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Una
delle caratteristiche della criminalità di oggi è la costante
capacità di diversificare i propri interessi e,
conseguentemente, adeguare le strutture per trarre da ogni attività
illecita il massimo profitto. Il nuovo sistema illegale non
risparmia nemmeno le campagne, tanto che, con sempre maggiore
frequenza, si parla di fenomeni riconducibili alla "criminalità
rurale".
Alcune indagini di settore hanno
rilevato che le tipologie dei reati più diffusi, che incidono sulla
percezione della sicurezza e, quindi, sui livelli di produttività
delle zone rurali, vanno dal danneggiamento dei casolari al
semplice furto dei prodotti della terra, sino ad arrivare, specie
in talune realtà del Mezzogiorno, ai furti di attrezzature e
macchine agricole, a volte compiuti per attuare il cosiddetto
"cavallo di ritorno".
Si tratta, in quest'ultimo caso, di
una vera e propria estorsione, praticata con sempre maggiore
frequenza da individui senza scrupoli che, dopo aver contattato la
vittima del furto, esercitano su di essa una forte pressione
chiedendo un esborso di denaro, un ricatto, contro la promessa di
farla rientrare in possesso della refurtiva.
Un altro fenomeno non meno
esecrabile ha ripreso virulenza: il "caporalato", vale a dire
quella degradante forma di sfruttamento del lavoro subordinato
consistente nella raccolta e nel successivo trasporto nei campi di
manodopera generica, sovente composta da extracomunitari, da parte
di organizzazioni non di rado vicine alla criminalità organizzata.
I "caporali" considerano tale bacino molto economico ed efficiente,
soprattutto per soddisfare esigenze di lavoro giornaliero. Il
lavoratore immigrato, specie se privo di permesso di soggiorno, in
cambio delle sue prestazioni si accontenta infatti di ricevere
vitto, alloggio (spesso precario) ed una esigua retribuzione "in
nero", senza avanzare pretese riguardo alla prevista tutela
previdenziale ed assicurativa.
L'attività di contrasto posta in
essere da Magistratura e Forze dell'Ordine ha portato di recente
all'individuazione di altre e per certi versi più allarmanti forme
di "criminalità rurale", che influiscono direttamente sull'habitat
e, di conseguenza, sulla sicurezza del ciclo alimentare. Ci si
riferisce, in particolare, allo smaltimento e sversamento, entrambi
illeciti, di rifiuti e sostanze inquinanti, nonché alle attività
della "cupola del bestiame" che, dal furto di singoli capi, è
passata ai trasferimenti occulti di intere mandrie o greggi per
frodare l'Unione europea, sino ad arrivare alla macellazione
clandestina e alla vendita di carni infette.
Una indagine del Comando Carabinieri
Tutela Ambiente e dei reparti della Regione Campania, coordinata
dalla Procura della Repubblica di Napoli, nel marzo scorso ha
portato all'incriminazione di 13 persone e al sequestro di
capannoni industriali, cave e discariche abusive, scongiurando così
un vero e proprio disastro ambientale nelle campagne a nord del
capoluogo campano. Non è stata ancora esattamente quantificata la
massa di rifiuti tossici sversata nell'area, ma è certo che i
terreni destinati al pascolo e le già esigue risorse idriche locali
hanno subito una grave contaminazione.
Rilevante anche l'operazione Meat
Guarantor (Garante della carne) del Comando Carabinieri per la
Sanità, condotta su tutto il territorio nazionale tra il marzo 2001
e il gennaio 2003, conclusasi con l'esecuzione di 12 ordinanze di
custodia cautelare in carcere e l'emissione di 8 misure cautelari
interdittive. L'organizzazione perseguita, avvalendosi della
compiacenza di alcuni allevatori, reperiva animali privi di
garanzie sanitarie o gravemente malati, che venivano immediatamente
macellati in luoghi clandestini. Le carni, previa compilazione di
falsi documenti identificativi, erano quindi immesse sul mercato
attraverso una rete di grossisti collegata al più ampio circuito
criminale.
Il quadro delineato dimostra che le
aree rurali sono particolarmente esposte a forme diversificate di
aggressione da parte di una criminalità specializzata, con gravi
rischi per l'imprenditoria agricola. Del resto, la natura stessa
dell'impresa agricola, assai articolata e sovente frazionata sul
territorio, non sempre agevola l'acquisizione di dati utili per
attuare interventi mirati. È pertanto necessario integrare l'azione
di contrasto di Magistratura e Forze di Polizia con l'adozione di
politiche della prevenzione, basate su modelli di sicurezza
partecipata che coinvolgano ogni soggetto, pubblico e privato, in
grado di contribuire a rendere sempre più sicuri i nostri territori
extraurbani. |