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Non sarà facile per me dimenticare
le ore e i minuti di quel 12 novembre a Nassiriya...
Dal 5 del mese ero ospitata nella
base "Libeccio", sede del Comando del Reggimento Carabinieri Msu
(Multinational Specialized Unit), formato da 333 uomini e due
donne, per studiarne l'attività sul territorio. Il 12 mattina,
molto presto, mi trovavo al piccolo bar sotto tenda della base, per
parlare con alcuni degli operatori dell'Unità di Manovra. Quel
giorno era stato stabilito che approfondissi la conoscenza del
lavoro svolto dalla Unità nel settore relativo alla tutela del
patrimonio culturale, avendo già esplorato quanto veniva fatto, ad
esempio, nel settore della ricostituzione e dell'addestramento
delle polizie locali (altro compito delicato svolto dall'Unità di
Manovra) e in quello dell'assistenza umanitaria.
Da luglio, nel quadro dell'attività
di contrasto al traffico illecito di reperti archeologici, ne erano
stati sequestrati 100 ed erano stati fermati 21 cittadini iracheni,
consegnati poi alla polizia locale per il deferimento alla
giustizia irachena. Inoltre, erano state addestrate delle Guardie
Archeologiche per la sorveglianza del territorio, messo in
sicurezza per evitare la reiterazione di reati concernenti scavi
clandestini e relativo traffico.
Dunque, ero pronta a partire con
l'autorizzazione del Comandante del Reggimento, accompagnata da due
dei sei addetti alla tutela del patrimonio artistico e da uno dei
marescialli donna presenti nella base. Alle 9.15-9.20 circa ora
locale (le 7.15 in Italia) abbiamo lasciato la base: ho salutato
altri tre amici della Tutela Patrimonio Artistico, con i quali
avevo preso il caffè, con l'intesa che, prima o dopo la visita al
sito archeologico, sarei passata a base "Maestrale", sede
dell'Unità di Manovra, per vedere i reperti ancora presenti e le
foto raccolte durante tutta l'attività di contrasto.
Uscendo da base "Libeccio", mentre
attraversavamo il ponte sull'Eufrate, vi è stato un momento di
dubbio: andiamo subito a visitare l'altra base o lo facciamo al
ritorno dalla ricognizione sul terreno? Abbiamo deciso per la
seconda ipotesi… non avrei mai più rivisto i tre amici, dei quali
conservo un vivo ricordo nel cuore, di quelle parole che non sapevo
sarebbero state le ultime… non avrei mai più visitato "Animal
House", come veniva chiamata da tutti base "Maestrale", per il
fatto che, quando la palazzina fu affidata agli italiani, sembrava
più una tana per animali che la dimora di esseri umani: il lavoro
duro dei Carabinieri l'aveva resa funzionale, efficiente… ora è
distrutta.
Non dimenticherò mai l'incredulità e
la sensazione di qualcosa di indefinibile che ci ha colto in
macchina quando, al rientro su Nassiriya, le radio hanno ripreso a
"gracchiare", dando notizie di colleghi feriti… Credevamo sulle
prime a un incidente d'auto, poi, avvicinandoci ad "Animal House",
abbiamo visto del fumo… e poi… e poi la devastazione… Sono stata
portata in velocità all'altra base e anche lì non c'era un vetro
sano: lo spostamento d'aria dell'esplosione aveva divelto alcuni
infissi, rovesciato macchinari, spostato un pesante modulo
abitativo, divelto zanzariere e spalancato porte chiuse a
chiave…
Prime notizie di feriti e di
deceduti: due… tre… sei… un bilancio sempre più grave… Le notizie
anche alla televisione satellitare… Le ore sono passate come in un
incubo, mentre all'interno e all'esterno delle due basi, di cui una
ormai annerita e inservibile, venivano espletate tutte le
operazioni necessarie.
Anche gli addetti alla mensa, dopo
aver dato i primi aiuti, hanno cercato di continuare nel loro
compito, facendo circolare acqua e panini, nel pomeriggio, a
sostegno di chi stava lavorando, tra un elenco di deceduti e
feriti, vetri da togliere, computer e stampanti rovesciate, pietoso
ritrovamento degli scomparsi, indagini, perlustrazioni, difese: una
emergenza alla quale tutti, indistintamente, hanno fatto fronte con
la consueta professionalità, sicurezza e determinatezza, mentre
giungevano notizie sempre più tristi e più gravi.
E mentre anch'io toglievo vetri, per
rendermi utile e per cercare di non pensare, ho rivisto alcuni
momenti dei giorni precedenti. La visita alla sede della Traffic
Police (una Polizia tra la Municipale e la Stradale), dove ho
incontrato il Comandante locale, che, ricevendomi con grande
cortesia, dimostrava, non solo a parole, in quale considerazione
tenesse i Carabinieri, lì presenti in qualità di assistenti
riorganizzatori di quello strumento di polizia che nel tempo di
Saddam non era affatto considerato dalla popolazione, e che ora
invece ottiene che le macchine si fermino ad un suo cenno e
rispettino il segnale di semaforo rosso. E come non ricordare le
venti macchine fuoristrada consegnate due giorni prima in regalo
alla Local Police?
Sempre quel giorno ero andata in un
piccolo villaggio vicino a Nassiriya, Shuq-al-Shuyuk, con una
compagnia del Battaglione che aveva come scopo un pattugliamento
unito alla distribuzione di alcuni biglietti augurali, fatti
stampare dal Comando Brigata per il mese di Ramadan. I bambini,
come sempre e ovunque, avevano accolto i Carabinieri con schiamazzi
e allegria. Io, con la testa velata, secondo il costume locale,
avevo consegnato uno dei biglietti ad una donna: avevo sorriso, e
ne avevo ricevuto in cambio un sorriso... Merce rara: forse tra
donne ci si intenderebbe di più… Avevo visitato anche un ospedale
fuori città: tante donne con i loro bimbi ricoverati, pochi letti.
Anche il pavimento è utile, basta mettere una coperta… Le avevo
guardate con tanta tristezza: hanno bisogno dell'assistenza di chi
ha di più, al di fuori di giochi di potere interni e devastanti,
quali un attentato omicida.
E come non ricordare la consegna di
medicinali in un presidio ospedaliero e la visita dell'Ambulatorio
mobile dei Carabinieri nel misero villaggio di Attar, quando una
lunga fila di uomini e donne si sono presentati con i loro bambini
perché il giovane capitano medico e un medico volontario della
Croce Rossa prestassero qualche soccorso per bronchiti, infezioni,
ustioni? Non è possibile dimenticare il padre di un bambino affetto
da broncopolmonite, che era arrivato con asinello e carretto,
dunque non da molto vicino. In poco tempo si era sparsa la voce…
Gli occhi di quell'uomo brillavano quando è tornato sul suo
carretto cercando di coprire il più possibile il figlio, con in
mano gli antibiotici necessari per curarlo: ha salutato con un gran
sorriso felice.
In una delle basi dell'Esercito ho
visto la grande quantità di armi e munizioni sequestrate dai
Carabinieri nel corso delle loro attente perlustrazioni per il
mantenimento dell'ordine pubblico; armi anche pesanti, recuperate
con una attività investigativa articolata e molto sensibile. E poi
la visita al locale bazar, con i Carabinieri che si dedicavano alla
cooperazione militare e civile: visi amichevoli, strette di mano
agli uomini in blu con fascia rossa al braccio...
Diceva il Vice Segretario alla
Difesa statunitense, Paul Wolfowitz, il 23 luglio al Pentagono: «I
Carabinieri sono esattamente quello di cui abbiamo bisogno. Non
carri armati e mezzi pesanti, ma gente che sappia fare il lavoro di
polizia…».
E gli inglesi: «Gli italiani sanno
esattamente quello di cui abbiamo bisogno, perché essi hanno dei
professionisti come i Carabinieri…».
La situazione non era certo
tranquilla a Nassiriya e nella regione di Dhi Khar, e la
popolazione chiedeva continuamente l'intervento dei Carabinieri per
la propria sicurezza e per l'assistenza umanitaria. Gli uomini e le
donne in missione conoscevano bene il territorio e i compiti loro
assegnati e hanno dato la vita per la loro professionalità.
Nonostante tutto coloro che sono ancora tra di noi, desiderano
tornare in quella che a tutt'oggi è la missione fuori area forse
più difficile per le nostre Forze
Armate. |