
sicurezza, di compatibilità ambientale», la «indicazione di una
norma di riferimento» o il «marchio Ce». Per il 74,1 per cento dei
consumatori, infatti, è molto importante che i prodotti riportino
un'indicazione attestante il rispetto di determinate norme, cosa
che un ulteriore 20,5 ritiene «abbastanza importante».
In sintesi, le scelte di acquisto
sono profondamente influenzate dalla ricerca della qualità provata,
della sicurezza e del rispetto ambientale. Un dato di non poco
conto, se si pensa che ben il 70,1 per cento dei soggetti ha
dichiarato di «non conoscere» le norme Uni che ne sono espressione.
E che gli orientamenti all'acquisto di tali soggetti si modificano
una volta compreso cosa tali norme siano e quale valore abbiano. Al
punto che il 72,1 per cento dei consumatori preferisce un prodotto
«a norma Uni» rispetto ad uno che non lo sia e il 24,2 lo sceglie,
ma solo se non ha un prezzo più alto.
Pochi, dunque, sanno dell'esistenza
di questo tipo di certificazione. Eppure l'Ente Italiano di
Unificazione, fondato nel 1921, è un'associazione privata composta
da più di 7mila soci. L'organismo, che può contare su 57
commissioni interne impegnate sul fronte tecnico, svolge attività
normativa in tutti i settori industriali, commerciali e nel
terziario, ad esclusione di quello elettrico ed elettrotecnico di
competenza del Cei (Comitato Elettrotecnico Italiano). Sono più di
14.500 le norme Uni attualmente in vigore, alla cui realizzazione
hanno collaborato almeno 8mila esperti. Per elaborare queste norme
l'istituto utilizza Unione, la rete di lavoro su Internet che fa
risparmiare tempo, denaro ed energie, garantendo una partecipazione
facile, efficiente ed allargata.
Tramite l'attività delle
commissioni, i lavori di Uni sono sempre in corso, con un costante
scambio di documenti e contributi e grazie alla banca dati on line
consultabile da ogni parte del mondo, ventiquattr'ore su
ventiquattro, tutti i giorni dell'anno. Il processo normativo è
articolato in quattro fasi, ovunque sostanzialmente uguali.
Si parte dallo studio di
fattibilità, che mette in relazione la situazione del mercato con
le necessità normative. Se i risultati sono positivi si passa alla
stesura del progetto di norma. Lo sviluppo del documento avviene
nell'ambito dell'organo tecnico di competenza, strutturato in
gruppi di lavoro costituiti da esperti che rappresentano le parti
economiche e sociali interessate. È poi la volta dell'inchiesta
pubblica: il progetto è reso disponibile sul mercato al fine di
raccogliere commenti tesi ad ottenere il più ampio consenso. La
versione del progetto di norma, infatti, definitivamente
concordata, terrà conto delle osservazioni raccolte durante
l'inchiesta pubblica. Nel caso di norme nazionali, il progetto
finale è esaminato dalla Commissione centrale tecnica per la
necessaria approvazione.
Il nostro Paese, ad esempio, occupa
il terzo posto nella classifica relativa all'importazione di
prodotti optometrici dopo gli Stati Uniti e la Cina: i requisiti
fondamentali in materia sono regolati dalla norma Uni (norma
nazionale), En (norma europea), Iso (norma internazionale) 14534,
che valuta la sicurezza e le prestazioni delle lenti a
contatto.
Il marchio di certificazione ne
garantisce non solo le caratteristiche funzionali specifiche ed il
comfort, ma anche l'imballaggio, che consente di proteggerle fino
al momento dell'utilizzo. Anche il servizio offerto dagli
stabilimenti termali è soggetto alla norma Uni, che ne attesta le
prestazioni fondamentali da garantire al cliente e la corretta
erogazione, ed identifica le figure professionali coinvolte
nell'attività.
Le norme Uni non sono però
obbligatorie per legge. Una caratteristica che rappresenta, da una
parte, un punto di forza, in quanto le aziende possono mettere sul
mercato un prodotto "a norma" rispetto ad uno privo di questi
requisiti, e, dall'altro, un punto di debolezza, poiché la mancanza
di obblighi fa sì che vengano rispettate prioritariamente le
prescrizioni obbligatorie. Anche se va detto che, da una quindicina
di anni, le norme tecniche di applicazione volontaria, come quelle
Uni, sono sempre più utilizzate dai legislatori italiani ed europei
per aiutare ad applicare le leggi.
Ne sono un esempio concreto le
direttive Ue in materia di sicurezza dei giocattoli. Rispetto al
passato, le direttive non stabiliscono i dettagli tecnici della
sicurezza dei prodotti ma si limitano a dire, nel caso specifico,
che i giocattoli sono sicuri se rispettano le norme tecniche di
applicazione volontaria. Ai produttori resta la scelta di costruire
o meno il proprio prodotto secondo i regolamenti tecnici. Nella
prima ipotesi il prodotto ha la "presunzione di conformità alla
legge". Nella seconda il produttore deve dimostrare con dati
tecnici, scientifici e attraverso delle ricerche che il suo
prodotto è sicuro e rispetta la direttiva.
Ma c'è sempre l'eccezione, che si
verifica quando le leggi obbligano al rispetto delle norme tecniche
Uni. Come, ad esempio, accade in tema di sicurezza degli impianti
domestici a gas, regolamentati dalla legge 46 del 1990: il foro nel
locale cucina per il ricambio dell'aria e il tubo che collega la
cucina alla rete del gas devono rispettare le norme Uni.
In conclusione, tutti gli ambiti
della vita sono regolati dalla normazione tecnica nazionale.
Purtroppo però - tanto per citare alcuni esempi "invisibili" di
situazioni ricorrenti quotidianamente - pochi sanno che queste
norme stabiliscono il formato della carta, le dimensioni e i dati
contenuti nelle carte di credito, gli ancoraggi dei seggiolini per
bambini ai sedili delle automobili, il funzionamento del telepass
sulle autostrade. E che ce ne sono altre recentemente attuate o
ancora in fase di definizione, come quelle relative alle
caratteristiche antisismiche delle costruzioni o quelle in materia
di gestione dei reclami nei servizi pubblici, unica vera arma nelle
mani dei cittadini per migliorare il servizio della Pubblica
Amministrazione.
«Ad ulteriore testimonianza di
un'esigenza diffusa, anche alcune istituzioni cercano di introdurre
i concetti della normazione nelle proprie attività», ha
sottolineato il presidente Uni, Paolo Scolari. «Come ha fatto la
regione Lombardia per un progetto finalizzato alla qualità del
servizio erogato dalle strutture sanitarie regionali, tramite
l'elaborazione di linee guida per l'applicazione della norma Uni En
Iso 9.000 e di corsi di formazione sulla
qualità». |