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Come molti di voi, sono abituato a
controllare ogni giorno la mia posta elettronica. E come molti di
voi, purtroppo, prima di poter leggere messaggi di amici o
comunicazioni di lavoro, devo sottopormi ad una noiosa, frustrante
operazione: individuare - tra le decine di e-mails che mi intasano
la casella di posta - quelle poche che realmente mi interessano.
Tra offerte di vacanze da sogno e sconti imperdibili, signorine dai
nomi esotici che mi invitano a provare i loro fantastici "servizi"
ed "esperti" che mi propongono il definitivo rimedio contro la
calvizie, ogni giorno perdo minuti preziosi tentando di bloccare le
fonti di questi "simpatici" messaggi.
Sforzo inutile! Il giorno dopo me li
vedo magicamente ricomparire, più belli di prima, più allettanti, e
più numerosi che mai. Per chi non avesse ancora capito, sto
parlando dello spamming, una delle "piaghe" di Internet, una delle
principali minacce per quell'utile ed insostituibile mezzo di
comunicazione che è la posta elettronica.
Con il termine spam si indica, in
maniera generica, il mucchio di "pubblicità commerciale non
richiesta" che, dalle fonti più disparate e con sempre maggior
frequenza, si riversa nelle nostre caselle di e-mails. La maggior
parte di noi riceve spam ogni giorno: basta avere un indirizzo
pubblico di posta elettronica e il danno è fatto. Ma da dove
vengono tali mail non richieste? Come fanno ad essere così
numerose? E, soprattutto, esiste un modo per bloccarle? Proviamo a
fare un po' di chiarezza.
COS'È LO SPAMMING? Come già
detto, lo spam è un problema serio: da recenti ricerche di mercato,
pare che più di un quarto degli utilizzatori statunitensi di posta
elettronica sia disposto a cancellare per sempre il proprio account
(sinonimo di "indirizzo") di posta, pur di liberarsi dei messaggi
pubblicitari e pornografici indesiderati. Addirittura, sembra che
uno su sei abbia già dovuto abbandonare il proprio indirizzo
e-mail, perché divenuto ormai completamente intasato ed
inutilizzabile.
Il fenomeno di cui parliamo,
nonostante la diffusione di sistemi automatici capaci di filtrare i
messaggi non voluti, e una crescente attenzione da parte degli
utenti, è in continua crescita. Secondo l'autorevole magazine
Business Week: «In un solo giorno di maggio 2003, Aol Time Warner
(il maggior fornitore di servizi di posta elettronica al mondo) ha
bloccato 2 miliardi (sic!) di messagi di spam indirizzati ai suoi
utenti registrati (una media di circa 88 e-mail per utente).
Microsoft, attraverso il suo popolarissimo servizio Hotmail,
sostiene di cancellarne una incredibile media di 2,4 miliardi al
giorno!». Addirittura, pare che la pubblicità indesiderata
rappresenti uno spaventoso 45% del totale dei messaggi di posta che
vengono scambiati nel mondo. Una vera e propria epidemia.
Uno dei maggiori problemi legati
allo spam, e probabilmente la ragione per cui se ne trova così
tanto in giro, è che ognuno di noi potrebbe diventare un potenziale
spammer (termine usato per indicare, in gergo, l'individuo che
genera lo spam) seguendo poche, semplicissime, regole. Per capire
meglio, facciamo un esempio banale: supponiamo di essere venuti in
possesso di un'antica ricetta per la produzione in casa di un
distillato di genziana veramente eccezionale, e supponiamo che ci
venga voglia di provare a venderla su Internet a 5 euro. Prima di
lanciarci in questo nuovo business, decidiamo di mandare una mail
di prova ad una lista di 100 colleghi di lavoro, per testare la
loro reazione: «Dall'antica tradizione montanara, una ricetta
speciale per produrre in casa un distillato di genziana unico! Non
fatevela sfuggire, per soli 5 euro». Aggiungete un link
(collegamento via Internet) al vostro sito web, e vi ponete
pazientemente in attesa di risposte. Siamo un po' pessimisti per
natura, e ammettiamo che solo due persone si dimostrino interessate
alla vostra proposta. In ogni caso, senza spendere nulla (al
massimo il tempo di confezionare la mail e spedirla in copia a
tutti i destinatari), ne avrete inviate 100 e avrete ottenuto un
ritorno di 10 euro.
A questo punto, è facile immaginare
quel diavolo tentatore del denaro che ci bisbiglia in un orecchio:
«Se mandi 1.000 mail, ne guadagnerai 100, di euro! E se ne mandi
100.000? E se arrivi a un milione?». Fare i conti è semplice: senza
alcun tipo di investimento, reperendo da qualche parte migliaia di
indirizzi e-mail e postando un banale messaggio pubblicitario,
anche con un tasso di risposta positiva estremamente basso -
diciamo dell'1% - si ha l'opportunità di mettere in tasca un bel
po' di soldini!
Proprio questo è il segreto dello
spam: ognuno di noi, senza pensare al fatto di essere la causa di
un intasamento della posta elettronica di milioni di persone,
potrebbe decidere di passare tutto il giorno davanti ad un pc, a
cliccare sul tasto send ("invia") e a vendere ricette di liquori di
genziana!
COME SI TROVANO GLI INDIRIZZI DI
POSTA? Ma facciamo un passo ulteriore: come si possono
rimediare milioni di indirizzi di e-mail validi? Anche questo non è
un gran problema: su Internet esistono centinaia di società il cui
business principale è proprio quello di vendere CD pieni di account
("indirizzi") di posta regolari, preziosi bersagli del potenziale
spammer!
I modi in cui queste società si
riforniscono sono diversi. Innanzi tutto, attraverso i newsgroup e
le chat rooms (luoghi virtuali della Rete, dove, previa
registrazione, milioni di persone si incontrano, a scopi ludici e
non, per parlare e intavolare discussioni tematiche). Gli spammers
sono in possesso di particolari programmi che riescono a rubare gli
indirizzi e-mail delle persone registrate, che, la maggior parte
delle volte, lasciano nelle chat il loro vero indirizzo di
posta.
Poi ci sono i motori di ricerca:
speciali software, detti in gergo spambots, scandagliano il web
alla ricerca del simbolo "@" (la famosa "chiocciola") contenuto in
ogni indirizzo di posta, e estraggono gli indirizzi scovati. Un
altro modo ancora è quello di creare dei siti web che fungano da
classico "specchietto per le allodole": promettendo vincite in
denaro, partecipazione a concorsi vari, o semplicemente l'accesso a
un dato servizio, si richiede la compilazione di un form (una
scheda su web dove si inseriscono i dati identificativi
dell'utente) o l'accettazione di particolari condizioni
contrattuali, che prevedono sempre e comunque l'immissione del
proprio indirizzo di posta. Gli account così raccolti, vengono poi
facilmente rivenduti agli spammers.
Ma il modo più utilizzato - e
sicuramente il più redditizio - per reperire indirizzi da
"bombardare" è quello di utilizzare un software speciale, in grado
di effettuare una ricerca nei server di posta elettronica delle
grandi compagnie che operano in questo settore (sia perché
rappresentano un bacino enorme a cui attingere, sia perché l'enorme
mole di traffico che tali compagnie smaltiscono ogni giorno
permette ai malintenzionati di "mimetizzarsi" più facilmente). I
provider di posta elettronica memorizzano gli account dei propri
clienti in potenti computer (i server, per l'appunto) che possono
essere "attaccati" dai programmi degli spammers: se i livelli di
protezione di questi server non sono particolarmente elevati (e
spesso non lo sono!), non è particolarmente difficile per spammer
esperti instaurare una connessione con essi, e effettuare una
ricerca casuale di milioni di indirizzi e-mail. Ad esempio, molti
nuovi utenti del famoso servizio di posta Hotmail si sono visti
sommergere di posta non voluta appena un paio di giorni dopo
essersi registrati, a testimonianza proprio del fatto che gli
spammer avevano trovato una falla nei server.
Se si considera, poi, che esiste una
vera e propria rete di scambio di indirizzi e-mail validi, si
intuisce come avere un database con milioni di potenziali bersagli
non sia così complicato. In questo modo, come già detto, sono nate
su Internet centinaia di compagnie che vendono il cosiddetto
servizio di bulk e-mail (bulk in inglese significa "massa",
"volume" e, commercialmente, potremmo tradurre "e-mail
all'ingrosso"). Trovarle è facilissimo: basta usare un qualunque
motore di ricerca (vedi in questa pagina i risultati di una ricerca
su Google). Sono in grado di inviare decine di milioni di messaggi
al giorno, ed operano, in genere, con potenti computer allocati in
stati dell'Est Europa o dell'Asia, da dove è più difficile essere
scovati e bloccati.
Paradossalmente, tutte queste
società sostengono di essere spam-free, ovvero "libere da spam".
Secondo le loro argomentazioni, tutti gli indirizzi utilizzati sono
stati esplicitamente autorizzati attraverso il cosiddetto
meccanismo di opt-in. Sempre più spesso, infatti, capita di
visitare siti web che, prima di mettere a disposizione un
determinato servizio, richiedono l'espressa accettazione di un
contratto che prevede anche l'invio di materiale informativo. Il
problema è che, se con un pizzico di superficialità e un po' di
cattiva sorte (spesso, infatti, le richieste di autorizzazione sono
legittime e serie) si finisce sulla lista di opt-in sbagliata, il
risultato sarà quello di ricevere una valanga di e-mails
indesiderate.
BLOCCARE LO SPAMMING: SI PUÒ?
Arrivati a questo punto, dovremmo aver capito cos'è lo spamming,
come nasce e quali sono gli interessi in gioco. Siamo pronti,
quindi, per affrontare l'ultima e più importante questione: come si
può bloccare? Esistono delle tecniche "anti-spamming"
efficienti?
Incominciamo col dire che la tecnica
di difesa oggi più diffusa si basa sui cosiddetti "filtri
anti-spamming": si tratta, nella loro versione più semplice, di
programmi software che bloccano automaticamente tutte le e-mail che
contengono nell'oggetto parole chiave potenzialmente pericolose,
come, ad esempio, "sesso" o "porno". Tali filtri, però, non sono in
grado di "risparmiare" quelle lettere realmente indirizzate al
destinatario e, inoltre, possono essere facilmente aggirati
scrivendo le parole sospette in maniera diversa, ad esempio
frapponendo caratteri speciali (se scriviamo "s-e-s-s-o", il filtro
non sarà in grado di riconoscere la parola pericolosa).
Esistono, ovviamente, anche versioni
più evolute di filtri (come quelli "euristici" o "Bayesiani"), che
cercano di identificare lettere di spam sulla base di statistiche
di ripetizione delle parole o analisi della struttura dei testi:
questi funzionano molto meglio, ma, in genere, sono servizi a
pagamento (messi a disposizione dagli stessi fornitori del servizio
di posta, che, come si può intuire, non hanno poi tutta questa
convenienza ad investire risorse in tecniche anti-spam
efficaci!).
Un'altra caratteristica strana delle
mail di spamming è la presenza nella linea di oggetto o nel testo
del messaggio di strane sequenze di lettere, apparentemente del
tutto insensate, come ad esempio "qkdkdhvc". Ciò, in realtà, è un
semplice stratagemma messo a punto dagli spammers per bypassare i
filtri dei fornitori di servizi. Questi ultimi, infatti, quando
individuano un gran numero di messaggi che riportano lo stesso,
identico, oggetto o testo, li stoppano: allora, inserendo una
sequenza del tutto casuale, e sempre diversa in ogni messaggio, gli
spammers riescono a far apparire diversi i vari messaggi, che,
così, non sono più intercettati dai filtri.
Nel corso degli anni, diverse sono
le organizzazioni che si sono impegnate nella lotta anti-spam (una
delle più attive è raggiungibile al sito internet
www.spamhaus.org): queste, tra le altre cose, pubblicano delle
blacklist ("liste nere") contenenti gli indirizzi Ip dei computer
da cui partono gli attacchi degli spammers (ricordiamo che, secondo
il famoso Internet Protocol, ogni macchina connessa in Rete è
contraddistinta da una sequenza numerica che la identifica in
maniera univoca). Quando i fornitori di servizi di posta
elettronica si accorgono che uno dei computer "banditi" sta
cercando di inviare messaggi di posta attraverso il loro server, lo
bloccano.
Gli spammers, però, hanno risorse e
fantasia infinita: innanzi tutto cambiano spessissimo l'indirizzo
Internet dei propri pc o lo rendono (con degli abili "trucchetti")
difficilmente rintracciabile. Ciò, dato che gli indirizzi Ip sono
una risorsa limitata e vengono riciclati, ha lo spiacevole effetto
collaterale di creare problemi tecnici a persone oneste, che, senza
saperlo, si vedono respingere mail legittime. Inoltre, pare che
attraverso virus informatici che si autoinstallano sui computer
"puliti" di ignari navigatori della Rete, siano arrivati
addirittura a creare un esercito di "macchine zombie" che,
controllate da remoto dagli spammers, vengono usate per diffondere
milioni di messaggi pubblicitari.
Di fronte a tanta aggressività e
tenacia, resta l'ultima, disperata, carta anti-spam: l'eliminazione
del servizio di posta elettronica inteso così come lo abbiamo
finora conosciuto. Se non si prenderanno rapidi provvedimenti - una
legislazione seria, unita a sistemi di filtering sempre più sicuri
ed efficienti - lo spamming porterà al collasso dei servizi di
e-mail tradizionali. E allora, non si potranno più spedire
direttamente messaggi ai nostri interlocutori, ma, magari,
bisognerà inventarsi nuove modalità di comunicazione sicura (come,
ad esempio, le schede interattive on line - definite, in gergo,
forms - che numerosi siti web già adottano).
Nel frattempo, non resta che
affidarsi al buon senso e alla prudenza, che, si sa, non è mai
abbastanza: quindi, non aprite messaggi di posta di cui non
conoscete il mittente e, se proprio vi capita di farlo, non
scaricate eventuali allegati. Ignorate, inoltre, i collegamenti
inseriti nel testo, e non prendete in considerazione l'invito a
rispondere alla mail per essere cancellati dal servizio: spesso è
solo un subdolo test che gli spammers utilizzano per avere conferma
della validità degli indirizzi
bombardati! |