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Nel nome del dovere

I drammatici accadimenti di Nassiriya ci suggeriscono alcune riflessioni. Prima tra tutte che l'eroismo dei nostri Caduti è il risultato della loro seria preparazione e insieme di una grande umanità

Spenta la ribalta delle cerimonie ufficiali, forse mai così corali, sentite e profondamente toccanti, resta il dolore delle famiglie, degli amici, dei colleghi e della ferita che l'Italia, e l'Arma dei Carabinieri in particolare, hanno subito nell'animo.

Nello spirito del dovere compiuto dai Caduti e dallo scopo del servizio che essi avevano intrapreso in quella terra lontana, desidero porre all'attenzione dei lettori alcune brevi riflessioni, che potranno anche sembrare ovvie e forse retoriche, ma che ritengo comunque necessario sottolineare, perché certi concetti non saranno mai ripetuti abbastanza.

Innanzitutto, prendendo spunto dall'Omelia pronunciata dal Cardinale Ruini: «L'amore operoso è il grande tesoro che non dobbiamo lasciar strappare dalle nostre coscienze e dai nostri cuori, nemmeno da parte di terroristi assassini. Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo...». Perché è importante tenere sempre presente che la missione dei nostri militari in Iraq è una missione di pace e solidarietà e l'arma vincente quando si fa del bene è proprio la forza morale che dal bene deriva, tanto più tenace e salda, quanto più i pericoli e il male infieriscono.

L'Islam è una fede, una filosofia, una cultura che è stata un tempo contrapposta a quella occidentale per una serie di eventi collocabili: questa contrapposizione, nel cammino dell'umanità verso l'ecumenismo, non ha più motivo di essere. Un gruppo non è un intero, una fazione non è un popolo.

Un'altra riflessione è quella che l'eroismo dei nostri 12 Caduti non deriva da un unico "bel gesto", ma è la conseguenza di una preparazione spirituale, morale e professionale che l'Arma instilla nei suoi componenti sin dal momento in cui vengono loro cuciti, sul bavero e nel cuore, gli alamari d'argento. Un eroismo fatto di sacrificio silenzioso, disponibilità e grande, grande umanità. Per questo le popolazioni in seno alle quali i nostri militari operano, stimano e ammirano l'Istituzione e, per essa, tutti gli italiani.

Infine, voglio ricordare che per noi carabinieri, come la fedeltà alle istituzioni, l'obbedienza più che un dovere è quasi una "religione". Per cui, se potessero parlare, i nostri Caduti, come è scritto nel Sacrario del Museo Storico, proclamerebbero con orgoglio una parola: " OBBEDIMMO".

Vincenzo Pezzolet